Redazione

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- 8 ago. - Nessun intervento al Senato, per cogliere gli allori del via libera alla riforma, ma un pranzo con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Matteo Renzi sceglie il low profile per la giornata del si' alla riforma del Senato e gia' si butta a capofitto nel prossimo dossier, quello della ripresa, dopo i dati sconfortanti degli ultimi giorni. Un po' per non esacerbare gli animi delle opposizioni, anche quelle interne al Pd, un po' per lasciare la scena al ministro Maria Elena Boschi e ai senatori, il premier rinuncia a intervenire a palazzo Madama, come invece aveva pensato di fare nei giorni scorsi, per sottolineare la sua vittoria e si limita a un tweet: "Ci vorra' tempo, sara' difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potra' piu' fermare il cambiamento iniziato oggi". Per Renzi infatti, al di la' del risultato concreto, l'avvio della riforma della seconda Camera, quello di oggi e' un simbolo: nessuno ci credeva, molti si sono opposti, ma alla fine il risultato c'e' stato. Un risultato che e' quasi un amuleto da portarsi dietro nelle prossime settimane, quando ci sara' da affrontare il doppio dossier Ue e conti pubblici. Al premier non e' sfuggito che il voto di oggi sia stato, numericamente, un segnale ben preciso di chi si oppone al suo corso. Forza Italia lo ha sottolineato, nero su bianco, che i numeri sono ballerini senza il suo sostegno. Ma ogni provvedimento e' un caso a se stante e sull'economia Renzi pensa di poter contare sul sostegno compatto della maggioranza. Ora pero' l'attenzione si sposta immediatamente sulla ripresa. A pranzo a palazzo Chigi Renzi ha ricevuto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, e subito dopo il direttore dell'Agenzia delle entrate Rossella Orlandi. Un nuovo punto della situazione dei conti pubblici in vista delle prossime settimane, durante le quali, oltre a mettere definitivamente a punto il decreto SbloccaItalia per il consiglio dei ministri del 29 agosto, si dovra' mettere mano all'impostazione della legge di stabilita'. A meta' settembre infatti, Padoan presiedera' le riunioni dei ministri economici dell' Unione europea e a fine agosto si decidera' definitivamente il profilo della Commissione Ue. Nel rapporto con Bruxelles si giochera' una parte non secondaria del peso della manovra. Renzi ieri ha parlato di tagli di spesa, il dossier spending rewiev e' sul suo tavolo, ma l'entita' degli interventi e' ancora da definire. Oggi, per tranquillizzare gli operatori, il premier ha rilasciato un'intervista al Financial Times. L'Italia, ha assicurato ieri, non rischia il default. E il doppio si' di oggi, sulla riforma del Senato e sull'accordo di Alitalia con Etihad, sono i due esempi che il premier intende spendersi per dimostrare che oltre alle parole ci sono i fatti. "Erano vent'anni che si parlava di riforme e vent'anni che si doveva salvare Alitalia: noi l'abbiamo fatto, altro che chiacchiere" spiega un fedelissimo del premier. Ora si deve convincere l'Europa. Per questo Renzi la prossima settimana non stacchera', restera' al lavoro a palazzo Chigi, per preparare i provvedimenti gia' istruiti e chiesti ieri anche da Mario Draghi. "Nessuno potra' fermare il cambiamento", ripete il premier ai suoi. .
