Fisco
Tari, tornano gli aumenti per le imprese
Le imprese che smaltiscono in proprio una parte dei loro rifiuti dovranno pagare la Tari. I Comuni potranno individuare agevolazioni proporzionali alla quota di rifiuti smaltiti autonomamente.
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La partita sull'introduzione della Tari, il nuovo tributo sui rifiuti, vede il ritorno del tributo senza esenzioni sulle imprese. Come si ricorderà negli ultimi mesi la discussione è stata tutta incentrata sulla possibilità di esenzione dal tributo per le imprese e agli operatori commerciali che smaltiscono una parte dei loro rifiuti, quelli speciali assimilati agli urbani, senza fruire dei servizi locali di igiene urbana.
Nella legge 147/2013 veniva prevista contemporaneamente l'esenzione e la possibilità di sconti da parte dei Comuni, una regola contraddittoria che il governo, nel decreto Salva Roma ter, il dl 16/2014, aveva risolto nel senso di esentare dal pagamento del tributo le imprese che smaltivano in proprio i rifiuti speciali assimilati.
Ora invece con gli emendamenti approvati alla legge di conversione del decreto Salva Roma ter questi rifiuti tornano nuovamente soggetti alla Tari. Con la precisazione tuttavia che i Comuni potranno individuare agevolazioni proporzionali alla quota di rifiuti smaltiti autonomamente. Nel regolamento i Comuni potranno individuare anche le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini anche se caratterizzati dal divieto di assimilazione.
Gli emendamenti approvati dalla Camera garantiscono inoltre maggiore flessibilità ai Comuni nella determinazione dei parametri con cui calcolare la Tari per le diverse tipologie di contribuente. Per la quota fissa delle utenze domestiche si potranno evitare i parametri standard, mentre in generale sarà possibile discostarsi anche del 50% dai parametri del metodo normalizzato.
Agevolazioni sociali - Oltre a sconti tipizzati in base agli occupanti degli immobili (come ad esempio quelle abitate da una sola persona, oppure quelle a utilizzo stagionale) i Comuni possono introdurre agevolazioni ulteriori, con finalità sociale. Questi sconti ulteriori potevano essere finanziati con risorse di bilancio per una quota non superiore al 7% del costo totale del servizio. Nella versione approvata dalle commissioni di Montecitorio questo vincolo è stato però cancellato.
Base imponibile - La base imponibile della Tari, come accadeva per le vecchie tasse rifiuti, rimane quella dichiarata dal contribuente. L'applicazione del tributo sulla superficie catastale sarà avviata solo a partire dall'anno successivo a quello in cui sarà avviato davvero l'interscambio di informazioni fra l'agenzia delle Entrate (che ha incorporato l'agenzia del Territorio) e i Comuni.
Bonus Irpef, sconto medio di 714 euro l'anno per le famiglie più povere
Secondo l'Istituto di Statistica lo sconto Irpef alle famiglie scende dal 3,4% allo 0,7% del reddito, più questo sale. Considerando anche l'Irap e le misure della vecchia Legge di Stabilità il risparmio fiscale è di 11,3 miliardi.
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La revisione fiscale presentata dal governo nell'ambito del Documento di economia e finanza, che contiene lo sconto Irpef che verrà dettagliato con un provvedimento venerdì prossimo, porterà un guadagno medio annuo di 714 euro per le famiglie più povere.
Lo calcola l'Istat nell'ambito delle audizioni che si stanno svolgendo alla Camera in questa settimana proprio per sentire il parere di esperti e soggetti coinvolti a più livelli dal documento di programmazione economica dello Stato.
Per l'Istituto di statistica lo sconto scende via via fino a 451 euro per le famiglie più ricche. Cioè si passa dal 3,4% del reddito allo 0,7%. Un piano che, secondo l'opinione di Bankitalia, rischia però di non essere sostenibile grazie alla sola spending review del Commissario Carlo Cottarelli, soprattutto per l'anno prossimo.
Il presidente Istat, Antonio Golini, ha spiegato ieri che le misure sul Fisco previste nel Def porteranno a un "beneficio netto annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro".
