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Pensioni 2015, per i professionisti aliquote piu' leggere
Con la conversione del decreto milleproroghe viene fermato per quest'anno l'aumento dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata.
Kamsin Le aliquote contributive per i lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, iscritti alla gestione separata INPS, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria o pensionati resta fissata al 27,72% per il 2015. Ne' ha dato conferma ieri la Circolare Inps 58/2015 con la quale l'istituto precisa le novità introdotte dal milleproroghe 2015, (il decreto legge 192/2014), il cd. milleproroghe. Nei prossimi due anni l'aliquota salierà di un punto percentuale all'anno e dal 2018 schizzerà a quota 33,72% (in assenza di un nuovo correttivo).
Restano invece immutate le aliquote per gli altri collaboratori iscritti alla gestione: quest'anno la loro aliquota sarà pari al 30,72% mentre per gli iscritti in via non esclusiva o pensionati pagano il 23,50%.
Ecco dunque come sono state rideterminate le aliquote nella gestione separata negli anni a venire.

Il contributo da pagare sul minimale per il 2015 è dunque pari a 3.653 euro per gli iscritti in via non esclusiva, 4.310 euro per i professionisti con partita iva e 4.776 euro per i collaboratori e le altre figure assimilate. Il minimale risulta fissato a 15.548 euro.
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Zedde
Assegno di invalidità, la casa non rileva ai fini del reddito
I giudici confermano che il reddito della casa di abitazione non deve essere considerato ai fini del riconoscimento dell'assegno di invalidità civile.
Kamsin Il reddito della casa di abitazione non deve essere considerato ai fini del riconoscimento dell'assegno mensile di invalidità civile (art. 13 legge 118/1971). Valgono le stesse regole previste per la pensione di inabilità. È quanto ha precisato la Corte di cassazione con la sentenza della prima sezione penale n. 4674 del 17 dicembre 2014, depositata il 9 marzo 2015.
L'art. 13 riconosce agli invalidi civili, tra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% (e sino al 99%), che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, un assegno mensile erogato dall'Inps di 279,75 euro (2015) per tredici mensilità. Ai fini del conseguimento dell'assegno il reddito del richiedente non deve però superare i 4.805,19 euro annui. Il tutto, con le stesse condizioni e modalità previste per l'assegnazione della pensione di inabilita' civile (art. 12 legge 118/1971). Il soggetto interessato deve rendere una autocertificazione annuale all'Inps, con cui attesta di non svolgere attività lavorativa. Se tale condizione viene meno, l'interessato è tenuto a darne tempestiva comunicazione all'ente. Il problema riguarda la considerazione ai tini del riconoscimento dell'assegno di invalidità de reddito di abitazione.
Nel caso specifico la Corte di appello, dando torto all'lnps, ha ritenuto che il reddito della casa di abitazione non rappresentasse un onere deducibile o una ritenuta fiscale e che, conseguentemente, il reddito Irpef al lordo non comprendesse il reddito della casa di abitazione. Secondo la Corte di appello occorre distinguere tra reddito della persona e reddito imponibile, che esclude i redditi non tassabili. La Corte di cassazione ha ricordato il suo orientamento in tema di pensione di inabilità.
Ai fini del requisito reddituale, non va calcolato il reddito della casa di abitazione, in quanto l'art. 12 legge 118/1971, rinvia per le condizioni economiche all'art. 26 legge 153/1969, che, per la pensione sociale, esclude dal computo il reddito della casa di abitazione. Non rileva in senso contrario ai fini assistenziale, la denuncia dei redditi, al lordo degli oneri deducibili, in quanto la casa di abitazione non costituisce, a tale scopo, un onere deducibile, ma una voce di reddito. La Cassazione ha, quindi, applicato lo stesso principio all'assegno mensile di invalidità, che è concesso con le stesse condizioni e modalità previste per l'assegno della pensione di inabilità.
