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Particolarmente "pesante" il mancato adeguamento delle prestazioni all'inflazione delle prestazioni durante il biennio 2012-2013 e il non aver riconosciuto il bonus degli 80 euro ai pensionati.

Kamsin Il mancato avvio di una politica dei redditi familiari veramente adeguata alle esigenze ed alle necessità correnti (con particolare attenzione alle famiglie monoreddito e a quelle numerose); il mancato contemperamento degli interessi dei singoli in un contesto di obiettivi da perseguire per il benessere generale; il sempre più frequente ricorso a “prelievi straordinari” non sorretti da alcuna definita programmazione, ma dettati solo da necessità contingenti (“far cassa” ad ogni costo per far fronte alle spese correnti in continua ascesa); il diffuso assistenzialismo quasi sempre privo di adeguata copertura finanziaria; la difesa, spesso inspiegabile, di “interessi di parte” o di “privilegi indebiti”, estremamente costosi per la collettività, sono oggi tra i motivi che più ostano l’avvio di una politica fiscale realmente “equa” incentrata sui principi solidaristici che obblighi tutti indistintamente a contribuire alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (art. 53 Cost.).

Il processo inflattivo, quale da anni interessa l’economia del Paese, colpisce particolarmente le pensioni sia per la rigidità dei relativi trattamenti sia anche perché i previsti meccanismi di adeguamento al costo della vita non sempre compensano in modo adeguato e sufficiente la progressiva diminuzione del potere di acquisto degli stessi o, vengono, addirittura, disattesi.

Al riguardo basta, infatti, ricordare due “fatti” per comprendere bene quanto rilevanti siano state le “iniquità” perpetrate, negli ultimi tempi, a danno dei pensionati:

  • il blocco dell’adeguamento dei trattamenti pensionistici alle variazioni del costo della vita disposto a danno dei pensionati dei settori pubblico e privato per gli anni 2008, 2012, 2013 e, parzialmente, anche per il 2014;
  • il mancato riconoscimento ai titolari di trattamenti pensionistici inferiori a 25 mila euro lordi annui del bonus di 80 euro netto mensile riconosciuto, a decorrere dal mese di maggio 2014 ai lavoratori dipendenti ricompresi nella medesima fascia reddituale.

La mancata rivalutazione delle pensioni, nelle percentuali quali periodicamente rilevate dall’ISTAT, ha comportato, ogni volta, per i pensionati un danno economico di rilevante portata non solo nell’immediato, ma anche per il futuro atteso che, in difetto di qualunque previsione di recupero per gli anni successivi, tale danno si protrae, ininterrottamente, all’infinito fino ad incidere sulla misura della pensione di reversibilità, ove spettante ai superstiti.

Tali provvedimenti, nel disconoscere, infatti, l’incidenza obiettiva dell’erosione inflazionistica sui redditi considerati, di fatto, hanno comportato una sostanziale decurtazione del valore reale delle pensioni, con grave pregiudizio per le economie delle famiglie e in dispregio di diritti costituzionalmente tutelati.

In conseguenza del blocco anzidetto nel periodo considerato le pensioni superiori ad euro 1.441,59 nel 2012 e ad euro 1.486,29 nel 2013 (al lordo delle ritenute fiscali), malgrado le consistenti variazioni intervenute nel costo della vita, quali accertate dall’ISTAT, pari a + 2,7% nel 2012 e a + 3,0% nel 2013, non sono state rivalutate con grave ripercussione sulla economia familiare di oltre 5 milioni di pensionati che, a fronte di una considerevole crescita dei prezzi dei beni e dei servizi destinati al consumo delle famiglie, si son visti “impoverire” la loro fonte, spesso unica, di reddito……si spera ora che la Corte Costituzionale, al cui vaglio sono state rimesse le ordinanze in interesse, ponga fine a tale iniquità e ristabilisca finalmente quelle garanzie e quelle certezze oggi così largamente disattese ponendo fine, una volta per sempre, a interventi arbitrari, adottati a danno dei pensionati, in dispregio di tutele e di diritti sanciti dalla Costituzione.

Nell’udienza pubblica del 10 marzo scorso la Consulta ha discusso sulla questione di legittimità costituzionale del blocco. Ad oggi, però, il suo pronunciamento non è noto atteso che la sentenza non è stata ancora depositata in cancelleria e, conseguentemente, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Per quanto attiene il mancato riconoscimento ai titolari di trattamenti pensionistici inferiori a 25 mila euro lordi annui del bonus di 80 euro netti al mese si è di fronte ad una discriminazione gravemente lesiva del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Se è lodevole, infatti, venire incontro alle esigenze di vita dei lavoratori dipendenti che guadagnano poco (meno di 25 mila euro lordi all’anno) concedendo loro un contributo economico (80 euro netti al mese), di contro appare fortemente iniquo e penalizzante non procedere allo stesso modo nei confronti di altri soggetti (i pensionati) che si trovano nella medesima condizione.

