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Pensioni, Il contributo di solidarietà non può durare più di tre anni

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sul nuovo contributo di solidarietà introdotto con la legge di bilancio 2019. Il prelievo è legittimo sino al 31 dicembre 2021.

Il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro non può protrarsi per più di tre anni, l'orizzonte temporale del bilancio di previsione dello stato). Pertanto il prelievo sulle pensioni di importo lordo superiore a 100mila euro stabilito con la legge di bilancio 2019 durerà sino al 31 dicembre 2021 (e non sino al 2023, come stabilito originariamente).

Lo rende noto un comunicato della corte costituzionale che, ieri, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Milano e dalle sezioni giurisdizionali della corte dei conti per il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana, in relazione alle misure per il contenimento della spesa previdenziale previste dalla legge n. 145/2018 (legge Bilancio 2019). La sentenza verrà depositata nelle prossime settimane. I giudici hanno, invece, dato l'ok al raffreddamento del sistema di perequazione delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo inps che la medesima legge n. 145/2018 ha prorogato sino al 31 dicembre 2021.

Pensioni d'oro

La corte costituzionale ha validato solo parzialmente il contributo di solidarietà introdotto dalla legge 145/2018 per il quinquennio 2019-2023 sulle pensioni oltre 100 mila euro lordi annui. Il taglio, come noto, colpisce solo le quote di pensione calcolate con il sistema retributivo erogate dall'Inps, con eccezione di quelle d'invalidità, ai superstiti, a favore di vittime del dovere in misura oscillante tra il 15 ed il 40% per fasce di importo. In relazione a questa misura, la Corte Costituzionale informa che la misura è stata ritenuta legittima ma non per la durata quinquennale, perché eccessiva rispetto all'orizzonte triennale del bilancio di previsione dello stato. Pertanto il ticket resterà operativo fino al 31 dicembre 2021 e non sino al 31 dicembre 2023.

Rivalutazione delle pensioni

La Corte, invece, ha respinto la questione di legittimità costituzionale del nuovo meccanismo di perequazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo inps stabilito per il triennio 2019/2021 dalla medesima legge n. 145/2018 come poi modificata dalla legge di bilancio 2020 (legge n. 160/2019). Dal 1° gennaio 2019 avrebbero dovuto trovare applicazione i criteri ante fornero, di cui alla legge 388/2000, che prevedevano rivalutazioni al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo Inps; 90% per quelle fra tre e cinque volte; 75% per quelle superiori a cinque volte.

In attesa del deposito della sentenza, l'ufficio stampa della corte costituzionale informa che il nuovo meccanismo è stato ritenuto legittimo, in quanto ragionevole e proporzionato. In sostanza sino al 31 dicembre 2021 le pensioni continueranno ad essere rivalutate in misura pari al 100% dell'Istat per le pensioni fino a quattro volte il minimo Inps; 77% per quelle fra quattro a cinque volte; 52% per quelle fra cinque e sei volte; 47% per quelle fra sei e otto volte; 45% per quelle fra otto e nove volte; 40% per quelle superiori a nove volte. La sentenza non è nuova: già in passato la Corte aveva sancito la legalità di un meccanismo di perequazione svantaggioso per i pensionati con importi superiori a tre volte il minimo, in particolare con riferimento ai criteri di rivalutazione individuati nella legge n. 147/2013. 

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