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L'Inps diffonde anche i dati degli autoferrotranvieri. I lavoratori del settore hanno mantenuto una contabilità separata e requisiti di accesso alla pensione più favorevoli: il personale viaggiante può ritirarsi 5 anni prima degli altri lavoratori italiani.

Kamsin Più di tre quarti dei lavoratori del trasporto riceve pensioni superiori ai contributi versati. «Il 78% dei trattamenti in essere per la previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto risulta più elevato del 10-40% rispetto a quanto risulterebbe se fosse calcolato con il metodo contributivo. Solo il 4% delle pensioni del Fondo risulterebbe più generosa con il ricalcolo contributivo», riferisce l'Inps. Mentre il governo decide di quanto rivalutare gli assegni bloccati nel 2012-2013, infatti, l'Inps prosegue nella sua attività informativa sull'universo previdenziale. Un mondo che racchiude forti diseguaglianze al suo interno, non sempre giustificate dall'attività lavorativa svolta.  La scorsa settimana è toccato proprio agli autoferrotranvieri, ossia il personale viaggiante che può ritirarsi 5 anni prima degli altri lavoratori italiani.

Il Fondo, evidenzia l'Istituto, «è stato soppresso dal 1° gennaio 1996 e gli iscritti e pensionati sono stati trasferiti, con evidenza contabile separata, al fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld). I dipendenti dei pubblici servizi di trasporto assunti dopo la soppressione del Fondo vengono iscritti al Fpld, ma, a differenza di quanto avviene per gli altri fondi soppressi e confluiti nel Fpld (Inpdai, Elettrici e Telefonici), da un punto di vista contabile risultano sempre iscritti al soppresso fondo».

«All'atto della soppressione il fondo era già in disavanzo di circa 500 milioni e aveva un debito di circa un miliardo. Negli anni successivi ha accumulato un debito complessivo di quasi 20 miliardi. Dal momento che gli assunti dopo la soppressione vengono contabilmente iscritti al Fondo stesso, nel caso di questo fondo il peggioramento dei conti non può essere addebitato alla mancanza di nuove iscrizioni dal 1.1.1996, data di soppressione del Fondo».

Il Pubblico impiego. In settimana sono stati diffusi anche i dati sul pubblico impiego. Le pensioni pagate agli ex lavoratori statali sono oltre 2.800.000 (comprese quelle per i superstiti) e costano complessivamente all'Inps quasi 65 miliardi di euro l'anno. L'importo mensile lordo erogato è in media di 1.772 euro. L'assegno percepito dalle donne è però solo il 68,3% di quello degli uomini: 1.486 euro contro 2.175.

Ma cioè che colpisce è la differenza tra le pensioni percepite tra i pensionati pubblici e gli ex dipendenti privati, fermi a quota 1.026 euro. Una differenza che si conferma anche guardando alle sole pensioni liquidate nel 2015: 1.872 euro contro 1.012. Il grande divario delle prestazioni risiede nel fatto che nel pubblico in genere le carriere lavorative sono continue e più lunghe di quelle del privato. La maggiore stabilità del posto di lavoro favorisce anche le donne dopo la maternità, che talvolta nel privato interrompono la carriera per la maggiore difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Inoltre il mondo pubblico ha avuto fino a pochi anni fa un proprio istituto di previdenza (l'Inpdap, ora assorbito nell'Inps) che garantiva prestazioni migliori.

seguifb

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L'ingarbugliata questione delle pensioni dovrebbe trovare una soluzione in questa settimana. Oggi è previsto un primo confronto nel Consiglio dei ministri in cui il Governo dovrebbe presentare il provvedimento per fare chiarezza dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il blocco dell'adeguamento al costo della vita. Kamsin L'obiettivo del Governo sarà quello di garantire un ristoro solo agli assegni inferiori a 6 volte il trattamento minimo ossia circa 3mila euro lordi al mese a partire dal 1° Agosto. Ma serve un provvedimento ad hoc che dovrà mettere sul piatto, secondo quanto annunciato dal Premier, circa 2 miliardi di euro.

A parte questi dettagli, resi ieri dal Premier, resta ancora un mistero però la strada che verrà intrapresa per porre rimedio al congelamento dell'indicizzazione delle pensioni sopra tre volte il minimo per gli anni 2012 e 2013 previsto dalla Fornero e dal governo Monti. Insomma sono ore decisive per fare provare a sbollire una patata molto bollente caduta addosso al Governo Renzi.

