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Pensioni, Quando l'indebito pensionistico può essere sanato

Se il pensionato ha sottaciuto colposamente o dolosamente fatti rilevanti sul diritto o sulla misura della pensione la prescrizione decennale opera in favore del pensionato a partire dalla data in cui l'ente previdenziale viene a conoscenza dei fatti rilevanti. 

Talvolta capita che il pensionato abbia omesso informazioni che possano determinare la revoca o la riduzione di un trattamento previdenziale. Se questi fatti devono essere comunicati dal pensionato all'ente previdenziale in quanto non conosciuti o conoscibili direttamente da quest'ultimo e, dunque, siano riconducibili ad una condotta colposa o dolosa del pensionato questi è tenuto a rifondere l'ente previdenziale delle somme indebitamente percepite.

In questi casi, infatti, la prescrizione decennale inizierà a decorrere solo dalla data in cui l'Istituto previdenziale viene a conoscenza o del fatto o dei fatti che incidono sul trattamento previdenziale. Rendendo più difficile fermare la pretesa restitutoria avanzata dall'ente previdenziale.

Si pensi ad esempio ad un pensionato titolare di un assegno ordinario di invalidità che ometta di dichiarare all'Inps i redditi percepiti da un lavoro prestato all'estero che riducano la misura della prestazione di invalidità; o ancora una vedova titolare di pensione ai superstiti che ometta di dichiarare all'Inps la presenza di redditi esteri. In queste circostanze la prescrizione decennale resta sospesa fino a quando l'Istituto non è posto in condizione di conoscere, a seguito della lettera con la quale lo Stato estero comunica la posizione contributiva accreditata, la reale situazione previdenziale dell'assicurato e i redditi percepiti. Se lo Stato estero comunica tali informazioni dopo molti anni il pensionato può trovarsi, quindi, davanti alla formazione di un indebito pensionistico piuttosto intenso e considerevole anche superiore al decennio prescrizionale.

La sanatoria

Se, tuttavia, il pensionato ha agito in assenza di dolo la legge consente la sanatoria degli indebiti maturati entro il 31 dicembre 2001. L'articolo 38, comma 7, della legge n. 448/2001, dispone infatti che non si proceda al recupero delle prestazioni indebite qualora l’interessato, in assenza di dolo, sia stato percettore di un reddito personale imponibile IRPEF (senza includere la casa di abitazione, i trattamenti di fine rapporto e le relative anticipazioni, nonché le competenze arretrate soggette a tassazione separata) per l’anno 2000 di importo pari o inferiore a 8.263,31 euro. Qualora lo stesso risulti aver conseguito un reddito personale imponibile IRPEF per l’anno 2000 di importo superiore a 8.263.31 euro, non si fa luogo al recupero nei limiti di un quarto dell’importo da riscuotere. In sostanza in questi casi il pensionato incolpevolmente incappato nella formazione di un indebito può evitare la restituzione dei ratei maturati prima del 2001 totalmente o parzialmente. Nessun beneficio è invece previsto per coloro che abbiano dolosamente sottaciuto i fatti rilevanti. 

Se invece il pensionato ha comunicato tempestivamente all'Istituto di previdenza quei fatti che incidono sulla misura del trattamento pensionistico non si formerà alcun indebito. Anzi. Se l'istituto di previdenza non corregge il trattamento previdenziale revocandolo o riducendolo a seconda degli effetti conseguenti alla comunicazione le somme corrisposte in eccedenza non possono formare più oggetto di restituzione nei confronti dell'Istituto previdenziale e restano acquisite dal pensionato.

La normativa sopra esposta riguarda gli indebiti previdenziali; nel caso in cui l'indebito si sia formato su prestazioni assistenziali (es. invalidità civile) le regole sono leggermente diverse in quanto regolate dalla materia civilistica di cui all'articolo 2033 del codice civile: il pensionato sarà tenuto a rifondere anche gli interessi legali maturati nel periodo a seconda della sua buona o mala fede senza possibilità di alcuna sanatoria. Unica eccezione riguarda le prestazioni di invalidità civile per la quale trova applicazione la sanatoria di cui all’articolo 42, comma 5, del decreto legge 30/09/2003, n. 269, convertito dalla legge n. 326/2003. La disposizione da ultimo richiamata prevede la non ripetibilità delle somme relative a prestazioni di invalidità civile indebitamente percepite dai soggetti privi dei requisiti reddituali prima dell'entrata in vigore del citato decreto legge.

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