Nel rapporto “Trattamenti pensionistici e beneficiari”, diffuso dall’ISTAT, si legge che nel 2013 il 41,3% dei pensionati ha percepito un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese mentre un ulteriore 39,4% ha beneficiato di una pensione compresa tra mille e duemila euro. Dai dati emerge una realtà sconvolgente…ben l’80,7% ha fruito nel 2013 di un reddito da pensione inferiore a duemila euro al mese, al lordo delle ritenute fiscali....una condizione di grande precarietà per tantissimi pensionati a fronte della quale sorge spontanea una riflessione….il trattamento di pensione non è forse una “retribuzione differita(come autorevolmente ribadito in più occasioni dalla Corte Costituzionale) che, al pari del salario percepito in costanza di lavoro, deve assicurare al pensionato ed alla sua famiglia mezzi adeguati alle esigenze di vita per una esistenza libera e dignitosa nel rispetto dei principi e dei diritti quali sanciti dagli artt. 36 e 38 della Costituzione?.....e allora perché non si è provveduto analogamente anche nei loro confronti?….

La pensione non è, infatti, un privilegio o un regalo graziosamente elargito dallo Stato, ma un diritto soggettivo acquisito a seguito di versamenti obbligatori di contributi che va tutelato nei modi più opportuni ed al cui impegno non può sottrarsi lo Stato sociale trattandosi di un bene costituzionalmente tutelato (art. 38, secondo comma, della Costituzione).

Non a caso la Risoluzione Europea sulle Pensioni, adottata dal Parlamento Europeo in data 21 maggio 2013, nel sottolineare una “errata sensibilità politica volta a percepire il tema pensioni più come un problema di finanza pubblica anzicchè come strumento di sviluppo economico da estrinsecarsi con il mantenimento del livello dei consumi e come volano di investimenti a medio e lungo termine”, deplora i forti tagli alle pensioni operati in taluni Paesi (tra cui il nostro) dal momento che “la riduzione delle prestazioni è solo indirizzata al risparmio di spesa senza tenere nella debita considerazione che ogni prelievo forzato finisce con l’incidere negativamente sui consumi e sulla occupazione determinando, spesso, situazioni di precarietà a livello delle singole famiglie soprattutto di quelle il cui unico reddito è solo pensionistico”.

Abbiamo solo riportato pochi esempi, quanto basta, però, per sottolineare, con la crudezza delle cifre, l’impoverimento di tanti, aggravato da distorsioni e disparità di trattamento, nella disattesa, spesso, di quei principi sanciti dal dettato costituzionale per il quale

  • tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…… è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economia e sociale del Paese” (art. 3 Cost.),

in un contesto ampiamente partecipativo e solidaristico nel rispetto sempre dei bisogni e delle necessità dei singoli.

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Articolo a Cura di Fernando Sacco

E' disponibile sul sito internet della Commissione Lavoro del Senato la compilazione del questionario per censire i lavoratori che sono rimasti esclusi dalle sei salvaguardie.

Kamsin E' ufficialmente partita l'indagine conoscitiva sui lavoratori rimasti esclusi dalle salvaguardie in materia pensionistica. Sulla pagina della Commissione Lavoro del Senato da ieri è disponibile il questionario che si rivolge a tutti i lavoratori che hanno perso il lavoro o che hanno siglato accordi per uscire dall'azienda entro il 31 dicembre 2011, cioè prima dell'entrata in vigore della Riforma Fornero. L'indagine è volta definire l'esatta consistenza numerica delle persone rimaste escluse dalle tutele ai fini di poter individuare le misure più idonee per venire incontro alla soluzione della vicenda.

"Tutti noi siamo consci del dramma di quanti attendono di vedersi corrisposto il proprio trattamento pensionistico, al termine del percorso lavorativo: un problema che investe e condiziona i destini di quelle persone e delle loro famiglie" ricorda Anna Parente (Pd), titolare dell'iniziativa.

"Il questionario - prosegue la Parente -  si rivolge alle persone, intese come individui singoli, con il proprio bagaglio lavorativo, le rispettive situazioni giuridiche e le proprie esigenze ed aspettative legate all'accesso a un diritto derivante da anni e anni di lavoro. Ci rivolgiamo dunque alla persona singola, che, fornendoci i dati riguardanti la propria situazione individuale, ci consentirà di avere un quadro definito della situazione, anche laddove peculiare, e predisporre poi le misure necessarie a risolvere il problema degli "esodati" nel modo più soddisfacente e, ci auguriamo, definitivo. Il desiderio di noi tutti è passare all'azione, all'azione legislativa, intervenendo una volta per tutte in modo chiaro e definitivo".

