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Pensioni, il Pd chiede il blocco al 27% dei contributi per le partite Iva
Una risoluzione Pd punta a elevare tutte le soglie di ricavi o compensi per l'accesso al nuovo forfettario al di sotto dei 30mila euro.
Kamsin Alcuni deputati Pd presenteranno oggi una risoluzione in Commissione Finanze alla Camera ed un emendamento al decreto legge milleproroghe per modificare il regime forfettario delineato dalla legge di stabilità e finito al centro di critiche per l'inasprimento del prelievo fiscale rispetto ai minimi con imposta sostitutiva al 5 per cento.
L'obiettivo è elevare tutte le soglie di ricavi o compensi per l'accesso al nuovo regime forfettario al di sotto dei 30mila euro e dare una boccata d'ossigeno a professionisti, agenti di commercio, partite iva del settore immobili e costruzioni e dei commercianti ambulanti che altrimenti rischierebbero, con le attuali soglie (tra i 15 e i 20mila euro) di uscire rapidamente dal regime agevolato e perdere le semplificazioni, a partire dall'anno d'imposta successivo.
In cantiere c'è anche un emendamento al decreto legge milleproghe, sostenuto dal Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, che intende ridurre la percentuale di contribuzione per professionisti senza cassa e freelance iscritti alla gestione separata Inps che da quest'anno è salita dal 27,72 al 30,72% (compresa la quota maternità). Anche la deputata di Area popolare (NcdUdc) Barbara Saltamartini aveva preannunciato martedì un intervento per fermare l'aumento dell'aliquota sui contributi Inps di autonomi e professionisti.
Duro il giudizio delle associazioni di freelance e partite Iva sull'operato del Governo. Secondo Anna Soru, presidente di Acta: «Finora Renzi ha fatto solo delle promesse e intanto sono entrati in vigore sia i nuovi minimi sia l'aumento della contribuzione alla gestione separata dell'Inps. Se sommiamo le due voci siamo già oltre il 50% di tassazione a fronte di un sistema di welfare inesistente». In un eventuale provvedimento indirizzato a favorire l'attività e lo sviluppo dei freelance Sorti pensa che si debba intervenire anche sulle detrazioni per le spese professionali. «Le spese di trasferta, solo per fare un esempio, sono plafonate al 2%».
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Referendum Pensioni, la Corte rinvia la decisione al 20 Gennaio
La Consulta ha invece deciso, in senso negativo, sulla richiesta referendaria di alcune Regioni che avrebbero voluto abrogare la norma che ha avviato la chiusura di una serie di tribunali e uffici giudiziari.
Kamsin Si dovrà attendere ancora qualche giorno per sapere se la riforma delle pensioni del 2011 potrà essere messa in discussione attraverso un referendum popolare. La Corte Costituzionale, che doveva pronunciarsi ieri sull'ammissibilità del quesito abrogativo presentato dalla Lega Nord, ha rinviato la propria decisione a martedì prossimo, 20 gennaio, alle 20,30. In questo modo la Consulta è venuta incontro alle richieste della stessa Lega ed in particolare di Roberto Calderoli, uno dei promotori dell'iniziativa referendaria.
Calderoli aveva chiesto il rinvio lamentando di non aver ricevuto la comunicazione prevista dalla legge e di non aver potuto quindi produrre la memoria a difesa delle proprie ragioni. A detta dello stesso senatore, è stato accertato che la missiva in questione giaceva in un ufficio postale di Milano. Dunque l'incertezza sul destino della legge Fornero, che tra le altre cose ha cancellato le pensioni di anzianzità e ha introdotto il calcolo contributivo per tutti i lavoratori, si prolungherà fino a martedì sera; anche se la maggior parte degli esperti ritiene che il quesito non sia ammissibile, in quanto norma che fa parte - pur se non direttamente - di una legge di bilancio.
Il quesito della Lega propone di abrogare l'articolo 24 del decreto Salva Italia (Dl 201/2011). Se il quesito passasse, osservano i leghisti, sarebbe cancellato il passaggio al calcolo contributivo proquota per le nuove pensioni, e tornerebbero le pensioni di anzianità e si ridurrebbe l'età per l'assegno di vecchiaia, fissato oggi per gli uomini a 66 anni e tre mesi.
