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Le Aliquote di rendimento sono valori che, ai fini dell'applicazione del metodo retributivo, vengono utilizzati per tradurre in pensione la media delle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore.

Le Aliquote di Rendimento nel sistema Retributivo

Il dizionario di Pensioni Oggi

Le Aliquote di rendimento sono parametri utilizzati per il calcolo delle quote A e B di pensione con il sistema retributivo che traducono la busta paga degli ultimi anni di lavoro in pensione. Per ogni anno di lavoro soggetto a contribuzione la regola generale riconosce il 2% della retribuzione pensionabile entro un tetto di 40 anni di contributi. Così ad esempio un lavoratore che ha lavorato per 40 anni potrà ottenere una rendita pensionistica dell'80% della media delle ultime retribuzioni (40 x 2%), chi ha lavorato per 30 anni otterrà invece una pensione pari al 60% delle ultime retribuzioni percepite (30 x 2%).

Al di sopra di un determinato limite di retribuzione, che cambia annualmente secondo i parametri stabiliti dall'Inps, il rendimento annuo però diminuisce arrivando a dimezzarsi per le retribuzioni superiori a circa 75mila euro annui. La riduzione delle aliquote di rendimento garantisce, a ben vedere, un principio di solidarietà di lavoratori in quanto evita la concessione di prestazioni eccessivamente generose a chi ha avuto carriere brillanti. Da segnalare che ci sono rendimenti pensionistici diversi a seconda dei periodi di contribuzione presi in considerazione per il calcolo della quota A e della quota B della pensione. La tavola sottostante riepiloga quindi le fasce di retribuzione relative 2018 con le rispettive aliquote di rendimento della quota A e della Quota B di pensione per la generalità dei lavoratori dipendenti ed autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria. 

Nel pubblico impiego

Per i lavoratori del pubblico impiego iscritti alla cassa Stato (Ctps) le aliquote sono state, almeno sino al 1997, in gran parte diverse e più generose rispetto a quelle vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria. In particolare i coefficienti di rendimento, per i dipendenti delle amministrazioni statali, risultano individuati dall'articolo 43 del Dpr 1092/1973 che attribuisce un rendimento tondo del 35% della base pensionabile per i primi 15 anni di servizio (ovvero 2,33% per ogni anno di servizio sino al 15° anno) a cui si aggiunge l'1,8% per ogni anno ulteriore di servizio sino al tetto dell'80% della retribuzione pensionabile.

Per gli iscritti alle ex casse di previdenza amministrate dal Tesoro, (CPI, CPS e CPDEL), cioè i dipendenti degli enti locali e del comparto sanità, le aliquote di rendimento sono, invece, quelle contenute nella tabella A allegata alla legge 965/1965. Per gli iscritti alla Cassa Sanitari l'utilizzo dei coefficienti di cui alla legge 965 è avvenuta a seguito dell'armonizzazione offerta dall'articolo 7 del decreto legge 267/1972. Per gli iscritti alla CPUG (ex Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari le aliquote di rendimento sono contenute nella tabella A allegata alla legge 16/1986). Questi coefficienti sono stati rimessi in discussione dall'articolo 17 della legge 724/1994 che ha ridotto i rendimenti al 2% annuo per le anzianità di servizio a partire dal 1° gennaio 1995 riducendo così gran parte delle differenze con l'assicurazione comune.  

La legge n. 335/1995 ha previsto, tuttavia, che l’applicazione dell’aliquota al 2% ad anno non può determinare un trattamento di pensione superiore a quello che sarebbe spettato in base all'applicazione delle aliquote previste in precedenza. Tenuto conto della particolare progressione dei coefficienti della tabella "A" della legge n. 965/1965 che prevede un rendimento inferiore al 2% fino al limite dei 22/23 anni di servizio e superiore al 2% dopo il 23° anno, per anzianità contributive inferiori a 22/23 anni si continua a fare riferimento alla tabella "A", mentre per le anzianità superiori a 23 anni si deve sommare al coefficiente corrispondente agli anni posseduti al 31 dicembre 1994 il 2% annuo per tutti gli anni dal 1995 in poi e, comunque, fino a 40 anni. Per i dipendenti dello Stato l’effetto dell’applicazione di tali disposizioni è quasi trascurabile tenuto conto che dopo il 15° anno di anzianità contributiva l’aliquota di rendimento è già pari all’1,8% e quindi inferiore al 2%.

