Bernardo Diaz

Bernardo Diaz

Bernardo Diaz, dottore commercialista collabora con PensioniOggi.it dal novembre del 2015.  

Una norma annidata nella bozza della legge di stabilità prevede un aumento, non ancora definito, dell'Iva e delle accise sui carburanti. L'intervento sostituisce la clausola di salvaguardia inserita dal Governo Letta nella scorsa legge di stabilità.

Kamsin Dal primo gennaio 2016 le aliquote IVA e le accise sulla benzina potrebbero aumentare. E' questo quanto si legge nell'articolo 45 della bozza provvisoria della legge di stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri mercoledì scorso. L'entità dell'aumento tuttavia ancora non è nota ma sembra, da come è formulato il testo, che la tagliola sia destinata a scattare indipendentemente dalla circostanza che altri strumenti come la spending review dovessero fallire.

Le aliquote Iva del 10 per cento e del 22 per cento, indica il testo, sono incrementate a decorrere dal 1º gennaio del 2016. Anche le accise su benzina e gasolio subiranno lo stesso trattamento. Le cifre in gioco non sono irrilevanti dato che l'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti assorbe la vecchia clausola di salvaguardia inserita dal governo Letta con la scorsa manovra di stabilità. In origine la norma prevedeva un taglio lineare di 3 miliardi nel 2015, di 7 miliardi nel 2016 e di 10 miliardi nel 2017, che avrebbe interessato tutte le agevolazioni fiscali nel caso in cui la spending review seguita dal commissario Carlo Cottarelli non avesse prodotto i risultati indicati dal governo.

L'insediamento di Renzi ha poi sterilizzato l'aumento di 3 miliardi per il 2015 mentre quello da 7 miliardi è stato ridotto a 4 miliardi. Di conseguenza l'incremento delle accise e dell'Iva dal 2016 potrebbe riguardare solo questa cifra. E dato che ogni punto di IVA vale 4 miliardi di euro è verosimile immaginare che dal 2016, se il governo non troverà risorse da altri capitoli da tagliare, le due aliquote Iva del 10 e del 22 per cento potrebbero essere incrementate di un punto percentuale ciascuna. Ancora peggio se l'incremento fosse interamente concentrato su una di queste due aliquote: in tal caso entrambe potrebbero essere incrementate di due punti percentuali. E il testo dell'articolo apre anche ad ulteriore aumento dell'Iva al 22% nel 2017 e nel 2018.

Nulla però per ora è definitivo e la misura potrebbe anche essere stralciata. Inoltre anche se l'aumento dell'Iva partire dal 2016 dovesse essere confermato nella versione definitiva della legge di stabilità, che sarà approvata nel mese di dicembre, il prossimo anno il governo potrà comunque eliminarla reperendo opportune risorse da altri capitoli di spesa in grado di scongiurare l'aumento dell'imposta.

Il testo della manovra di stabilità contiene inoltre la cosiddetta reverse charge, l'inversione contabile, un meccanismo per cui a versare l'imposta sul valore aggiunto non è il venditore ma il compratore. Il meccanismo sarà esteso per 4 anni ai settori delle pulizie, dell'edilizia, al trasferimento di quote di emissioni di gas serra, al gas e all'energia elettrica. Se ci sarà il disco verde da parte dell'Unione Europea, lo strumento potrebbe essere introdotto anche per la pubblica amministrazione.

Zedde

Una norma contenuta nella bozza della legge di stabilità prevede l'aumento del prelievo sulla componente finanziaria delle polizze vita.

Kamsin Il disegno di legge di stabilità per il 2015 cambia buona parte delle regole sulla tassazione delle rendite finanziarie. Che saranno soggette ad una stretta. Da un lato infatti il Governo vuole intervenire (si tratta però ancora di una proposta che, come tale, potrà essere modificata in Parlamento) con un incremento della tassazione sui rendimenti finanziari delle Casse di previdenza dei professionisti (con l'asticella del prelievo che salirà dal 20 al 26%) nonchè del prelievo sulla previdenza complementare; dall'altro lo schema di disegno di legge prevede un inasprimento delle tassazione anche per le polizze vita.

Nella bozza si prevede infatti che le polizze vita siano sottoposte ad una tassazione del 26 per cento sulla componente finanziaria.  Attualmente, com'è noto, le somme percepite dai beneficiari di polizze vita in caso di morte dell'assicurato sono esenti dall'Irpef. Il provvedimento stabilisce invece che l'esenzione dall'Irpef venga limitata alla parte di capitale erogato in caso di morte dell'assicurato a copertura del rischio demografico. Dunque, la differenza fra il capitale erogato alla scadenza e il totale dei premi versati sarà esente solo per la parte erogata dalla compagnia in più rispetto al valore della polizza al momento del decesso. La quota residua sarà tassata al 26 cento in capo ai beneficiari.