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Zedde
Naspi 2015, così cambierà il sostegno contro la disoccupazione
Dal 1° maggio 2015 entrerà in vigore il nuovo sistema di misure contro la disoccupazione delineato nella bozza di decreto attuativo della legge delega sul mercato del lavoro (Jobs Act).
Kamsin Serviranno un paio di settimane di lavoro effettivo in più nell'ultimo anno come requisito per poter usufruire della nuova indennità di disoccupazione, l'anticipo del decalage del 3% mensile al quarto mese di fruizione. Con qualche modifica, il decreto attuativo del Jobs act sulla Naspi varato dal Consiglio dei ministri la vigilia di Natale è arrivato ieri in tarda serata alle commissioni Lavoro di Camera e Senato.
Il nuovo ammortizzatore, che riunirà Aspi e MiniAspi, sarà operativo per i casi di disoccupazione che si verificheranno a partire dal 1° maggio 2015. Al termine della Naspi, inoltre, se il disoccupato ha minori a carico o ha l'età vicina alla pensione avrà diritto all'Asdi, assegno di disoccupazione, di durata semestrale e importo pari al 75% della Naspi. Ma andiamo con ordine.
I Requisiti. Prima di tutto la Naspi spetterà ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente l'occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti: a) stato di disoccupazione involontaria; b) almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti la disoccupazione; c) almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti l'inizio della disoccupazione (erano 18 nella prima versione del testo).
L'importo dell'Assegno. Diversamente da quanto accade attualmente, l'importo della Naspi sarà rapportato alla retribuzione imponibile previdenziale (quella, cioè, su cui sono stati versati i contributi) degli ultimi quattro anni. Infatti, l'importo sarà pari a tale retribuzione divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33, con i seguenti limiti:
1) se la retribuzione non supera i 1.195 euro mensili (dato valido per il 2015 da rivalutare annualmente), l'indennità mensile sarà pari al 75% di tale retribuzione;
2) se supera i 1.195 euro mensili, l'indennità mensile sarà pari al 75% della retribuzione più il 25% della differenza tra retribuzione e 1.195. L'indennità mensile, in ogni caso, non potrà superare 1.300 euro mensili (dato per il 2015 da rivalutare), corrispondente a una retribuzione mensile di 2.810 euro. Dal quarto mese di fruizione l'indennità è ridotta del 3% al mese.
La Durata. L'altra caratteristica della Naspi è che non avrà durata prefissata: spetterà, infatti, per un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione accreditate al lavoratore negli ultimi quattro anni. Quindi può durare sino ad un massimo di 2 anni. Dal 1° gennaio 2017 non potrà mai eccedere le 78 settimane (18 mesi).

Per conseguire l'ammortizzatore sociale sarà necessario presentare domanda all'inps entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. L'erogazione della Naspi, inoltre, sarà condizionata alla partecipazione del disoccupato a iniziative di attivazione lavorativa o di riqualificazione professionale anche se si rimanda ad un decreto ministeriale la regolazione di questo vincolo e delle relative sanzioni.
Cumulo e compatibilità. Il beneficiario può essere impiegato in rapporti di lavoro subordinato senza limiti di durata purchè il reddito conseguito non sia superiore a quello minimo escluso da imposizione fiscale (cioè 8.145 euro).
Se il reddito è inferiore, il lavoratore mantiene il diritto alla prestazione, a condizione che, entro un mese dall'inizio dell'attività, comunichi all'Inps il ricavato annuo che prevede conseguire. In tale circostanza la prestazione viene diminuita di un importo pari all'80 per cento dei compensi preventivati, rapportati al tempo intercorrente tra la data di inizio delle attività e quella di conclusione del periodo di fruizione della prestazione, se antecedente, alla fine dell'anno. La riduzione è oggetto di conguaglio d'ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.
Il limite di 8.145 euro può essere superato senza dar luogo a decadenza solo laddove il beneficiario risulti occupato in un contratto di lavoro subordinato di durata massima di 6 mesi. In tal caso l'assegno viene però sospeso per il periodo lavorativo in parola.