I denari, oltre a non poter garatire a tutti i pensionati coinvolti nel blocco biennale dell'indicizzazione, rischiano peraltro di essere sottratti al piano contro la povertà annunciato dallo stesso Governo per voce del Ministro Poletti nei mesi scorsi. Ma quali sono le proposte sul tappeto? Tralasciando quella piu' costosa promossa dai grillini che chiede l'integrazione del reddito familiare sino almeno a 780 euro al mese (cifra che sale gradualmente in funzione del numero dei componenti nel nucleo familiare sino a 1600 euro per quattro componenti) ci sono quelle promosse dalla stessa minoranza Dem.  Il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano faceva fino a poco tempo fa i conti: «Per un assegno cli 600 euro almese ad un milione di persone senza lavoro (e al momento sono tre milioni ), la spesa è di 7 miliardi e 200 milioni di euro all'anno». Oppure, ricorda, si potrebbero aiutare gli esodati o chi percepisce pensioni fino a 600 euro. Sono proprio queste fasce sociali quelle piu' direttamente colpite dalla sentenza della Consulta. Una vera beffa.

Seguifb

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Il premier ha annunciato che i pensionati con prestazioni superiori a 3mila euro lordi al mese non vedranno alcun rimborso. Domani i dettagli con il decreto in Cdm.

Kamsin Restituzioni e rivalutazioni degli assegni sino a 3mila euro lordi al mese a partire dal 1° Agosto. E' questa la sintesi della risposta alla sentenza della Corte Costituzionale che il Governo presenterà domani in un Cdm convocato appositamente per discutere delle misure. Lo ha affermato oggi il Premier nel corso della trasmissione a L'Arena su Rai1.

"Noi scriveremo una nuova norma rispetto al blocco dell'indicizzazione che restituirà in tasca a 4mln di italiani il 1 agosto 500 euro a testa" ha detto Matteo Renzi. "Ovviamente - ha spiegato - non sarà un rimborso totale. Ma ci sono 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà". "Hanno detto - ha sottolineato ancora - che non intervenivo sulle pensioni per paura delle regionali. Ma uno che guida un Paese non può avere paura delle elezioni".

Non ci saranno invece rimborsi, a detta del Premier, per chi aveva un assegno lordo superiore a 3mila euro prima dell'entrata in vigore del blocco degli assegni nel biennio 2012-2013. Resta però da vedere il testo del provvedimento che domani sarà presentato il Cdm. Bisogna infatti comprendere se gli assegni interessati dai rimborsi, cioè sino a 3mila euro, vedranno la restituzione integrale di quanto sottratto dalla legge Fornero in questi anni oppure se il rimborso per questi assegni sarà solo parziale. Da capire anche se la restituzione sarà una tantum o avverrà in piu' rate.

Il decreto pensioni non dovrebbe quindi muovere più di due miliardi nell'immediato (non tre come si ipotizzava), più altri 600 milioni a regime, una maggiore spesa una tantum che, appunto, impatterà sul deficit nominale. Sulle coperture resta il margine del “tesoretto” da 1,6 miliardi (differenziale tra deficit tendenziale e programmatico) con una dote aggiuntiva garantita da una ulteriore stretta sul bilancio a cui aggiungere, eventualmente, una clausola di salvaguardia. Vittime della misura saranno soprattutto quelle misure di contrasto alla povertà tanto attese, in primis il reddito minimo e/o il rinnovo della sperimentazione della social card. Su tutti i dettagli, dopo il Cdm, sarà lo stesso Padoan a riferire in parlamento martedì sera.

Seguifb

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Da qui a fine anno i giudici della Corte Costituzionale dovranno prounciarsi sulla legittimità del blocco del rinnovo della parte economica dei contratti degli statali. E un'altra volta sul contributo di solidarietà sulle pensioni piu' elevate.

Kamsin Il conto della Consulta con il legislatore degli ultimi anni non si è concluso con la sentenza sul blocco dell'indicizzazione delle pensioni. Una vera e propria grana per l'esecutivo Renzi. Sul tavolo della Corte Costituzionale ci sono almeno altri tre dossier che fanno tremare il Permier e i conti dello Stato e che dovranno essere decisi entro la fine dell'anno. In primis c'è la decisione sul blocco del rinnovo della parte economica dei contratti degli statali, al palo ormai da 5 anni.

La ministra Madia nei giorni scorsi ha lanciato acqua sul fuoco mostrandosi fiduciosa sul fatto che la Consulta non boccierà la norma introdotta nel 2010 dal Governo Berlusconi e poi mantenuta dal Monti, Letta e Renzi. Il bottino che si riesce a mettere da parte del resto è cospicuo: 12 miliardi in 5 anni. Se dovessero essere restituiti sarebbero guai. Gli stessi giudici, ricorda del resto il ministro, avevano già detto che la misura era consentita purché fosse «temporanea» ed avesse una destinazione «solidaristica».