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Zedde
A cura di Paolo Ferri, Patronato Acli
Pensioni / Esodati, Ok del Senato al censimento degli esclusi
Si è svolta oggi presso la Sottocommissione Lavoro di Palazzo Madama l'audizione della Rete dei Comitati degli esodati.
Kamsin "La Rete dei Comitati degli esodati, che oggi abbiamo ascoltato in audizione, è disposta a collaborare all'indagine conoscitiva che come commissione Lavoro del Senato stiamo per iniziare. Il modulo per partecipare alla rilevazione sarà disponibile entro la fine della prossima settimana sul sito del Senato e su quello dell'Istat". Ne ha dato notizia oggi la presidente della Sottocommissione creata ad hoc per valutazione del fenomeno, Annamaria Parente (Pd).
Nel corso dell'audizione i Comitati degli esodati hanno ribadito la richiesta di estendere le tutele sino a ricomprendere chi ha maturato un diritto a pensione, con la vecchia normativa, entro il 2018 (attualmente le tutele si fermano molto prima) e di inserire anche i lavoratori che sono rimasti esclusi dagli attuali profili di tutela (in particolare quindicenni, lavoratori titolari di trattamento edile, cessati a seguito di fallimento dell'azienda, autorizzati ai volontari prima del 2007 eccetera). La Rete, tuttavia, esprime seri dubbi sulla validità del censimento sospettando che sia una manovra volta ad allungare i tempi di un intervento che invece appare urgente.
"L'intento - dice invece la Parente - è quello di rilevare quanti ex lavoratrici ed ex lavoratori esodati sono rimasti fuori dalle 6 salvaguardie finora emanate. Solo circoscrivendo esattamente il fenomeno potremo intervenire". "Una volta circoscritto definitivamente il fenomeno - continua Parente - le risorse, come ha più volte affermato il ministro Poletti, non sono un problema. L'obiettivo finale è riuscire a mandare in pensione tutti gli esodati".
Spunti piu' concreti per un intervento saranno comunque messi nero su bianco nei prossimi giorni in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati dove l'onorevole Gnecchi (Pd) e Fedriga (Ln) hanno annunciato il deposito di due disegni di legge distinti da porre come base per un confronto.
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Zedde
Esodati, Damiano: estendere la platea utilizzando le risorse avanzate
"Se una platea e' piu' ristretta del previsto le risorse che avanzano possono essere destinate ad altri lavoratori" sostiene l'ex ministro del Lavoro Pd.
Kamsin "Sul tema 'esodati' si sta riaccendendo il dibattito dopo le dichiarazioni del ministro Poletti sulle pensioni. Vale la pena, a questo proposito, di chiarire alcuni aspetti: il Parlamento ha approvato fino a qui sei 'salvaguardie' che riguardano oltre 170.000 lavoratori, con un impegno di risorse pari a 11,6 miliardi di euro. Finora sono andati in pensione circa 64.000 lavoratori ed hanno ricevuto la certificazione quasi 100.000, il 58% del totale", ricorda il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.
"Il Fondo esodati e' stato volutamente 'blindato' dal Parlamento al fine di evitare che le risorse accantonate, come succede molto spesso, vengano dirottate verso altri scopi o gettate nel calderone della diminuzione del debito. Quindi l'obiettivo fondamentale ed irrinunciabile e' quello di mandare in pensione gradualmente tutti i 170.000 salvaguardati. E' possibile - prosegue - che le risorse disponibili siano superiori alla necessita': in quel caso, attraverso un attento monitoraggio, se una platea e' piu' ristretta del previsto le risorse che avanzano possono essere destinate ad altri lavoratori, sempre nell'ambito dell'obiettivo di mandarli prima in pensione con nuove salvaguardie". "Lo abbiamo gia' fatto con i dipendenti in mobilita' che erano sovrastimati. Non saremmo d'accordo - avverte Damiano - se si pensasse di distogliere parte del Fondo per obiettivi diversi da quelli della correzione, nel senso della flessibilita', del sistema pensionistico.
