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E' arrivata la conferma ieri che il ministero del Lavoro ha intenzione di rilanciare l'ipotesi del "prestito previdenziale" per garantire un anticipo dell'età pensionabile per quei lavoratori che, per diverse ragioni, non riescono ad accedere alle salvaguardie. Kamsin Un'operazione che dovrebbe costare allo Stato intorno ai 3-400 milioni l'anno e che potrebbe essere coperta attraverso il blocco della perequazione per le pensioni di importo piu' elevato. L'Inps ha stimato che al prestito potrebbero essere interessate dalle 20 alle 30 mila persone l'anno, soggetti che hanno perso il lavoro dopo il 2011 e che sono rimaste senza tutele per diversi anni prima di poter maturare il diritto a pensione, secondo i nuovi requisiti.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha infatti indicato che nella legge di Stabilità, a cui inizierà a breve a lavorare, si cercherà di inserire interventi strutturali: "andranno innanzitutto affrontate le situazione di maggiore emergenza sociale, situazioni che tecnicamente non sono definibili come esodati, ma che rappresentano persone che perdono il lavoro o hanno perso il lavoro e che con gli ammortizzatori sociali non arrivano a raggiungere la pensione". Il governo rilancia dunque una soluzione ponte che permetta a quelle categorie di ricevere un sostegno al reddito prima di aver maturato i requisiti per l'accesso alla pensione.

L' idea è, appunto, quella del prestito previdenziale: il lavoratore riceverà una parte minima della sua pensione che poi si impegnerà a ripagare allo stato tramite un micro-prelievo sull'assegno pensionistico una volta conseguita la pensione. Una soluzione soprattutto strutturale in grado di assicurare maggiore stabilità al sistema e di tutelare tutti coloro che non possono fare parte delle salvaguardie perchè hanno perso il posto di lavoro dopo il 2011.

Nella prossime legge di stabilità sarà prestata particolare attenzione anche a tutte le situazione piu' problematiche, compresa la proroga dell'opzione donna, il tema dei quota 96 della scuola e i macchinisti. Parola di ministro.

Zedde

Il contribuente “normale” che si è dibattuto se pagare o quanto pagare la Tasi non immagina i quesiti che suscita il tributo nelle “accademie” che  analizzano e  studiano la materia. L’ Anutel (Associazione Nazionale Uffici Tributi Enti Locali) con una continua attività di ricerca ha approfondito la conoscenza del tributo e fa le pulci ad alcune risposte del Mef  a quesiti dei contribuenti. Kamsin Si inizia sulla assenza nella normativa di riferimenti relativi alla “decorrenza “ e al tema dell’ “obbligazione solidale unica”.

Il Ministero aveva individuato alcune linee guida da seguire. Ad esempio nel caso di comproprietà  ognuno dovrebbe pagare la quota in base alla detenzione temporanea (numero di mesi di possesso del bene). Sembra logico. No!! Perché come riferito manca la norma che preveda calcoli in base a decorrenze mensili o bimestrali.

Il tema dell’ obbligazione solidale unica si pone allorchè in caso di comproprietà, un solo  soggetto dichiara la sua quota come  abitazione principale. Per il Ministero ognuno dei comproprietari paga in base alla propria quota e applica l’ aliquota secondo la propria condizione soggettiva. Una interpretazione dell’ Anutel prevede che   per il principio della solidarietà tutti i possessori siano tenuti in solido al pagamento del tributo. Perplessità inoltre vengono esposte sul concetto di unicità di destinazione che si manifesta in molti casi concreti.

Altri dubbi hanno suscitato le indicazioni relative alla definizione di “abitazione principale”soprattutto per  alcune disposizioni che si sono seguite in breve tempo. Si tratta del dl 102/2013 e della legge 147/2013 rispettivamente dell’Agosto e del Dicembre dello scorso anno. Il principio che la legge più recente prevalga sulle precedenti non deve tuttavia dare luogo a perplessità:vale quanto previsto dalla legge 147/2013.

Infine, secondo il Ministero  è’ l’ ex coniuge, che dovrà versare la Tasi in quanto si può equiparare la normativa Imu a quella Tasi, mentre per l’ Associazione  manca l’ apposita norma in quanto  il dl 16/2012 Art.4, comma 12 quinquies prevede l’ applicazione per la sola imposta municipale.   

Zedde

- Bruxelles, 27 giu. - Una vittoria e un pareggio per l'Italia e per Matteo Renzi: si potrebbe sintetizzare cosi' la due giorni di confronto tra i capi di Stato e di Governo europei per mettere a punto l'Agenda Strategica di Herman Van Rompuy e per arrivare alla designazione del prossimo presidente della Commissione.

Sulla prima, la delegazione italiana ottiene il non scontato successo di vedere l'Agenda allegata alle conclusioni del Consiglio Europeo. Tutt'altro che un particolare: cosi' facendo l'impegno ad aiutare gli stati impegnati nelle riforme assume maggiore "solennita'" e diventa "vincolante". Sulla seconda, la designazione di Jean Claude Juncker, Renzi ha ottenuto che suo mandato fosse in qualche modo vincolato alle istanze dei socialisti. "Ho votato Juncker perche' c'era un documento. Se non fosse stato cosi' non lo avrei votato. E' indicato presidente perche' c'e' un accordo politico". Un risultato fortemente cercato durante una 'battaglia' condotta tra Ypres e Bruxelles, in cui non sono mancati toni accesi e in cui il rischio che saltasse anche l'accordo su Juncker era dietro la porta.

