Bernardo Diaz
Bernardo Diaz, dottore commercialista collabora con PensioniOggi.it dal novembre del 2015.
Riforma Pensioni, con Boeri più vicina una modifica dell'età pensionabile
Mercoledì, 31 Dicembre 2014Il Professore giudicava «inique» le pensioni calcolate con il metodo retributivo, in vigore parzialmente fino alla riforma Fornero, in quanto assicurano un assegno previdenziale superiore a quello che si avrebbe con il solo metodo contributivo.
Kamsin La missione di Boeri all'Inps non è semplice. «Il nostro Paese è segnato da importanti cambiamenti demografici» e dunque quello delle pensioni è un terreno minato. «Lo verifico anche in queste ore», si limita a dire il neo-commissario . Gli «importanti cambiamenti demografici» di cui parla Boeri sono quelli che finiscono per imporre una specie di patto tra generazioni sulle pensioni. In pratica, è necessario trovare qualcuno in grado di sbrecciare il muro che divide oggi giovani e anziani. Insieme a Fabrizio e Stefano Patriarca, Boeri ne aveva parlato un anno fa in un articolo pubblicato su «La Voce.info», il sito economico di cui è stato fin dall'inizio l'ispiratore.
Cerchiamo di mandare a mente le tesi dell'economista. Boeri e Patriarca spingono per un'operazione basata sul seguente presupposto: «Principi di equità distributiva e intergenerazionale legittimano interventi sulle pensioni in essere circoscritti a 1) redditi pensionistici al di sopra di un certo importo e 2) su quella parte della prestazione che non è giustificabile sulla base de contributi versati, vale a dire la differenza fra le pensioni che si sarebbero maturate con il sistema contributivo definito dalla legge del 1995, e quelle effettivamente percepite». In pratica, si dovrebbero ricalcolare con il metodo contributivo (che mette in relazione l'importo dell'assegno con i contributi versati), tutte le prestazioni previdenziali liquidate nei decenni passati. E a quelle (superiori a 2mila euro ) che non rispettano l'equilibrio versamenti/prestazioni si dovrebbe applicare un taglio.
I due economisti si sono spinti anche a simulare gli effetti dell'operazione. Il numero dei 'colpiti' si aggirerebbe attorno a 1,7 milioni di persone: 850mila ex dipendenti privati (soprattutto pensionati di anzianità), 770mila ex pubblici e 100mila ex autonomi. La sforbiciata dovrebbe essere progressiva: meno 20% sulla quota in più garantita dal metodo retributivo per pensioni tra 2mila e 3mila euro; meno 30% per quelle tra 3mila e 5mila; meno 50% per quelle superiori a 5mila. In soldoni, ogni assegno in ballo subirebbe una decurtazione tra il 3 e il 10 per cento. Il gettito ottenibile sarebbe pari a circa 4,2 miliardi.
Il Boeri oggi diventato presidente dell'Inps, proverà ad applicare quella ricetta? «Credo in quel che ho scritto», si limita a rispondere. Tutti capiscono che tanta prudenza si spiega con i precedenti in una materia estremamente delicata, e quindi, molto probabilmente questo progetto sarà accantonato. Ma sulle pensioni il 2015 potrebbe riservare alcune sorprese mascherate sotto-forma di flessibilità in uscita. Proprio alla Vigilia di Natale, mentre ìl premier Renzi negava in un'intervista al Quotidiano nazionale la possibilità di interventi sulle pensioni, Gutgeld, con altrettanta sicurezza, in un'intervista a Repubblica affermava l'esatto contrario: nel 2015 il tema della previdenza sarà ai primi posti nell'agenda del governo, sia pure con un approccio più furbo, meno punitivo di quello prospettato un anno fa.
Ora Gutgeld non dice più che bisogna tagliare le pensioni retributive in essere, ma quelle future, pagando «agli ultracinquantenni che hanno perso il posto l'assegno sulla base del sistema contributivo, e solo su quello, non un euro di più». Uno strumento che già esiste e che potrebbe essere esteso in favore di tutti i lavoratori. Si tratta dell'opzione donna (articolo 1, comma 9 della legge 243/04) che consente un anticipo dell'età pensionabile a quelle lavoratrici che accettano il ricalcolo dell'assegno con il contributivo puro a condizione che abbiano 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi. In sostanza c'è una rinuncia alla quota retributiva eventualmente maturata. Un intervento, peraltro, più facile da proporre e da digerire. Vedremo se il 2015 riserverà tale sorpresa.
seguifb
Zedde
Milleproroghe 2015, ok alla proroga dei precari delle province
Martedì, 30 Dicembre 2014Le assunzioni da turnover ammesse dal decreto madia sulle cessazioni del 2013 saranno consentite anche per tutto il 2015. Arriva la proroga di un anno dei contratti per i lavoratori precari nelle province.