Se anche in questa situazione dovessero avanzare delle risorse, si dimostrerebbe ancora una volta che quando c'e' da sostenere un costo la Ragioneria dello Stato pretende cifre elevate, mentre quando c'e' da contabilizzare un risparmio le somme diventano esigue". "Infine, per quanto riguarda l'individuazione della platea degli 'esodati' ribadiamo che ci riferiamo esclusivamente a coloro che hanno firmato accordi di esodo o di mobilita' o che abbiano l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi entro dicembre 2011, in quanto non potevano essere a conoscenza dei contenuti della futura "riforma" Fornero", conclude l'esponente Pd.
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Zedde
Pensioni, Fornero: la mia legge fu indispensabile per i conti pubblici
L'appello lanciato ieri su «La Stampa» da un lettore perché chi è senza lavoro e senza pensione non sia «lasciato solo» è comprensibile e legittima. Mi dà l'occasione, come ministro che ha firmato quella legge, in circostanze di eccezionale gravità, non già di difendere la riforma, peraltro cruciale per la credibilità finanziaria dell'Italia, ma di ribadire fatti e concetti troppo spesso trascurati. Kamsin a) Agli «esodati», pur nell'incertezza dei numeri, il governo di cui ho fatto parte cercò di dare una risposta con circa 140 mila salvaguardie, poi portate a 160 mila da successivi provvedimenti.
Il problema, tuttavia, è che si continua a considerare «esodati» anche lavoratori usciti dal mercato del lavoro dopo la riforma e senza un precedente accordo di mobilità. Queste persone hanno chiaramente un problema di mancanza di lavoro e di insufficienza di reddito, ma è difficile sostenere che si tratti di un problema di pensione soltanto perché si raffrontano le vecchie (scarsamente sostenibili) norme con quelle nuove. Si parla molto dei guai prodotti dalla commistione tra previdenza e assistenza, ma come chiamare il ricorso al pensionamento anticipato, peraltro con pensione largamente retributiva, e quindi ben superiore ai contributi versati, per persone con difficoltà occupazionali? Non si tratta assistenza?
b) Occorre seriamente interrogarsi se la pensione anticipata sia la soluzione giusta. In realtà in queste situazioni dovrebbe intervenire l'Aspi, (Assicurazione sociale per l'impiego) che comprende anche l'aiuto alla ricerca di nuova occupazione o, in mancanza di presupposti, un «reddito di cittadinanza».
c) A distanza di oltre tre anni, la politica usa spregiudicatamente la riforma, utile per gli effetti sulla finanza pubblica, ma sicuramente scomoda per i cittadini. Sono solidale con il lettore e a mia volta sconcertata dal cinismo di chi, anziché aiutare a far comprendere ai cittadini la necessità della riforma e trovare soluzioni eque per gli inconvenienti da essa provocati, li «scarica» totalmente su un precedente ministro, pur mantenendo la legge senza sostanziali modifiche.
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Zedde
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Pensioni / Esodati, pronto il censimento prima di una settima salvaguardia
Il Ministro Poletti dichiara che il capitolo Esodati si è oramai quasi chiuso ma aggiunge che il Governo ha messo a disposizione per questa categoria più soldi di quelli che effettivamente verranno spesi, motivo per cui alcuni di questi fondi potrebbero essere utilizzati a tutela di altre categorie.
Kamsin Prima di una nuova salvaguardia bisognerà verificare per bene l'effettivo utilizzo delle risorse già stanziate. E' quanto ha detto ieri il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a La7. «Abbiamo risolto la situazione di 170 mila esodati circa, ne manca ancora un pezzetto e il Senato sta facendo la verifica puntuale, perché sono diventati esodati anche quelli che non lo sono. «Abbiamo più soldi che esodati – ha continuato –. Sono stati stanziati quasi 12 miliardi di euro, probabilmente più del necessario. I risparmi possiamo darli a chi davvero ne ha bisogno».
