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- Roma, 18 giu. - Da' i primi frutti l'accordo tra Beppe Grillo e Nigel Farage: nasce a Bruxelles il gruppo parlamentare euroscettico, l'Efd (Europa per la liberta' e la democrazia). A darne l'annuncio e' lo stesso Farage. E subito esulta Beppe Grillo: "E' una grande vittoria per la democrazia diretta". Non e' da meno Farage, le cui parole vengono ospitate nel blog del leader dei 5 Stelle: "Sono molto orgoglioso di aver formato questo gruppo con altri deputati e ci impegniamo a essere la voce dei popoli. Saremo in prima linea a lavorare per il ripristino della liberta', della democrazia nazionale e della prosperita' in Europa. Abbiamo lottato contro una forte opposizione politica per formare questo gruppo e sono sicuro che funzionera' molto bene. Ora e' formata mi aspetto altre delegazioni si uniscano presto", afferma il leader dell'Ukip. In una nota diffusa dal neo costituito gruppo Efd si legge che i componenti saranno in totale 48, provenienti da sette diversi paesi. Nel dettaglio, si tratta di 24 parlamentari dell'Ukip, 17 del Movimento 5 Stelle, 2 del partito lituano Ordine e Giustizia, un parlamentare ceco del partito dei cittadini liberi, una parlamentare francese fuoriuscita dal Front National di Marine Le Pen, 2 parlamentari svedesi del partito degli Svedesi democratici, e un parlamentare lettone membro dell'Unione dei verdi e dei coltivatori. In Italia e' lo stesso Grillo ad annunciare la nascita del gruppo euroscettico. L'ex comico genovese scrive in un tweet: "E' nato il gruppo europeo del Movimento 5 Stelle: l'Efd". Poi, sul suo blog, un post spiega tutto nei dettagli, riportando le dichiarazioni di Grillo (a Bruxelles tradotte in inglese) e quelle di Farage. Dice il primo: "E' una grande vittoria per la democrazia diretta. Per la prima volta in Europa i cittadini hanno scelto i loro portavoce e hanno indicato loro dove collocarsi all'interno del Parlamento Europeo. Ora entreremo nelle commissioni e faremo sentire con fermezza nelle istituzioni la voce dei cittadini, senza intermediari. E' fantastico!". Farage aggiunge: "Aspettatevi che combatteremo una lotta giusta per riprenderci il controllo dei destini dei nostri paesi". .
- Roma, 18 giu. - Il timore di essere messo da parte sul fronte riforme ed essere sostituito da Grillo e Lega proprio quando incombe la spada di Damocle del processo Ruby in secondo grado (questa volta scattano le manette, dice sconsolato ai vari interlocutori) induce Silvio Berlusconi a lanciare segnali piu' che concilianti al premier Renzi. Tanto che, viene spiegato, l'ordine di scuderia dettato agli azzurri e' di chiudere l'intesa sull'elezione dei senatori. Non solo. Il leader azzurro evita accuratamente, nella conferenza stampa alla Camera - dove rimette piede dopo circa 4 mesi, confessando che non gli e' affatto mancata - di usare toni forti o ultimativi. Al contrario, il messaggio rivolto a Renzi e' quasi da alleato: le riforme le facciamo insieme, "sono certo che l'accordo si fara'". E poco importa se l'atteso - da Berlusconi - nuovo faccia a faccia con il presidente del Consiglio non ci sara' (si vedranno Boschi e Romani). L'importante, adesso, per Berlusconi e' restare in campo da coprotagonista delle riforme, non ricadere nel cono d'ombra. Di fatti, l'ex premier si guarda bene dal legare a doppio filo l'accordo finale con Renzi sul Senato alla campagna pro elezione diretta del Capo dello Stato, lanciata in pompa magna oggi ma che non e' in alcun modo una conditio sine qua non per ottenere l'appoggio di Forza Italia sulle riforme costituzionali. E se il messaggio non fosse chiaro, ci pensa Berlusconi stesso a ribadire, piu' e piu' volte, che il suo partito "mantiene gli impegni". Ne consegue, che Renzi puo' benissimo fare a meno di Grillo. Anzi, il premier - e' il consiglio implicito contenuto nelle parole del Cavaliere, ma che per diversi azzurri e' stato anche fatto recapitare direttamente a palazzo Chigi - non si lasci attrarre dalle sirene dell'ex comico genovese, perche' "Grillo fa solo paura, non pensiamo possa portare avanti nessun progetto serio". Insomma, l'elezione diretta del Capo dello Stato e' piu' una sorta di escamotage per tornare sotto i riflettori e ricompattare il partito - fortemente in ebollizione, soprattutto al Senato, sul capitolo riforme ma anche per le divisioni sulla linea da tenere nei confronti del governo e sulla ripartenza di Forza Italia - che una vera e propria battaglia sulla quale spendere soldi ed energie. D'altra parte, e' lo stesso Cavaliere a riconoscere che la strada