Pensioni, 8500 lavoratori contro la chiusura del Fondo Gas

Davide Grasso Giovedì, 22 Ottobre 2015
La misura è contenuta nel decreto legge enti locali approvato la scorsa estate dal Parlamento in via definitiva. 
Con la soppressione del fondo Gas le prestazioni pensionistiche integrative dei lavoratori delle aziende operanti nel settore Acqua Gas saranno messe a rischio. Lo sottolinea il Comitato "A difesa del Fondo Gas" in un comunicato unitario diffuso dopo le recenti novità contenute nel decreto legge 78/2015 (decreto enti locali) con il quale il Parlamento ha deliberato la soppressione del Fondo di previdenza obbligatorio integrativo gestito dall'Inps. Il Comitato stigmatizza la gravità della decisione resa possibile solo grazie ad una inconsueta, quanto mai grave, convergenza sia delle Organizzazioni Sindacali che di quelle Datoriali per l'eliminazione degli oneri integrativi a carico delle aziende presso il Fondo. 

Dal prossimo 1° dicembre 2015, secondo quanto prevede il decreto legge enti locali, le aziende del settore cesseranno infatti di alimentare il Fondo il quale non erogherà più nessuna nuova prestazione nei confronti degli attuali iscritti. I lavoratori, al massimo, potranno optare tra l'adesione ad un fondo ordinario di previdenza complementare ed un trattamento di fine rapporto perdendo buona parte della rendita extra sulla pensione Ago che il Fondo avrebbe garantito agli iscritti una volta raggiunta l'età pensionabile

Mentre, per i trattamenti pensionistici integrativi in essere alla data del 30 novembre 2015, e per le pensioni ai superstiti da essi derivanti sarà istituita un'apposita gestione ad esaurimento presso l'INPS che subentrerà nei rapporti attivi e passivi già in capo al soppresso Fondo Gas. Per la copertura degli oneri relativi a tali trattamenti,si prevede per il periodo 2015-2019, nelle misure annue complessive ivi indicate, un contributo straordinario a carico dei datori di lavoro del settore i cui criteri di ripartizione saranno individuati con un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'economia e delle finanze. 

Gravi le conseguenze economiche che si ripercuoteranno sui lavoratori ricordano dal Comitato. Sino ad oggi, il Fondo ha garantito infatti un'integrazione previdenziale all'82% dei lavoratori. L'integrazione media elargita si attesta intorno a mille-tremila euro annui che vanno a rimpinguare pensioni Ago non certamente elevate dato che la maggior parte degli iscritti al Fondo è un operaio o impiegato. Solo il 4% degli iscritti riesce ad agguantare una prestazione superiore a 6mila euro annui mentre il 18% non beneficia di alcuna integrazione sulla pensione principale. Ora, con la soppressione del Fondo, queste prestazioni non saranno più erogate nei confronti degli iscritti, una scelta incostituzionale secondo il Comitato che si dice pronto ad avviare una apposita azione legale per tutelare i diritti dei circa 8.500 lavoratori interessati. 

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