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- Roma, 5 lug. - "Difendiamo l'Europa dall'assalto della tecnocrazia", perche' l'Europa non sia solo la patria di "banchieri e burocrati". Cosi' il premier Matteo Renzi parlando a Fie' allo Sciliar. "Dobbiamo difendere l'Europa dall'assalto della tecnocrazia" ha affermato il premier intervenendo ad un convegno sul ruolo delle Regioni in Europa. "L'Europa non puo' diventare la patria delle burocrazie delle banche", ha sottolineato il presidente del Consiglio, "ha senso e un futuro solo se condivide i valori e gli interessi di tutti i cittadini". "Non serve a niente condividere una moneta - ha insistito - se non condividi un destino". "Se vogliamo costruire il futuro non possiamo essere schiacciati sul presente", ha aggiunto. Io, considerato rottamatore, credo che "la rottamazione non fosse cancellare il passato, poi magari c'era una questione legata ad alcuni politici romani", ha proseguito. "Ce' bisogno di una qualita' che l'Italia ha perso: la fiducia in se stessi. L'Italia ha perso autorevolezza perche' ha perso autostima e si e' raccontata come un insieme di problemi", ha aggiunto. "L'Italia non e' questo", ha continuato ci sono "valori piu'' grandi, educativi, culturali, come la scommessa sul bello". "Non possiamo pensare di uscire dalla crisi se continuiamo a guardare a chi ha risultati diversi da noi, sull'economia come sulla disoccupazione, come causa dei nostri problemi", ha concluso il Presidente del Consiglio. .
- Roma, 5 lug. - "Se ne e' andato Giorgio. Quello sbagliato". Questo il testo del tweet di ieri con cui la responsabile web del Movimento 5 Stelle a MOntecitorio, Debora Billi, aveva commentato la morte di Giorgio Faletti. Oggi, sempre via social network, Billi si scusa con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Le battute infelici scappano, speriamo stavolta siano scappate per sempre - si legge su twitter e facebook - Desidero scusarmi personalmente con il presidente Napolitano per l'accaduto, augurandogli naturalmente una vita lunga e serena, e con il M5S a cui ho creato imbarazzo. Non accadra' piu'", promette Billi. Il tweet 'incriminato' di Debora Billi ha suscitato sulla rete una acceso dibattito e non sono mancate le critiche per il riferimento al presidente Napolitano. Poco dopo la pubblicazione del post sul social network, infatti, molte le prese di distanza e le critiche alla responsabile web del Movimento 5 Stelle di Montecitorio per aver scritto, dopo la notizia della morte di Giorgio Faletti, "se ne e' andato Giorgio. Quello sbagliato". Incrollabile commenta ironico: "Veramente una signora, che classe...". Arturo De Luca scrive: "ma dove hai studiato? Alla Sorbonne.... Che classe esempio lampante della cultura ed educazione di M5S". Fabio Manuela Mulas sintetizza: "Vergognoso!". Per Quintino Melis "con questo ti sei qualificata per quello che sei. Non servono altre parole". Laura Ceruti osserva: "scrivi questi tweet poi magari ti domandi, ma perche' abbiamo fatto flop alle Europee?". Duro il commento di Valentina: "che bestia che sei!". Ma su twitter compaiono anche commenti a favore di Billi: "E' una battuta. E' satira. E' Kasta etc etc etc", scrive ad esempio Matteo Forte. Ma la maggior parte dei commenti sono di critica. Alcuni anche con termini 'pesanti' e parolacce. Pasquale Cacciatore non usa mezzi termini per dire la sua: "Che animale. E non hai nemmeno cancellato il tweet". Di fatti, la responsabile comunicazione dei grillini alla Camera non elimina il post finito sotto accusa, ma dopo alcune ore ne scrive un altro: "Cosi' imparo a rubare le battute...". E dopo un'ora torna a scrivere su twitter: "Madre miserabile" "bestia" "schifosa"... Ahem si, sono io la maleducata". Solo questa mattina, intorno alle 10, Billi si scusa con il Capo dello Stato, augurandogli "lunga vita". .
- Roma, 5 lug. - "Se ne e' andato Giorgio. Quello sbagliato". Questo il testo del tweet di ieri con cui la responsabile web del Movimento 5 Stelle a Montecitorio, Debora Billi, aveva commentato la morte di Giorgio Faletti. Oggi, dopo le polemiche del web, Billi si scusa con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sempre via social network: "Le battute infelici scappano, speriamo stavolta siano scappate per sempre - si legge su twitter e facebook - Desidero scusarmi personalmente con il presidente Napolitano per l'accaduto, augurandogli naturalmente una vita lunga e serena, e con il M5S a cui ho creato imbarazzo. Non accadra' piu'", promette Billi. .
- Roma, 5 lug. - Raccontano che Silvio Berlusconi non abbia affatto gradito le prese di posizione dei 'frondisti' contro le riforme. E, stando sempre a quanto raccontano alcuni esponenti azzurri vicini all'ex premier, sembra che al Cavaliere non sia andata giu' nemmeno la lettura dei giornali, dai quali - a suo dire - la sua leadership appare come appannata, con un partito pronto a non seguire la linea da lui dettata. Insomma, l'umore torna ad essere tendente al nero. Per la verita' - viene spiegato - dopo le quattro ore di sfogatoio alla riunione dei parlamentari, l'umore del Cavaliere non era certo dei migliori. Non solo perche' da tempo e' divenuto allergico a certe 'liturgie', ma perche' di fatto lui con il premier Renzi si era gia' impegnato formalmente al via libera sulle riforme. E il 'teatrino' - cosi' sembra che abbia definito nei colloqui privati la riunione di venerdi' - andato in scena nella sala della Regina di Montecitorio per l'ex capo del governo non e' stato un bel vedere offerto ai media ma, soprattutto, a Renzi. Tanto che Berlusconi era stato 'costretto' a ribadire all'inquilino di palazzo Chigi di non preoccuparsi, Forza Italia non si sfilera', e votera' compatta le riforme. Poi ieri, nei ragionamenti privati con i fedelissimi, i toni verso i cosiddetti frondisti sarebbero saliti e divenuti piu' duri: ma dove credono di andare, non l'hanno capito che cosi' rischiamo di non contare nulla e che il Pd si faccia le riforme che vuole con Grillo? Ma e' in primis la parola data a Renzi che preme al Cavaliere. Ci ho messo la faccia e questi vogliono mandare tutto all'aria, sarebbe lo sfogo piu' ricorrente. Il che vorrebbe dire cancellare l'accordo sull'intero pacchetto: Italicum e giustizia. Ma anche il capitolo aziende di famiglia. E siccome Berlusconi non ha nessuna intenzione di venir meno al patto con Renzi, ne' di fare la figura del leader che non controlla piu' le sue truppe, ecco spiegata la nota diffusa nel tardo pomeriggio. Una nota dai toni apparentemente morbidi, nella quale il leader azzurro "invita" i parlamentari forzisti a votare le riforme. Ma al di la' del tono conciliante, il messaggio vero inviato al suo partito - e cosi' all'esterno - e' che e' lui a decidere e non sono ammessi compromessi ne' ripensamenti: il ddl costituzionale si vota, in commissione e poi in Aula. Tanto che ha gia' dato mandato ai suoi di annullare la nuova assemblea congiunta dei parlamentari di martedi'. Per la verita', gia' ieri sera i fedelissimi del Cavaliere davano per scontato che non vi sarebbe stato nessun secondo round. Ad irritare l'ex premier, poi, anche le voci giuntegli piu' o meno velate sul fatto che avrebbe venduto il partito per ottenere garanzie per le sue aziende e per i suoi guai giudiziari. E cosi', nella nota mette ben in chiaro: "Ribadisco che il nostro dialogo con le forze che compongono l'attuale maggioranza di Governo e' limitato al solo tema delle riforme istituzionali. Forza Italia resta infatti convintamente all'opposizione non condividendo la politica economica e la politica sulla giustizia sino ad ora messe in atto da questo esecutivo". Il timore berlusconiano, del quale l'ex premier ha parlato con Verdini e Romani per avere contezza dei numeri in Aula a palazzo Madama, e' che le fronde anti-riforma del Senato dei vari schieramenti possano coalizzarsi per bocciare la norma portante del ddl, ovvero quella che elimina l'elezione diretta dei senatori. Del resto, gia' ieri uno dei piu' accaniti detrattori della riforma, Augusto Minzolini, spiegava ad alcuni colleghi deputati che il Senato elettivo lo vogliono in tanti, come i 5 Stelle, diversi di Ncd e anche nel Pd. Dunque, pallottoliere alla mano, il blitz potrebbe riuscire, travolgendo cosi' anche la blindatura dell'Italicum, sul quale si levano gia' gli scudi di Ncd e dei piccoli. Berlusconi vorrebbe evitare che sia proprio una fetta del suo partito a guidare la 'rivolta'. E a quei senatori sentiti al telefono, l'ex premier chiede di restare uniti, solo cosi' saremo determinanti. Ma i malpancisti azzurri, almeno per il momento, tengono il punto. Ad esempio, Brunetta, che attraverso Il Mattinale, mette in chiaro: "e' fuori discussione la bonta' della decisione di Berlusconi di mantenere fede ad un patto di riforme. Ma questo patto non puo' implicare l'adesione passiva di FI a una forma istituzionale da Paese sudamericano bolivarista". .

