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Riforma Pensioni, Damiano: tempi maturi per la flessibilità in uscita

"La questione del pensionamento flessibile da noi sollevato gia’ alcuni anni fa, sta diventando centrale nel dibattito politico"

 Gli incentivi per le assunzioni rappresentano l’architrave del contratto a tutele crescenti. Se non diventano strutturali e rimangono in vigore per il solo 2015, il Jobs Act muore”. Lo dichiara Cesare Damiano presidente della Commissione Lavoro della Camera. “Apprezziamo il fatto – continua Damiano – che il Governo voglia ancora abbassare la tassazione sul lavoro, ma lo sconsigliamo dall’adottare una misura generalizzata di sconto su tutta la platea dei lavoratori a tempo indeterminato (oltre 6 milioni di addetti): le risorse vanno invece concentrate sulle nuove assunzioni con il contratto a tutele crescenti”.

“In questo modo – spiega il presidente della Commissione Lavoro – possono mantenere incentivi robusti e migliorare ulteriormente la percentuale di assunti a tempo indeterminato, comprimendo il ricorso a forme di lavoro precario. Nella legge di Stabilita’ il Governo dovra’ anche tenere conto dell’esigenza di correggere il sistema pensionistico introducendo al suo interno un criterio di flessibilita’”. 

Se la proroga degli sgravi contributivi pare ormai assodata (anche se probabilmente con un format diverso da quello attuale) resta ancora aperto il tema della flessibilita’ in uscita. Nei prossimi giorni si attendono i piani ufficiali da parte del Governo.

Le ipotesi sul tavolo restano sempre quattro: il pensionamento flessibile con quota 97 con penalità fino all'8% (costo 8,5 mld di euro); reintroduzione della pensione con le quote, ovvero la quota 100 senza penalità (costo 10miliardi di euro); ricalcolo contributivo dell'assegno come propone il Presidente dell'Inps Tito Boeri o il cd. prestito previdenziale. Misure che saranno affiancate probabilmente da un sostegno al reddito per gli ultra 55enni in condizione di bisogno e/o dall'Asdi.

"La questione del pensionamento flessibile da noi sollevato gia’ alcuni anni fa, sta diventando centrale nel dibattito politico” ricorda Cesare Damiano. “Abbiamo presentato – ricorda Damiano – anche una proposta di legge che consentirebbe di andare in pensione a partire dai 62 anni di eta’, purche’ si siano maturati 35 anni di contributi e si accetti una penalizzazione massima dell’8%”.

“Non si tratta – spiega il presidente della Commissione Lavoro – di una proposta ritagliata esclusivamente sugli attuali over 60, ma di un modello che guarda al futuro: con questa scelta si evita di creare nuovi poveri (lavoratori che hanno perso l’occupazione e costretti ad aspettare molti anni a reddito zero il momento di andare in pensione); si favorisce l’ingresso dei giovani nel lavoro, attraverso lo sblocco del turnover; si completa il Jobs Act”. “A meno che il futuro debba essere caratterizzato da fabbriche di settantenni”.

In ogni caso “la manovra complessiva avra’ bisogno di coperture finanziarie significative: ben venga, dunque, un po’ di “deficit spending” con il placet dell’Europa, che porti il rapporto con il Pil dall’1,8 al 2,3%, recuperando circa 8 miliardi di euro per fare i necessari investimenti economici e sociali”, conclude Cesare Damiano

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