Il Ministro tiene a precisare che per esodati possono ricomprendersi solo coloro che hanno perso il posto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 o che avevano stipulato accordi con il datore di lavoro per la cessazione dal lavoro entro tale data, cioè prima dell'entrata in vigore della legge Fornero. Mentre non sono "esodati" coloro che hanno perso il posto di lavoro a partire dal 1° gennaio 2012: "questi lavoratori non rientrano "tecnicamente" nell'insieme degli esodati. Per loro il Governo sta studiando una forma di flessibilità in uscita - dice Poletti - che non prevede il mantenimento delle previgenti regole di pensionamento come accade per i primi perché la legge Fornero è stata fatta male e dobbiamo metterci mano". Insomma due problemi due soluzioni distinte.
Tornando agli esodati veri e propri secondo Poletti prima di nuovo provvedimento ci dovrà essere una verifica puntuale delle risorse stanziate e dei lavoratori rimasti esclusi. Verifica che inizierà a breve. In Senato la commissione Lavoro ha preso l’iniziativa, su proposta di Pietro Ichino (Pd), di procedere al censimento dei "casi residui". In particolare, Annamaria Parente (Pd), presidente della commissione creata per affrontare il problema, ha annunciato che «a metà marzo» sul sito della stessa commissione Lavoro del Senato verrà inserito un link «che collegherà a una pagina dell’Istat» dove sarà caricato un questionario che potrà essere compilato da tutti coloro che ritengono di essere esodati.
Nel frattempo l'onorevole Gnecchi (Pd) depositerà a breve una proposta di legge in Commissione Lavoro alla Camera per una settima salvaguardia. L'obiettivo è estendere dal 6 gennaio 2016 al 6 gennaio 2017 i profili di tutela attualmente coperti con la sesta salvaguardia (legge 147/2014) includendo anche i lavoratori titolari del trattamento edile (attualmente esclusi dalla tutela) e i lavoratori che hanno perso il lavoro a causa del fallimento dell'azienda. Sembrerebbero escluse invece le cd. quindicenni e gli autorizzati ai volontari prima del 2007.
Alla proposta Gnecchi dovrebbe aggiungersi una a firma Fedriga (Lega Nord) piu' versatile. La Lega, infatti, intende non porre alcun paletto temporale per la tutela ma solo il completo utilizzo di tutte le risorse stanziate dalle leggi vigenti che, come confermato da Poletti, appaiono sottoutilizzate. Secondo il monitoraggio più recente fatto dall’Inps, aggiornato al 23 gennaio, su una platea potenziale di 170 mila salvaguardati, le certificazioni concesse sono 97.996 e le pensioni in pagamento solo 64.077.
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Zedde
Pensioni, Cantone (Cgil): contrari a nuove penalizzazioni
"La Fornero ha rovinato migliaia e migliaia di famiglie e lavoratori, allungando oltre ogni limite di sostenibilità l'età pensionabile, in particolare per alcune mansioni".
Kamsin La piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil parte da fisco e pensioni, ricominciamo da lì, su tutti e due i fronti. La Fornero ha rovinato migliaia e migliaia di famiglie e lavoratori, allungando oltre ogni limite di sostenibilità l'età pensionabile, in particolare per alcune mansioni. E' quanto dichiara Carla Cantone, segretario dello Spi, in un'intervista rilasciata oggi al Quotidiano il Manifesto.
"Se si mantiene la Fornero - ricorda la sindacalista - , nei prossimi anni aumenteranno gli esodati perché con la crisi migliaia di cinquantenni hanno perso il lavoro e se si lavora fino a 70 anni i giovani fanno fatica ad entrare. Infine, c'è il problema coefficienti: la riforma li abbassa e la pensione minima continuerà a scendere sotto i 500 euro creando un problema soprattutto alle donne e specialmente al Sud. Per tutte queste ragioni è democraticamente indispensabile cambiare, e in fretta, la Fornero.
