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Assegni D'oro, Ecco chi rischia il Taglio con Di Maio

Il Ministro del Lavoro, Luigi di Maio, ribadisce che saranno ricalcolati con il sistema contributivo gli assegni superiori a 5mila euro netti al mese (non giustificati dai contributi versati).

Il taglio alle pensioni d'oro ci sarà. Parola del Ministro del Lavoro, Luigi di Maio che ha ribadito la volontà di intervenire su questo fronte. "Appena arrivato al ministero ho messo il mio staff al lavoro per intervenire sulle pensioni d' oro secondo un criterio: Chi prende più di 5.000 euro netti prenderà una pensione corrispondente ai contributi versati" ha detto il Ministro oggi in un convegno politico in Campania. Il prelievo finanzierebbe le coperture per sostenere la flessibilità in uscita basata sulla quota 100 e sulla pensione anticipata con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica, capisaldi del programma di governo di Lega e Cinque Stelle per la nuova legislatura. Dunque avrebbe natura solidaristica. 

A parte lo slogan elettorale nel mirino ci sarebbero soprattutto ex dirigenti pensionati a carico dei fondi speciali dell'Inps (ex elettrici, ex telefonici, ex inpdai) e alte cariche dello Stato (es. magistrati, prefetti, diplomatici, avvocati dello stato) che hanno maturato l'intera parte dell'assegno (o gran parte di esso) con le regole di calcolo retributive riuscendo con gli ultimi scatti stipendiali ad ottenere un assegno succulento non ancorato ai contributi versati. Il sistema retributivo consentiva, infatti, soprattutto per gli assicurati alla gestione pubblica e alle gestioni sostitutive dell'assicurazione generale obbligatoria di agganciare l'assegno all'ultimo valore stipendiale senza, peraltro, poter applicare alcun abbattimento della retribuzione pensionabile anche in corrispondenza di importanti cifre. A differenza di quanto era previsto nell'AGO.

Un sistema fortemente iniquo a cui il legislatore ha progressivamente posto rimedio solo a partire dalle Riforme degli anni '90 con la Riforma Amato del 1992, la Riforma Dini del 1995 e la finanziaria del 1998 ma che non ha potuto risolvere in via retroattiva. Accadeva così che un assicurato nelle gestioni speciali che nell'ultimo anno o negli ultimi due aveva percepito uno stipendio di 200.000 euro già con soli 20 anni di contributi poteva agguantare una pensione di 80/90.000 euro annui anche ad un'età di 60 anni. E che saliva a 120.000 euro con 30 anni circa di anzianità. Cifre incredibili se confrontate con i magri rendimenti offerti dal contributivo. Sono questi i primi che entreranno nel mirino di Di Maio. Non rischiano nulla i pensionati che hanno liquidata una pensione interamente con il sistema contributivo nei confronti dei quali c'è, quindi, piena giustificazione tra importo erogato e contribuzione versata nè i pensionati a carico delle Casse Professionali per le quali vige il criterio di autonomia. 

Già nel 2015 il Presidente dell'Inps, Tito Boeri, mostrò in alcuni approfondimenti gli effetti di un ricalcolo degli assegni elevati in chiave contributiva indicando riduzioni medie intorno al 20%. A parte i vincoli di costituzionalità tutt'altro che semplici da superare (l'operazione avrebbe, infatti, efficacia retroattiva) è quasi certo che l'esecutivo dovrà superare una serie di difficoltà tecniche già in passato evidenziate dagli stessi esperti dell'Inps che avevano problemi nel ricostruire la carriera lavorativa e le retribuzioni percepite prima del 1993. 

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