Pensioni

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Nel decreto legge milleproroghe non sono state approvate nuove deroghe alla Riforma Fornero. All'interno del Pd tuttavia cresce il fronte per chiudere i conti con il fenomeno degli «esodati», cioè coloro che erano già in quiescenza quando sono stati alzati i limiti d'età e che sono rimasti senza stipendio e senza pensione.

Kamsin L'approvazione del decreto legge milleproroghe contiene notizie positive, sul fronte previdenziale, solo per i lavoratori con partita Iva iscritti in via esclusiva alla gestione separata. Per loro l'aliquota dei contributi previdenziali verrà riportata al 27,72% quest'anno contro il 30,72% previsto dalla attuale disciplina. Un traguardo questo, raggiunto dopo una lunga maratona in Commissione alla Camera durata tutta la settimana.

Ma se a cantar vittoria possono essere i professionisti senza cassa non l'hanno invece spuntata gli esodati, nonostante i tentativi dei gruppi politici di opposizione (soprattutto della Lega Nord) di chiedere una estensione delle tutele. Il Governo ha infatti blindato il testo del provvedimento.

Finora sono stati sei i provvedimenti che hanno «salvaguardato» gli esodati, cioè consentito loro di andare in pensione con le regole in vigore prima della legge Fomero proprio per evitare che rimanessero senza reddito. L'ultima mossa è stata fatta con la legge 147/2014, la sesta salvaguardia, le cui procedure si sono chiuse lo scorso 5 gennaio 2015. In tutto le persone messe in sicurezza (o che almeno sulla carta lo saranno dopo l'elaborazione delle graduatorie da parte dell'Inps) saranno poco piu' di 170mila per una spesa stimata di 11,6 miliardi di euro.

Secondo le stime della Cgil a restare senza tutela c'è però almeno un numero pari a quello dei salvaguardati. Basti pensare che le stime fornite dal Governo alla Commissione Lavoro della Camera lo scorso 15 Ottobre hanno dimostrato che ci sono almeno altre 49.500 persone che sono rimaste escluse dalla tutela. Ma il numero non tiene conto degli esclusi "storici" come le quindicenni dimissionarie, chi ha perso il lavoro per il fallimento dell'azienda, chi ha beneficiato del trattamento edile, eccetera. E il conto si ferma a chi il lavoro lo aveva perso entro il 2011; cioè senza considerare i lavoratori che nei prossimi mesi potrebbero diventare esodati, sempre per effetto dello spostamento in avanti dell'età pensionabile e della perdita del lavoro dopo il 2011.

Per ora l'unico, seppur insufficiente, passo avanti sta nell'introduzione dell'Asdi, un sostegno al reddito che potrà scattare per chi il lavoro lo ha perso però dal 1° maggio 2015 ed ha esaurito la Naspi. La misura è contenuta nel decreto delegato sugli ammortizzatori sociali (Jobs Act) e si potrà attivare proprio per aiutare le persone vicine alla pensione. L'assegno sarà erogabile, però, solo in favore dei soggetti che siano privi di occupazione ed in condizione economica di bisogno e per i quali l'intera durata della NASpI sia stata fruita entro il 31 dicembre 2015.

L'assegno sarà erogato mensilmente per una durata massima di sei mesi e sarà pari al 75 per cento dell'ultima indennità NASpI percepita, e, comunque, in misura non superiore all'ammontare dell'assegno sociale (circa 448 euro al mese); l'importo potrà essere incrementato per gli eventuali carichi familiari del lavoratore. Come dire che solo una piccola parte delle centinaia di migliaia di lavoratori ne potra' trovare ristoro.

All'approvazione di nuovo intervento in favore di coloro che dopo la riforma delle pensioni fatta dal governo Monti, sono rimasti o rischiano di rimanere senza stipendio e senza pensione stanno comunque lavorando Maria Luisa Gnecchi e Cesare Damiano (Pd), il presidente della commissione Lavoro della Camera. L'obiettivo, condiviso anche dalla minoranza dem, è quello di addivenire in tempi rapidi all'elaborazione di un documento base per una settima salvaguardia da sottoporre all'esecutivo.

