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"In questi due anni l'unico spazio che si è aperto è quello per le sei salvaguardie degli esodati, senza riuscire mai ad arrivare ad una misura strutturale che eliminasse le storture della riforma Fornero".

Kamsin "Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti incontrerà nei prossimi giorni i sindacati per esaminare il tema dell'introduzione della flessibilità in uscita. Nel frattempo in Commissione Lavoro abbiamo ripreso l'esame del ddl sui pensionamenti flessibili". E' quanto ha riferito il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano.

"Sono due passi avanti concreti che segnano la volontà del Governo e del Parlamento di rimettere mano ai problemi creati dalla Riforma Fornero del 2011. A quanti chiedono con insistenza a che punto siamo voglio indicare che il confronto è iniziato e che l'obiettivo è di intervenire in maniera strutturale in occasione della prossima legge di stabilità".

"Il Governo - afferma Damiano - sembra preferire soluzioni diverse da quelle che stiamo promuovendo in Commissione: Poletti vuole un ammortizzatore sociale per chi è a due anni dalla pensione e vuole introdurre un sistema di prestiti per dare denari da restituire quando uno avrà la pensione. A noi queste ipotesi non piacciono perchè sono dei palliativi; ci stiamo battendo, piuttosto, per introdurre un sistema simile a quello delle quote spazzato via dalla Fornero nel 2011. Il lavoro della Commissione sarà proprio quello di esaminare queste proposte ed elaborare una sintesi condivisa dalla maggior parte delle forze politiche".

"Ma non c'è solo questo problema sul tavolo. Va data una risposta anche a quelle lavoratrici che hanno subito un repentino innalzamento dell'età pensionabile con un particolare riguardo a quelle che optano per la liquidazione della pensione con il sistema totalmente contributivo; per costoro si deve decidere circa la proroga di questo regime (cd. opzione donna). Noi abbiamo proposto di estendere a tutti questo regime cioè la possibilità di andare in pensione con 57 anni di età e 35 di contributi con il calcolo completamente contributivo. Senza dimenticare la questione degli esodati, una ferita ancora aperta.

Quanto all'agenda dei lavoro Damiano precisa che la Commissione Lavoro in settimana "esaminerà anche il ddl sulla cumulabilità dei trattamenti pensionistici di reversibilità mentre al Senato proseguirà il ddl sui benefici previdenziali per l'amianto".

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Staffetta generazionale e ricambio generazionale sono i principali emendamenti presentati al disegno di legge madia sulla Riforma della Pubblica Amministrazione.

Kamsin La riforma Madia procede a passo di lumaca in Senato. Giovedì è stato approvato in Commissione un emendamento del relatore, Giorgio Pagliari (Pd), con cui si punta ad introdurre regole certe per i procedimenti per i quali basta la Scia o il silenzio-assenso, ma anche per quelli che necessitano ancora di un’autorizzazione espressa da parte della p.a.

Nella stessa seduta sono stati presentati ulteriori subemendamenti e riformulazioni di emendamenti già depositati, alcuni dei quali con buone possibilità di essere approvati, altri con scarse chance di passare il vaglio della prima commissione. Molti emendamenti riguardano diverse modifiche al sistema previdenziale pubblico che sono state già anticipate da pensionioggi.it nelle scorse settimane. Si pensi in particolare a quella dei senatori del gruppo per le autonomie (primo firmatario Hans Berger) che, per favorire il ricambio generazionale nella p.a., consente alle amministrazioni di ridurre (sempre con il consenso del lavoratore) l’orario di lavoro e la retribuzione del dipendente prossimo alla pensione. Inoltre, l’emendamento prevede che la p.a, per assumere personale più giovane, possa fare ricorso al contratto di apprendistato.

E a questo proposito un emendamento, presentato sempre dai cinque senatori autonomisti (oltre Berger, Karl Zeller, Francesco Palermo, Franco Panizza e Fausto Guilherme Longo) punta a promuovere l’utilizzo del contratto di apprendistato nella p.a. attribuendo agli enti la facoltà di fare assunzioni con questa tipologia contrattuale, entro il limite del 40% delle loro facoltà assunzionali a tempo indeterminato.

In materia c'è da segnalare anche l'emendamento proposto da Puglia e Crimi (M5S) che introduce la possibilità per i macchinisti ferroviari di accedere alla pensione con 58 anni e 38 di contributi. Altre richieste di modifica intendono inoltre consentire ai segretari comunali, figura che secondo le intenzioni del ddl Madia sarà abolita, di accedere alla pensione in deroga alla normativa Fornero a condizione di aver raggiunto un diritto entro il 31 dicembre 2015.

