Notizie

Notizie

Il beneficio di andare in pensione con le regole ante riforma Fornero spetta anche a chi, in attesa della pensione, ha trovato un nuovo lavoro. Kamsin E' quanto ha stabilito il Tribunale di Perugia (Ordinanza del 15 Luglio 2014) che ha ordinato all'Inps di erogare immediatamente il trattamento di pensione anticipata, disapplicando il decreto 1° giugno 2012 (sulla prima salvaguardia), nella parte in cui ha bloccato il pensionamento per gli esodati che abbiano trovano nuova occupazione.

Il caso prendeva le mosse da un lavoratore che aveva terminato di lavorare a seguito di accordi con il datore il 31/12/2011 e che aveva raggiunto la fatidica quota 96 nel Dicembre 2012. La sua richiesta di andare in pensione, tuttavia, è stata respinta in quanto aveva, nel frattempo, trovato nuova occupazione. Vincolo che tuttavia non trovava riscontro nella norma di legge (articolo 24 del decreto legge 201/2011) in quanto solo con il decreto ministeriale del 1° giugno 2012 è stata aggiunta tale condizione e cioè che il lavoratore sia cessato senza successiva rioccupazione.

Il Tribunale di Perugia ha disapplicato il decreto ministeriale, proprio in questa parte che è stata ritenuta eccedente e, quindi, in violazione di legge. Il tribunale ha aggiunto che sarebbe paradossale l'effetto derivato dalla diversa interpretazione: non si farebbe altro che incentivare il lavoro nero. Il giudice non ha considerato idonea a bloccare il provvedimento di urgenza neppure la buonuscita ricevuta dall'interessato. Nella sua motivazione il giudice ha affermato, dunque, il seguente principio: ha diritto ad andare in pensione il lavoratore cessato, il cui rapporto di lavoro si sia risolto, in ragione di accordi individuali o collettivi sottoscritti, anche ai sensi degli articoli 410, 411, 412ter codice di procedura civile, entro il 31/12/2011, e che sia in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legge 201/2011.

I giudici rilevano poi come sia irrilevante la eventuale rioccupazione del lavoratore successiva alla cessazione dell'originario rapporto subordinato, in quanto tale condizione ostativa, prevista dal decreto attuativo, non risulta in alcun modo esplicitata nelle richiamate disposizioni di rango primario. Queste ultime si limitano a riservare alla disciplina regolamentare la sola verifica delle risorse disponibili e dunque il monitoraggio da parte dell'Inps delle domande di pensionamento ai fini del controllo del raggiungimento del limite numerico massimo consentito dalle risorse disponibili, ma risulta privo di alcuna idoneità all'enucleazione di ulteriori requisiti integrativi del diritto di accesso al trattamento pensionistico. Consegue che è illegittimo il rigetto da parte dell'ufficio territoriale del lavoro dell'istanza di accesso alla salvaguardia presentata dal lavoratore cessato in quanto rioccupato.

L'indirizzo emerso dovrebbe pertanto travolgere anche gli ulteriori paletti in materia introdotti nella seconda salvaguardia e nella terza salvaguardia (dove il limite è stato temperato ma risulta ancorato ad un vincolo di reddito).

