Fisco

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Secondo il premier, il Def sarà approvato martedì. A Maggio gli 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti. Al momento le pensioni sono al riparo.

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Per finanziare il taglio dell'Iperf dal prossimo Maggio Renzi è pronto ad incrementare l'asticella dei tagli alla spesa con interventi molto decisi anche su settori come la sanità, i trasferimenti agli organi costituzionali e sugli acquisti di beni e servizi attualmente gestiti da ben 32mila stazioni appaltanti. Ma si parte dal documento sulla Spending Review di Carlo Cottarelli.

Al riparo dalla stretta soltanto le pensioni, almeno in questa prima fase. Dei circa 4 miliardi di tagli alla spesa individuati dal Ministero guidato da Pier Carlo Padoan quest'anno almeno 300 milioni arriverebbero dalla sanità ed altrettanti sarebbero recuperati attraverso una stretta sugli acquisti di beni e servizi che riguarderà anche le convenzioni stipulate dagli ospedali in materia di ristorazione, sicurezza e pulizia.

Altri 500 milioni dovrebbero arrivare dalla stretta sui dirigenti pubblici, a cominciare da quella sugli stipendi. Che interesseranno in modo particolare anche il Ministero degli Affari Esteri come annunciato dalla Mogherini. Il Ministro degli Esteri ha infatti proposto un piano di risparmi da 108 milioni tra cui è prevista anche una «revisione del trattamento economico del personale all'estero, tema su cui c'è una sensibilità diffusa a cui stiamo rispondendo», ha annunciato il ministro.

Un miliardo poi è stato ipotizzato dalla razionalizzazione degli incentivi per le aziende di autotrasporto. Altri tagli dovrebbero interessare la riorganizzazione interna della Pa, con la soppressione e la fusione di molti enti e strutture periferiche dello Stato ed anche gli organi costituzionali che vedrebbero ridursi i trasferimenti.

Di spending review se ne sta occupando anche il ministro Marianna Madia, con i rappresentanti del ministero del Lavoro, Ragioneria, Inps e Dipartimento funzione pubblica. Su questo fronte la sfida della Madia è di mettere in atto 85mila esuberi nel pubblico impiego, come indicati nel piano Cottarelli, ricorrendo ad un insieme di strumenti: dai pensionamenti ordinari ai prepensionamenti, alla mobilità del personale, all'esonero dal servizio per i dipendenti vicini alla pensione.

Un'operazione che dovrebbe consentire anche la cosiddetta "staffetta generazionale", favorendo l'ingresso dei giovani per rinnovare gli enti pubblici. Il ministro dovrà sciogliere il nodo dello strumento da utilizzare. Non chiaro infatti, se questo debba avvenire o meno con le norme vigenti, che prevedono un turn over al 20% per quest'anno e che passerà al 40% nel 2015.

Per i comuni che non approvano il bilancio entro fine maggio si potrebbe introdurre il pagamento con acconto standard già previsto per l'Imu 2012. Così rischia però di pagare anche chi è esente.

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Il decreto Salva Roma Ter continua il suo iter in commissioni Bilancio e Finanze della Camera che ha votato sugli emendamenti sulle modifiche al Decreto. In primo piano le modifiche per la «super-Tasi», cioè l'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille per finanziare le detrazioni delle abitazioni principali.

Quanto alle modalità di pagamento i contribuenti dovranno recarsi alla cassa per la Tasi il 16 giugno e il 16 dicembre di ogni anno, con la possibilità comunque di versare in unica soluzione entro metà giugno. Se poi per il 2014 i Comuni non emaneranno il regolamento su aliquote, detrazioni ed esenzioni dalla Tasi entro il 31 maggio prossimo gli acconti dovuti per gli immobili diversi dall'abitazione principale saranno calcolati sulla base dell'aliquota dell'1 per mille.