del referendum propositivo e' lunga e perigliosa e, per questo, rivolge un appello a Renzi, al governo della sinistra e al Parlamento affinche' appoggi la proposta. Per il resto, Berlusconi e' pressoche' concentrato sui suoi guai giudiziari, sempre piu' convinto - lo ripete da giorni ad ogni interlocutore - che il processo Ruby sara' molto veloce e che questa volta nulla lo salvera' dal carcere. Ad acuire la sofferenza, viene riferito, l'impossibilita' di difendersi pubblicamente, di attaccare quella procura di Milano che ormai vede come il vero e unico 'nemico'. Non posso parlare, ha detto anche oggi ai parlamentari forzisti che gli si sono fatti attorno dopo la conferenza stampa, mi hanno messo il bavaglio. Non posso neanche andare a trovare il mio amico Marcello (Dell'Utri), sono praticamente gia' a un passo dall'arresto, avrebbe osservato scuotendo la testa. E nei ragionamenti privati, viene ancora riferito, nel mirino finisce nuovamente il Capo dello Stato, 'reo' per l'ex premier di non aver mosso un dito. Qualche sassolino dalla scarpa, pero', Berlusconi prova a toglierselo e, seppur senza fare nome e cognome, nello spiegare i motivi della necessita' di introdurre in Italia l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, dice senza giri di parole: "Abbiamo un Capo dello Stato che e' passato al di la' della sua funzione prevista dalla Costituzione", un passaggio "che e' diventato fisiologico, anzi patologico per noi". Solo un accenno di straforo, invece, alla situazione del partito: "Il risultato elettorale alle europee lo ritengo miracoloso dopo il male che ci siamo fatti da soli". Nessun riferimento al nuovo scontro tra vertici azzurri, 'cerchio magico' e Fitto, sulla doppia manifestazione a Milano, che per la seconda volta l'ex governatore pugliese si trova costretto, "con pazienza e senso di responsabilita'", a rinviare "l'appuntamento per risparmiare ai nostri elettori uno spettacolo che non meritano". .
- Roma, 18 giu. - Sel si divide sul voto al dl Irpef, e gia' nel Pd ci si interroga sul significato di tale spaccatura. Tutti mettono in chiaro che "non si entra nel dibattito di un altro partito cui guardiamo con rispetto". Ma chiusi i taccuini tutti riflettono a voce alta sul riflesso politico del voto di oggi in aula alla Camera. Uno degli esiti, il piu' eclatante, potrebbe essere un allargamento della maggioranza nel caso nascesse un nuovo gruppo 'di sinistra' in cui potrebbero confluire i filo-governativi di Sinistra ecologia e liberta', alcuni fuoriusciti grillini e alcuni scontenti del Pd. Un processo che al Senato pare poter avere terreno piu' fertile. Altra ipotesi e' l'ingresso di alcuni esponenti di Sel nel Pd. "Ormai c'e' l'overbooking" commenta ironico Beppe Fioroni. Che pero' appare piu' preoccupato di "mantenere l'elettorato centrista" che di guadagnare alcuni dirigenti della sinistra. "E' meglio se Sel resta unita, magari con toni meno anti-renziani - spiega un dirigente della sinistra Pd - per noi e' piu' utile avere Sel come alleato ma autonomo". Certo, ragiona qualcuno, un gruppo autonomo filo-governativo ma di sinistra potrebbe essere un obiettivo, ma per ora prevalgono i dubbi. Di certo la vittoria di Matteo Renzi alle elezioni europee con il 40,8% sta terremotando il panorama politico. "C'e' un effetto calamita" nota un esponente ex Dl. "C'e' la fila ad entrare nel Pd, mentre sarebbe stato meglio avere alcuni partiti autonomi ma alleati". Il ragionamento di molti, infatti, e' che "l'ingresso di alcuni deputati o senatori nel Pd "non porta molto: la maggioranza ce l'abbiamo gia', in Parlamento e nel Paese. Renzi ha sondaggi favorevoli altissimi, come mai prima nella storia, e 'pesca' negli elettorati di tutti. E' impossibile contrapporsi. Ora la vera scommessa e' reggere: adesso e' il momento di attuare tutte le promesse fatte e portare avanti un programma riformista. Su quello verremo giudicati, non su un deputato o due in piu'". .
La disoccupazione scoppia tra gli over 50 in Italia. Su 24,5 milioni, gli occupati sono infatti poco piu' di un quarto, quasi 6,7 milioni, di cui gli uomini superano di poco i 4 milioni e le donne raggiungono i 2,6 milioni. I disoccupati over 50 hanno raggiunto le 438mila unita', con un aumento rispetto al 2008 di 261mila persone in termini assoluti e del 146% in termini relativi (in soli dodici mesi l'area della disoccupazione ha visto un incremento di 64mila unita': +17,2% tra il 2012 e il 2013). E i disoccupati di lunga durata ultracinquantenni sono quasi triplicati negli ultimi sei anni: sono passati da 93mila a 269mila (+189%). Kamsin

