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Sottoscrivo le parole di Matteo Renzi: ‘Se ad esempio a 61 anni vuoi andare in pensione e accetti di prendere 30 euro in meno vogliamo darti la possibilita’ di farlo’. Parole sante, che abbiamo ripetuto, inascoltati, per anni. Adesso si apre una prospettiva nuova nella legge di Stabilita’, come ha anche affermato il ministro Poletti”. Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

“Noi – prosegue Damiano – abbiamo gia’ incardinato alla Commissione lavoro della Camera alcune proposte di legge di tutti i partiti che convergono su un punto: dare flessibilita’ al sistema pensionistico. Fra poche settimane avremo in audizione, su questo argomento, il ministro del Lavoro, il presidente dell’Inps e le parti sociali. Vorremmo che il Governo, in questa occasione, tenesse conto del lavoro del Parlamento e non facesse soltanto di testa sua”.    “La nostra proposta, come Pd, e’ quella di consentire di andare in pensione a partire dai 62 anni con 35 anni di contributi e con l’8% di penalizzazione”, conclude Damiano

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«Per la legge Fornero, ci sono donne sopra i sessanta anni che vorrebbero andare in pensione, stare con i nipoti. Senza stare a fare promesse: con la legge di stabilità stiamo studiando un meccanismo per dare un pochino di libertà in più».

Kamsin Dal 2016 si potrebbe andare in pensione prima al prezzo di un assegno più basso. Dopo mesi di discussione sotto traccia ieri Renzi ha confermato che con la prossima legge di Stabilità cambierà di nuovo l'età per andare in pensione per attenuare alcune rigidità della legge Fornero con forme di flessibilità con penalizzazioni crescenti dell'assegno quanto più ci si allontana dall'età standard per la vecchiaia.

Oggi l'età per la pensione di vecchiaia è di 66 anni e 3 mesi per gli uomini e le donne tranne che per le lavoratrici del settore privato per le quali servono 63 e 9 mesi e per il settore autonomo per il quale sono chiesti 64 anni e 9 mesi, oppure indipendentemente dall'età anagrafica servono 41 anni e 6 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini. Ma dal prossimo anno questi requisiti sono destinati ad aumentare se non si interverrà in tempo utile.

Le opzioni allo studio sono diverse anche se l'esecutivo non ha effettivamente ancora scelto. Il punto di partenza sarà però il disegno di legge Damiano (ddl 857) quello che prevede il "raffreddamento" della quota di assegno calcolata con il vecchio metodo retributivo in funzione dell'età anagrafica e di quella contributiva in cambio di un'uscita a partire dai 62 anni e 35 di contributi.

La riduzione parte da un massimo dell'8% in corrispondenza dei 62 anni e 35 di contributi e, come indicato, interessa le sole quote dell'assegno calcolate con il sistema retributivo, cioè quello piu' generoso. La riduzione decresce poi gradualmente al crescere dell'età anagrafica e/o di quella contributiva sino ad azzerarsi in corrispondenza dei 66 anni di età. Ecco quindi che un lavoratore con 62 anni e 40 anni di contributi vedrebbe una riduzione del 3% oppure uno con 63 anni e 35 di contributi prenderebbe una decurtazione del 6%.

Nello stesso ddl c'è anche la proposta di abbassare a 41 anni i requisiti contributivi necessari per uscire indipendentemente dall'età anagrafica, una misura particolarmente apprezzata dai lavoratori precoci che maggiormente hanno sofferto la Riforma Fornero.   

Sul tappeto c'è anche la proposta di applicare il metodo contributivo a chi decida di anticipare la pensione. Si tratterebbe di una sorta di estensione dell' opzione donna che già oggi permette alle lavoratrici con 57 anni di età e 35 di versamenti di lasciare il lavoro con il trattamento pensionistico calcolato interamente sulla base dei contributi versati. Tale progetto potrebbe essere esteso anche agli uomini magari con un requisito anagrafico piu' elevato. Piu' complessa invece la quota 100, provvedimento chiesto soprattutto dalla Lega, a meno che non si converga per l'introduzione di specifiche penalità.