Comparto Difesa e Sicurezza

Sistema diverso per il comparto difesa e sicurezza verso il quale il legislatore ha perseguito l'obiettivo di garantire rendimenti più elevati per le qualifiche inferiori, maggiormente esposte al rischio di usura. Così per il personale operativo dell’arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza (Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati, Carabinieri e Finanzieri); per i dipendenti del Corpo dei Vigili del Fuoco appartenenti al settore operativo e settore aeronavigante; per il personale del Corpo di polizia penitenziaria (se in servizio alla data dell’11 gennaio 1991 proveniente cioè dal disciolto Corpo degli agenti di custodia); per il personale della Polizia di stato (agenti e degli assistenti, dei sovrintendenti e degli ispettori provenienti dal disciolto Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza nonché corrispondenti ruoli del personale proveniente dal disciolto Corpo della polizia femminile); per il personale del Corpo Forestale dello Stato con ruolo di Ispettore Sovrintendente, Assistente e Agente è stato riconosciuto un rendimento del 44% della base pensionabile in corrispondenza del 20° anno di anzianità contributiva (ovvero del 2,33% di rendimento sino al 15° anno e dell'1,8% dal 16° al 20° anno) e del 3,6% dal 21° anno di contribuzione per ogni anno di anzianità sino al 31.12.1997 (cfr: articolo 54 del Dpr 1092/1973). Con riferimento alle anzianità di servizio maturate dal 1° gennaio 1998 il rendimento è stato ancorato alla generalità degli altri lavoratori dipendenti, cioè del 2% per ogni anno.

Per il personale dell'esercito, aeronautica militare, marina militare privo del grado di ufficiale le aliquote di rendimento sono pari al 2,33% sino al 15° anno di contribuzione, dell'1,8% dal 16° al 20° anno e del 2,25% dal 21° anno di contribuzione per ogni anno di anzianità sino al 31.12.1997 per passare all'1,8% per ogni anno successivo al 1997. Per tutto il restante personale del comparto le aliquote di rendimento sono allineate ai dipendenti pubblici civili (art. 44 Dpr 1092/1973).

L'abbattimento dei tetti pensionabili

Da segnalare, inoltre, che in questi fondi sino al 1992 non esistevano tetti pensionabili che abbattevano le aliquote di rendimento al di sopra di una determinata retribuzione come previsto nell'AGO (si veda la prima tavola). Il risultato era quello di poter tradurre in pensione l'intera retribuzione pensionabile annua anche al ritmo di oltre il 2% per ogni anno di servizio. Dal 1° gennaio 1993 l'articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 503/1992 ha introdotto un meccanismo, aggiornato ogni cinque anni, che avrebbe allineato nei successivi 35 anni, le percentuali di abbattimento a quelle vigenti nell'assicurazione comune. Questo meccanismo è stato poi anticipato al 1° gennaio 1998 (articolo 59, comma 1 della legge 449/1997). Per effetto di tale disposizione transitoria dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1997 i rendimenti accantonati hanno subito riduzioni solo per le fasce di reddito superiori all’ultima e per metà della riduzione prevista (in sostanza c'è stato un abbattimento del 27.5% della retribuzione eccedente l'ultima fascia pensionabile). Dal 1° gennaio 1998, poi, anche gli iscritti a queste forme di assicurazione sono soggetti all'abbattimento della retribuzione pensionabile al di sopra della prima fascia con le medesime regole previste per gli iscritti all'AGO (si veda sopra). 

Fondi Speciali dell'Inps

Anche gli iscritti agli altri fondi speciali (es. Fondo Volo, Telefonici, Elettrici, Trasporti, FS, Inpdai) hanno visto il graduale allineamento alle regole previste per l'assicurazione generale obbligatoria. Così per effetto dell'articolo 17 della legge 724/1994 dal 1° gennaio 1995 l'aliquota di rendimento in questi fondi non può risultare superiore al 2% annuo e dal 1° gennaio 1993 sono state progressivamente estese le regole sull'abbattimento della retribuzione pensionabile sopra illustrate. 

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