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L'Inps in un recente messaggio ha già dato istruzione alle proprie sedi di non applicare la riduzione percentuale della pensione anticipata per le nuove prestazioni in attesa di ulteriori istruzioni.

Kamsin Lo stop alla penalizzazione non giova ai lavoratori che la hanno subita sino allo scorso anno. E' quanto sostiene l'Onorevole Maria Luisa Gnecchi (Pd) commentando la novità introdotta dall'articolo 1, comma 113 della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015).

La questione. La riforma Monti Fornero ha previsto, per i lavoratori che accedono alla pensione anticipata con un'età inferiore ai 62 anni, la riduzione del trattamento di pensione di un importo pari all' 1 % per ciascuno dei primi due anni mancanti ai 62 anni d'età (60 e 61), destinata poi ad aumentare del 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto ai 60 anni di età.

La penalizzazione non opera sull'intero trattamento di pensione ma solo sulla eventuale quota retributiva maturata sino al 31 dicembre 2011. Quindi le prestazioni calcolate con il sistema interamente contributivo (dal 1° gennaio 1996) non vengono comunque interessate dal taglio. Successivamente, il "decreto mille proroghe" del 2012 ha disposto la sospensione della penalizzazione per i soggetti che maturino il requisito contributivo per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2017. Tale sospensione opera, però, a condizione che l'anzianità contributiva necessaria al pensionamento sia maturata considerando solo contribuzione derivante da "prestazione effettiva di lavoro", a cui il legislatore ha esplicitamente assimilato solo i seguenti periodi di contribuzione figurativa: il congedo di maternità, il servizio militare, la malattia e infortunio e la cassa integrazione guadagni ordinaria.

La materia è stata, poi, ulteriormente modificata nel 2013 con due provvedimenti che hanno incluso tra i periodi assimilabili alla prestazione effettiva di lavoro quindi utili a evitare la penalizzazione  anche le assenze dal lavoro per la donazione di sangue e di emocomponenti, i congedi parentali di maternità e paternità, nonché i congedi e i permessi concessi ai sensi della legge n. 104/1992 in favore del lavoratore disabile grave o di un suo familiare.

Da ultimo, con la legge di Stabilità 2015, il Parlamento è di nuovo intervenuto prevedendo uno stop generale alla penalizzazione con effetto sulle pensioni anticipate con decorrenza dal 1° gennaio 2015 e limitatamente ai soggetti che maturino i requisiti contributivi entro il 31 dicembre 2017.

In altri termini, la penalizzazione per le pensioni anticipate con decorrenza da gennaio 2015 è in ogni caso esclusa, indipendentemente dalla qualità della contribuzione con cui si raggiunge il diritto.

La novità tuttavia non dovrebbe interessare i trattamenti che sono stati già liquidati sino al 31 Dicembre 2014 (anche se si attende il chiarimento definitivo da parte dell'Inps). "La formulazione della norma non ammette - ricorda la Gnecchi - alla possibilità che tali trattamenti siano depenalizzati a partire dal 1° gennaio 2015 come avevamo invece richiesto".

Se tale impostazione sarà confermata la discriminazione è evidente. Si immagini un lavoratore di 58 anni che è andato in pensione con la massima anzianità contributiva il 1° dicembre 2014. Ebbene questi subisce un taglio definitivo e perpetuo del 6%; mentre se lo stesso avesse atteso il 1° gennaio 2015 il taglio non ci sarebbe stato. "La disparità di trattamento è evidente e il rischio - sottolinea la Gnecchi - è quello di attivare nuovi contenziosi".

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Zedde

Si mette in moto la macchina parlamentare per la revisione della Legge Fornero. Obiettivo introdurre i pensionamento flessibili e raccogliere ulteriori proposte da parte dei gruppi parlamentari.

Kamsin Le aperture della settimana da parte del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e del neo-presidente dell'Inps sulla Riforma Fornero rimetteranno in modo l'iter parlamentare per il ddl sui pensionamenti flessibili. Ne ha dato notizia oggi il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: "La commissione Lavoro riprendera’ l’esame del disegno di legge 857 sulla flessibilita’ del sistema pensionistico e calendarizzera’ una proposta relativa al pensionamento delle donne” ha indicato Damiano.

“L’obiettivo della commissione – spiega – e’ quello di intervenire nel dibattito in corso con proposte di merito e unitarie, al fine di contribuire a correggere la riforma Fornero. Sono previste audizioni informali con il ministro del Lavoro, il presidente dell’INPS e le parti sociali, anche al fine di confrontarsi con la proposta di CGIL, CISL e UIL sulle pensioni. Rendere piu’ flessibile il sistema previdenziale vuol dire togliere dalla condizione di poverta’ molti cittadini senza lavoro e in attesa per anni della pensione e favorire lo svecchiamento delle aziende, attraverso il turnover, con l’ingresso dei giovani al lavoro”. 