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A gravare sui bilanci delle Casse di previdenza pesano "ancora le pensioni retributive particolarmente generose le quali, anche se formalmente disinnescate con le norme varate dal Parlamento, continuano a drenare risorse sproporzionate rispetto alle pensioni contributive per effetto di alcuni pronunciamenti della Cassazione che, di fatto, rendono aleatoria ogni previsione di bilancio".

Kamsin «Occorre intervenire sui diritti acquisiti in materia previdenziale con grande equilibrio e nel rispetto di imprescindibili criteri di equità e solidarietà sociale». L'annuncio è stato lanciato dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri in occasione del forum sul futuro dei professionisti organizzato a Roma dalla Cassa di previdenza dei ragionieri presieduta da Luigi Pagliuca. «La Corte Costituzionale -  ha spiegato Ferri - ha indicato una via di uscita nella ragionevolezza. Sicuramente c'è una questione di sostenibilità economica ma occorrerebbe anche immaginare un cambiamento del ruolo delle Casse di previdenza. Per quanto riguarda le pensioni d'oro, il problema esiste ed oggi è certamente difficile spiegare l'erogazione di certe cifre a chi ottiene pensioni minime».

Il presidente della Cassa dei ragionieri ha dunque bollato l'attuale sistema come «iniquo», in grado altresì di alimentare una complessa questione generazionale. L'appello lanciato da Pagliuca alla politica e al mondo delle istituzioni è stato molto chiaro: «Bisogna trovare un modo per poter riequilibrare la situazione e tagliare le pensioni che sono un po' troppo generose. Il nostro sistema non può più reggere casi di privilegio: sarebbe opportuno che tutti quanti facessero un piccolo sacrificio per poter aiutare chi ha di meno».

Il tema sollevato è di assoluta centralità non solo per le Casse Private ha ricordato Damiano: "la sproporzione tra uscite ed entrate interessa anche le gestioni dell'AGO con l'unica eccezione della Gestione Separata" lasciando filtrare la necessità di un ridimensionamento dei diritti acquisiti anche nell'assicurazione generale obbligatoria, un ritocco in grado di garantire risparmi per flessibilizzare l'età pensionabile. Secondo Damiano del resto "il sistema pensionistico va reso maggiormente flessibile. Ogni lavoro è diverso dall'altro, e quando ci sarà il passaggio dal contributivo pro rata al contributivo puro, le persone dovranno avere la possibilità di andare in pensione quando lo riterranno opportuno. Il sistema ha evidenziato è troppo rigido». E ancora, «probabilmente il sistema previdenziale pubblico non si è riformato a sufficienza» ha continuato Damiano. «Credo che il conflitto tra generazioni esista ma in maniera relativa: la parte prevalente delle pensioni versate dall'Inps è sotto i 1000 euro al mese. Io guardo soprattutto a questo mondo, anche se ovviamente non riesco a negare l'esistenza di privilegi».

Damiano ha anche sottolineato il rischio che si corre sottovalutando la situazione delle Casse, ricordando la vicenda dell'Inpdai, l'istituto dei dirigenti riassorbito nell'Inps. «Andrebbe introdotto un criterio di flessibilità in tutto il sistema pensionistico  è la soluzione proposta da Damiano.  Nell'ambito di tale revisione si potrebbe intervenire anche per rivedere la questione dei diritti acquisiti per le casse professionali».

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Positivo il giudizio del presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati per il via libera al decreto legge milleproroghe: "sono state corrette alcune storture della Legge Fornero".

Kamsin Sul Milleproroghe, provvedimento sul quale oggi pomeriggio l'Aula della Camera darà il primo via libera, è stato conquistato un risultato importante per le partite iva per il quale abbiamo lungamente combattuto”. Ad ribadirlo, in una nota, è l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati che ha lavorato intensamente alla soluzione della vicenda. "I temi pricincipali riguardano proprio i contribuenti minimi e le aliquote contributive per partite IVA, due questioni che hanno un elemento unitario nel riguardare almeno in parte gli stessi soggetti, ma hanno origine tematica diversa. Per i contribuenti minimi l'origine è la legge di stabilità; si è stanziato quasi 1 miliardo per ampliare l'area del regime forfettario, introducendo però significative modifiche al sistema, modifiche che hanno penalizzato alcuni, soprattutto giovani con partita IVA.