L'obiettivo comunque è chiaro. Rendere neutra dal punto di vista attuariale la nuova flessibilità in uscita. E questo potrebbe permettere il via libera della Commissione di Bruxelles ad un allentamento dei vincoli della Fornero. Perché in un primo tempo la modifica dell'età pensionabile produrrà deficit destinato a rientrare però nel lungo termine.

Entro giugno, poi, come annunciato dal presidente dell' istituto Tito Boeri, l'Inps presenterà una sua proposta organica al governo e al Parlamento che riguarderà anche la flessibilità in uscita. I tecnici dell'Inps stanno simulando diverse ipotesi, soprattutto per concedere un sostegno al reddito agli ultra55enni che hanno perso il lavoro e si trovano in condizioni economiche di bisogno. Rimane tra le opzioni possibili anche quella avanzata dall'ex ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, di introdurre il prestito pensionistico a favore dei lavoratori vicini alle pensione, ma senza aver maturato ancora i requisiti, che perdano l'occupazione.

Da sciogliere anche il nodo esodati nonchè quello relativo alle ricongiunzioni onerose e alla Riforma della gestione separata, capitoli tutti rimasti irrisolti dalla Riforma Fornero, a cui si aggiunge ora la partita sulla rivalutazione degli assegni che, come annunciato da Padoan, dal 1° gennaio 2016 cambierà di nuovo.

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«Se il decreto è questo oltre un milione di pensionati sarà lasciato al proprio destino. Dovremo proseguire con nuovi ricorsi in tribunale» ha commentato ieri il presidente della Cida, Bartolini (Cida). «La perequazione non è un privilegio, ma un diritto di tutti i pensionati italiani. Daremo battaglia»

Kamsin Le prime reazioni al decreto legge del Governo sulla rivalutazione delle pensioni bloccate dall'indicizzazione sono sostanzialmente negative. Il provvedimento lascia scontenti un pò tutti a partire da coloro che hanno un assegno superiore a 3mila euro lordi che non vedranno neanche un euro, sia coloro che rientrano nel bonus messo sul piatto dal Governo. Anche a chi ha un assegno più modesto l'idea di chiuderla con 500 euro una tantum piace poco perchè il Governo riconoscerà loro, al massimo, un 20-25% di quanto lasciato sul terreno in questi anni. 

E così sono pronti ad una nuova sfida nelle aule dei tribunali non solo manager, medici, bancari e tutte le associazioni che tutelano i pensionati più ricchi, ma anche quelle dei consumatori, e Cgil, Cisl e Uil. Sul piede di guerra per intercettare consensi anche i partiti d'opposizione a partire dalla Lega Nord di Matteo Salvini che minaccia il ricorso alla Corte Ue dei Diritti dell'uomo, passando per Fratelli d'Italia che preannuncia una «class action», e poi Forza Italia e M5S. Piu' prudenti i giudizi della minoranza dem: “Le prime misure varate dal Consiglio dei ministri su indicizzazione delle pensioni e risorse aggiuntive per la cassa integrazione in deroga nel 2015 vanno nella giusta direzione” ha indicato Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. La scelta di restituire come priorita’ l’indicizzazione alle pensioni medio-basse e’ quanto noi chiedevamo. Il tetto di 3.200 euro lordi mensili rappresenta una misura congrua, cosi’ come e’ logico avere una restituzione differenziata: 750 euro a chi ne percepisce 1.700 e circa 280 per i pensionati con un assegno mensile di 2.700 euro. Si tratta di una logica di equita’”. “Quello che si tratta di capire e’ come funzionera’, a regime, il meccanismo di indicizzazione. Questo punto e’ ancora poco chiaro”. Secondo Damiano un intervento limitato a 2miliardi consentirà di rimettere mano alla Riforma Fornero.

In ogni caso, la battaglia legale per il mancato pieno adeguamento delle pensioni dovrà ripartire da zero. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che forse la teme, ieri è stato chiaro: «I ricorsi dovranno tenere conto che il quadro è cambiato». Non appena il decreto verrà pubblicato in Gazzetta, la pronuncia della Corte sul decreto Monti non avrà più efficacia, ammette Riccardo Troiano, il legale che per conto di Federmanager ha vinto alla Consulta quello che sembra solo il primo tempo della partita.