Tra le novità sulle quali si attende il parere del relatore c'è poi l'emendamento Di Biagio (alleanza per le autonomie) che chiede il riordino dell'inquadramento ed il transito della Polizia Locale nel comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico "con superamento dei limiti spazio-temporali della qualifica di polizia giudiziaria, rientro nella disciplina pubblicistica del contratto di lavoro, equiparazione dei profili previdenziali ed assistenziali a quelli previsti per le forze di polizia dello Stato, armonizzazione dei compiti, delle funzioni, delle qualifiche e delle strutture della polizia locale, quale forza di polizia ad ordinamento civile, che rispecchi le nuove esigenze funzionali e strumentali, con particolare riferimento ai patti per la sicurezza".

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Zedde

La Commissione Lavoro della Camera dei Deputati ha iniziato questa settimana la discussione del progetto di legge sulle cd. pensioni flessibili. La seduta sarà aggiornata al 17 Marzo.

Kamsin Un ritorno al "sistema delle quote" con la possibilità di andare in pensione in anticipo rispetto ai requisiti della riforma Fornero. E' la sintesi della discussione che si è tenuta presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati questa settimana in occasione della calenderizzazione del ddl sulle pensioni flessibili.

La proposta di partenza potrebbe essere la quota 97 ipotizzata già dal 2013 dal presidente della commissione Lavoro della Camera, il Pd Cesare Damiano, che consente di lasciare il lavoro a chi ha 62 anni d'età e 35 di contributi con una penalità dell'8% sulle quote retributive della pensione. Penalità che decresce del 2% l'anno sino ad azzerarsi in corrispondenza dei 66 anni. Oppure, indipendentemente dall'età anagrafica, con 41 anni di contributi. Il ddl in discussione dovrebbe essere comunque aggiornato con una nuova proposta che sarà depositata nei prossimi giorni in Parlamento.

Ma nella seduta, che riprenderà il prossimo 17 Marzo alle 14, si è parlato anche della quota 100, cioè la possibilità di accedere alla pensione con 60 anni e 40 di contributi o 61 anni d'età e 39 di contributi e via dicendo. Quest'ultima proposta piace ai sindacati come base di partenza soprattutto perchè non prevederebbe penalità sull'assegno e sostenzialmente reintroduce la pensione di anzianità cancellata dalla Riforma Fornero nel 2012. 

Nella lettera inviata a Poletti, Cgil, Cisl e Uil si sono detti, infatti, pronti ad illustrare una loro «piattaforma» elaborata con l'obiettivo di cambiare la riforma Fornero: una proposta che punta a introdurre un meccanismo di «flessibilità per l'accesso alla pensione con l'attenzione alle diverse tipologie di lavoro». L'idea dei sindacati punterebbe però anche a stabilire uscite flessibili in relazione alle diverse tipologie di lavori con un occhio di riguardo per quelli più usuranti. Per i lavoratori precoci ci sarebbe la possibilità di andare in pensione massimo con 41 anni di contributi a prescindere dall'età.

Chiusa la partita del jobs act, il governo potrebbe affrontare il rebus delle pensioni con la legge di stabilità 2016, anche per togliere argomenti alla Lega di Matteo Salvini. Ma un ritorno alle quote non rientra nei piani di palazzo Chigi, che valuta piuttosto l'ipotesi del mini-assegno anticipato (circa 700 euro erogati nei due anni che mancano all'età pensionabile) da restituire a rate mensili una volta che si è andati in pensione.

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Il governo sarebbe orientato a fissare un'asticella minima per legge solo nei settori che non sono già regolamentati da un contratto nazionale. E ad applicarla per il momento anche ai contratti di collaborazione, in attesa del loro superamento.

Kamsin Sette euro l'ora. E' la paga minima oraria che spetterà per legge ai lavoratori dipendenti e a parte dei parasubordinati ma solo nei settori che attualmente non sono regolati da un CCNL. I dettagli della misura saranno definiti in uno dei prossimi decreti attuativi del jobs act, la riforma del lavoro; in particolare in quello sulle cosiddette politiche attive, che dovrebbe riscrivere le regole sul collocamento, e che nel giro di qualche settimana arriverà sul tavolo del consiglio dei ministri.

La vicenda. La legge 183/2014 affida infatti al Governo l'introduzione, anche solo in via sperimentale, di un compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonche', fino al loro superamento, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale. 

