Notizie

Notizie

Con la conversione del decreto milleproroghe viene fermato per quest'anno l'aumento dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata.

Kamsin Le aliquote contributive per i lavoratori autonomi, titolari di partita IVA, iscritti alla gestione separata INPS, che non risultino iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria o pensionati resta fissata al 27,72% per il 2015. Ne' ha dato conferma ieri la Circolare Inps 58/2015 con la quale l'istituto precisa le novità introdotte dal milleproroghe 2015, (il decreto legge 192/2014), il cd. milleproroghe. Nei prossimi due anni l'aliquota salierà di un punto percentuale all'anno e dal 2018 schizzerà a quota 33,72% (in assenza di un nuovo correttivo). 

Restano invece immutate le aliquote per gli altri collaboratori iscritti alla gestione: quest'anno la loro aliquota sarà pari al 30,72% mentre per gli iscritti in via non esclusiva o pensionati pagano il 23,50%.

Ecco dunque come sono state rideterminate le aliquote nella gestione separata negli anni a venire.

Il contributo da pagare sul minimale per il 2015 è dunque pari a 3.653 euro per gli iscritti in via non esclusiva, 4.310 euro per i professionisti con partita iva e 4.776 euro per i collaboratori e le altre figure assimilate. Il minimale risulta fissato a 15.548 euro. 

seguifb

Zedde

I giudici confermano che il reddito della casa di abitazione non deve essere considerato ai fini del riconoscimento dell'assegno di invalidità civile.

Kamsin Il reddito della casa di abitazione non deve essere considerato ai fini del riconoscimento dell'assegno mensile di invalidità civile (art. 13 legge 118/1971). Valgono le stesse regole previste per la pensione di inabilità. È quanto ha precisato la Corte di cassazione con la sentenza della prima sezione penale n. 4674 del 17 dicembre 2014, depositata il 9 marzo 2015.

L'art. 13 riconosce agli invalidi civili, tra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% (e sino al 99%), che non svolgono attività lavorativa e per il tempo in cui tale condizione sussiste, un assegno mensile erogato dall'Inps di 279,75 euro (2015) per tredici mensilità. Ai fini del conseguimento dell'assegno il reddito del richiedente non deve però superare i 4.805,19 euro annui. Il tutto, con le stesse condizioni e modalità previste per l'assegnazione della pensione di inabilita' civile (art. 12 legge 118/1971). Il soggetto interessato deve rendere una autocertificazione annuale all'Inps, con cui attesta di non svolgere attività lavorativa. Se tale condizione viene meno, l'interessato è tenuto a darne tempestiva comunicazione all'ente. Il problema riguarda la considerazione ai tini del riconoscimento dell'assegno di invalidità de reddito di abitazione.

Nel caso specifico la Corte di appello, dando torto all'lnps, ha ritenuto che il reddito della casa di abitazione non rappresentasse un onere deducibile o una ritenuta fiscale e che, conseguentemente, il reddito Irpef al lordo non comprendesse il reddito della casa di abitazione. Secondo la Corte di appello occorre distinguere tra reddito della persona e reddito imponibile, che esclude i redditi non tassabili. La Corte di cassazione ha ricordato il suo orientamento in tema di pensione di inabilità.

Ai fini del requisito reddituale, non va calcolato il reddito della casa di abitazione, in quanto l'art. 12 legge 118/1971, rinvia per le condizioni economiche all'art. 26 legge 153/1969, che, per la pensione sociale, esclude dal computo il reddito della casa di abitazione. Non rileva in senso contrario ai fini assistenziale, la denuncia dei redditi, al lordo degli oneri deducibili, in quanto la casa di abitazione non costituisce, a tale scopo, un onere deducibile, ma una voce di reddito. La Cassazione ha, quindi, applicato lo stesso principio all'assegno mensile di invalidità, che è concesso con le stesse condizioni e modalità previste per l'assegno della pensione di inabilità.

seguifb

Zedde

A cura di Paolo Ferri, Patronato Acli

Si è svolta oggi presso la Sottocommissione Lavoro di Palazzo Madama l'audizione della Rete dei Comitati degli esodati.

Kamsin "La Rete dei Comitati degli esodati, che oggi abbiamo ascoltato in audizione, è disposta a collaborare all'indagine conoscitiva che come commissione Lavoro del Senato stiamo per iniziare. Il modulo per partecipare alla rilevazione sarà disponibile entro la fine della prossima settimana sul sito del Senato e su quello dell'Istat". Ne ha dato notizia oggi la presidente della Sottocommissione creata ad hoc per valutazione del fenomeno, Annamaria Parente (Pd).

Nel corso dell'audizione i Comitati degli esodati hanno ribadito la richiesta di estendere le tutele sino a ricomprendere chi ha maturato un diritto a pensione, con la vecchia normativa, entro il 2018 (attualmente le tutele si fermano molto prima) e di inserire anche i lavoratori che sono rimasti esclusi dagli attuali profili di tutela (in particolare quindicenni, lavoratori titolari di trattamento edile, cessati a seguito di fallimento dell'azienda, autorizzati ai volontari prima del 2007 eccetera). La Rete, tuttavia, esprime seri dubbi sulla validità del censimento sospettando che sia una manovra volta ad allungare i tempi di un intervento che invece appare urgente.