Resterebbe comunque garantita la non applicabilità delle imposte di successione in quanto il capitale viene percepito dai beneficiari non per causa successoria ma sulla base di un diritto derivante dalla polizza.

Camporese (Adepp): No al rialzo del prelievo sulla previdenza - L'ipotesi di una stretta sulla tassazione delle rendite finanziarie non piace per nulla all'Adepp, l'Associazione degli Enti Previdenziali Privati. "Tassare le rendite finanziarie delle casse di previdenza dei professionisti al 26% così come per qualsiasi investitore privato è un atto di assoluta miopia, soprattutto nei confronti dei giovani" ha dichiarato Andrea Camporese, presidente dell'Associazione.

Se la stretta fosse confermata "sarebbe un atto gravissimo. La tassazione delle rendite finanziarie delle casse, infatti, subirebbe l’ennesimo aumento, dal 20 al 26%, una scelta che smentirebbe quanto più volte dichiarato dal ministro dell'Economia Padoan e dai suoi rappresentanti, che si erano resi disponibili a rivedere la tassazione per arrivare ad una omogenizzazione fiscale in linea con quanto auspicato dalla stessa Ue. Condannare due milioni di professionisti, le loro famiglie e i dipendenti degli studi professionali a un futuro di prestazioni basse, mentre i versamenti previdenziali all’Inps non sono tassati, semplicemente per avere un maggior gettito nell’immediato, significa andare in totale controtendenza rispetto alla linea seguita dagli altri Paesi della Ue, alle indicazioni Ocse e alle risoluzioni della Commissione europea" ha indicato Camporese.

Zedde

Ancora un anno ad aliquota massima sugli sconti fiscali per il recupero edilizio delle abitazioni e per il risparmio energetico degli edifici. Dal 2016 si scende al 36%. Ok anche al rinnovo del bonus mobili.

Kamsin Il governo ha detto sì con la legge di stabilità alla proroga degli sconti fiscali dedicati al recupero edilizio delle abitazioni (50%) e al risparmio energetico degli edifici (65%). Anche il prossimo anno dunque gli sconti fiscali saranno fissati alla aliquota massima. Alla fine è prevalso l'obiettivo di prorogare gli attuali incentivi, nella forma attualmente prevista, per un altro anno al fine aiutare il contrasto alla crisi del settore edilizio, la piu' grave dal dopoguerra.

Del resto secondo le stime della Camera dei Deputati le detrazioni per il recupero edilizio sono state fruite nel 2014 su interventi edilizi pari a complessivi 28,2 miliardi di euro e l'ecobonus ha garantito interventi per altri 4,85 miliardi di euro. Cifre ragguardevoli che garantiscono un indotto di diverse centinaia di migliaia di posti di lavoro che vanno salvaguardati, sopratutto in un periodo come quello attuale.

Dal 2016 però i bonus torneranno bruscamente al 36 per cento: la proroga infatti non prevede l'applicazione nel 2016 di quelle aliquote intermedie che sarebbero dovute entrare in vigore nel 2015. Come si ricorderà, la legislazione vigente prevede, per l'anno prossimo, una graduale diminuzione del bonus edilizio dal 50 al 40 per cento e dell'ecobonus dal 65 al 50 per cento; dal 2016 entrambe le agevolazioni sarebbero state parificate ad aliquota ordinaria del 36%. Ora invece con il disegno di legge in materia di stabilità il governo Renzi procede all'abrogazione delle aliquote intermedie del prossimo anno (che restano al 65 e al 50 per cento) ma conferma la parificazione per il periodo successivo producendo pertanto un brusco calo (sempre se non ci sarà un nuovo intervento) dal 2016.

Tra le notizie positive c'è la proroga di anno per il bonus mobili con aliquota al 50%, il bonus sarebbe scaduto a fine anno. Sarà quindi confermata anche per il 2015 la detrazione del 50 per cento sulla spesa massima di 10mila euro dedicata all'acquisto di mobili ed elettrodomestici comprati in occasione di interventi di recupero edilizio ai sensi di quanto disposto dalla legge 147/2013. Niente da fare invece per la proroga del bonus antisismico degli edifici nelle zone 1 e 2 di pericolosità: dal primo gennaio 2015 il bonus scenderà dal 65 per cento all'aliquota fissata per il recupero edilizio, cioè al 50 per cento.

Sale infine la ritenuta d'acconto sui bonifici pagati alle imprese che passa dal 4 al 8 per cento. Si tratta della ritenuta a titolo di acconto d'imposta che gli istituti di credito devono applicare sui bonifici effettuati per il pagamento dei lavori. La novella era stata introdotta dal governo Berlusconi per monitorare i più efficacemente i pagamenti e gli adempimenti fiscali delle imprese.

Zedde

Ci saranno 1,5 miliardi per rilanciare la riforma degli ammortizzatori sociali prevista dal disegno di legge delega sulla Riforma del Mercato del Lavoro. La cifra si aggiunge ai 728 milioni stanziati di recente con il decreto "Sblocca Italia".