Kamsin Solo una ventina gli slittamenti dei termini contenuti nel decreto legge milleproroghe di fine anno approvato dal Consiglio dei Ministri della vigilia di Natale. Il provvedimento, che attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevede, come principale novità, la proroga di un anno dei contratti per i lavoratori precari delle province, effetto della partita che si sta giocando tra governo e sindacati sugli esuberi da ricollocare in attuazione della recente riforma Delrio.
Nel provvedimento c'è poi il prolungamento a tutto il 2015 del termine del turnover nelle Pa per assumere a tempo indeterminato a compensazione delle uscite avvenute nel 2013. Tra le misure c'è anche una disposizione per il Ministero dei Beni Culturali per il quale si prevede la possibilità di attingere fino al 2016, ai fini delle assunzioni in servizio, dalle graduatorie degli idonei a concorso. Novità anche per la giustizia con lo slittamento dal primo luglio al primo settembre 2015 del termine per la soppressione delle sedi distaccate dei Tar nei comuni senza Corte d'appello e dal primo gennaio al primo luglio 2015 della scadenza relativa all'avvio del processo amministrativo digitale.
Il Dl fissa lo slittamento alla fine del prossimo anno degli aumenti dei compensi per i manager statali che siedono nei cda, in organi di indirizzo, direzione e controllo o in organi collegiali degli enti pubblici.
Arriva , inoltre , la proroga di un anno della privatizzazione della croce rossa italiana , il posticipo al primo gennaio 2016 della remunerazione delle farmacie , la proroga delle sanzioni legate al sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti.
Novità anche sul terreno istruzione con la possibilità per il ministero di erogare agli enti locali fondi per l'edilizia scolastica anche nel corso del 2015. Senza contare che le università potranno chiamare come professori associati chi ha superato l'abilitazione.
seguifb
zedde
Pensioni, Scivolo di 5 anni con il contratto di espansione sino al 2023
Martedì, 15 Marzo 2022Lo strumento è stato rinnovato dalla legge di bilancio 2022 per altri due anni e potrà essere utilizzato anche dalle imprese con organico di almeno 50 dipendenti.
Jobs Act, anche i Co.Co.Pro godranno di un sostegno al reddito
Giovedì, 22 Gennaio 2015La durata sarà pari alla metà delle mensilità contributive versate fino a un massimo di 6 mesi. Si rimanda un futuro decreto la conferma o meno della tutela dopo il 2015.
Kamsin La bozza di decreto legislativo adottata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 dicembre 2014 introduce, dopo la Naspi e l'assegno di disoccupazione ordinaria (Asdi), una indennità di disoccupazione specifica per i co.co.pro, nome in codice Dis-Coll, in attesa del riordino dei contratti che porterà al superamento graduale di questa forma già oggi in fase di riduzione.
L'indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi sarà operativa solo per il 2015 in via sperimentale. Ne avranno diritto i collaboratori coordinati e continuativi con o senza modalità a progetto, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, non pensionati e privi di partita Iva, che abbiano perduto involontariamente l'occupazione nel periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre del 2015.
Requisiti. Per il diritto alla Dis-Coll, nel 2015, occorrerà essere in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: a) stato di disoccupazione al momento della domanda; b) almeno tre mesi di contributi tra il 1° gennaio 2014 e il giorno di disoccupazione; c) almeno un mese di contributi oppure un rapporto di collaborazione di durata di almeno un mese (purché con compenso pari ad almeno 649 euro, cioè la metà dell'importo che dà diritto all'accredito di un mese di contribuzione nel 2015).
La Misura. La misura della DisColl dipenderà dal reddito dichiarato ai fini previdenziali (ciò in base al principio, comune anche alla Naspi, per cui chi più paga contributi ha diritto a prestazioni più pesanti). In particolare, la misura sarà pari al 75% del reddito dichiarato ai fini contributivi per l'anno della cessazione dal lavoro e per quello precedente, diviso per il numero di mesi di contributi, con i seguenti limiti: se il reddito medio non supera i 1.195 euro mensili, l'indennità sarà pari al 75 per cento di tale reddito; se si superano i 1.195 euro mensili l'indennità sarà pari al 75 per cento di tale reddito più il 25 per cento della differenza tra reddito medio e 1195.
L'indennità mensile, in ogni caso, non potrà superare i 1.300 euro mensili, l'importo, inoltre, andrà ridotto progressivamente di un 3 per cento a partire dal quarto mese di fruizione dell'ammortizzatore.
La Durata. La tutela spetterà, infine, per un numero di mesi pari alla metà di quelli di contributi accreditati dal primo gennaio 2014 al giorno di cessazione dal lavoro.
