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Pensioni, Niente uscita a 61 anni e 7 mesi per il ferrotranviere

I chiarimenti in un documento dell'Inps. Il personale viaggiante che rientra nelle attività gravose o particolarmente faticose e pesanti non può cumulare i due benefici sull'età pensionabile.

L'autoferrotranviere non può accedere alla pensione di vecchiaia con lo sconto aggiuntivo di cinque mesi se l’attività lavorativa rientra tra quelle considerate gravose o particolarmente faticose e pesanti. Pertanto sino al 31 dicembre 2022 l'età anagrafica per l'accesso alla pensione resta fissata a 62 anni e non a 61 anni e 7 mesi. Lo rende noto l'Inps nel messaggio numero 2692/2020 pubblicato l'altro giorno dall'ente di previdenza.

Due benefici

Come noto ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 414 il personale viaggiante iscritto al soppresso Fondo Trasporti mantiene di diritto ad accedere alla pensione di vecchiaia con un requisito anagrafico ridotto di cinque anni rispetto alla generalità degli altri lavoratori dipendenti del settore privato. Pertanto nel biennio 2019-2020 e nel successivo biennio 2021-2022- a seguito di quanto disposto dal decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 5 novembre 2019 che non prevede un ulteriore incremento dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici - l'età anagrafica per il conseguimento della prestazione resta pari a 62 anni (contro i 67 anni degli altri lavoratori dipendenti).

All'Istituto era stato chiesto se oltre a tale beneficio potesse anche applicarsi quello previsto dall'articolo 1, commi da 147 a 153 della legge 205/2017 secondo cui il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia per i lavoratori dipendenti appartenenti alle categorie individuate nell’allegato B della legge n. 205 del 2017, nonché per quelli impegnati in attività considerate particolarmente faticose e pesanti ai sensi dell’ articolo 1, comma 1 del decreto legislativo n. 67 del 2011,  - tra cui rientrano anche i conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo -, non deve essere adeguato alla speranza di vita stabilita per l’anno 2019. In sostanza si trattava di chiarire se il personale viaggiante con attività lavorativa qualificabile come gravosa o particolarmente faticosa e pesante potesse pensionarsi all'età di 61 anni e 7 mesi nel quadriennio 2019-2022 a condizione di possedere un minimo di 30 anni di contribuzione.

Niente cumulo

Secondo l'Inps la risposta è negativa. Il documento chiarisce, infatti, che al fine di individuare il requisito anagrafico tempo per tempo in vigore nel regime generale obbligatorio su cui applicare la riduzione di cinque anni, occorre far riferimento esclusivamente al requisito per la pensione di vecchiaia previsto per la generalità dei lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria stabilito dall’articolo 24, comma 6, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non assumendo alcuna rilevanza l’applicabilità di norme speciali, derogatorie ovvero eccezionali, tra le quali deve ritenersi ricompreso il predetto articolo 1, commi 147 -153. Ne consegue che per il biennio 2019/2020 il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia del personale viaggiante è di 62 anni anche se l’attività lavorativa rientra tra quelle considerate gravose o particolarmente faticose e pesanti. Tale requisito anagrafico resta invariato per il biennio 2021/2022 in ragione del mancato ulteriore incremento dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici.

Resta fermo che, in presenza di tutti i requisiti e condizioni di legge, il personale viaggiante può beneficiare delle disposizioni normative previste dal predetto articolo 1, commi 147-153, nonché, alternativamente, delle disposizioni normative di cui al decreto legislativo n. 67 del 2011.

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Documenti: Messaggio Inps 2692/2020

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