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Vitalizi e Pensioni D'oro, il M5S va avanti sul ricalcolo

La prossima settimana l'Ufficio di Presidenza della Camera potrebbe approvare la delibera Fico per i vitalizi degli ex parlamentari. Per l'ex Ministro del Lavoro Cesare Damiano è sbagliato però pensare al ricalcolo della pensione con il contributivo. 

Botta e risposta tra M5S e PD sul taglio dei vitalizi e delle pensioni d'oro. Dopo l'accelerazione del M5S che ha in cantiere un ddl governativo da presentare in Parlamento entro l'estate per tagliare gli assegni superiori a 5mila euro netti al mese non giustificati dai contributi versati i Dems mettono in guardia dai rischi dell'operazione appoggiata pure da Boeri, il presidente dell'Inps che nel 2015 aveva predisposto una operazione simile. "L'ipotesi del ricalcolo potrebbe voler dire mettere in discussione l’assegno pensionistico di 15 milioni di pensionati colpevoli di avere una pensione calcolata con il metodo retributivo" dichiara in una nota l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano.

"Non stiamo parlando dei ricchi, ma degli operai.  Se, per tagliare giustamente vitalizi e pensioni d’oro, si adotterà il metodo del ricalcolo anziché quello del contributo di solidarietà, si introdurrà un principio pericoloso. Sarebbe paradossale che il Governo giallo-verde, che ha fatto la campagna elettorale sul superamento della legge Fornero, si rendesse complice del taglio delle pensioni. Faccio un appello a Salvini e Di Maio: fermatevi! Senza considerare il fatto che per chi ha pensioni medio-basse si tratterebbe di una doppia beffa: oltre al taglio dell’assegno, che per chi ha 1.200 euro al mese significa entrare nella soglia di povertà dopo 35-40 di lavoro da operaio, ci sarebbe l’effetto Flat tax che restituirebbe sotto forma di benefici fiscali ai pensionati ricchi circa 1.200 euro al mese, dopo un taglio propagandistico di  meno di 400 euro mensili”. “Il saldo di questa operazione sarebbe inquietante: 200 euro in meno alle pensioni medio-basse e 800 euro in più  a quelle dei pensionati d’oro. Una redistribuzione di ricchezza al contrario".

M5S: Nessun rischio per gli altri pensionati

Il M5S respinge in toto le accuse. "Nessuno ha intenzione di estendere il ricalcolo agli assegni inferiori a 5mila euro netti al mese (circa 8.500 euro lordi annui) e non saranno toccate, comunque, le pensioni giustificate dai contributi versati qualsiasi sia il loro importo. Si tratta di un intervento di equità e giustizia sociale e non punitivo" si legge in una nota del M5S.

I primi ad essere chiamati a dare l'esempio saranno gli ex parlamentari dato che la prossima settimana si dovrebbe votare (dando un primo segnale di tenuta della maggioranza) presso l'Ufficio di Presidenza della Camera la delibera che taglia il vitalizio. Ne è convinto il Presidente della Camera, Roberto Fico, estensore della delibera: "Ho fatto un lavoro gigante in questi mesi e ringrazio i funzionari della Camera che hanno preso dal database della Camera tutta una serie di dati per quattro settimane". "Li abbiamo elaborati - ha evidenziato - e finalmente ho presentato la delibera sui vitalizi che fa risparmiare circa 44 milioni di euro all'anno, che significa che in circa due legislature si risparmiano circa 500 milioni di euro". Il Senato, invece, prende tempo annunciando la richiesta di un parere al Consiglio di Stato sulla legittimità di una operazione che metterebbe a rischio il principio del pro-rata. 

Il peso dei vitalizi per i contribuenti

Secondo quanto dichiarato dal Presidente dell'Inps, Tito Boeri, in una audizione lo scorso anno alla Camera ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato per una spesa di circa 193 milioni nel 2016. "Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani all'intera carriera contributiva dei parlamentari - aveva indicato Boeri - la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40% scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro all'anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)". In base ai calcoli Inps, il ricalcolo contributivo avrebbe comportato un taglio del vitalizio nel 96% dei casi. Il vitalizio medio sarebbe sceso da 56.830 a 33.568 euro. Quello minimo da 26.379 a 2.487 euro. 

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