Il Questionario. Per la compilazione del questionario è necessario registrarsi e quindi compilare ben sei schede e 40 domande che vengono mano mano offerte da un programma informatico.

Se la prima scheda può essere compilata velocemente perchè chiede solo la compilazione dei dati anagrafici dalla seconda le cose si complicano. Bisogna infatti indicare le modalità attraverso le quali l'interessato ha concluso il rapporto lavorativo entro il 31.12.2011 - licenziamento; dimissioni; risoluzione consensuale; licenziamento con messa in mobilità (è possibile anche caricare il documento Pdf con il quale è stato sciolto il rapporto di lavoro) - , l'indicazione - eventualmente - della corresponsione di un incentivo all'esodo; la data esatta di cessazione del rapporto lavorativo; la data in cui si è maturato un diritto a pensione secondo la vecchia disciplina pensionistica.

Si tratta di informazioni non sempre facili da fornire e c'è da scommettere che molti incontreranno non poche difficoltà (anche perchè la Commissione non ha fornito, per ora, alcuna guida per la compilazione delle varie voci).

Se si riesce a superare questo step si prosegue quindi con una terza scheda in cui viene chiesto di fornire dettagli circa l'eventuale prosecuzione di attività lavorativa dopo il 2011, subordinata o autonoma, e le retribuzioni conseguite. Il quarto step chiede di inserire i dati relativi alla situazione contributiva (anche non certificata) con l'indicazione di quante marche sono state versate sul conto assicurativo (specificando anche se ci sono contributi figurativi o se il lavoratore sia stato autorizzato alla prosecuzione volontaria della contribuzione). Si chiude con la quinta e sesta scheda dove si dovrà fornire un documento di identità (carta di identità, patente o passaporto) e la data di scadenza. Non viene chiesto nulla circa il reddito del nucleo familiare.

Vai alla pagina dedicata al questionario (sito del Senato)

seguifb

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Ultim'ora

Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, risponderà domani dalle ore 16 alle interrogazioni a risposta immediata presso l'Aula del Senato in materia di attuazione della riforma del mercato del lavoro e circa gli interventi in materia previdenziale. Lo rende noto un comunicato diffuso questa sera da Palazzo Madama e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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Bisogna garantire anche una settima salvaguardia per tutelare gli esodati e rivedere il sistema pensionistico per i giovani lavoratori. No all'ipotesi di un taglio delle pensioni retributive.

Kamsin Il privilegio non è essere andati in pensione con il retributivo. Invece sta passando questo concetto». Lo ribadisce oggi Cesare Damiano, ex ministro e attuale presidente della commissione del Lavoro della Camera, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Garantista. E prova a rilanciare l'agenda su quella che resta la principale voce di spesa del welfare:«Noi proponiamo un'azione in due tempi: scoprire se ci sono risparmi nel Fondo per i cosiddetti esodati e utilizzarli per tutelare altri lavoratori oltre i 170mila già salvaguardati. Una settima salvaguardia. In secondo luogo prevedere con la legge di stabilità una riforma strutturale sull'uscita flessibile e anticipata dal lavoro».

Invece si parla di ricalcolare le pensioni in essere... Io spero che su questo versante sia chiaro che il molo dell'Inps non è quello del governo: l'istituto fa un semplice esame statistico dei dati, è il ministro Poletti con i suoi colleghi a fare la politica previdenziale. Il ministro ha già fatto sapere che, per facilitare l'uscita dal lavoro, avrebbe inserito degli interventi nella prossima legge di Stabilità.

E lei, che fa, se ne starà con le mani in mano? Come commissione Lavoro della Camera abbiamo riaperto i dossier sulla previdenza per continuare l'esame dei disegni di legge presentati datutti i partiti che prevedono la flessibilità in uscita. lo per esempio, penso a un pensionamento anticipato a 62 anni con 35 anni di contributi e con una decurtazione dell'8 per cento o a 41 anni di contributi (si veda in tal senso il ddl 857 presentato da Damiano, ndr); oppure con la quota 100 (63 anni e 37 di contributi) ma senza penalizzazione (si veda in tal senso il ddl 2945 presentato sempre dall'onorevole Damiano, ndr).

Yoram Gutgeld ha lanciato una campagna contro le pensioni di invalidità. Gutgeld è stato protagonista in passato di affermazioni molto pensanti sui pensionati, già tacciati dl furto da Davide Serra per il solo fatto di essere andati in pensione con il sistema retributivo. Un privilegio è andare casomai in pensione con 30 anni di contributi e l'80 per cento dello stipendio. Il governo dovrebbe avere a cuore lo stato sociale, non prevedere la sua distruzione.  In commissione, come me, la pensano Forza Italia, il Movimento Cinque Stelle, Sel e il Nuovo Controdestra, con il quale ci siamo divisi sul Job Act. C'è un largo schieramento con il quale debbono fare i conti il governo e la Ragioneria.