Se la temporaneità dopo cinque anni di blocco può iniziare ad essere messa in discussione, il Governo spera però che la Corte valuti la misura alla luce delle difficoltà economiche che sta attraversando l'Italia. E dunque la lasci intatta la misura che comprime le retribuzioni dei dipendenti pubblici.

In arrivo ci sono però anche altre due decisioni importanti. La prima riguarda la legittimità da parte di Equitalia di prelevare dalle cartelle esattoriali l'aggio dell'8%. Una misura che se bocciata causerebbe un buco di 3 miliardi. E, infine, c'è una possibile sentenza bis sulle pensioni, quella che potrebbe bocciare il contributo di solidarietà tra il 6 e il 18% imposto dal governo Letta con la legge 147/2013 a quelle superiori a 90 mila euro. Un balzello ripresentato dopo che la stessa Corte aveva dichiarato incostituzionale un prelievo molto simile del governo Monti su cui si è provveduto alla restituzione a rate.

Critiche all'operato dei giudici sono giunte tuttavia dal ViceMinistro all'Economia Enrico Morando che nel corso di una dichiarazione in Parlamento la scorsa settimana ha osservato come la Corte con la recente sentenza sulle pensioni abbia utilizzato due pesi e due misure. Un paio di mesi fa i supremi giudici hanno infatti bocciato una vecchia norma di Tremonti, nota come Robin Tax, una tassa pensata dall'allora ministro dell'Economia per tassare le società energetiche in cambio di qualche denaro per finanziare le social card. Dopo sette anni dalla sua entrata in vigore la Consulta ha deciso che il prelievo era contro la Costituzione ma ha salvato dalla restituzione dei soldi alle imprese che l'avevano pagata perchè avrebbe comportato un esborso eccessivo per lo Stato. Sulle pensioni, invece, ha osservato Morando, non è stato posto un argine alle restituzioni.

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Nessun pensionato perderà un centesimo. Noi scriveremo una nuova norma rispetto al blocco dell'indicizzazione che restituirà in tasca a 4mln di italiani il 1 agosto 500 euro a testa". Kamsin Lo ha detto il premier Matteo Renzi parlando a 'L'Arena' su Rai1 del nodo delle pensioni. "Ovviamente - ha spiegato - non sarà un rimborso totale. Ma ci sono 2 miliardi che mi ero tenuto per le misure contro la povertà". "Hanno detto - ha sottolineato ancora - che non intervenivo sulle pensioni per paura delle regionali. Ma uno che guida un Paese non può avere paura delle elezioni".

Il decreto pensioni non dovrebbe quindi muovere più di due miliardi nell'immediato (non tre come si ipotizzava), più altri 600 milioni a regime, una maggiore spesa una tantum che, appunto, impatterà sul deficit nominale. Sulle coperture resta il margine del “tesoretto” da 1,6 miliardi (differenziale tra deficit tendenziale e programmatico) con una dote aggiuntiva garantita da una ulteriore stretta sul bilancio a cui aggiungere, eventualmente, una clausola di salvaguardia. Vittime della misura saranno soprattutto quelle misure di contrasto alla povertà tanto attese, in primis il reddito minimo e/o il rinnovo della sperimentazione della social card. Su tutti i dettagli, dopo il Cdm, sarà lo stesso Padoan a riferire in parlamento martedì sera.

Duro anche il giudizio di Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera che condivide il rammarico del premier Renzi di non poter destinare le risorse del tesoretto ai pensionati piu’ poveri.

“Noi - ricorda Damiano - avevamo anche avanzato una proposta: aumentare la quattordicesima istituita dal governo Prodi che, dal 2008, viene pagata nel mese di luglio ai pensionati con un assegno fino a 700 euro al mese (la cifra media e’ di 420 euro all’anno). Calcolando il tesoretto in 1,6 miliardi di euro ei pensionati a basso reddito (i cosiddetti incapienti) in circa 5.800.000 persone, la somma media procapite sarebbe stata di 276 euro all’anno che, sommata ai 420 euro preesistenti, avrebbe elevato la quattordicesima a circa 700 euro. Dopo la sentenza della Consulta quelle risorse sono andate in fumo e la mancata indicizzazione va giustamente restituita. Facciamolo, se le risorse andranno razionate perche’ insufficienti, privilegiando un rimborso integrale alle pensioni medio basse, anche agendo per fasce come e’ stato fatto dal Governo Letta. La decisione definitiva puo’ essere presa anche dopo le elezioni regionali”.

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