La proroga attraverso un emendamento Sottanelli del vecchio sistema come opzione – si può scegliere tra il nuovo e quello precedente sottolinea Damiano – sana questo errore della legge di stabilità. Diversa è la questione delle aliquote previdenziali: le normative in vigore prevedono un graduale adeguamento delle stesse che le porterebbe dal 27 per cento al 30 per cento nel 2015, poi al 31 per cento nel 2016 e al 32 per cento nel 2017.

La ratio in un sistema previdenziale e contributivo è quella di aumentare i contributi per avere pensioni più adeguate, un costo attuale che ha un ritorno in futuro. Tuttavia la crisi economica è pesante anche per questi lavoratori e, già nel 2014, si è mantenuta l'aliquota al 27 per cento anziché portarla al previsto 28 per cento, un salto di 3 punti in un anno – dal 27 al 30 per cento – sarebbe troppo elevato; si proroga il 27 per cento anche per il 2015, nel 2016 si va al 28 e nel 2017 al 29. È un costo elevato per la finanza pubblica, 120 milioni per ciascun anno, ma si è ritenuto di dover dare priorità a questa questione. Vi sono le firme di parlamentari di tutti i gruppi sugli emendamenti che, riformulati con il contributo determinante del Governo, sono stati approvati".

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A seguito della Determinazione commissariale n. 9 del 17 febbraio, il dott. Antonello Crudo, direttore della Direzione centrale Pensioni, assume l’incarico di Direttore generale facente funzioni a decorrere dal 16 febbraio 2015. E' quanto precisa una nota diffusa in giornata dall'Inps. Kamsin Crudo succede a Mauro Nori il cui mandato era scaduto il 31 dicembre dello scorso anno. Resta da capire se questa soluzione vada letta come un percorso di avvicinamento a quella definitiva, che vedrebbe quindi Crudo insediarsi con i pieni poteri alla guida della tecnostruttura Inps, o se invece si tratti di un assetto temporaneo in una situazione ancora di stallo.

La nomina dovrebbe ora accelerare il processo di transizione all'Inps in vista soprattutto delle importanti scadenze connesse all'attuazione dei provvedimenti del governo, che si aggiungono alle impegnativa attività ordinaria in tema di previdenza e di assistenza. Si va dall'avvio del cosiddetto bonus bebè, per il quale l'istituto è chiamato a raccogliere le domande dei genitori interessati (per i figli nati o adottati tra il primo gennaio di quest'anno e il 31 dicembre 2017) fino alla gestione della complessa operazione che permetterà ai lavoratori dipendenti che lo desiderano di trasferire nella propria busta paga i versamenti del Trattamento di fine rapporto. Poi ci sono le norme attuative del taglio alle pensioni d'oro, attuate con la legge di stabilità 2015, e lo stop alla penalizzazione su cui si attendono le disposizioni normative.

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Tra le misure approvate anche la proroga al 30 giugno 2015 del termine per la presentazione all'INPS della domanda per il riconoscimento dei benefici previdenziali previsti dalla normativa vigente per l'esposizione all'amianto.

Kamsin Stop all'aumento dei contributi per i professionisti senza cassa, posticipo dei termini per presentare la domanda per il riconoscimento dei benefici connessi all'amianto previsti con la legge di stabilità per il 2014. Sono queste le principali novità che passano nel decreto legge milleproroghe (il Dl 192/2014) su cui l'Aula di Montecitorio darà il primo disco verde in giornata. Ma andiamo con ordine.

Partite Iva. L'articolo 10-bis, introdotto in sede referente, ridetermina l'aliquota contributiva per i lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, iscritti alla gestione separata INPS, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati nelle seguenti misure: 27 per cento per gli anni 2014 e 2015 (in luogo, rispettivamente, del 27 e del 30 per cento previsti dalla normativa vigente); 28 per cento per l'anno 2016 (in luogo del 31 per cento previsto dalla normativa vigente); 29 per cento per l'anno 2017 (in luogo del 32 per cento previsto dalla normativa vigente).

Agli oneri finanziari derivanti, pari a 120 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017, si provvede per 120 milioni per il 2016 e per 85 milioni per il 2017 mediante la riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica e per 60 milioni per il 2015 e per 35 milioni per il 2017 mediante riduzione del Fondo speciale di parte corrente. Ecco dunque come saranno rideterminate le aliquote nella gestione separata negli anni a venire.