In pratica si tratta di una soglia al di sotto della quale non si può andare quando si paga un dipendente o un collaboratore. La somma esatta non è stata ancora definita, anche se si ragiona su una quota intorno ai 7 euro l'ora, forse 6 e mezzo. Una soglia che sarebbe determinata dal valore dei voucher, i buoni lavoro per le prestazioni occasionali che valgono 7,5 euro netti l'ora, che il governo non intende superare per non far naufragare tali prestazioni.

L'ipotesi promossa dal M5S - Una misura analoga, ma piu' estesa, è contenuta nei ddl 1148 e 1670 (i ddl sul reddito di cittadinanza promossi dal M5S) attualmente in discussione in Senato. Qui si prevede l'applicazione del salario minimo nei confronti di tutti lavoratori, subordinati e parasubordinati, sia nel settore privato, ivi incluso quello dell’agricoltura, sia in quello pubblico laddove si ricorra a contratti di lavoro "precario".

E si fissa un valore piu' elevato pari a 9 euro lordi con la previsione di un meccanismo automatico di incremento agganciato alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati Istat. Il salario minimo diventerebbe inoltre impignorabile e verrebbe esteso anche ai soggetti praticanti, presso studi professionali al fine dell’abilitazione all’esercizio della professione. Resta da vedere cosa diranno i sindacati, che considerano il salario minimo come un altro modo per metterli all'angolo.

Il salario minimo non va comunque confuso con il reddito di cittadinanza - novità anch'essa contenuta nei ddl promossi dal M5S - in quanto il primo è una misura che non riguarda tutti ma solo chi lavora. Il reddito minimo, invece, è una somma che viene garantita per vivere e prescinde dal rapporto lavorativo.

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Zedde

Arriva la banca dati in cui saranno conservati tutti i dati sulle diverse prestazioni erogate e quelli utili alla presa in carico dei soggetti che beneficiano delle prestazioni.

Kamsin È stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il decreto 16 dicembre 2014 contenente le modalità attuative del casellario dell'assistenza, previsto dall'articolo 13 del Dl 78/2010, convertito con modificazioni dalla legge 122/10. Il decreto entrerà in vigore dal prossimo 25 marzo.

Il casellario avrà il compito di monitorare non solo tutte le prestazioni sociali erogate dall'Inps, che pesano per circa 25 miliardi all'anno, ma anche le prestazioni sociali assicurate dai Comuni (7 miliardi all'anno), nonchè tutte le detrazioni e deduzioni fiscali legate alle politiche sociali al fine di evitare gli abusi. Gli enti locali e ogni altro ente erogatore di prestazioni dovrà mettere a disposizione del casellario tutte le informazioni di propria competenza ai fini della pubblicazione della banca dati.

Il casellario è composto da più componenti: c'è la banca dati delle prestazioni sociali agevolate, che raccoglie le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni sociali ad essi erogate, tra cui quelle relative all'Isee; la banca dati delle prestazioni sociali, che raccoglie le informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni sociali non incluse nella prima banca dati; la banca dati della valutazione multidimensionale per la presa in carico da parte del servizio sociale professionale, contenente anche informazioni su disabilità, non autosufficienza, esclusione sociale e altre forme di disagio.

I dati del casellario, inoltre, saranno resi disponibili dall'Inps in forma individuale ma privi di ogni riferimento che ne permetta il collegamento con gli interessati e comunque secondo modalita' che rendono gli interessati non identificabili, ai seguenti soggetti: a) Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai fini di monitoraggio della spesa sociale e valutazione dell'efficienza e dell'efficacia degli interventi, nonche' per elaborazioni a fini statistici, di ricerca e di studio; b) Regioni, Province Autonome e Comuni, nonche' altri enti pubblici ai quali, in conformita' alle leggi vigenti, sia affidata la programmazione di prestazioni e di servizi sociali e socio-sanitari, con riferimento al proprio ambito territoriale di azione, per fini di programmazione delle medesime prestazioni.

Le informazioni saranno altresi' utilizzate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali per la predisposizione della relazione sulle politiche sociali e assistenziali al fine di una migliore programmazione delle politiche sociali e a supporto delle scelte legislative. L'Inps fornisce al Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, secondo le indicazioni del medesimo Ministero, rappresentazioni in forma aggregata dei dati ai fini del monitoraggio della spesa sociale nonche' per elaborazioni a fini statistici, di ricerca e di studio.

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