Lavoratori Part-Time. Possono accedere alla naspi anche coloro che intrattengono contemporaneamente più rapporti di lavoro part time, qualora uno di questi cessi per una delle cause che danno titolo alle prestazioni. E' necessario, comunque, che il reddito complessivo percepito includendo anche tutti gli altri rapporti a tempo parziale, sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione e chi è interessato lo comunichi all'Inps, entro un mese dall'invio della domanda per fruire della prestazione.
Le differenze con l'Aspi - Rispetto alle attuali regole ci sono diverse differenze. Oggi per accedere all'Aspi servono almeno due anni di assicurazione contro la disoccupazione e almeno 1 anno di contribuzione nel biennio precedente. La durata della prestazione viene aumenta nel tempo (nel 2016, a regime, era previsto: 12 mesi per lavoratori fino a 55 anni, e 18 mesi, oltre).
Quanto alla mini-Aspi il requisito è di avere almeno 13 settimane di contribuzione nei 12 mesi precedenti la disoccupazione, e l'indennità è corrisposta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nei 12 mesi precedenti la cessazione del rapporto di impiego.
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Pensioni, cresce il numero dei pensionati lavoratori
Ma il quadro che esce ripropone l'immagine di un mercato del lavoro fitto di contraddizioni. Il maggior tasso di rioccupazione interessa infatti chi percepisce assegni medi o elevati.
Kamsin Cresce il numero dei pensionati che hanno deciso di lavorare dopo aver conseguito la pensione. E' quanto emerge da uno studio presentato in Senato da Fabrizio Patriarca, ricercatore e collaboratore di Tito Boeri a lavoce.info. Tra il 2007 e il 2012 i pensionati oltre i 60 anni che lavorano sono aumentati di 556mila unità. Secondo i dati Istat proposti da Patriarca nel 2012 i pensionati che lavorano sono arrivati a quota 1.976.810 e i 556mila in più sono così distribuiti: 241 mila (+12,6%) di età compresa tra i 60 e i 64 anni e 315 mila ultra-sessantacinquenni (+3%).
Eppure a beneficiare della recente facoltà di cumulo del reddito con la pensione non sono i pensionati con i redditi piu' bassi che maggiormente ne avrebbero bisogno. Infatti sono solo il 10,2% si quei pensionati over 60 che lavorano sul totale dei pensionati con classe di reddito tra i 500 e i 2mila euro al mese; mentre sono il 13,5% di quelli con redditi tra 2 e 3mila euro al mese fino al 23,9% per chi sta sopra i 3mila euro al mese. In questa fascia alta, dunque, un pensionato over 60 su quattro continua a lavorare. I dati raccolti da Patriarca su fonti Istat, Inps e ministero del Lavoro rappresentano naturalmente una stima per difetto, che non comprende i pensionati che lavorano in nero. Probabilmente se si tenesse conto anche di questo dato i pensionati con classe di reddito inferiore sarebbero destinati ad aumentare.
Focalizzandosi sulle fasce di età si scopre che due anni fa lavorava il 27,7% dei pensionati di età compresa tra i 60 e i 64 anni, in pratica uno su tre; il dato si ferma al 12,6 % tra i 65-75enni e all'1% per gli over 75. I lavori piu' gettonati dopo la pensione? La maggior parte dei pensionati risulta impiegata in un'attività di lavoro autonomo, soprattutto consulenti con partite iva, o sono diventati soci di una società, prevalentemente una società di persone o una srl. Solo il 15% è stato reimpiegato in attività lavorative subordinate.
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Referendum Pensioni, Slitta al 20 Gennaio la decisione della Consulta
La Corte ha accolto la richiesta della Lega di rinvio per mancata notifica. La corte ha dunque rinviato la camera di consiglio al prossimo 20 gennaio alle ore 20,30.