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Nelle prossime settimane l'obiettivo del governo sarà rimettere mano alla legge Fornero per introdurre meccanismi di flessibilità nell'uscita dal mondo del lavoro. Le misure saranno discusse da Giugno con buone probabilità di entrare nella legge di stabilità per il 2016. Kamsin Lo ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un'intervista a Repubblica. "Io ritengo che nella legge Fornero - ha detto Poletti - ci sia un elemento di rigidità strutturale che in fondo non è nemmeno utile. Nel nostro Paese ci sono persone che vorrebbero andare prima in pensione sapendo che questa scelta potrà richiedere loro un sacrificio".

"Abbiamo due tipologie di situazioni: ci sono coloro che perdono il lavoro in età matura e in questo caso la situazione diventa acuta dal punto di vista sociale; poi ci sono coloro che per ragioni personali, magari d`intesa con l`azienda per cui lavorano, vorrebbero lasciare prima il posto. In questo secondo caso non c`è lo stesso problema sociale. Per venire incontro a entrambi dobbiamo trovare una strada che permetta di non scaricare i costi sulle casse pubbliche ma consenta una flessibilità in uscita con una penalizzazione dell`assegno futuro".

Quanto a un eventuale contributo nei nuovi meccanismi da parte delle aziende, il ministro ha chiarito: "È una questione che si porrà. Ci sono molte imprese che ci chiedono di favorire il ricambio generazionale, attraverso una sorta di staffetta giovani - anziani. Tra gli obiettivi che ci siamo posti c`è quello di favorire, per questa via, l`ingresso di più giovani nel mercato del lavoro".

Sulla questione dei rimborsi per il mancato adeguamento all'inflazione dell'assegno ai pensionati, rivendica "non è vero che ci siamo fatti uno sconto. Ci siamo assunti la responsabilità di decidere e di non fare giochetti. Abbiamo detto con chiarezza quello che si poteva fare nel contesto dato. Lo abbiamo fatto nel rispetto della sentenza della Corte costituzionale e nelle compatibilità economiche possibili".

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I trattamenti superiori a sei volte il trattamento minimo inps non avranno alcun recupero dell'indicizzazione all'inflazione durante il biennio 2012-2013. Il testo del comunicato stampa di Palazzo Chigi.

Kamsin Su proposta del Presidente Renzi e dei Ministri del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge in materia di ammortizzatori sociali e di pensioni che dà, tra l’altro, attuazione alla recente sentenza della Corte costituzionale in materia di indicizzazione delle pensioni.

Questi i punti salienti del decreto legge diffusi nel comunicato stampa ufficiale del Governo:

  • al fine di dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza n.70 del 2015 della Corte costituzionale e nel rispetto dei principi di equilibrio di bilancio e degli obiettivi di finanza  pubblica, assicurando al tempo stesso la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni  per garantire i diritti civili e sociali, il provvedimento riconosce, per il 2012-13, ai trattamenti pensionistici superiori a tre volte i trattamenti minimi, una parziale rivalutazione in base all’inflazione, graduata in funzione decrescente per fasce di importi pensionistici fino a sei volte il trattamento minimo, con decorrenza primo settembre 2015; gli arretrati invece saranno pagati in un’unica soluzione il 1° agosto prossimo, per un ammontare medio di oltre 500 euro a pensionato, importo che sarà maggiore per le pensioni comprese tra 3 e 4 volte il minimo e inferiore per le pensioni comprese tra 4 e 6 volte il minimo stesso. L’onere è pari, per il bilancio pubblico, per effetto degli arretrati, a 2 miliardi e 180 milioni di euro per il 2015 e, a regime, a 500 milioni dal 2016 in poi. La platea dei destinatari, con pensioni superiori a tre volte il minimo e non superiori a sei, è di 3,7 milioni di pensionati;
  • in materia pensionistica sono anche previsti un intervento che consente all’INPS di anticipare al 1° giorno del mese il pagamento delle pensioni e un ulteriore intervento che protegge il montante contributivo, per il calcolo delle future pensioni, dalla caduta del PIL che si è verificata negli anni passati.

In materia di ammortizzatori sociali sono poi previsti il rifinanziamento per 1 miliardo di euro degli ammortizzatori in deroga  per il 2015 (mobilità e cassa integrazione) e il rifinanziamento dei contratti di solidarietà per 70 milioni di euro.

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