E' stato ''firmato'' il decreto per ''636 vincitori di concorsi non assunti''. Così il ministro della Pa, Marianna Madia, che, dando l'annuncio via Twitter, ha parlato di ''forze nuove e competenti''
Si tratta di giovani che hanno superato da tempo le prove di selezione e che, ora, potranno finalmente vedere l'agognata assunzione.  Kamsin Tra loro anche 106 che avevano terminato il corso-concorso della Scuola nazionale dell'amministrazione. I posti disponibili sono in alcuni ministeri e agenzie.

La decisione della Madia arriva mentre proseguono i lavori parlamentari per sul disegno di legge delega sulla Riforma del Mercato del Lavoro (Jobs Act). Ieri il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha indicato che manca circa un miliardo per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga "simulazioni di un paio di centri studi, che credo siano fondate, si parla di una differenza di circa un miliardo fra le risorse utilizzate per i vecchi ammortizzatori e quelle necessarie per i nuovi ammortizzatori" ha detto Poletti.

"Naturalmente è una simulazione che parte dal presupposto che siccome si deve stabilire età, tempo, quanto tempo una persona è stata in azienda, non è materialmente possibile farlo. La forbice diventerà più o meno larga in ragione del fatto che una persona ha lavorato un certo numero di anni in azienda - osserva il ministro - e perde il posto di lavoro, avrà una tutela finita la Cig ordinaria e straordinaria che dura un certo numero di anni. Se dura uno, due o tre anni è diverso. Queste erano le simulazioni fatte da un paio di centri studi, ma credo siano fondate. "E' ancora molto presto, siamo in una discussione di tipo generale. Questi elementi devono essere tutti ponderati ed erano alla base della prima simulazione del Jobs Act. Questi erano i numeri che emergevano".

Zedde

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