Kamsin Slitta al 20 Gennaio la decisione della Consulta sull'ammissibilità del referendum abrogativo della legge Fornero sulle pensioni, uno dei provvedimenti più importanti (e più contestati) degli ultimi anni, varata dal governo Monti a fine 2011. E' quanto comunica Roberto Calderoli (LN) spiegando che "la Corte ha accolto la nostra richiesta di rinvio per mancata notifica. La corte ha dunque rinviato la camera di consiglio al prossimo 20 gennaio alle ore 20,30 dimostrando sensibilità nei nostri confronti e per i nostri diritti avendo fissato l'udienza all'ultimo giorno previsto dalla legge per concederci più tempo possibile per preparare la nostra memoria difensiva".
La Consulta deve decidere sull'ammissibilità del referendum abrogativo chiesto dalla Lega Nord. Ieri infatti Roberto Calderoli, primo firmatario del quesito, aveva chiesto un rinvio perché una mancata notifica ha impedito al comitato promotore di inviare la propria memoria difensiva.
Il quesito della Lega propone di abrogare l'articolo 24 del decreto Salva Italia (Dl 201/2011). Se il quesito passasse, osservano i leghisti, sarebbe cancellato il passaggio al calcolo contributivo proquota per le nuove pensioni, e tornerebbero le pensioni di anzianità e si ridurrebbe l'età per l'assegno di vecchiaia, fissato oggi per gli uomini a 66 anni e tre mesi. «Faccio fatica a pensare che la Corte possa avallare una pessima politica», ha detto l'ex ministro Elsa Fornero, «è facile dire eliminiamo una riforma sgradevole ma è molto più difficile dire come».
Il fronte dei contrari alla riforma è comunque ben più ampio della sola Lega Nord. A partire dai sindacati che, con accenti diversi, chiedono di mettere mano all'attuale normativa accusata di essere troppo rigida. La Cisl ad esempio punta su un intervento legislativo, la Cgil non esclude di appoggiare il referendum. Critici sulle regole attuali anche molti esponenti di maggioranza e opposizioni: ad iniziare dai presidenti delle commissioni Lavoro Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Forza Italia) il caso degli esodati ha mostrato del resto i limiti della normativa: per dare una pensione a chi aveva perso il lavoro e con la riforma anche i requisiti per l'assegno previdenziale sono stati necessari vari interventi legislativi ad hoc e forse ne serviranno altri.
Tra le ipotesi circolate che circolano c'è il ritorno al sistema delle quote (anni di contributi più età anagrafica) che potrebbe essere fissato a quota 100 (erano 96 nel 2011). Un'altra strada è lasciare al lavoratore la possibilità di uscire prima del tempo con penalizzazioni economiche. Tutte ipotesi destinate a prendere corpo se la Corte dovesse approvare il referendum. Viceversa a scontrarsi con gli stop del Tesoro se la minaccia del voto sarà disinnescata dalla Corte.
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Pensioni, Idv: l'esecutivo si impegni a rivedere la legge Fornero
“E’ possibile abrogare la riforma Fornero e creare nuovi posti di lavoro mettendo all’ordine del giorno del Parlamento e nell’agenda di Governo la proposta di legge che IdV ha depositato nei mesi scorsi e che azzererà i danni combinati sugli esodati e propone le migliori soluzioni adottate nei paesi europei. Kamsin La flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione è l’asse principale della nostra proposta per rimettere in moto le assunzioni. Le risorse necessarie sono da noi ben individuate sia nel tetto alle pensioni d’oro che ad una patrimoniale che colpisca quel 10% di grandi ricchi che detengono il 50% della ricchezza del paese.
L’ultima persona che dovrebbe parlare in Italia di riforma pensionistica è proprio Elsa Fornero ex ministro del lavoro del governo Monti che ha creato drammi sociali ai lavoratori, ai pensionati e danni economici a tutto il sistema di imprese in quanto ha bloccato il necessario ricambio generazionale e ha generato il dramma per 350.000 esodati. La Fornero dovrebbe chiedere scusa agli Italiani. Il risultato è che siamo al 50% dei disoccupati per giovane al 13,4% della disoccupazione in Italia mentre in Germani sono al 6.4%. In Italia per colpa della riforma Fornero dal 2011 al 2014 sono state bloccate circa 700.000 nuove assunzioni di giovani”. E’ quanto si legge in una nota del segretario nazionale idv Ignazio Messina.
