Notizie
Senato, e' stallo sulla riforma Spunta la mediazione di Grasso
- Roma, 29 lug. - E' ancora stallo sulle riforme al Senato, ma spunta la mediazione del presidente del Senato Grasso.
I fatti delle ultime ore: non e' servita l'ora di riunione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama per sciogliere i nodi. Le opposizioni hanno avanzato le loro proposte, ma di fatto - spiegano fonti di FI - "il Pd resta fermo sulla richiesta che prima di ogni nuovo confronto e opposizioni ritirino gran parte degli emendamenti". Di fatto, quindi, resta l'impasse, ed ora la maggioranza e' riunita per decidere il da farsi.
Ma a proporre una mediazione che possa favorire l'uscita dall'impasse e' stato il presidente Pietro Grasso che in capigruppo ha avanzato l'ipotesi di accantonare i primi due articoli, ovvero quelli portanti della riforma costituzionale che riguardano la composizione del nuovo Senato, le modalita' di elezione e le sue funzioni, e partire dalle votazioni sull'articolo 3, sul quale sono poche le proposte emendative. Nel frattempo, maggioranza, governo e opposizioni cercano un punto di incontro. Ma il governo, viene ancora riferito, non ha risposto favorevolmente alla proposta, preferendo prendere tempo e rimandare ogni risposta alla nuova capigruppo, gia' convocata per il primo pomeriggio. Ora la maggioranza e' riunita nelle stanze del capogruppo Pd Zanda.
La proposta di Grasso ha trovato il favore di M5S e Sel, riferisce Loredana De Petris, mentre altre fonti di opposizione spiegano che il governo avrebbe lasciato intendere di poter accogliere al mediazione di Grasso solo alla luce di quanti emendamenti l'opposizione e' disponibile a ritirare. Per il relatore leghista, Roberto Calderoli, viene ancora riferito, non ci sarebbero tuttavia margini per un'intesa.
Vannino Chiti, 'capofila' dei senatori 'dissidenti' del Pd, aveva in mattinata lanciato una proposta per tentare di trovare una via d'uscita dopo la lettera di ieri del premier Matteo Renzi: concentrare il dibattito e il confronto in Senato su alcuni temi, tra cui le modalita' di elezione del Senato, il numero dei deputati e l'immunita', quindi ridurre gli emendamenti a "una decina" e poi rinviare alla prima settimana di settembre il voto finale sul ddl riforme. Il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, aveva aperto alla proposta Chiti, purche' tutte le votazioni sugli emendamenti al ddl riforme si concludano, come da calendario fissato dalla capigruppo, entro l'8 agosto. Poi il voto finale sul testo delle riforme puo' avvenire anche a settembre, ha spiegato Zanda, per il quale pero' per procedere in questo modo serve "l'accordo di tutti".
Anche Forza Italia apre alla proposta Chiti "purche' vi sia la condivisione di tutti e il patto del Nazareno, siglato da Renzi e Berlusconi, non venga stravolto e resti punto fondante delle riforme", ha detto in Aula Donato Bruno.
Contrario Beppe Grillo, che si dice pronto a lasciare il Parlamento se dovesse passare una riforma che preveda il Senato non elettivo. "Rimarremo ancora fino a quando sara' possibile cercare di impedire il colpo di Stato con l'eliminazione del Senato elettivo", scrive Grillo, "dopo, se questi rottamatori della Costituzione non ci lasceranno scelta, ce ne andremo". Poi la riunione della conferenza dei capigruppo e il nuovo stallo: ora la mediazione tentata dal presidente Grasso. .
Decreto Pa, Madia: decisione entro la settimana. Possibile la fiducia
Sono oltre mille gli emendamenti presentati alla Camera al decreto legge di riforma della pubblica amministrazione. E' sempre più probabile quindi che sul provvedimento, che ieri ha visto l'avvio della discussione generale nell'Aula di Montecitorio, dopo l'ok delle Commissioni Affari Costituzionali, che il governo chiederà la questione di fiducia. Kamsin L'esecutivo intende infatti chiudere la prima lettura entro venerdì in modo da poter incardinare un testo "blindato" al Senato la prossima settimana ed ottenere la conversione in legge prima della pausa estiva. "Dipenderà anche dal fatto se c'è la volontà di tutti i gruppi di continuare un dibattito costruttivo, come si è fatto in Commissione" ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia.