- Roma, 8 ago. - "Mesi tormentati". Cosi' Silvio Berlusconi definisce il periodo in cui al Senato si e' discusso delle riforme costituzionali, invitando gli esponenti azzurri a non far mancare il proprio voto in Aula. In una lettera spedita ieri sera e firmata, in possesso dell'Agi, l'ex Cavaliere, ringrazia "la lealta'" dei senatori. "Si e' conclusa - scrive l'ex premier - una stagione lunga e faticosa" facendo riferimento alle riforme, in cui "Forza Italia e' tornata ad essere protagonista". Alla ripresa dei lavori parlamentari "io saro' vicino a voi" e "combattero'" per strutturare il partito. E' la promessa di Silvio Berlusconi. "Spero - scrive l'ex presidente del Consiglio - di poterlo fare a 360 gradi con il recupero entro pochi mesi della piena agibilita' politica ed elettorale sottrattami con la sentenza del 1 agosto 2013". "A settembre mi dedichero' al radicamento" di Forza Italia che dovra' tornare ad essere "la bandiera" degli italiani che "credono nella liberta'". "Ci concentremo - scrive l'ex premier - in quella missione che e' la piu' alta: la difesa della liberta'". "Oggi dopo il martirio" patito, scrive l'ex presidente del Consiglio, ci sono tutte le condizioni "per strutturare" Forza Italia sul territorio e di ritornare ad essere "protagonisti". E ancora. "Noi siamo l'unica opposizione responsabile e credibile". Questo governo e' stato incapace di ridurre le tasse e di tagliare la spesa sociale", nota tra l'altro l'ex presidente del Consiglio, facendo notare che in dati del Pil "sono i peggiori degli ultimi 14 anni" e che l'Italia e' "in piena recessione". L'incapacita' di uscire dalla crisi economica per l'ex Cavaliere e' il frutto "di tre governi non eletti e privi di una strategia" vincente. .
- Roma, 8 ago. - "Draghi ha licenziato il terzo cameriere, dopo Monti e Letta e' l'ora Renzie". Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog . E in bella evidenza pubblica un fotomontaggio con Matteo Renzi, Francesco Schettino e, sullo sfondo, Maria Elena Boschi dal titolo: 'Renzie e Schettino indivisi a Berlino #VacanzeSerene' a indicare "l'Italia che va ...ma dove va?". "Renzie non ha fatto abbastanza velocemente i compiti (servizietti?) a casa che gli erano stati assegnati. Certo e' un cameriere servizievole, ma non abbastanza efficiente. E allora il calcio nel culo, prima degli italiani, glielo ha anticipato Draghi per conto della finanza, di chi vuole la garanzia che gli investimenti nelle imprese italiane comprate in questi mesi per un pezzo di pane e la quota di debito pubblico non vengano perduti", scrive ancora. "Dopo le dichiarazioni di Draghi di ieri in cui auspica una diminuzione di sovranita' nazionale e un'accelerazione delle riforme e' del tutto chiaro che e' lui il vero capo del Governo - si legge nel post - Un banchiere mai eletto da nessuno... che detta ordini al signor Napolitano che esegue prontamente nominando a destra e a sinistra tizio e caio senza passare dalle elezioni in funzione dell'obbedienza cieca e assoluta ai voleri della Troika e al trionfo della finanza sugli Stati sociali e sulle Costituzioni nate dalla guerra contro il nazifascismo e ormai considerate obsolete, come ricordato dalla JP Morgan". - "Perche' Renzie non si occupa del taglio dei costi della politica, dello smantellamento della burocrazia, della legge anticorruzione, del conflitto di interessi, e della messa in pratica della spending review di Cottarell, retrocesso sprezzantemente a 'commercialista' da un condannato in primo grado per danno erariale? - si legge ancora sul blog di Grillo - Tutte misure che farebbero ripartire l'economia insieme alla restituzione dei crediti alle imprese, promessi e mai erogati". "La risposta e' che questi tizi, dal signor Napolitano in giu', stanno preparandosi alle barricate prima del default riducendo ogni interstizio in cui la volonta' popolare si possa esprimere. Che altro e' infatti la riforma del Senato, se non la sostanziale abolizione di un controllo parlamentare sul governo e sul processo legislativo da parte del cittadini? Atto difensivo prima di prendere misure straordinarie che metterebbero a rischio l'ordine pubblico come la chiusura delle banche o il contingentamento delle pensioni. Questi stanno scherzando con il fuoco. Il Parlamento e' sovrano, e' l'espressione del Popolo, il Governo e' soggetto al Parlamento e non a banchieri, piduisti o camerieri assunti a progetto per i lavori sporchi divorati dall'ambizione. Renzie e Schettino indivisi a Berlino. E' l'Italia che va.... ma dove va?", conclude. .