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Esodati, l'Inps è pronta alla certificazione della sesta salvaguardia
Dalla fine del mese di Gennaio l'Inps inizierà ad inviare le prime certificazioni relative alla sesta salvaguardia, il provvedimento contenuto nella legge 147/2014 che consente a 32.100 lavoratori di beneficiare delle regole di pensionamento ante-Fornero. E' quanto apprende la redazione di pensionioggi.it in esito ad un approfondimento condotto presso l'Inps nei giorni scorsi. Kamsin Le domande per l'ammissione al beneficio in parola si sono chiuse lo scorso 5 gennaio anche se le DTL hanno ancora un mese di tempo per la gestione degli eventuali ricorsi e per la trasmissione delle istanze accolte all'Inps.
La principale criticità riguarda i lavoratori che hanno fruito nel 2011 dei congedi e/o dei permessi per i disabili per i quali la legge 147/2014 ha messo in palio ulteriori 1800 posti. Su questo profilo di tutela concorreranno ora anche i lavoratori che avevano presentato per la IV salvaguardia (articolo 11-bis del Dl 102/2013) le cui domande non sono state accolte per esaurimento dei posti messi a disposizione (2.500).
In merito a tale problematica il ministero del lavoro ha infatti concordato con l'Inps, tenuto conto dell’esigenza di rendere effettivi i principi di salvaguardia a tutela dei lavoratori che ne avevano diritto, di utilizzare il contingente previsto nell’ambito della VI procedura di salvaguardia per la medesima categoria di lavoratori, a vantaggio degli esclusi dalla procedura precedente ritenendo, altresì, che gli stessi non dovessero presentare nuovamente l’istanza. In altri termini è stato ritenuto possibile l’utilizzo della “dotazione numerica di 1.800 unità previste dalla cosiddetta “sesta salvaguardia” nei confronti dei lavoratori di cui all’articolo 24, comma 14, lett. e-ter del DL n. 201/2011, convertito con modificazioni in Legge n. 214/2011) in via prioritaria a favore dei soggetti, aventi i requisiti di legge, esclusi dalla “quarta salvaguardia” per incapienza della dotazione numerica".
Il rischio è che nuovamente il plafond dei 1800 posti risulti insufficiente a garantire la salvaguardia a tutti i potenziali aventi diritto. In tal caso si ipotizza che il ministero del lavoro attivi i cd. vasi comunicanti (articolo 1, comma 193 della legge 147/2013) ed utilizzi i risparmi derivanti dalle precedenti salvaguardie per ampliare il numero degli aventi diritto per legge in questo profilo di tutela.
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Isee 2015, ecco come lo si ottiene
Per avere l'attestato Isee, parte delle informazioni saranno autodichiarate dal cittadino ed in parte acquisite dagli archivi dell'Agenzia delle Entrate.
Kamsin Con il nuovo anno cambiano le regole per ottenere l'Isee, l'indicatore della situazione economica equivalente per avere diritto alle prestazioni sociali a carico dello Stato e degli enti erogatori. La prima vera novità è la scissione dei tempi in cui verranno raccolti i dati del nucleo: mentre prima era obbligo del contribuente dichiarare ogni cosa fosse necessaria ai fini del calcolo, da adesso in poi le informazioni contenute nella Dsu saranno in parte auto-dichiarate (ad esempio informazioni anagrafiche, dati sulla presenza di persone con disabilità) ed in parte acquisite direttamente dagli archivi amministrativi dell’Agenzia delle entrate (ad esempio reddito complessivo ai fini Irpef) e dell’Inps (trattamenti assistenziali, previdenziali ed indennitari erogati dall’Inps). Insomma, la Dsu, al momento della presentazione, contiene solo le informazioni auto-dichiarate.
Tra i dati che dovranno essere auto-dichiarati ci sono la composizione del nucleo familiare, le eventuali condizioni di disabilità o non autosufficienza, la casa di abitazione, i redditi esenti da Irpef, i trattamenti non pagati dall'Inps, il canone di affitto, conti correnti postali e bancari, azioni, bot, obbligazioni. C'è anche il possesso di auto, motoveicoli.