Il disegno di legge in parola come già anticipato nei giorni scorsi da pensionioggi.it prevede la possibilità di uscita a partire da 62 anni di età e 35 anni di contributi con una decurtazione dell'8% sulle anzianità maturate con il sistema retributivo; decurtazione che decresce del 2% per ogni anno di ritardo sino ad azzerarsi a 66 anni di età secondo la tabella allegata al ddl (si veda grafica supra). Dai 66 anni è anche previsto un meccanismo di incremento dell'assegno.

La proposta non è da confondere con la quota 100, una variante anch'essa sostenuta da Damiano ma che attualmente non è stata tradotta in un disegno di legge.

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Zedde

Raggiunti i requisiti per il pensionamento di anzianità, decadono dalla fruizione delle indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI dalla data di apertura della c.d. finestra di accesso.

Kamsin L'esercizio dell'opzione donna esclude l'Aspi e la Mini-Aspi. Le lavoratrici che percepiscono l'indennità di disoccupazione e che hanno optato per la liquidazione alla pensione con il sistema di calcolo contributivo perderanno l'assegno Aspi a partire dalla prima data decorrenza utile della prestazione pensionistica. La novità è stata illustrata dall’Inps (circolare Inps 180/2014), sulla base dei chiarimenti forniti dal ministero del lavoro sulle ipotesi di accesso e di decadenza dalle nuove prestazioni introdotte dalla riforma Fornero (legge n. 92/2012).

Aspi e mini-Aspi si potranno dunque intascare fino all'apertura della prima finestra utile per la decorrenza della pensione, anche se la pensione non viene effettivamente liquidata (ad esempio per un ritardo della presentazione della domanda di pensione, volontà di chi ne ha diritto).

Per non subire un vuoto economico, pertanto, chi ha già optato ai sensi dell’art. 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004 n. 243 per la liquidazione del calcolo contributivo dell'assegno dovrà produrre domanda di pensione entro l'apertura della finestra mobile. In caso contrario le lavoratrici vedranno la cessazione dell'erogazione dell'assegno di disoccupazione.

seguifb

Zedde

A cura di Paolo Ferri, Direttore Patronato Acli

Secondo quanto stabilito dal decreto Milleproroghe i contribuenti interessati potranno richiedere fino a un massimo di 72 rate (6 anni) presentando la domanda entro il prossimo 31 luglio.

Kamsin Nuova opportunità per chi ha perso il beneficio della rateizzazione alla data del 31 dicembre 2014. Secondo il Milleproroghe - ricorda Equitalia - i contribuenti interessati potranno richiedere fino a un massimo di 72 rate presentando la domanda entro il 31 luglio (i moduli sono già disponibili nella sezione Modulistica-Rateazione del sito www.gruppoequitalia.it). Ci sono però alcuni limiti rispetto ad una nuova dilazione: massimo sei anni (mentre in casi di provata difficoltà si può arrivare addirittura a dieci anni) senza possibilità di proroga e con la prospettiva di poter saltare solo due scadenze e non otto, con il rischio di perdere il beneficio della dilazione.

Di fatto, si tratta di una riproposizione di una chance che era stata consentita la scorsa estate per chi era decaduto entro il 22 giugno 2013. In quell'occasione la finestra per presentare la domanda era stata piuttosto ridotta (meno di 40 giorni) e di cui avevano approfittato oltre 28mila contribuenti per un importo di circa 1,3 miliardi di euro. Rispetto all'ultima volta ci sarà una difficoltà in più per i creditori della Pa per somme superiori a 10mila euro: la dilazione non potrà riguardare le somme già segnalate a Equitalia per il mancato pagamento di una o più cartelle esattoriali. In ogni caso, la riammissione garantisce una protezione da pignoramenti, espropriazioni ma anche da ipoteche e ganasce fiscali.

Intanto nei primi due mesi dell'anno Equitalia annuncia di aver riscosso circa 1,2 miliardi, in linea con l'anno precedente. «La riapertura delle rateizzazioni rappresenta un'importante occasione per le imprese e per i cittadini più colpiti dalla crisi economica  dice l'amministratore delegato di Equitalia, Benedetto Mineo. "Grazie a questo provvedimento i contribuenti possono usufruire di nuove condizioni favorevoli per regolarizzare i pagamenti e allo stesso tempo viene agevolato il recupero degli importi dovuti allo Stato e ai vari enti pubblici creditori». Oggi circa la metà delle riscossioni di Equitalia avviene tramite il pagamento dilazionato. Nei primi due mesi del 2015 sono pervenute in media circa 20 mila nuove richieste alla settimana, portando l'ammontare complessivo di rateazioni a 2 milioni 650 mila per un importo di circa 28,5 miliardi di euro (sul sito sono disponibili i dati per provincia).