Ieri tuttavia sono piovute le prime grane da parte della Ragioneria dello Stato che ha dato parere negativo (vedi i dettagli) sulle misure in favore dei quota 96 della scuola e dei lavoratori precoci. Il ministro in aula ha tuttavia ieri voluto spiegare una delle novità più saliente del decreto, come rivisto dalla commissione Affari costituzionali della Camera, ovvero quella modifica che dà la facoltà, entro determinati vincoli, di mandare a riposo i dipendenti più in là con l'età e prendere al posto loro dei giovani: le eccellenze, le risorse «indispensabili non saranno sostituite»; per gli altri pensionabili d'ufficio a decidere sarà la singola amministrazione. Il pensionamento d'ufficio, secondo quanto prevede l'emendamento, si può attivare dopo il raggiungimento della massima anzianità contributiva (42 anni e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne) se sono stati raggiunti i 62 anni, che diventano 65 per docenti e ricercatori universitari e medici. Non si applica, invece, ai magistrati.
Ora il decreto darà una indicazione precisa alle amministrazioni che vogliono svecchiare il loro organico. Ma per i fiori all'occhiello non c'è nulla da temere, dato che, evidenzia il ministro, il dl stabilisce come il pensionamento "obbligato" debba essere anche «motivato» e non possa pregiudicare i servizi. Spiegando il meccanismo della nuova norma Madia risponde anche alle critiche secondo cui "mandare in pensione a 65 anni tutto il personale medico universitario non è frutto di una buona logica". Ha spiegato la Madia: con il dl "responsabilizziamo molto le amministrazioni", sarà il singolo ente a dover capire se un suo dipendente, inclusi dirigenti, professori o primari, sia "un'eccellenza che serve o se invece ha senso dare opportunità alle nuove generazioni".
Zedde
Pensioni, via libera ai prepensionamenti per i giornalisti di imprese in crisi
I trattamenti di vecchiaia anticipata non ancora autorizzati per i giornalisti professionisti iscritti all'INPGI, dipendenti dalle imprese editrici in crisi, saranno subordinati alla presentazione di appositi piani di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale che prevedano la contestuale assunzione di personale giornalistico in possesso di competenze professionali, coerenti con la realizzazione dei programmi di rilancio e sviluppo aziendale, nel rapporto minimo di un'assunzione a tempo indeterminato ogni 3 prepensionamenti. Kamsin E' quanto prevede un emendamento al decreto legge di Riforma della Pubblica Amministrazione approvato la scorsa settimana dalle Commissioni Affari Costituzionali della Camera. Il vincolo tuttavia non interesserà le imprese i cui accordi prevedano un massimo di 5 prepensionamenti.
Sono queste alcune delle novità introdotte dall'articolo 1-ter, che reca disposizioni in materia di prepensionamento del personale iscritto all'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) al Dl 90/2014. La misura pertanto subordinerà la possibilità, per le imprese editoriali, di procedere al prepensionamento dei giornalisti alla presentazione di appositi piani di ristrutturazione aziendale che prevedano uno specifico "turnover" minimo del personale. Per le imprese che avevano già presentato istanza per il collocamento in prepensionamento dovranno integrare i piani di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale già presentati con le assunzioni indicate dalla nuova norma.
Inoltre l'emendamento, che è al vaglio questa settimana dell'Aula di Montecitorio, prevede che l'autorizzazione, per il sostegno degli oneri derivanti dalle prestazioni di vecchiaia anticipate per i giornalisti dipendenti da aziende in ristrutturazione o riorganizzazione per crisi aziendale (di cui all'articolo 41-bis, comma 7, del D.L. 207/2008) di una spesa di 3 milioni di euro per il 2014, 9 milioni di euro per il 2015, 13 milioni di euro per il 2016, 13 milioni di euro per il 2017, 10,8 milioni di euro per il 2018 e 3 milioni di euro per il 2019.