La Cantone apre al confronto con il Governo ma respinge le penalizzazioni proposte dal progetto di Riforma Damiano (taglio dell'8% dell'assegno in cambio della pensione a 62 anni e 35 di contributi): "Noi chiediamo che la convocazione arrivi in fretta. E rispetto a quello che dirà Poletti decideremo unitariamente se e quali mobilitazioni mettere in campo. Vogliamo impegni precisi, di promesse, dall'allargamento degli 80 euro in poi, ne abbiamo già avute abbastanza.Io credo che i lavoratori e lavoratrici non si meritano alcuna penalizzazione e che serve una soluzione in tempi non eterni perché abbiamo già perso fin troppo tempo".
La Cantone applaude alla nomina di Boeri all'Inps. "E' una persona che stimo. Credo però che prima di tutto debba mettere un po' d'ordine nell'organizzazione dell'Inps e sul tema dell'evasione contributiva che viene compiuta per primi dallo Stato stesso e dalle amministrazioni locali. Sulle pensioni invece bisogna salvaguardare lavoratrici e lavoratori che hanno maturato la pensione da lavoro, tramite i contributi regolarmente versati, senza proporre di penalizzare anche loro. Più che cancellare la legge precedente, Boeri dovrebbe casomai verificare quali sono i soggetti che usufruiscono di pensioni veramente d'oro, quelli che prendono 3 o 4 assegni, spesso regalati e affrontare il tema dei vitalizi. Poi gli chiedo di aiutarci per una questione che il sindacato chiede da anni: dividere finalmente assistenza da previdenza".
"E infine una cosa pratica ma fondamentale per tantissimi pensionati: da due anni l'Inps non invia più la cosiddetta ''busta paga", lasciando tutto online, togliendo a molti di loro la possibilità di conoscere la propria situazione su carta. Di tutte queste cose comunque sono sicuro che parleremo presto con il presidente Boeri nell'incontro che abbiamo chiesto unitariamente come sindacati dei pensionati. Se voi "pensionati" siete uniti, le confederazioni sembrano procedere in ordine sparso: la Cisl non ha fatto lo sciopero generale e sul Jobs act è più morbida di Cgil e UIL.
Proprio la piattaforma su fisco e pensioni può essere lo strumento per ricomporsi. Per i pensionati è fondamentale perché non solo non hanno avuto gli 80 euro ma, per effetto delle decisioni dei vari governi, non c'è piena tutela del potere d'acquisto delle pensioni che infatti negli ultimi 15 anni è sceso del 35 per cento. Con i pensionati il fisco è particolarmente iniquo e ingiusto: per questo chiediamo anche di equiparare la "No tax area" che per i lavoratori è fissata a 8.200 euro mentre per i pensionati si ferma a 7.800. Quando parlo con ministri e sottosegretari sono d'accordo con me nel definirla una vera ingiustizia salvo poi comportarsi al contrario. Così come e un ingiustizia non avere una legge sulla non autosufficienza e sono una vergogna le liste d'attesa nella sanità" ha detto la Cantone.
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Zedde
Riforma Pensioni, ddl flessibilità dal 12 marzo in Commissione alla Camera
Dopo le aperture del Ministro Poletti la Commissione Lavoro della Camera torna a riunirsi in sede referente per l'esame del ddl sulle pensioni flessibili.
Kamsin E' stata calendarizzata per Giovedì 12 Marzo in Commissione Lavoro in sede referente presso la Camera dei Deputati il riavvio dell'esame del ddl 857 sui pensionamenti flessibili promosso dall'Onorevole Cesare Damiano. Relatrice al provvedimento sarà la Polverini. E' quanto si apprende dal calendario dei lavori della Commissione diffuso ieri dal Presidente della Commissione.