Kamsin Per gli ammortizzatori sociali arrivano 1,5 miliardi. La legge di stabilità mette i primi denari sugli strumenti di assistenza al reddito previsti dal disegno di legge delega sul Jobs act in discussione alla Camera. I fondi serviranno a garantire quella "piccola rivoluzione" contenuta nel disegno di legge delega che vuole estendere gli ammortizzatori sociali a chi ancora è privo delle garanzie in caso di perdita del posto di lavoro.  Ad esempio la nuova assicurazione sociale per l'impiego, l'Aspi, sarà rimodulata nei termini di fruizione per tenere in considerazione la storia contributiva del beneficiario.

La sua durata massima, oggi pari a 12 mesi per gli under 55 e 18 per gli over 55, sarà incrementata; senza contare che il nuovo ammortizzatore sociale sarà esteso anche ai co.co.co e saranno modificati i criteri di accreditamento (all'esito però di un biennio di sperimentazione).

La legge delega prevede inoltre, al termine dell'Aspi la possibilità di ricorrere, ulteriormente, ad una nuova prestazione carattere assistenziale, un ammortizzatore universale, a condizione che si trovino in uno stato di disoccupazione ed abbiano un indicatore situazione economica equivalente (ISEE) particolarmente basso.

Con l'approvazione del Jobs Act inoltre scomparirà la cassa integrazione nei casi di cessazione dell'attività dell'azienda o di un ramo d'azienda e la sua fruizione potrà essere garantita solo nel caso in cui non sia possibile ridurre contrattualmente l'orario di lavoro utilizzando i contratti di solidarietà. Proprio questi contratti saranno poi estesi anche alle aziende che attualmente non possono usufruirne (si pensi ad esempio alle pmi che impiegano meno di 15 dipendenti come forza lavoro).

Zedde

I contribuenti possono ricorrere al ravvedimento operoso e versare una sanzione ridotta oscillante tra lo 0,2 per cento e il 3,75 per cento del tributo maggiorato degli interessi legali.

Kamsin Per gli omessi o insufficienti versamenti della Tasi, come anche per la Tari e per l'Imu, è possibile regolarizzare la violazione con il ravvedimento operoso, previsto dall'articolo 13 del decreto legislativo 471/1997.

Occorre precisare che per i tardivi o insufficienti pagamenti, la decisione di non applicare sanzioni è rimessa in sostanza ai vari Comuni. Ciò soprattutto laddove il contribuente sani la sua posizione con il pagamento del saldo a Dicembre e se l'errore è dovuto all'impossibiltà di determinare correttamente le aliquote. In tali casi sarebbe possibile invocare la protezione dell'articolo 10 dello Statuto del Contribuente che prevede la disapplicazione delle sanzioni per incertezza normativa. Tuttavia dato che - a differenza di quanto accaduto in passato con il saldo della Tares 2013 e della seconda rata dell'Imu 2013 - non è stata prevista la disapplicazione delle sanzioni per via normativa, la decisione di non applicare le sanzioni è rimessa al Comune.

Se invece il contribuente non vuole rischiare e si vuole mettere subito in regola può avvalersi del ravvedimento operoso pagando una mini-sanzione dello 0,2% giornaliero, se il ravvedimento è eseguito entro 14 giorni (cd. ravvedimento sprint); del 3% se il ravvedimento è eseguito entro 30 giorni dalla violazione, o del 3,75% se il ravvedimento è eseguito entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è commessa la violazione.

Il ravvedimento sprint -  In questo caso, la sanzione ordinaria del 30% si riduce allo 0,2% per ogni giorno di ritardo. La misura varia dallo 0,2% per un giorno di ritardo, fino al 2,80% per 14 giorni di ritardo. Pertanto se la regolarizzazione nel pagamento del tributo avviene dopo 10 giorni dalla sua scadenza la sanzione sarà pari al 2 per cento mentre se avviene dopo 14 giorni il contribuente dovrà versare una sanzione pari al 2,8 per cento. Se avviene dopo il 15° giorno ma entro il 30° la sanzione sarà invece pari al 3%.

Il ravvedimento "sprint", per sole sanzioni e interessi, può essere fatto anche entro 30 giorni nel caso di contribuente che ha pagato solo le imposte dovute entro i 14 giorni successivi alla scadenza originaria.

Ad esempio, se un versamento di 500 euro viene eseguito con dieci giorni di ritardo e il ravvedimento è effettuato entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione sarà pari al 2 per cento, pari cioè a 10 euro (0,2% per i 10 giorni di ritardo).

Oltre alla sanzione ridotta dovranno essere versati gli interessi legali. Che sono pari all'1 per cento (fino al 31 dicembre 2013 erano del 2,5 per cento) su base annua e vanno calcolati in proporzione ai giorni di ritardo.

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