Jean Claude Junker, dall'Eurogruppo alla Commissione

In particolare e' stato il premier britannico David Cameron a resistere in maniera strenua all'indicazione dell'ex presidente dell'Eurogruppo. E non e' passato inosservato, tra i tavoli del vertice, l'accenno di alcuni tabloid inglesi ad alcune 'passioni' attribuite a Juncker, come il fumo e l'alcol. Niente di tutto questo e' servito allo scopo e, al termine di una giornata estenuante, il leader dell'Ukip, Nigel Farage, ha infierito con toni che ricordano quelli dell'alleato italiano Beppe Grillo: "Cameron e' un perdente che non ha imparato nulla". Ha invece imparato, e in fretta, Matteo Renzi per il quale Angela Merkel spende parole di grande apprezzamento: "E' un premier di successo, con un piano di riforme chiare grazie al quale l'Italia crescera' ancora".

E dire che ieri la sintonia tra Roma e Berlino sembrava essere persa: a Ypres, citta' duramente segnata da un interminabile assedio tedesco durante la prima guerra mondiale, Renzi e Merkel si erano confrontati senza giri di parole. La cancelliera non era convinta di poter tirare ancora la corda sulla flessibilita' nell'applicazione del patto di stabilita' con i propri interlocutori e chiedeva all'Italia di accontentarsi. Renzi, consapevole che il pacchetto complessivo delle riforme sarebbe saltato per piazzare il tassello della Commissione, ha invece insistito perche' il passaggio fosse esplicitato piu' chiaramente nel documento finale.

I due si sono poi accordati per dare mandato agli sherpa di andare avanti nel lavoro di limature per tutta la notte. Il risultato e' arrivato a Bruxelles, al termine di un vertice durato quasi sette ore. "Chi fa le riforme ha il diritto alla flessibilita'" nell'applicazione del patto di stabilita', ha potuto rimarcare con soddisfazione Renzi: "Viola il patto chi dice che bisogna guardare solo alla stabilita'. Perche' il patto si chiama di Stabilita' e Crescita", ha aggiunto. Questo non significa che l'Italia 'sforera'' il tetto del tre per cento nel rapporto tra deficit e Pil: "Non abbiamo intenzione di fare come ha fatto la Germania", ha ribadito Renzi citando le parole rivolte ieri a Merkel: "Con la signora Merkel ci sono confronti quotidiani. Abbiamo discusso e discutiamo, da parte mia il clima e' di grande rispetto, ma noi non siano in Europa per chiedere qualcosa con il cappello in mano, abbiamo molto da dire", ha spiegato il premier.

Ai tempi supplementari, invece, la partita sulle nomine. Se ne riparlera' il 16 luglio nel corso di un Consiglio Straordinario ad hoc. L'Italia, ha detto Renzi, ha pronta la candidatura alla Pesc, la Politica Estera e di Sicurezza Comune, nella persona di Federica Mogherini (che il premier si guarda bene dal citare). Ed Enrico Letta? Il nome dell'ex presidente del consiglio era circolato tra gli staff delle varie delegazioni presenti a Bruxelles. Renzi pero', sollecitato dalle domande dei giornalisti, sottolinea "che nessun leader ha avanzato questa proposta". Inoltre, puntando alla presidenza dell'Alto rappresentante per la politica estera, rimarrebbero altre due presidenze, l'Eurogruppo e il Consiglio: "Difficile che ne diano due su tre all'Italia...", ha sottolineato il presidente del consiglio.

Renzi: riforme non optional, Italia deve cambiare faccia = - Bruxelles, 27 giu. -Subito dopo la seduta a Bruxelles del Consiglio Europeo, il premier Mastteo Renzi ritorna a parlare di Italia: "Ora vanno fatte le riforme perche' il problema dell'Italia non e' l'Europa, ma l'Italia". Lo ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi a Bruxelles. Le riforme "non sono un optional" ha scandito il premier convinto sul cambiamento "l'Italia deve cambiare faccia". "Da qui - ha aggiunto - il countdown dei mille giorni delle riforme che partira' dal primo settembre con un elenco di cose che fara' il governo e che di giorno in giorno saranno messe sul sito di palazzo Chigi". "Il mio obiettivo e' portare il ddl delega tra le priorita' del pacchetto mille giorni e arrivare all'approvazione prima della fine del semestre Ue". E' quanto ribadisce sul ddl lavoro Matteo Renzi in conferenza stampa al termine del Consiglio Europeo. Nella stessa sede non manca di strigliare una piccola parte del Pd, "L'atteggiamento di chi aspetta che io parta per rimettere in discussione le riforme si commenta da se'". .
- Bruxelles, 27 giu. - Per conciliare la disciplina dei conti pubblici nazionali con le esigenze della crescita e della creazione di posti di lavoro, occorre fare un "miglior uso" della flessibilita' insita nelle regole comunitarie: e' quanto si legge nell'ultima versione delle conclusioni del Consiglio Europeo, rivista durante la notte dagli sherpa dei Ventotto. "Le riforme strutturali che rafforzano la crescita e migliorano la sostenibilita' dei conti pubblici - si legge nell'ultima versione delle conclusioni - meritano una particolare attenzione, anche attraverso una valutazione appropriata delle misure fiscali e delle riforme strutturali, facendo al tempo stesso un miglior uso della flessibilita' insita nelle regole esistenti del patto di Stabilita' e crescita". La nuova versione tiene conto delle richieste italiane di una maggiore precisione sul tema della flessibilita', ed e' stata rifinita in una lunga riunione notturna dei rappresentanti dei Ventotto. Secondo quanto si apprende, un altro elemento che va nella direzione indicata da Roma e' la decisione di allegare il testo del documento strategico firmato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy alle conclusioni: in questo modo, a detta di chi segue il dossier, gli obiettivi che si stanno perseguendo vengono formalmente integrati nel lavoro del Consiglio, rendendo l'impegno dei 28 piu' solenne.
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