Golini si riferisce appunto alla "rimodulazione delle detrazioni Irpef sul lavoro dipendente per le fasce più basse di reddito (reddito lordo fino a 25 mila euro) e la riduzione dell'Irap per le imprese" e aggiunge che "nel complesso si stima un beneficio netto effettivo annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro. Di questi - aggiunge - circa 1,8 miliardi di euro sono l'effetto aggregato delle variazioni già approvate con la precedente Legge di stabilità, mentre circa 9,5 miliardi di euro sono riferiti alle nuove misure previste nel Def 2014". Secondo il presidente dell'Istat, sul 2014 "saranno pari a circa 7 miliardi di euro, per effetto dell'introduzione del provvedimento a partire dal mese di maggio".
Calo degli occupati - Durante l'audizione alla Camera, Golini ha presentato anche i dati sul lavoro: un milione di occupati in meno in cinque anni, soprattutto al Sud. "Dal 2008 al 2013 la perdita - ha detto Golini - è stata di quasi un milione di occupati (-984 mila, pari al 4,2%) e le differenze territoriali sul mercato del lavoro si sono ulteriormente accentuate: rispetto al 2008 nel Mezzogiorno gli occupati calano del 9%, contro il 2,4% del Nord". "Nel 2013 il numero di occupati si è ridotto di 478 mila unità (-2,1% rispetto all'anno precedente, ben -4,6% nel Mezzogiorno, pari a -282 mila unita') scendendo a 22 milioni e 420 mila, un calo superiore anche a quello del 2009 (-380 mila unita')", ha aggiunto il presidente dell'Istat.
Bonus Irpef, i sindacati chiedono l'estensione dei bonus ai pensionati
E' iniziato il percorso parlamentare del Def, il Documento di economia e finanza che racchiude le previsioni dell'esecutivo guidato da Matteo Renzi sull'andamento economico dell'Italia e sull'agenda di riforme da realizzare nei prossimi anni.
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Il Documento di economia e finanza ha iniziato questa settimana il suo iter alla Camera dei Deputati. Il lavoro procede a ritmi serrati, anche perché venerdì il Consiglio di ministri dovrà mettere per iscritto come intende modulare gli sgravi Irpef che dovrebbero portare i famosi 80 euro in più in busta paga a chi ne guadagna meno di 25mila annui. L'Abi, l'associazione degli istituti di credito, apre una polemica sul miliardo di tassazione in più per le quote di Bankitalia: "Sottrae credito alle famiglie e alle imprese". Ma arriva la risposta di Graziano Delrio: "Sono allibito dalle dichiarazioni delle banche: è un ricatto che non accettiamo". "Le banche hanno ricevuto mille miliardi dalla Bce e non hanno" ridistribuito "a famiglie e imprese", ha aggiunto il sottosegretario.
Gli sgravi ai pensionati - Proprio sulla portata degli sgravi Irpef si concentrano alcune obiezioni da parte dei sindacati e anche di esponenti politici. Allo stato attuale, lo sconto Irpef è stato annunciato per i lavoratori dipendenti. Ma il segretario della Uil, Luigi Angeletti, pur riconoscendo che il taglio del cuneo fiscale "va nella direzione giusta", chiede di coinvolgere nella misura "quella parte di pensionati che hanno pensioni medio-basse e che sono stati ancora una volta esclusi" dagli sgravi fiscali. A un'altra platea ha guardato invece Angelino Alfano, che intervenendo in precedenza a Radio24 aveva chiesto di estendere il beneficio alle partite Iva.
Sulla falsariga di Angeletti si è mosso il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: la misura a favore degli incapienti a cui sta lavorando l'esecutivo è "ineludibile", così come "non è eludibile" da parte del governo "il problema della mancata tutela di milioni pensionati con trattamenti medio bassi". Bonanni paventa anche il rischio che senza una spending review efficace si renda necessaria una "manovra correttiva".
Cassa in deroga - Il Governo è poi pronto per “un altro intervento sulla cassa in deroga”. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine di un incontro pubblico nel trevigiano. Poletti ha riconosciuto che la legge di stabilità ha coperto meno che nell'anno precedente, ma ha aggiunto che sono in atto le verifiche dello stato della situazione regione per regione, per trovare i criteri migliori ai fini della redistribuzione delle risorse, “evitando assegnazioni a regioni che non ne hanno esigenza e lasciandone altre in attesa, con i lavoratori che magari aspettano per essere 'pagati' anche 6-7 mesi”. Per Poletti andrebbe comunque evitato il criterio dell'andamento storico nella distribuzione dei fondi.