Secondo la ragioneria servono almeno 4 miliardi per finanziare un intervento simile. Quando si tratta di calcolare un risparmio la Ragioneria generale dello Stato utilizza un metro di cento centimetri, quando deve calcolare un costo ne utilizza uno di trecento centimetri.  Parlo come presidente della commissione Lavoro: chiameremo in audizione il ministro Poletti e il presidente dell'inps Boeri. Così come abbiamo spinto il governo a trovare le risorse che mancano al Jobs Act, quelle per gli ammortizzatori sociali e per stabilizzare gli incentivi alle nuove assunzioni. chiederemo che corregga la "riforma" Fomero. Che è una delle cause dei nuovi poveri, perché tra di loro ci persone che hanno perso il lavoro e aspetteranno anni per andare in pensione, anziani con assegni troppo bassi, senza dimenticare i tanti giovani che non trovano lavoro per il blocco del turnover. deciso da chi vorrebbe avere fabbriche di 70enni.

Intanto Boeri parla di "contributo di equità"? È balzana l'idea di tassare le pensioni, a partire dai duemila euro lordi mensili, che al netto sono circa 1.500 euro. Coinvolgerebbe quasi due milioni di pensionati con assegni medio bassi. Non stiamo mica parlando di nababbi né di pensioni d'oro, ma di gente che ha faticato una vita e che ha pagato 35 anni, a volta 40 anni di contributi. Chiedere un nuovo sacrificio al loro, al ceto medio, è inammissibile. Se dovesse passare questa sua idea, io sarei profondamente contrario. L'lnps sta facendo le sue giuste indagini per avere una maggiore trasparenza. Suggerirei allora di farne altre. Intanto sul potere d'acquisto che hanno perso le pensioni a seguito del blocco parziale o totale dell'indicizzazione. Eppoi una seconda sullo scostamento tra le previsioni di risparmio dopo la riforma Fomero del 2011 indicati dalla Ragioniera in 20 miliardi dal 2012 al 2019 e quelli che in realtà si verificheranno: 80 miliardi.
L'Inps dovrebbe anche indagare sul risparmio atteso tra il 2020 e il 2080 per il sistema pensionistico.  E poi quanti sono i cosiddetti esodati attualmente non coperti dalle sei salvaguardie?

Perché non parlate mai di pensioni dei giovani? Quando ero ministro, nel protocollo con le parti sociali dl luglio 2007, avevano fissato un tasso di sostituzione di almeno il 80 per cento da conseguire con un riscatto molto favorevole della laurea, con contributi figurativi nei periodi passati senza lavoro, con una revisione più espansiva dei coefficienti di trasformazione. Tutte queste ipotesi sono state smantellate dal Governo Berlusconi e dimenticate da quelli successivi.

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Il 2015 per il governo, a proposito di finanza locale, deve essere l'anno che introduce la cosiddetta 'local tax' e supera il patto di stabilità interno.

Kamsin Il governo mette nero su bianco l’intenzione di arrivare nel 2016 ad una riforma delle tasse sulla casa, con il superamento dell’Imu e, probabilmente, della nuovissima Tasi. Nel Documento di economia e finanza che sarà varato venerdì, l’esecutivo annuncia infatti l’intenzione di modificare nuovamente il fisco sugli immobili arrivando a una "local tax comunale" che assorba le imposte sulla casa ed alcuni tributi di competenza municipale. Il riordino dovrebbe trovare spazio all'interno della prossima legge di Stabilità. 

Sulle abitazioni principali l'ipotesi di partenza, elaborata a fine dicembre dai tecnici del Mef, è quella di introdurre un'aliquota standard al 2,5 per mille e massima al 5 per mille piu' una detrazione standard di 100 euro. Dovrebbero esserci aliquote diversificate per case di lusso, quelle abitate da portatori di handicap gravi e nuclei familiari con piu' di tre figli. Sulle seconde case il prelievo ipotizzato è, al massimo, del 12 per mille.

Nelle intenzioni del Governo c'è poi il riordino di Tosap, Cosap e tassa sulle affissioni, le cd. imposte locali minori: gli esercizi, secondo le anticipazioni di Palazzo Chigi, pagheranno 120 euro al metro quadro all'anno (da calcolare in base al periodo di effettiva occupazione), salvo conguaglio in caso di diversa delibera comunale. I Comuni, infatti, avranno possibilità di determinare diversamente il canone patrimoniale di concessione o di autorizzazione. Presupposto per l'assoggettamento al nuovo canone locale è l'occupazione, anche abusiva, di beni demaniali o del patrimonio indisponibile di Comuni e Province.

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