Per quanto riguarda i volumi riscossi, i 7,4 miliardi di euro recuperati nel 2014 rappresentano un'inversione di tendenza rispetto a quanto registrato negli ultimi anni, con un incremento del 4% rispetto al 2013. In particolare è aumentato il recupero delle risorse per lo Stato: Erario +4%, Inps +15% e Inail +17,5%. Nei primi due mesi del 2015 Equitalia ha riscosso circa 1,2 miliardi di euro, un importo in linea con il corrispondente periodo dell'anno precedente che peraltro aveva beneficiato di quasi 300 milioni di incasso derivanti dalla definizione agevolata dei ruoli. Le attività di Equitalia si concentrano sulle fasce di inadempienza più elevate: nel 2014 più del 63% è stato recuperato da debitori di importi superiori a 50 mila euro.

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Zedde

Sulla scia delle dichiarazioni di ieri del Presidente dell'Inps Tito Boeri il Ministro del Lavoro ha confermato il tagliando alla legge Fornero.

Kamsin Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è intervenuto stamattina su RTL 102.5 durante “Non stop News”. Con la riforma i nostri giovani con il pezzo di carta dell’assunzione potranno andare in banca e qualcuno gli darà un mutuo, o rimaniamo in questo nulla ancora per molto tempo?

Io penso di sì, anche perché un contratto a tempo indeterminato non ha scadenza e quindi nessuno, neanche la banca, è in grado di fare valutazioni se durerà 8,10, 15 o 20 anni. Se qualcuno pensa al lavoro “eterno”, in questo caso non c’è nessuna legge in grado di risolverlo perché purtroppo sulla pelle di tanti italiani si è scoperto che negli ultimi 6 anni sono stati persi 800.000 posti di lavoro, e molti di questi avevano contratti a tempo indeterminato. Poi nei fatti si è dimostrato che se un’azienda chiude o va in crisi o non ci sono opportunità di lavoro, quell’esperienza si chiude indipendentemente dal contratto. Credo, comunque, che il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti sia sicuramente un passo in avanti rilevante per quel che riguarda le possibilità di questi giovani di contrarre un mutuo e avere una prospettiva futura. Anche perché le imprese che assumono queste persone a quelle condizioni, con le norme che abbiamo introdotto in questo momento, ad esempio il divieto di stipulare nuovi contratti di collaborazione a progetto, se licenziano quella persona poi ne prendono un’altra che costa di più. Quindi sinceramente perché debbano licenziare una persona che ha lavorato lì 4 o 5 anni, che sa fare il mestiere, per assumerne una che costa di più mi pare un controsenso logico e gli imprenditori i conti sanno farli.

Tanti ci han chiesto della mitica quota 96, somma tra età anagrafica ed età contributiva. Potrà essere modificata? Qualche idea? In questo momento siamo ancora molto in anticipo perché stiamo facendo  tutte le valutazioni e le simulazioni del caso, perché sappiamo di avere un grande debito pubblico quindi nel momento in cui andiamo a toccare la spesa pubblica dobbiamo farlo sapendo con molta chiarezza cosa succede, quindi voglio evitare di illudere o far pensare cose che oggi non siamo in grado di dire. La prima cosa chiara è che abbiamo un problema sociale evidente, figlio della Legge Fornero, che ci porta al fatto che le persone hanno visto alzata significativamente l’età del pensionamento. Abbiamo attraversato una grossa crisi che ha portato molte persone a perdere, o poter perdere, il lavoro e abbiamo una fascia di persone che hanno perso il lavoro o lo possono perdere, con gli ammortizzatori sociali che ci sono oggi non arrivano a maturare il diritto alla pensione, ma sono molto avanti nell’età, per quelle persone dobbiamo trovare una soluzione. O trovando un ponte per collegare la pensione, o costruendo un ammortizzatore speciale specifico, altrimenti questi restano senza stipendio, senza ammortizzatori sociali e senza pensione, e noi non possiamo produrre disperazione. Poi c’è un altro tema che riguarda la flessibilità in uscita, cioè la possibilità di lasciar libero un cittadino, di valutare entro una certa fascia, la possibilità di andare in pensione prima. Naturalmente in tal caso avrà una penalità, altrimenti questo costo finisce a carico degli altri cittadini e non sarebbe una cosa buona. Io penso che per la legge di stabilità di quest’anno arriveremo a definire queste  questioni e risolvere questi problemi.

Quindi si intuisce dalle sue parole che la Legge Fornero possa essere superata. Direi di sì, ne abbiamo bisogno, e rappresenta anche un elemento che può promuovere ricambio dentro le imprese. Abbiamo bisogno di far entrare giovani nei posti di lavoro, nelle aziende, negli enti e anche di dare una tutela a quelli molto vicini alla pensione. Una soluzione su questo fronte dobbiamo trovarla.

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Zedde

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