Tasi 2014, per gli inquilini le regole si sdoppiano
Il Dl 16/2014 consente ai sindaci di aumentare complessivamente, per il 2014, la Tasi e il tetto massimo del prelievo dello 0,8 per mille.
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Con l'approvazione in prima lettura del disegno di legge di conversione del Dl 16/2014 è stato precisato, con riguardo alla TASI, che, nei Comuni che non riusciranno a fissare le aliquote entro il 23 maggio e a pubblicare le delibere entro il 31 maggio sul portale del federalismo fiscale, l'intero pagamento per l'abitazione principale è rinviato al 16 dicembre. Per gli altri immobili, invece, quando il Comune "non abbia deliberato entro il 31 maggio", si dovrà versare entro il 16 giugno l'acconto pari al 50% della TASI calcolata con aliquota standard dell'1 per mille.
La legge di stabilità per il 2014 prevedeva che la somma di Imu e Tasi non potesse superare il 10,6 per mille. Entro questo tetto, poi, l'aliquota della Tasi non deve superare il 2,5 per mille. Il Dl 16/2014 sulla finanza locale, in corso di conversione, permette ai sindaci di aumentare complessivamente, per il 2014, la Tasi e il tetto massimo del prelievo dello 0,8 per mille, a condizione che il gettito derivante dall'incremento d'aliquota venga utilizzato per finanziare detrazioni d'imposta e altre agevolazioni sulle prime case. Nei Comuni che sfruttano questa possibilità l'aliquota massima della Tasi sulle case locate può raggiungere il 3,3 per mille e la somma di Imu e Tasi può arrivare al livello massimo di 11,4 per mille.
Gli effetti per gli inquilini - Per gli inquilini gli effetti delle nuove norme determineranno che l'Imu sarà a carico del solo proprietario dell'immobile mentre la Tasi (tributo per i servizi indivisibili) dovrà essere posto a carico di proprietario e inquilino.
I Comuni però potranno differenziare il livello dell'imposta a seconda dei contratti, per esempio, applicando una aliquota più favorevole su quelli a canone concordato. Per le abitazioni locate, una percentuale della sola Tasi oscillante tra il 10% e il 30% deve essere pagata dall'inquilino. L'inquilino paga la sua parte solo, naturalmente, per la durata del contratto; se non supera i sei mesi la Tasi è tutta a carico del proprietario.
Il comune potrà comunque decidere l'effettiva percentuale dell'imposta da chiedere agli inquilini. La base imponibile, cioè l'importo sul quale si applica l'aliquota per il calcolo dell'imposta, è la stessa dell'Imu: la rendita catastale dell'immobile deve essere rivalutata del 5%; la cifra che risulta va, poi, moltiplicata per 160. Su tale valore è possibile quindi applicare le aliquote per determinare l'imposta.
Le rate della Tasi del 2014 - I Comuni devono consentire il pagamento dell'imposta in almeno due rate a scadenza semestrale il 16 Giugno ed il 16 Dicembre. Chi vuole può pagare tutto in un'unica rata, entro il 16 giugno.
Tasi, nel 2014 in arrivo una nuova stangata
Secondo lo studio della Cgia di Mestre, tra Imu-Tasi al 2 per mille e Tari, gli italiani pagheranno 32,5 miliardi; il peso complessivo delle Tasse, delle Imposte e dei Tributi rischia di superare i 53,7 miliardi di euro.
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Nuova stangata sulle case: rispetto all'anno scorso, nel 2014 i proprietari di immobili " secondo l'associazione degli artigiani di Mestre " dovrebbero pagare 4,6 miliardi di euro in più.Tra Imu-Tasi al 2 per mille e Tari, gli italiani pagheranno 32,5 miliardi.
Tra case, negozi e capannoni il carico fiscale ha ormai raggiunto un livello record. Per la Cgia il peso complessivo delle tasse, delle imposte e dei tributi rischia di superare i 53,7 miliardi di euro.