Una volta presentata la Dsu, il dichiarante riceve una ricevuta di avvenuta presentazione da parte dell’ente acquisitore (Inps, Comuni, Caf o l’Ente erogatore) ma non ancora l’Isee calcolato. Per il calcolo dell’Isee è infatti necessario che si completi l’acquisizione degli altri dati da parte dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate. L’Inps renderà poi disponibile al dichiarante un’attestazione riportante l'Isee, il contenuto della Dsu, nonché gli elementi informativi necessari al calcolo acquisiti dagli archivi amministrativi mediante accesso all'area servizi del portale web, ovvero mediante posta elettronica certificata o tramite le sedi territoriali competenti.
Ci sono quattro vie per presentare il Dsu: a) all'Ente che fornisce la prestazione (esempio: università, ospedale, ecc,); b) al Comune; e) al Caf; d) all'Inps. Dovunque si presenti, la dichiarazione va comunque a finire all'Inps, l'unico Ente deputato a classificare le informazioni e a stabilire la misura del reddito del richiedente. Se si chiede direttamente all'Inps è bene sapere che va usato solo il sistema telematico , usando il Pin (codice personale riservato) e collegandosi al sito www.inps.it entrando nel portale Isee, sezione "servizi on-line - servizi per il cittadino".
Alla presentazione del Dsu viene rilasciata una ricevuta che non è ancora l'attestato. Entro 10 giorni l'Ente interessato trasmette i dati al sistema centrale informativo, vengono acquisiti i dati dell'anagrafe tributaria e dell'Agenzia delle entrate e l'Inps può determinare l'Isee e comunicarlo a tutti gli interessati. La Dsu ha valore dal momento in cui viene presentata fino al 15 gennaio dell'anno successivo. Scaduto il termine l'attestato Isee già rilasciato conserva la sua validità ma se si devono chiedere altre prestazioni è necessario iniziare una nuova trafila.
Il nuovo Isee in vigore dal 2015 ha diverse novità rispetto al passato. Tiene conto ad esempio dei redditi fiscalmente esenti e del patrimonio, e introduce calcoli differenziati a seconda della prestazione chiesta. Per cui ora non c'è più un solo Isee valido per tutte le prestazioni, ma una pluralità di indicatori flessibili. Ma i principi di base restano sempre gli stessi: l'Isee resta sempre il rapporto tra l'indicatore della situazione economica del richiedente (Ise) e la scala di equivalenza (la seconda e ultima "e" che rappresenta la situazione degli altri componenti della famiglia). E invariata è la nozione Ise che è il valore dato dalla somma di redditi e da una quota (il 20%) dei patrimoni mobiliari e immobiliari dì tutto il nucleo familiare.
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Riforma Pensioni, Damiano: due proposte per rivedere l'età pensionabile
A prescindere dall'esito del referendum il Governo dovrà provvedere a breve ad una correzione del sistema previdenziale reintroducendo, nei fatti, la pensione di anzianità.
Kamsin “Domani sapremo quale sia il pronunciamento della Corte Costituzionale a proposito del referendum promosso dalla Lega sulla abolizione della legge Fornero sulle pensioni. A prescindere dal suo esito, si pone comunque un serio problema di correzione del sistema previdenziale.”cosi’ in una nota il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano.
“La riforma del 2011 – sottolinea – ha avuto due effetti controproducenti sul piano sociale: il primo, e’ quello di aver creato una situazione esplosiva, a partire dal problema degli esodati, a causa dell’assenza di gradualita’ nell’innalzamento dell’eta’ pensionistica. Il secondo e’ che andare in pensione di vecchiaia oltre i 67 anni e’ causa di un sostanziale blocco delle assunzioni: non e’ difficile immaginare che se i genitori rimangono inchiodati nel posto di lavoro fino a tarda eta’, i loro figli e nipoti troveranno con maggiore difficolta’ una occupazione”.
“Per questo insistiamo – conclude – nella richiesta di introdurre un criterio di flessibilita’ nel sistema pensionistico. Il Pd ha presentato alcune proposte sulle quali il Governo dovra’ confrontarsi. La prima e’ quella di “quota 100″ e la seconda e’ la possibilita’ di andare in pensione a partire dai 62 anni con 35 di contributi con una penalizzazione massima dell’8%”.