La disposizione prevede anche la revoca dei finanziamenti concessi nei confronti dei giornalisti i quali abbiano optato per i trattamenti di vecchiaia anticipata finanziati nel caso in cui sia intervenuta l'instaurazione di rapporti di lavoro dipendente o autonomo (di cui all'articolo 2222 e ss. c.c.), anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero la sottoscrizione di contratti per la cessione del diritto d'autore (anche nel caso in cui il rapporto di lavoro sia instaurato con azienda diversa facente capo al medesimo gruppo editoriale).
Zedde
Grillo: via dal Senato se passa riforma, ci prendono per il c...
M.O.: Mogherini contesto drammatico, rischio esplosione della regione
Altro...
Pd-Fi-Ncd, ok a proposta Chiti Grandi temi e voto a settembre
- Roma, 29 lug. - Concentrare il dibattito e il confronto in Senato su alcuni temi, tra cui le modalita' di elezione del Senato, il numero dei deputati e l'immunita', quindi ridurre gli emendamenti a "una decina" e poi rinviare alla prima settimana di settembre il voto finale sul ddl riforme. E' la proposta lanciata da Vannino Chiti, 'capofila' dei senatori 'dissidenti' del Pd, per tentare di trovare una via d'uscita all'impasse che si registra a palazzo Madama sulle riforme, dopo la lettera di ieri del premier Matteo Renzi.
Renzi, apre alle preferenze
Il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, apre alla proposta avanzata in Aula al Senato da Vannino Chiti, purche' tutte le votazioni sugli emendamenti al ddl riforme si concludano, come da calendario fissato dalla capigruppo, entro l'8 agosto. Poi il voto finale sul testo delle riforem puo' avvenire anche a settembre, ha spiegato Zanda, per il quale pero' per procedere in questo modo serve "l'accordo di tutti".
Lega boccia proposta Chiti: da Renzi vogliamo risposte
Dopo il Pd, anche Forza Italia apre alla proposta di Vannino Chiti, di concentrare il confronto solo su alcuni grandi temi della riforma, quelli essenziali, con la conseguente riduzione sostanziale del numero degli emendamenti, purche' vi sia la condivisione di tutti e il patto del Nazareno, siglato da Renzi e Berlusconi, non venga stravolto e resti punto fondante delle riforme. Lo ha detto, intervenendo in Aula al Senato, l'azzurro Donato Bruno.
MoVimento 5 Stelle: noi non ritiriamo gli emendamenti
La proposta di Chiti trova terreno fertile anche tra le fila di Popolari per l'Italia, Gal e Scelta civica.
Ncd: ok proposta Chiti ma serve largo consenso
Sel non chiude completamente alla proposta di Vannino Chiti, e lascia aperto uno spiraglio. Purche', avverte in Aula al Senato Loredana De Petris, vi sia "un dibattito vero, serio, alto e libero, non condizionato dal patto del Nazareno" che, afferma, "e' il convitato di pietra". E ironizza la parlamentare di Sel: "se fossimo ancora in commissione io chiederei l'audizione di Berlusconi per fare chiarezza una volta per tutte". Insomma, per Sel va bene riaprire il confronto, "ma serve fare chiarezza": il patto del Nazareno resta il vincolo sostanziale o si puo' discutere di tutto nel merito? In sostanza, "il patto lo devono fare tutti in Aula, liberamente, ci sia un confronto libero nel merito delle questioni. Il punto - conclude De Petris - non e' avere una settimana in piu' o in meno, ma che si arrivi ad una mediazione alta".
Riforme: Sel non chiude ma che si fa con Cav convitato pietra?