La soglia potrebbe essere raggiunta nel caso in cui l'aliquota media della Tasi sulle prime case si attesti al 2 per mille. "Un tempo, l'acquisto di una abitazione o di un altro tipo di immobile (osserva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi) costituiva un investimento. Ora chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo.Tra Imu - Tasi e Tari gli immobili sono sottoposti ad un peso fiscale insopportabile".
Se in questi ultimi 7 anni il prelievo legato alla redditività degli immobili è aumentato di poco (+1%), quello riferito ai trasferimenti di proprietà è sceso del 23%, a seguito della forte crisi che il mercato immobiliare ha subito in questi ultimi anni.
Solo il gettito riconducibile al possesso dell'immobile ha subito un vera e propria impennata; se ipotizziamo che nel 2014 l'aliquota media Tasi sull'abitazione principale si attesti al 2 per mille, dal 2007 ad oggi il prelievo è destinato a crescere dell'88%. "I 32,5 miliardi di euro che pagheranno gli italiani - conclude Bortolussi - incide sul prelievo totale per il 60%. Tenendo conto di tutto il sistema fiscale che grava sul mattone, nel 2014 i proprietari di immobili dovrebbero pagare 4,6 miliardi in più rispetto al 2013.
Una buona parte di questo aumento va attribuito all'introduzione della Tasi che appesantirà il prelievo fiscale soprattutto sui proprietari di seconde e terze case e su quelli che possiedono un immobile ad uso produttivo".
Bonus Irpef, beneficio esteso anche ai redditi sotto gli 8 mila euro
Un bonus Irpef da 722 euro per gli ultimi 8 mesi del 2014, destinato a salire fino a 820 euro per l'intero 2015. Potrebbero essere questi i livelli massimi di risparmio della nuova curva delle detrazioni Irpef allo studio del governo.
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Sembra trovare conferma la possibilità di un'estensione del bonus irpef anche a 4 milioni di incapienti, per i quali la no tax area non avrebbe consentito l'applicazione dell'aumento delle detrazioni a cui il governo sta lavorando per portare gli 80 euro in busta paga a Maggio.
Per riconoscere loro il il bonus il governo starebbe ipotizzando di far erogare direttamente in busta paga dai datori di lavoro una somma pari al 9% del reddito fino a circa 4.100 euro che darebbe luogo a un credito di 380 euro. Questa somma, poi, diminuirebbe al crescere del reddito per azzerarsi una volta toccato il nuovo limite della soglia di non tassazione.
Per il prossimo anno la no tax area potrebbe salire fino a 8.500 euro, per gli incapienti la percentuale da applicare alla prima fascia di reddito da zero a 4.250 euro annui salirà al 15% e portando un credito di 638 euro. Il bonus anche in questo caso si andrebbe via via ad azzerare una volta toccata la soglia degli 8.500.
Ci sono due problemi, però. Il primo è trovare nuove risorse, quasi un miliardo di euro, visto che il numero delle persone coinvolte salirebbe da 10 a 14 milioni. A meno che non si decida di spalmare in modo diverso i fondi già trovati per l’aumento delle detrazioni Irpef, lasciando fisso solo lo sconto massimo di 80 euro. Il secondo problema è tecnico. Il bonus per gli incapienti potrebbe essere anticipato dal datore di lavoro che poi lo recupererebbe a sua volta sotto forma di credito d’imposta. Ma restano in piedi anche l’ipotesi del taglio dei contributi Inps, comunque versati anche da chi è nella no tax area, o del contributo diretto pagato sempre dall’Inps.
Nello stesso decreto su Irpef e incapienti ci sarà lo sconto dell’Irap per le imprese: del 5% quest’anno e poi, si legge nel Def, di «almeno il 10%» a partire dall’anno prossimo. L’operazione sarà finanziata con l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (Bot esclusi) che dal primo luglio di quest’anno dovrebbe passare dal 20 al 26% .
Oltre gli 8mila euro la nuova curva delle detrazioni Irpef prevede un ampliamento delle fasce di contribuenti che potranno utilizzare l'attuale detrazione in misura fissa. Per l'anno 2014, infatti, gli attuali 1.880 euro resteranno fissi per tutti i contribuenti fino a 24mila euro di reddito. Quanto ai destinatari gli 80 euro mensili si concentreranno nella fascia di reddito che si trova entro i 24mila euro: oltre questa soglia l'effetto andrà a ridursi per annullarsi completamente a 35mila euro.

