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Politiche Attive, Il ministero del Lavoro ritira la circolare per i migranti

Il documento di prassi sugli extracomunitari è stato congelato a seguito di alcuni rilievi giuridici sul concetto di residenza. C'è il rischio di discriminazione.

L'Anpal ed il Ministero del Lavoro sospendono la circolare che consente ai richiedenti asilo di ottenere l'iscrizione alle liste dei disoccupati anche senza avere la residenza, essendo loro sufficiente la dimora abituale. Il documento di prassi, messo a punto dall'Agenzia nazionale politiche attive del lavoro e con il Ministero alla fine del mese di Agosto presenta criticità per il cui superamento sarebbe necessario un supplemento di indagine da concordare. La questione principale è la possibile discriminazione degli altri migranti a cui sarebbe preclusa in assenza della residenza anagrafica prevista dall’articolo 11, comma 1, lettera c, del Dlgs 150/2015 la possibilità di iscrizione al centro per l'impiego e l'accesso alle politiche attive per la ricerca di un'occupazione. Deboli secondo il Ministero del Lavoro le giustificazioni che giustificherebbero la diversità di trattamento anche alla luce delle recenti indicazioni fornite dalla stessa Anpal con riferimento ai cittadini comunitari soggiornanti legalmente in Italia.

La questione

La circolare congiunta con il ministero del Lavoro 10569 del 27 agosto aveva, infatti, chiarito che per i cittadini stranieri non Ue regolarmente soggiornanti e titolari di un permesso di soggiorno che consente l’esercizio di un’attività lavorativa o anche in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, è richiesta la dimostrazione del requisito della residenza, ai sensi del sopra citato articolo 11, comma 1 del d.lgs. 150/2015, ai fini dell’accesso ai servizi e alle misure di politica attiva del lavoro. Al pari di quanto chiesto ai cittadini italiani o comunitari. Con la stessa circolare veniva però fornita una interpretazione diversa per i cittadini stranieri richiedenti e titolari di protezione internazionale, per i quali il requisito della residenza sarebbe soddisfatto dalla presenza di un luogo di dimora abituale, individuato nel centro o nella struttura di accoglienza, che consente l'iscrizione all'anagrafe comunale con il rilascio di un codice fiscale provvisorio. In questo modo, ai richiedenti asilo sarebbe stata riconosciuta la possibilità di svolgere attività lavorativa e di accedere ad altre misure di politica attiva del lavoro, come i tirocini formativi e le doti lavoro eventualmente previste. Successivamente però il concetto di residenza è stato allentato con riferimento ai cittadini comunitari soggiornanti in Italia generando, pertanto, un rischio di discriminazione rispetto ai cittadini extracomunitari che non hanno chiesto la protezione internazionale ma risultino legalmente soggiornanti in Italia. Il risultato è che la Circolare congiunta Anpal - Ministero del Lavoro è stata ritirata e non si sa quando sarà licenziata nella sua versione definitiva. 

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