“L’obiettivo della commissione – spiega Damiano – e’ quello di intervenire nel dibattito in corso con proposte di merito e unitarie, al fine di contribuire a correggere la riforma Fornero. Sono previste audizioni informali con il ministro del Lavoro, il presidente dell’INPS e le parti sociali, anche al fine di confrontarsi con la proposta di CGIL, CISL e UIL sulle pensioni. Rendere piu’ flessibile il sistema previdenziale vuol dire togliere dalla condizione di poverta’ molti cittadini senza lavoro e in attesa per anni della pensione e favorire lo svecchiamento delle aziende, attraverso il turnover, con l’ingresso dei giovani al lavoro”.
Nella stessa giornata è calendarizzata l'interrogazione a risposta scritta promossa dall'Onorevole Maria Luisa Gnecchi (Pd) (5/03401) al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti per approfondire la vicenda dei lavoratori autorizzati ai volontari prima del 20 luglio 2007 ai sensi dell'articolo 1, comma 8 della legge 247/07. L'atto intende accertare quante siano le pensioni liquidate negli anni 2011, 2012, 2013, 2014, suddivise per anno, sesso e con i relativi requisiti di accesso (età e anni di contribuzione).
Nella stessa seduta si svolgerà anche l'interrogazione della Lega Nord al Ministro del Lavoro sugli eEffetti della sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2015 in materia di riconoscimento della pensione per la cecità civile e dell’indennità in favore dei ciechi parziali agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio italiano.
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Pensioni, il nuovo tetto agli assegni resta ancora un rebus
A distanza di quasi tre mesi l'Inps non ha ancora indicato le modalità di applicazione del tetto agli assegni introdotto con la legge di stabilità 2015.
Kamsin Deve essere ancora decifrato il tetto agli assegni introdotto dalla legge di stabilità 2015 (legge 190/2014) per i lavoratori che sono rimasti sul posto di lavoro oltre il raggiungimento della massima anzianità contributiva. La norma prevede, che l'importo complessivo del trattamento determinato con le regole attualmente vigenti "non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell'entrata in vigore del Dl 201/2011 computando, ai fini della determinazione della misura del trattamento, l'anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella eventualmente maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa".
Ma per come è formulata la norma non è assolutamente chiara. Per ora si può dire che la finalità del legislatore è limitare la crescita degli assegni di chi era nel retributivo sino al 2011 (cioè che aveva almeno 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995). Infatti, i contributi accreditati dopo il 2012, non essendo soggetti ad un massimale, finiscono per determinare trattamenti piu' elevati di quelli che sarebbero stati conseguiti con la vecchia normativa.
Per effetto della riforma Monti-Fornero, in altri termini, a fini dell'importo della pensione sono stati valorizzati anche i contributi versati dal 2012 in poi e tale quota incrementa quella già generosa calcolata con le vecchie regole. I maggiori beneficiari del contributivo post 2011 sono quelle categorie di lavoratori che per effetto di limiti ordinamentali elevati (come magistrati, professori universitari) riescono a valorizzare le anzianità eccedenti i 40 anni.
Il caso classico è il professore o il magistrato con 40 anni di contributi e 65 anni di età raggiunti nel 2011 che resta in servizio per altri 5 anni ma non è detto che la norma non vada a colpire anche qualche pensionato di latta che magari aveva deciso di restare in servizio per qualche anno in piu'. Impossibile però dirlo con precisione data la vaghezza della norma. Vediamo comunque di mettere alcuni punti fermi.