Zedde

- Roma, 5 ago. - Frenata sulle pensioni: dei medici, dei professori universitari, di quelle della scuola toccate dalla "quota 96". Il governo lo annuncia di prima mattina, attraverso il ministro Marianna Madia che entra in commissione affari costituzionali del Senato mentre si passa al vaglio il decreto sulla pubblica amministrazione. "Ci saranno quattro emendamenti soppressivi", preannuncia. Detto fatto: dalla commissioni esce un provvedimento ritoccato su una serie di punti delicati (alla fine sono tre). Viene cancellata la cosiddetta 'quota 96' (che dava il via libera a circa 4mila pensionamenti nella scuola) e sparisce il tetto dei 68 anni per il pensionamento dei professori universitari e dei primari. Tornano, infine, le penalizzazioni per chi va in pensione a 62 anni. Ora si va in Aula che, in omaggio ai ritmi di lavoro galoppanti tenuti in questi ultimi giorni, alle 20 procedera' con la discussione generale per passare alle votazioni nella mattinata di domani. Sara' anche questo un passaggio rapido: lo stesso ministro Madia ha lasciato intendere con pochi giri di parole che si procedera' con regolare richiesta di voto di fiducia (la 18ma posta dal governo sin dalla sua nascita) e si andra' oltre, con la ripresa dell'esame delle riforme. Scontente le opposizioni, in particolare Sel: "Il Governo dei soli annunci ha colpito ancora: per i lavoratori della scuola 'quota 96' si allontana di nuovo il sacrosanto diritto di andare in pensione". Ma anche Forza Italia non e' per nulla convinta: una decisione "vergognosa in cui vince la burocrazia". Peculiare il fatto che i mugugni arrivino anche da una parte dei deputati del Partito Democratico. In sette chiedono al governo di ripensarci, anche loro parlando di vittoria dei freddi numeri della burocrazia sul buon senso. Matteo Renzi, intanto, si esprime per interviste. Ne concede una a "La Repubblica" che ha tutta l'aria di voler preparare la campagna di settembre. "E' vero la ripresa e' debole. Ma non siamo messi male e il prossimo non sara' un autunno caldo", rassicura, "La Troika non arrivera' e se mai ci fosse bisogno di una manovra, non imporremo nuove tasse. E comunque rimarremo sotto il 3% nel rapporto deficit/pil". La parola d'ordine sembra essere 'serenita'".
- Roma, 4 ago. - "I relatori ritengono che il testo della commissione sia il testo che debba esser votato dall'Aula in considerazione del dibattito che si e' svolto". Lo ha detto la presidente della commissione Affari Costituzionali e relatrice del ddl sulle Riforme Anna Finocchiaro, che ha aggiunto: "a me pare che la soluzione adottata e' quella che meglio garantisce in un bilanciamento, in cui nessuna soluzione estrema vince, una ragionevole equilibrata composisione, salvaguardando il principio di pari trattamento di deputati e senatori". Poi ha concluso: "il superamento del bicameralismo nulla toglie al prestigio del Senato. "Partivamo da un testo" che conservava solo ai deputati l'insidacabilita' e l'autorizzazione a procedere", ha spiegato Finocchiaro. "Il primo ordine di valutazione e' stato quello di avere uno stesso regime per deputati e senatori, il secondo ordine di considerazione attiene al fatto che cio' di cui stiamo discutendo non e' l'immunita'" che esisteva prima della riforma 1993, quando i parlamentari "non potevano essere sottratti alla stessa possibilita' di essere sottoposti processo senza l'autorizzazione a procedere". Autorizzazione che ora riguarda l'arresto, le intercettazioni, il sequestro, ha anche detto. "E' chiaro che stiamo discutendo di una materia particolarmente delicata, i relatori si sono mossi fra le molte proposte" emerse, ha proseguito ed ha osservato: "l'operazione dei relatori di tornare al regime vigente non sconfina verso l'introduzione dell'autorizzazione a procedere prima 93, ristabilisce parita' e risponde a una serie di suggerimenti sul fronte del metodo". "Nulla vieta" che in fase di modifica regolamentare il Parlamento possa tornare sulla questione, ha sottolineato. .
- Roma, 4 ago. - Con l'approvazione da parte dell'Aula di palazzo Madama all'articolo 9 del testo del ddl riforme costituzionali, i futuri nuovi senatori non percepiranno piu' alcuna indennita'. L'articolo 9 del ddl, infatti, modifica l'articolo 69 della Costituzione, che nella nuova formulazione prevede che l'indennita' "stabilita dalla legge" spetti ai componenti della sola Camera dei deputati. .
- Roma, 4 ago. - Bene l'esclusione dell'azione diretta "che avrebbe presentato profili di incostituzionalita' e ci avrebbe messo fuori dall'Europa", ma "attenzione" all'eliminazione del 'filtro' sulla reponsabilita' civile dei magistrati "poiche' vi e' il rischio molto elevato di cause strumentali messe in atto solo per reazione a una decisione sgradita del giudice". Questo il commento del presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, sulle linee di riforma in materia di reposnabilita' civile delle toghe pubblicate on line oggi dal Governo. "L'assenza di qualsiasi meccanismo che possa disincentivare o sanzionare l'avvio di cause meramente strumentali - osserva il leader del sindacato delle toghe - rischia di far proliferare azioni palesemente infondate, aggiungendosi anche alla mole di lavoro degli uffici". Quanto alla rivalsa, "anche oggi e' prevista, ora diventa obbligatoria - sottolinea Sabelli - e la riforma prevede una somma decisamente molto elevata, fino alla meta' dello stipendio". Sul "collegamento tra responsabilita' civile e disciplinare", poi, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati afferma di voler attendere i testi piu' dettagliati, ma auspica che "venga evitato ogni tipo di automatismi". Sabelli, infine, non affronta il punto, previsto dalla riforma, con cui si va verso l'ampliamento dei casi di violazione: "si parla di estensione dei casi ma non sono ancora disponibili i testi - osserva - per questo serve cautela, poiche' la materia e' delicata e complessa. Bisognera' capire cosa vuol dire adeguarsi al modello europeo: la Corte europea ha anche fissato dei paletti sulla responsabilita' civile dei magistrati. Vedremo quali casi introdurra' il Governo: se si parlera' di violazioni in relazione dell'interpretazione della legge, si potra' porre il problema del limite all'indipendenza della giurisdizione".
© 2022 Digit Italia Srl - Partita IVA/C.f. 12640411000. Tutti i diritti riservati