- Roma, 8 ago. - Maria Elena Boschi alla fine del voto sulle riforme prima bacia Paolo Romani e altri big di Forza Italia, poi si concede un brindisi con Anna Finocchiaro e altri esponenti democratici, infine va a trovare il presidente del Senato, Pietro Grasso, per ringraziarlo. Lo aveva fatto anche in Aula, lodando le doti della seconda carica dello Stato, per "il suo euqilibrio e la sua imparzialita'". Di tutt'altro avviso, invece, i 'frondisti' di FI e gli esponenti dell'opposizione, da M5s a Lega (anche se Calderoli sottolinea le "pressioni ricevute"), con Augusto Minzolini che paragona Grasso a don Abbondio. Matteo Renzi aveva fissato il traguardo nell'8 agosto e cosi' e' stato: "Ci vorra' tempo, sara' difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potra' piu' fermare il cambiamento iniziato oggi", ha twittato il capo dell'esecutivo che ha evitato di essere presente in Aula per non surriscaldare ulteriormente gli animi. E in realta' la mattinata al Senato e' andata via liscia, senza gli incidenti dei giorni scorsi, con i grillni e i leghisti - cosi' fa anche Sel - che preferiscono abbandonare l'Aula e i numerosi interventi dei 'frenatori', in dissenso con la linea dei propri partiti. Con 183 si' e 4 astenuti il ddl riforme costituzionali ottiene il suo primo via libera. Nel Pd non votano in 14, (tra questi Nerina Dirindin, Francesco Giacobbe, Renato Turano, Erica D'Adda, Grazia Maria Gatti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni,Vannino Chiti, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci, Felice Casson e due astenuti, Mario Tronti e Silvana Amati). In FI le assenze sono 19 (Augusto Minzolini, Pietro Liuzzi, Pietro Iurlaro, Claudio Fazzone, Eva Longo, Luigi Perrone, Claudio Fazzone, Francesco Aracri, Cinzia Bonfrisco, Vittorio Zizza, Ciro Falanga, Francesco Bruni, Luigi D'Ambrosio Lettieri mentre non sono assenze politiche quelle di Bernabo' Bocca, Sandro Bondi, Manuela Repetti, Niccolo' Ghedini, Riccardo Conti, Riccardo Mazzoni), otto quelle in Ncd (Paolo Bonaiuti, Luigi Compagna, Francesco Colucci e Antonio Gentile, Antonio Azzollini, Carlo Giovanardi, Antonio D'Ali, Giuseppe Esposito). Tra le fila di Gal a non partecipare al voto sono in 6. Tra gli azzurri promettono battaglia proprio i fedelissimi vicini a Raffaele Fitto e anche nel Pd c'e' chi rimanda alla Camera le prossime mosse, dove i numeri sono piu' ampi, ma dove la battaglia "sara' tutta interna al partito di Largo del Nazareno", fa notare Andrea Olivero, viceministro delle Politiche Agricole ed esponente di Democrazia Solidale. Walter Tocci del Pd non usa mezze misure, "se queste riforme le avrebbe fatte Berlusconi noi saremmo gia' in piazza", dice. In dissenso anche Mineo ("Ma voglio tranquilizzare il premier, non siamo sciacalli") e Vannino Chiti, che porta al suo capogruppo Luigi Zanda un foglio in bianco e nero, con la scritta "vergogna" e i nomi dei dissidenti; c'e' la promessa di Mario Mauro ("il dibattito e' iniziato solo ora"), e l'invettiva del Gal D'Anna. Poi la 'galanteria' di Roberto Calderoli che ringrazia la Finocchiaro per il lavoro svolto in Commissione e si astiene (a differenza degli altri esponenti del Carroccio) premettendo di essere pronto in futuro anche a dire si' al ddl Boschi se verrano recepite le modifiche chieste. Perche', come lo stesso ministro per le Riforme sottolinea, "questo e' solo il primo passaggio". Ci saranno cinque letture, e' Calderoli stesso a ricordarlo facendo notare l'utilizzo da parte di Grasso del 'canguro' jet che ha fatto 'saltare' un gran numero di emendamenti. La Boschi sa che il percorso e' lungo ("non e' mai venuta meno la determinazione, e' un primo segnale della voglia di cambiamento e della capacita' di rispettare gli impegni presi con i cittadini"), ma oggi e' il giorno dei festeggiamenti e, in un clima gia' quasi vacanziero, si concede un brindisi alla buvette, "ora per la legge elettorale ci vediamo a settembre", saluta il ministro. .
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