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Pubblico Impiego, Piano straordinario di assunzioni per i precari da almeno tre anni

E' quanto prevede l'ultima bozza del Testo unico per il pubblico impiego che alla fine di questa settimana approderà in Consiglio dei Ministri.

I precari con almeno tre anni di servizio, che hanno già superato il concorso, potranno accedere ad un piano straordinario per le assunzioni nella Pubblica amministrazione. E' quanto prevede l'ultima bozza del Testo unico per il pubblico impiego che alla fine di questa settimana approderà in Consiglio dei Ministri. "Le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso dai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono nel triennio 2018-20, in coerenza con i propri fabbisogni, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale già selezionato con procedure concorsuali che abbia maturato almeno 3 anni di servizio, anche non continuativi", si legge nella bozza. Nelle precedenti versioni non era indicata la cifra relativa agli anni. Si arricchisce dunque il pacchetto sul pubblico impiego dopo che ieri in giornata la Commissione Affari costituzionali in Senato ha dato il via libera alla proroga della durata dei contratti a tempo determinato dei circa 350 ricercatori precari dell'Istat fino alla conclusione delle procedure concorsuali, da bandire entro il 31 dicembre 2018 e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2019. 

Nel testo unico del pubblico impiego dovrebbe trovare spazio anche la nuova staffetta intergenerazionale prevista dalla Delega Madia. I dipendenti pubblici, compreso il personale della scuola, prossimi all'età pensionabile potranno, su base volontaria, chiedere il part-time con riduzione della base oraria di lavoro e della relativa retribuzione per far posto ai giovani. Le risorse liberate dall'attivazione dei contratti a tempo parziale dovranno essere destinate all'attivazione di nuovi contratti di lavoro in favore delle nuove leve pur nel rispetto della normativa vigente in materia di vincoli assunzionali. Come già anticipato sulle pagine di questo giornale, chi sceglierà questo percorso, oltre ad una riduzione dello stipendio dovrà comunque mettere mano al portafoglio e pagarsi la differenza dei contributi tra il part time ed il tempo pieno. Con un onere piuttosto intenso. 

Oltre al Testo Unico sul pubblico impiego il Governo è al lavoro su una serie di misure per migliorare la conciliazione vita-lavoro. Nello specifico, sarebbe allo studio una spinta al telelavoro, part-time più semplice e un sistema che porti a stringere accordi tra amministrazioni e asili nido e tra enti per campi estivi (servizi aperti durante i periodi di chiusura delle scuole) dedicati ai figli dei dipendenti. Intanto si parte da quanto detta la riforma Madia, in cui si stabilisce che, laddove ci siano richieste, almeno il 10% dei dipendenti entro il 2018 debba essere messo in condizione di prestare servizio attraverso nuove modalità spazio temporali di gestione del lavoro.

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