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Pensioni, Nel decreto su quota 100 manca la nona salvaguardia

Contro la mancata inclusione gli esodati hanno indetto un sit-in davanti al MISE il 10 gennaio. La delusione cresce dopo le promesse fatte negli scorsi mesi da Governo e Maggioranza.

La bozza del decreto legge sulla quota 100 non contiene una nona salvaguardia pensionistica. E contro questa assenza gli esodati non salvaguardati hanno indetto un sit-in davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per il prossimo 10 Gennaio alle ore 10. I toni sono duri dopo che il Governo aveva aperto nei mesi scorsi ad un provvedimento ad hoc conclusivo della vicenda che doveva essere inserito nella legge di bilancio per il 2019. Ma nè nella legge di bilancio nè all'interno della bozza del decreto legge sulla quota 100 c'è alcun riferimento ad una nuova salvaguardia pensionistica. Sulla questione erano stati approvati anche due ordini del giorno alla Commissione Lavoro del Senato e alla Camera dei Deputati e una risoluzione congiunta presso la Commissione Lavoro della Camera a cui si era espresso favorevolemente anche il sottosegretario al welfare Claudio Durigon.

La manifestazione intende, quindi, rilanciare le istanze degli ultimi esclusi che per vari motivi non sono riusciti a salire sul treno delle precedenti salvaguardie e che, anche se andasse in porto la Riforma pensata dal Governo Giallo-Verde, resterebbero esclusi per via dell'alto maturato contributivo necessario per centrare il requisito della quota (38 anni di contributi). I diretti interessati si sentono traditi e chiedono, pertanto, un urgente incontro con il Ministro del Lavoro, Luigi di Maio.

L'ottava salvaguardia, del resto, come ha certificato il report dell'Inps diffuso a novembre si è conclusa con meno della metà delle domande accolte - circa  15mila - rispetto ai posti effettivamente disponibili, 30.700. Uno scostamento senza precedenti rispetto ai passati provvedimenti che dimostra la difficoltà sia da parte dell'Inps e del Ministero del Lavoro di quantificare l'esatto numero dei potenziali aventi diritto sia i tanti cavilli normativi che spesso hanno comportato la bocciatura delle istanze (erano, infatti, oltre 35mila le domande presentate). Basta, ricordano i i diretti interessati, davvero poco per accogliere le richieste degli ultimi esclusi e chiudere così quel triste capitolo che si trascina da sette anni, sin dall'approvazione della Legge Fornero.

Anche l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che nella precedente legislatura ha sostenuto i provvedimenti di salvaguardia è con loro. "Il problema ancora da affrontare è quello della nona salvaguardia, quella definitiva, che concluderebbe una battaglia che si è protratta per tutta la passata legislatura nella Commissione lavoro della Camera e che ha consentito di salvaguardare oltre 150.000 lavoratori che hanno acquisito il diritto alla pensione, con uno stanziamento di risorse pari a 11 miliardi di euro per le 8 salvaguardie" ha detto l'onorevole del Partito Democratico. “Adesso si tratta di fare l’ultimo passo, al fine di risolvere definitivamente il problema: si tratta di consentire l’accesso alla pensione agli ultimi 6.000 esodati con uno stanziamento di risorse inferiore ai 500 milioni di euro. Considerati i risparmi che si sono realizzati rispetto alle cifre stanziate (l’ottava salvaguardia prevedeva una uscita di 34.000 lavoratori, ma in realtà sono stati 15.000), l’operazione dovrebbe essere di facile realizzazione oltreché giustificata sotto il profilo del numero dei salvaguardati a consuntivo”, conclude.


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