Qualora il beneficiario si impieghi con rapporto di lavoro subordinato, l'indennità viene sospesa d'ufficio a seguito della comunicazione obbligatoria presentata dal datore di lavoro. Se il periodo di sospensione duriameno di cinque giorni l'indennità riprende a decorrere dal momento in cui era rimasta sospesa.

Qualora, invece, il beneficiario intraprenda un' attività lavorativa autonoma deve informarne l'Inps e se da tale attività deriva un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, la DisColl è ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell'attività e la data in cui termina il periodo di fruizione dell'indennità o, se antecedente, la fine dell'anno. La perdita dello stato di disoccupazione comporta il venir meno dell'indennità.
Inoltre, per il periodo di vigenza, la DisColl fa venire meno il diritto all'indennità una tantum di cui all'articolo 2, commi 51-56, della legge 92/2012, prevista a favore dei collaboratori coordinati e continuativi a progetto iscritti esclusivamente alla gestione separata dell'Inps, operanti in regime di monocommittenza ed in possesso, nel 2013, di un reddito fino a 20.220 euro.
seguifb
Zedde
Riforma Pensioni, ecco la proposta IDV sui pensionamenti flessibili
Venerdì, 16 Gennaio 2015Una riduzione del 10% sul trattamento pensionistico in cambio della possibilità di accedere alla pensione già con 60 anni e 35 di contributi.
Kamsin Possibilità di accedere alla pensione già all'età di 60 anni con una riduzione del 10% dell'assegno, incentivi per chi resta sino a 70 anni, nuovo tetto sulle pensioni d'oro oltre i 5mila euro netti mensili. E' questa la sintesi del disegno di legge presentato da Italia dei Valori alla Camera, il ddl è nato sulla base di una proposta di legge popolare dello scorso maggio.
“Bisogna ripensare il sistema pensionistico e creare nuovo welfare sociale. Quello dei pensionati è un mondo disintegrato e fortemente squilibrato. La nostra proposta al Governo, impegnato nella discussione sulle riforme, è di introdurre una flessibilità in uscita che preveda, tra i 60 ed i 70 anni, la libertà di scegliere quando andare in pensione con 35 anni di contributi versati, con penalità decrescenti tra i 60 e i 65 anni ed incentivi fino ai 70" sottolinea Ignazio Messina, Segretario nazionale IDV.
L'impianto della proposta è molto simile alla pdl 857 (cd. pensionamenti flessibili) promossa da Damiano e dalla minoranza dem e depositata alla Camera nell'Aprile 2013. A differenza di quest'ultima (che chiedeva un minimo di 62 anni e 35 di contributi) la proposta Idv fissa a 60 anni di età e 35 di contributi i requisiti per conseguire la pensione con una penalità del 10% sull'assegno (era dell'8% nella proposta Damiano), penalità che si riduce progressivamente al perfezionamento di 65 anni di età o al raggiungimento di 40 anni di contributi con 62 anni di età. Se si resta sul posto di lavoro oltre i 65 anni è previsto un incremento che può raggiungere il 6,5%.

Nel disegno di legge si prevede inoltre l'istituzione di un "sistema di crediti di cura a fini pensionistici", sul modello di quanto già accade in diversi ordinamenti europei, allo scopo di attenuare gli effetti prodotti dall’improvviso aumento dell’età pensionabile sulle donne, consistenti in:
1) contributi figurativi legati al numero dei figli ( ed altre fattispecie di lavori di cura ) stabiliti in 24 mesi per il primo figlio e 12 mesi per ogni figlio successivo, con un meccanismo a scalare rispetto alla contribuzione già riconosciuta a titolo di indennità di maternità e di congedi parentali.
2) integrazioni contributive per i periodi di lavoro part-time, legati ad esigenza di cura particolari e certificabili, essendo i lavoratori part-time penalizzati dal passaggio al contributivo (sul modello di quanto accade per esempio in Germania).
La Separazione dell'Assistenza dalla Previdenza - Nel progetto di legge c'è anche l'obiettivo di portare a compimento il processo già avviato dalla Legge 1989, n. 88 attraverso la separazione rigorosa dei bilanci rispettivamente riconducibili alle funzioni di natura assistenziale, a carico della fiscalità generale, e a quelle di natura previdenziale, finanziate dai contributi versati dai datori di lavoro e dei lavoratori/lavoratrici.
"Per rimediare le coperture abbiamo avanzato la possibilità di una patrimoniale sui grandi patrimoni sopra i 5milioni di euro al netto della prima casa, per tre anni, con un ricavo di 10mld di euro l’anno ed un tetto alle pensioni d’oro di oltre i 5mila euro netti, per recuperare 15mld di euro l’anno. In questo modo si da lavoro ai giovani e si aiutano anche le imprese” ha indicato Messina.
seguifb
zedde