 E' quanto ha rilevato il Censis, secondo cui oggi l'insicurezza economica determinata dalla crisi, l'erosione oggettiva dei redditi, la necessaria compressione dei consumi spingono molti over 50 a cercare di entrare nel mercato del lavoro. Se si somma il numero delle persone in cerca di occupazione e quello di chi, pur inattivo, si dichiara disponibile a lavorare, la pressione esercitata sul mercato del lavoro da parte degli over 50 supera il milione di individui. Tra i bocconi avvelenati della crisi, sottolinea il Censis, c'e' il conflitto latente fra le generazioni sul mercato del lavoro. Avere un impiego non e' mai stato cosi' difficile, soprattutto per i giovani.

 Ma si e' ridotto l'orizzonte di opportunita' anche per le persone piu' avanti nell'eta', a partire da chi ha oggi 50 anni. Per molti di loro e' scattata la ricerca affannosa del mantenimento dei livelli di benessere raggiunti e comportamenti conservativi che riflettono la riduzione oggettiva degli spazi di iniziativa e alimentano un egoismo difensivo. Il segmento degli adulti di 50-70 anni sembra in buona parte abbandonato al triste destino di esuberi, prepensionati, esodati, staffettati, senza alcun meccanismo utile per conservare almeno una porzione di quell'importante capitale umano. Le politiche attive del lavoro e la Cassa integrazione si sono orientate in questi anni ad affrontare le condizioni dei lavoratori piu' anziani in difficolta'. Fra il 2010 e il primo semestre del 2013 tra i beneficiari degli interventi (escludendo dal totale gli apprendisti) aumentano proprio gli over 50, che passano dal 12,4% al 15,5% (circa 100mila persone). "Il vuoto della generazione adulta" e' l'argomento di cui si e' parlato oggi al Censis, a partire da un testo elaborato nell'ambito dell'annuale appuntamento di riflessione di giugno "Un mese di sociale", giunto alla XXVI edizione, dedicato quest'anno al tema "I vuoti che crescono".

Zedde

La Lega nord ha abbandonato la conferenza dei capigruppo e minaccia di non partecipare ai lavori d'aula alla Camera, finchè non verrà fatta chiarezza sulle misure per risolvere definitivamente il problema degli esodati. E' quanto ha annunciato il vicepresidente del gruppo, Gianluca Pini, lasciando infuriato la conferenza dei capigruppo poichè, ha riferito, maggioranza e governo si rimpallano la soluzione del problema. Kamsin

"Questa mattina il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano ci aveva fornito i numeri e le coperture necessarie. Ma poi qui in capigruppo è stato rimandato nuovamente tutto e il provvedimento non è stato calendarizzato. Nella maggioranza -ha concluso- la mano destra non sa cosa fa la sinistra sostengono che le discussioni parlamentari sono inutili. Per questo lasciamo i lavori della capigruppo e non parteciperemo ai lavori d'aula". Tutto questo, ha infine attaccato Pini, nel silenzio della presidente: "La Boldrini ormai è totalmente nelle mani della maggioranza di governo".

Dalla conferenza dei capigruppo erano attese indicazioni concrete da parte dell'esecutivo sulle risorse da stanziare alla proposta di legge unificata in materia di esodati, la pdl 224, che sarà discussa a partire dal Lunedì' prossimo in Aula a Montecitorio.

Sul punto proprio l'onorevole Cesare Damiano ha avvertito il governo sulla necessità di sciogliere entro questa settimana il nodo relativo alle coperture: "il Governo questo lo deve sapere. Se non si troverà una strada per compiere un ulteriore passo avanti, c’è il rischio che esploda una vera e propria “questione previdenziale” e che venga meno la parola data dal Governo e dal Premier Matteo Renzi di voler risolvere il problema. La situazione di questi lavoratori rimasti senza alcun reddito è socialmente inaccettabile. Quello che è più grave è che le cinque “salvaguardie”, per un totale di 162.000 lavoratori, hanno a disposizione 11 miliardi di euro che corrono il rischio di non essere totalmente utilizzati. Trattandosi di un Fondo esclusivamente destinato agli “esodati”, chiediamo che le cifre non spese nella seconda salvaguardia vengano utilizzate per allargare la platea dei lavoratori che possono andare in pensione con le regole ante-Fornero. Infatti, dei 55.000 lavoratori previsti, meno di 20.000 beneficeranno della tutela. Vorrei che anche il ministro Padoan fosse informato dello stato dell’arte per poter agire di conseguenza" ha detto Damiano.

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