Riforma Pensioni, la Camera esprime dubbi sui quota 96
I tecnici del servizio bilancio della Camera hanno ieri avanzato dubbi di copertura sulle due misure principali in materia previdenziale contenute nel disegno di legge di conversione al decreto legge sulla Pa. Kamsin Ad entrare nel mirino dei tecnici sono proprio le norme in favore dei quota 96 della scuola e quelle che consentono la pensione anticipata senza penalizzazione sino al 2017, norme riscritte in Commissione Affari Costituzionali alla Camera e che ora attendono il via libera dell'Aula.
Sui Quota 96 i tecnici osservano come la soluzione uscita dalla Commissione (qui i dettagli della misura) ricalchi pressoché integralmente un testo concordato nei mesi scorsi alla Camera su cui il Governo aveva presentato una relazione tecnica che era stata verificata negativamente dalla Ragioneria dello Stato. Secondo i tecnici infatti "la fissazione di un limite massimo di beneficiari, determinato in un contingente di 4mila unità, risulta difficilmente applicabile, anche in considerazione della platea salvaguardata, ampiamente inferiore a quella dei potenziali beneficiari". Del resto osservano i tecnici, l'Inps aveva rilevato in circa 8-9mila i potenziali beneficiari della disposizione ed il rischio è il prodursi di contenzioso nei confronti degli esclusi qualora il numero dei richiedenti il beneficio fosse superiore a 4mila unità. Senza contare che, se la platea fosse piu' ampia, si modificherebbero anche le coperture.
Stessi rilievi vengono opposti dalla Ragioneria anche alla norma che consentirebbe l'eliminazione dei disincentivi all'uscita prima dei 62 anni per chi ha raggiunto i requisiti della pensione anticipata (vedi i dettagli della misura). Anche in tal caso - osservano i tecnici - si è richiamato un "testo unificato preesistente che è stato verificato negativamente dalla Ragioneria generale dello Stato, secondo cui la quantificazione risultava sottostimata in ragione del numero di soggetti potenzialmente interessati".
"I rilievi potrebbero diventare un ostacolo ad un rapido passaggio parlamentare del testo se il governo non dimostrerà coerenza nella volontà di risolvere questi problemi" ha indicato Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. "Queste misure, sostenute da un ampio schieramento di forze, debbono andare a buon fine: una nuova delusione sarebbe fonte di grave conflitto politico" ha avvertito Damiano.
I nodi tuttavia saranno sciolti a breve. Oggi infatti la titolare della Funzione Pubblica, Marianna Madia, dovrebbe indicare se l'esecutivo chiederà la questione di fiducia in vista della prima lettura della Camera che dovrebbe concludersi entro questa settimana; ed in tal caso l'esecutivo dovrà indicare se stralcerà o meno le due misure dal testo su cui intende porre la fiducia.
Zedde
Riforme: M5S, restano nostri emendamenti, avanti anche di notte
Riforma Pensioni, Damiano: Camera approvi rapidamente le misure
Nel Decreto sulla Pubblica Amministrazione ci sono due importanti misure di correzione del sistema previdenziale targato Fornero: la prima riguarda i Quota 96 della scuola, che sana un errore madornale della “riforma” che ha intrappolati fino ad oggi oltre 4.000 insegnanti. Kamsin La seconda, relativa alla eliminazione delle penalizzazioni a carico di coloro che vanno in pensione di anzianità prima dei 62 anni: una vera e propria vessazione a carico dei lavoratori precoci. E' quanto ha indicato oggi l'ex ministro del lavoro Cesare Damiano presidente della Commissione Lavoro della Camera nel commentare le novità contenute nel decreto legge di riforma della pubblica amministrazione in materia previdenziale.
"Queste correzioni sono molto sentite ed attese dai lavoratori e, per la scuola, si apre la possibilità di assumere 4.000 nuovi insegnanti: una bella risposta alla disoccupazione intellettuale dei giovani. Queste misure, sostenute da un ampio schieramento di forze, debbono andare a buon fine: una nuova delusione sarebbe fonte di grave conflitto politico" ha concluso Damiano.
Oggi si è infatti tenuta alla Camera la prima discussione sulle linee generali del decreto legge 90/2014 e la discussione riprenderà nella giornata di domani.
Zedde