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Referendum Pensioni, l'ex ministro Fornero: "non toccate la mia Riforma"
L'ex ministro Fornero difende l'impianto della Riforma del 2011. Nel Pd, autorevoli esponenti del partito, come l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, sono da tempo invece schierati per un intervento parlamentare in direzione di una maggiore flessibilità in uscita.
Kamsin Il referendum sull'articolo 24 della riforma previdenziale del 2011 dovrebbe essere giudicato inammissibile perchè riguarda la finanza pubblica. Parola dell'ex-ministro del Lavoro, Elsa Fornero, autrice nel 2011 della controversa riforma, che ha innalzato l'età di accesso alle pensioni e ha di fatto mandato in soffitta l'anzianità. Convinti della non ammissibilità del referendum si sono detti, ieri, anche il commissario Inps ed ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, il costituzionalista Augusto Barbera e l'esperto di previdenza Giuliano Cazzola. «Faccio fatica a pensare afferma Fornero che la Corte Costituzionale possa avallare una pessima politica. Questa è la democrazia spiega se il Paese decide che vuol tornare indietro su una riforma che è severa ma ha contribuito a evitare la crisi finanziaria bisognerà trovare le risorse. È facile dire eliminiamo una riforma considerata sgradevole. È molto più difficile dire come. Fino al 2020 si prevede di risparmiare 80 miliardi. Se la legge viene abrogata bisogna dire con che cosa si sostituisce». Per Treu, autore anche lui di un'importante riforma del sistema previdenziale (la Dini nel 1995 che introdusse il sistema di calcolo contributivo poi completato con la legge Fornero) ci sono «ragionevoli motivi» per ritenere il referendum «inammissibile».
Si tratta di una materia aggiunge che «inerisce alla finanza pubblica» sulla quale non sono ammissibili referendum. Inoltre spiega alcuni effetti sull'innalzamento dell'età sono stati ammorbiditi con diversi interventi normativi compreso l'ultimo sugli ammortizzatori sociali. Anche Barbera esprime forti dubbi sull'ammissibilità del referendum ricordando che oltre vent'anni fa la Corte disse no al quesito promosso da Rifondazione Comunista contro la riforma Amato del sistema previdenziale. «Credo che la Consulta dice giudicherà il referendum sulla riforma previdenziale promosso dalla Lega inammissibile perchè materia strettamente legata al bilancio dello Stato». «C'è un precedente spiega Barbera a proposito della pronuncia attesa per mercoledì 14 nel 1994 la Corte giudicò il quesito inammissibile dicendo apertamente che c'era un nesso con il bilancio dello Stato e referendum su questa materia non si possono fare.
L'oggetto del quesito referendario è analogo e il principio che sul bilancio dello Stato non si possono fare referendum si è addirittura rafforzato con la riforma dell'articolo 81 della Costituzione che vincola il bilancio alle regole europee». Anche il giuslavorista Franco Carinci sui esprime sulla stessa lunghezza d'onda dei colleghi: «Credo che la corte sottolinea non considererà ammissibile il referendum su una legge che ha segnato una svolta giudicata positiva». Secondo Carinci però la riforma Fornero «non è legge di Bilancio» anche se è contenuta in una manovra finanziaria. «La scelta credo sarà più politica che tecnica».
Se nella Camera di consiglio in calendario domani i giudici della Consulta dichiareranno ammissibile il referendum, per il quale ha raccolto le firme la Lega Nord, il governo dovrà pensare seriamente a come muoversi, di fronte ad un quesito abrogativo che avrebbe buone possibilità di ottenere il consenso degli italiani. Se così sarà sparirebbe quindi il calcolo contributivo applicato pro rata a tutti i pensionati dal 2012 in poi, verrebbe ripristinata la pensione di anzianità e sarebbe riportata più in basso anche l'asticella per quella di vecchiaia. Lo Stato vedrebbe dissolversi risparmi che nel momento di massimo effetto della riforma valgono circa 20 miliardi l'anno.
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