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Buonuscita, Niente riliquidazione al funzionario che esercita provvisoriamente le funzioni di dirigente

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con due diverse sentenze. Accolta la tesi dell'INPS secondo la quale la temporaneità dell'incarico dirigenziale non consente di incrementare la buonuscita.

Il pubblico dipendente che non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell'esercizio di mansioni superiori per l'affidamento temporaneo di un incarico dirigenziale di reggenza ai sensi dell'articolo 52 del D.Lgs 165/2001 non ha diritto al computo nella base di calcolo dell'indennità di buonuscita l'incremento dello stipendio conseguito in funzione della qualifica temporaneamente rivestita.

In tali casi le voci retributive da considerare quale base di calcolo dell'indennità di buonuscita restano quelle relative alla qualifica di appartenenza e non già quelle rapportate all'esercizio temporaneo delle mansioni superiori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con due sentenze gemelle, la numero 22014 e la numero 22011 del 3 settembre 2019.

La questione

La questione riguardava il calcolo dell'indennità di buonuscita nei confronti di due funzionari pubblici che al momento della cessazione dal servizio e dell'andata in pensione si trovavano, ai sensi dell'articolo 52 del Dlgs 165/2001, inquadrati temporaneamente come funzionari direttivi con il relativo trattamento economico. I dipendenti chiedevano, pertanto, il ricalcolo dell'indennità di buonuscita su una base di computo data dal trattamento retributivo previsto per i dirigenti di seconda fascia con la valorizzazione, in particolare, della retribuzione di posizione. Secondo la difesa dei lavoratori il differenziale di stipendio relativo allo svolgimento di mansioni dirigente di seconda fascia rispetto a quello di competenza relativa alla qualifica formale di appartenenza doveva considerarsi inscindibilmente connesso alla retribuzione e, quindi, computabile ai fini della buonuscita con evidenti risvolti economici positivi per gli interessati.

La decisione

La Cassazione, tuttavia, è di avviso contrario. I giudici, nel ribadire l'orientamento già espresso in passato dalla stessa Corte con una decisione a Sezioni Unite (Cass. Civ. 10413/2014), chiariscono che nel regime dell'indennità di buonuscita al pubblico dipendente che non abbia conseguito la qualifica di dirigente che sia cessato dal servizio un esercizio di mansioni superiori in ragione della affidamento dell'incarico dirigenziale temporaneo di reggenza ai sensi dell'articolo 52 dlgs 165/2001 lo stipendio da considerare come base di calcolo nella medesima è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all'esercizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente.

In altri termini il conferimento temporaneo di un incarico dirigenziale vacante non determina l'effetto di equiparare la posizione previdenziale a quella del dirigente. Pertanto, nel caso di specie, agli interessati non può essere determinata la misura dell'indennità di buonuscita tenendo conto delle voci retributive dei dirigenti, in particolare, la retribuzione di posizione.

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