I destinatari. In sintesi ad entrare nel raggio d'azione della novella sono i lavoratori che alla data del 31.12.2011 avevano già maturato il diritto alla pensione e hanno scelto di proseguire l'attività lavorativa ben oltre i 40 anni di contributi; oppure quei lavoratori che, soggetti alla normativa Fornero, intendono restare sul lavoro oltre i 42-43 anni di contributi. Piu' nel dettaglio:
Con Requisiti Ante Fornero - Sono coloro che hanno maturato un diritto a pensione entro il 2011 o, qualora si tratti dei salvaguardati o di altre categorie particolari di lavoratori per i quali sono mantenuti i vecchi requisiti, anche dopo il 2011. Per questi soggetti la misura dovrebbe significare che l'anzianità contributiva eccedente i 40 anni di contributi, maggiorata però con il periodo di finestra mobile - in genere 12 mesi anche se, in taluni casi, può arrivare sino a 21 mesi -, non sarà piu' utile ai fini della determinazione del trattamento pensionistico.
Con requisiti Post Fornero - Si tratta dei lavoratori che non hanno maturato un diritto a pensione con la vecchia normativa e che, quindi, dovranno accedere con i nuovi requisiti post-fornero. Nei loro confronti la novità dovrebbe segnare che la contribuzione valida ai fini pensionistici si fermerà ad un massimo di 42 anni e mezzo (41 anni e mezzo le donne). La contribuzione in eccedenza non sarà piu' utile a guadagnare una prestazione piu' elevata.
La seguente tabella può aiutare a comprendere le innovazioni:

Il meccanismo - Il funzionamento del taglio è per ora ancora un rebus. In attesa di istruzioni dall'Inps è probabile che si dovrà effettuare un raffronto tra il trattamento spettante secondo le regole attuali e quello previgente nel quale si valorizzerà, come detto, anche l'anzianità contributiva eccedente i 40 anni di contributi sino alla prima finestra utile (se è stato raggiunto un diritto a pensione entro il 31.12.2011) oppure sino a 42 anni e 6 mesi (41 anni e 6 mesi le donne) se il lavoratore ha raggiunto un diritto a pensione dopo il 2011.
Se dal confronto emergerà che il trattamento erogato con le regole attuali è inferiore a quello che sarebbe spettato con le vecchie regole nulla quaestio: l'assegno non subirà alcun taglio (in alcuni casi le vecchie regole erano, infatti, piu' vantaggiose soprattutto con riferimento ad assegni minori). In caso contrario la pensione sarà adeguata all'importo piu' basso con l'applicazione delle regole previgenti.
Retroattività. La norma inoltre, per come è stata formulata, è retroattiva (sollevando anche alcuni profili di incostituzionalità): pertanto coloro che, ad esempio, sono andati in pensione nel corso del 2013 e del 2014 si vedranno decurtati gli assegni a partire dal 1° gennaio 2015 (anche se non saranno toccati gli assegni già liquidati).
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Amianto, Salvaguardia dei benefici pensionistici per i lavoratori esposti all'amianto
Ai fini della determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, sono privi di effetto i provvedimenti di annullamento, adottati dall’INAIL, delle certificazioni rilasciate dallo stesso Istituto assicuratore.
Kamsin La Circolare Inps 51/2015 ricorda che la legge 190/2014 ha previsto la salvaguardia della validità ed efficacia delle certificazioni di esposizione all'amianto rilasciate dall'Inail. La predetta disposizione è entrata in vigore dal 1° gennaio 2015. Destinatari, sono i lavoratori in servizio al 1° gennaio 2015 per i quali sia stato annullata la certificazione rilasciata dall'Inail per il conseguimento dei benefici di cui all'articolo 13 comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni.
Tale normativa prevede che, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per i lavoratori esposti all'amianto per un periodo superiore a 10 anni l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali è moltiplicato per il coefficiente di 1,25.
Per la determinazione del diritto e della misura del trattamento pensionistico, sono privi di effetto i provvedimenti di annullamento, adottati dall'Inail, delle certificazioni rilasciate dallo stesso Istituto assicuratore. Le disposizioni in parola non trovano applicazione nel caso in cui la certificazione sia stata ottenuta dall'interessato con dolo accertato in via giudiziale con sentenza definitiva. La decorrenza delle pensioni non può essere anteriore al 1° febbraio 2015.
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