"L'intento - dice invece la Parente - è quello di rilevare quanti ex lavoratrici ed ex lavoratori esodati sono rimasti fuori dalle 6 salvaguardie finora emanate. Solo circoscrivendo esattamente il fenomeno potremo intervenire". "Una volta circoscritto definitivamente il fenomeno - continua Parente - le risorse, come ha più volte affermato il ministro Poletti, non sono un problema. L'obiettivo finale è riuscire a mandare in pensione tutti gli esodati".

Spunti piu' concreti per un intervento saranno comunque messi nero su bianco nei prossimi giorni in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati dove l'onorevole Gnecchi (Pd) e Fedriga (Ln) hanno annunciato il deposito di due disegni di legge distinti da porre come base per un confronto. 

seguifb

Zedde

"Se una platea e' piu' ristretta del previsto le risorse che avanzano possono essere destinate ad altri lavoratori" sostiene l'ex ministro del Lavoro Pd.

Kamsin  "Sul tema 'esodati' si sta riaccendendo il dibattito dopo le dichiarazioni del ministro Poletti sulle pensioni. Vale la pena, a questo proposito, di chiarire alcuni aspetti: il Parlamento ha approvato fino a qui sei 'salvaguardie' che riguardano oltre 170.000 lavoratori, con un impegno di risorse pari a 11,6 miliardi di euro. Finora sono andati in pensione circa 64.000 lavoratori ed hanno ricevuto la certificazione quasi 100.000, il 58% del totale", ricorda il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano.

"Il Fondo esodati e' stato volutamente 'blindato' dal Parlamento al fine di evitare che le risorse accantonate, come succede molto spesso, vengano dirottate verso altri scopi o gettate nel calderone della diminuzione del debito. Quindi l'obiettivo fondamentale ed irrinunciabile e' quello di mandare in pensione gradualmente tutti i 170.000 salvaguardati. E' possibile - prosegue - che le risorse disponibili siano superiori alla necessita': in quel caso, attraverso un attento monitoraggio, se una platea e' piu' ristretta del previsto le risorse che avanzano possono essere destinate ad altri lavoratori, sempre nell'ambito dell'obiettivo di mandarli prima in pensione con nuove salvaguardie". "Lo abbiamo gia' fatto con i dipendenti in mobilita' che erano sovrastimati. Non saremmo d'accordo - avverte Damiano - se si pensasse di distogliere parte del Fondo per obiettivi diversi da quelli della correzione, nel senso della flessibilita', del sistema pensionistico.

Se anche in questa situazione dovessero avanzare delle risorse, si dimostrerebbe ancora una volta che quando c'e' da sostenere un costo la Ragioneria dello Stato pretende cifre elevate, mentre quando c'e' da contabilizzare un risparmio le somme diventano esigue". "Infine, per quanto riguarda l'individuazione della platea degli 'esodati' ribadiamo che ci riferiamo esclusivamente a coloro che hanno firmato accordi di esodo o di mobilita' o che abbiano l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi entro dicembre 2011, in quanto non potevano essere a conoscenza dei contenuti della futura "riforma" Fornero", conclude l'esponente Pd.

seguifb

Zedde

L'appello lanciato ieri su «La Stampa» da un lettore perché chi è senza lavoro e senza pensione non sia «lasciato solo» è comprensibile e legittima. Mi dà l'occasione, come ministro che ha firmato quella legge, in circostanze di eccezionale gravità, non già di difendere la riforma, peraltro cruciale per la credibilità finanziaria dell'Italia, ma di ribadire fatti e concetti troppo spesso trascurati. Kamsin a) Agli «esodati», pur nell'incertezza dei numeri, il governo di cui ho fatto parte cercò di dare una risposta con circa 140 mila salvaguardie, poi portate a 160 mila da successivi provvedimenti.

Il problema, tuttavia, è che si continua a considerare «esodati» anche lavoratori usciti dal mercato del lavoro dopo la riforma e senza un precedente accordo di mobilità. Queste persone hanno chiaramente un problema di mancanza di lavoro e di insufficienza di reddito, ma è difficile sostenere che si tratti di un problema di pensione soltanto perché si raffrontano le vecchie (scarsamente sostenibili) norme con quelle nuove. Si parla molto dei guai prodotti dalla commistione tra previdenza e assistenza, ma come chiamare il ricorso al pensionamento anticipato, peraltro con pensione largamente retributiva, e quindi ben superiore ai contributi versati, per persone con difficoltà occupazionali? Non si tratta assistenza?

b) Occorre seriamente interrogarsi se la pensione anticipata sia la soluzione giusta. In realtà in queste situazioni dovrebbe intervenire l'Aspi, (Assicurazione sociale per l'impiego) che comprende anche l'aiuto alla ricerca di nuova occupazione o, in mancanza di presupposti, un «reddito di cittadinanza».

c) A distanza di oltre tre anni, la politica usa spregiudicatamente la riforma, utile per gli effetti sulla finanza pubblica, ma sicuramente scomoda per i cittadini. Sono solidale con il lettore e a mia volta sconcertata dal cinismo di chi, anziché aiutare a far comprendere ai cittadini la necessità della riforma e trovare soluzioni eque per gli inconvenienti da essa provocati, li «scarica» totalmente su un precedente ministro, pur mantenendo la legge senza sostanziali modifiche.

seguifb

Zedde

© 2022 Digit Italia Srl - Partita IVA/C.f. 12640411000. Tutti i diritti riservati