Com'è noto è importante ricordare che nei prossimi quattro anni le aliquote previdenziali a carico dei soggetti titolari di partita IVA sarebbero dovute crescere fino al 33,5 per cento del reddito nel 2018, così come stabilito dalla riforma varata dall'ex Ministro del lavoro, Elsa Fornero. Il nuovo emendamento approvato blocca l'aliquota per il 2015 al 27 per cento e prevede un minimo di aumento, un punto percentuale di aumento, nel 2016 e nel 2017. Questo significa che molti piccoli lavoratori autonomi, per i quali l'apertura della partita IVA ha rappresentato una forma di auto impiego con cui mettere sul mercato quelle che erano le proprie competenze e capacità lavorative in un Paese dove, oggettivamente, la disoccupazione è importante, avrebbero avuto da questo provvedimento un colpo fatale.

Proroga dei termini sull'amianto. E' stato inoltre introdotto un emendamento che posticipa dal 31 gennaio 2015 al 30 giugno 2015 il termine per la presentazione all'INPS della domanda per il riconoscimento dei benefici previdenziali previsti dalla normativa vigente per l'esposizione all'amianto, da parte di soggetti (assicurati INPS e INAIL) collocati in mobilità dall'azienda per cessazione dell'attività lavorativa, che avevano presentato domanda dopo il 2 ottobre 2003 (data dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 269 del 2003), a condizione di avere ottenuto in via giudiziale definitiva l'accertamento dell'avvenuta esposizione all'amianto per un periodo superiore a 10 anni e in quantità maggiori dei limiti di legge. Per la copertura finanziaria degli oneri, indicati in 0,3 milioni per il 2015, 0,5 milioni per il 2016 e in 0,6 milioni a decorrere dal 2017, il provvedimento indica che andranno a carico delle risorse del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

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Il Minimale Inps per il 2015 è pari a 10.450 euro lordi annui per un totale di 870 euro al mese. Solo se non si scende sotto tale livello ci sarà la copertura contributiva delle 52 settimane.

Kamsin Attenzione al salario minimo. Per i lavoratori dipendenti del settore privato che guadagnano meno di 900 euro lordi al mese la pensione può allontanarsi. Questo perché il salario, per coprire tutti i mesi di contribuzione ai fini della pensione, deve rispettare un importo minimo settimanale. La misura è per legge pari almeno al 40% della pensione minima Inps e quindi nel 2015 è di 200,96 euro a settimana, 870,16 euro al mese e nell'anno 10.449,92 euro. In pratica per un lavoratore dipendente del settore privato devono essere versati all'Inps contributi per almeno 66,30 euro alla settimana, 287,08 al mese e 3.444,95 euro nell'anno.

Se si rispettano queste cifre minime si ha diritto ad essere assicurati per tutte e 52 le settimane. Ma se si guadagna di meno, e perciò si paga di meno, gli uffici riducono il periodo utile a pensione esattamente in misura proporzionale al versato. Ecco un esempio per renderci conto del sistema. Supponiamo che un lavoratore part-time versi i contributi su una retribuzione lorda annua di 5.800 euro. Poiché la legge vuole che i contributi siano versati almeno su 201 euro settimanali gli uffici dividono il salario realmente guadagnato per la cifra settimanale.

Ecco quindi che il salario dell'interessato sarà sufficiente a garantire copertura solo 29 volte il reddito minimo settimanale di 201 euro. Perciò gli uffici riconoscono in pensione poco piu' di 6 mesi di anzianità. Con il risultato che la persona ha lavorato 12 mesi, ha versato i contributi per 12 mesi, ma ne perde 6 ai fini della pensione. E questa riduzione può far perdere il diritto alla pensione oppure costringere l'interessato a prolungare il lavoro per raggiungere il minimo.

Nessun problema, invece, qualora il nostro lavoratore part-time nel corso del 2015 ha lavorato per 12 mesi a 1050 euro al mese; in tal caso avrà diritto all'accredito di tutte le 52 settimane ai fini dell'accesso alla pensione anticipata o alla pensione di vecchiaia.

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