In pratica per i Comuni che non riusciranno a definire le aliquote in tempo per giugno, ci sarà molto probabilmente un acconto, forse facoltativo, basato sull'aliquota standard, che porterebbe però alla cassa anche i contribuenti poi esentati da eventuali detrazioni, con il risultato di avviare poi un complicato meccanismo di pagamenti e restituzioni. Si tratta questa di un'estensione alla Tasi delle regole già sperimentate nel 2012 per l'Imu, che hanno permesso di chiedere l'acconto ad aliquota standard nei Comuni in cui il bilancio non era pronto in tempo.

Anche per la Tari il pagamento avverrà in due rate semestrali fissate dai comuni e per le imprese saranno possibili nuovi sconti nel caso dimostrino di aver avviato al riciclo i rifiuti speciali.

La Commissione ha anche lavorato a una super-Tasi piu' trasparente, da rendere tale attraverso un allegato al bilancio comunale che dovrà certificare quanto produce l'extragettito dovuto all'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille e quanto invece viene destinato alle detrazioni; l'idea è quella di incentivare i sindaci a utilizzare tutte le entrate aggiuntive per finanziare l'introduzione delle detrazioni in favore delle abitazioni principali.

Il Decreto attuale, infatti, consente ai Comuni di applicare un'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille sull'abitazione principale o sugli altri immobili con lo scopo di finanziare le detrazioni sulla prima casa, ma non impone di utilizzare tutto l'extragettito per le detrazioni. Ma in ogni caso non è stato imposto dalla Commissione, per difficoltà tecniche, un vincolo esplicito che imponga ai Comuni di usare per le detrazioni tutte le entrate prodotte dall'aliquota aggiuntiva.

Tra le altre novità votate dalla Commissione passano una nuova proroga per la rottamazione delle cartelle, che slitta al 31 maggio e il via libera ai pagamenti della Tasi con strumenti diversi da F24 e bollettino postale.

Resta comunque da comprendere come i comuni applicheranno la Super Tasi del Dl 16/2014. Il rischio è di una nuova stangata sulle seconde case derivante dall'accoppiata con l'Imu. Sugli immobili diversi dall'abitazione principale infatti la Tasi si aggiunge all'Imu, ma la legge di stabilità 2014 aveva imposto un tetto massimo alla somma delle due imposte, che non avrebbero potuto superare l'aliquota complessiva del 10,6 per mille.

Nei Comuni quindi in cui l'aliquota Imu aveva già raggiunto il 10,6 per mille non ci sarebbero potuti essere nuovi incrementi della tassazione. Ora però le carte in tavole sono cambiate, perché lo 0,8 per mille aggiuntivo è in deroga a tutti i limiti e quindi può far raggiungere l'aliquota complessiva dell'11,4 per mille.

I Comuni possono mettere questo 0,8 per mille sulle prime case oppure sugli altri immobili, ma è probabile che la maggioranza delle amministrazioni sceglierà questa seconda ipotesi, che offre più gettito ed è meno costosa politicamente.

«Nella prima fase della spending review non ci sarà nessun intervento». Se ne potrebbe parlare nel 2015. Anche perché, si fa notare, un contributo di solidarietà già esiste.

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Secondo il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che sta lavorando in questi giorni alla preparazione del Def e il Programma nazionale di riforma da approvare nel Consiglio dei ministri il prossimo 8 o 9 aprile, il taglio dell'Irpef sarà rispettato.

Il Ministro ha pochi giorni a disposizione, ma è ottimista: «Stiamo lavorando duramente per rispettare l'impegno all'aumento di 80 euro in busta paga da maggio, il tempo è breve, ma non c'è alcuna fibrillazione». Se ne deduce che il decreto sarà definito nei prossimi giorni e comunque in tempo per consentire ai datori di lavoro di calcolarne gli effetti a partire dalle buste paga di maggio, come promesso.

Gran parte del finanziamento dei 6,6 miliardi che serviranno alla manovra sull'Irpef verrà dalla spending review, ma Padoan non ha escluso un intervento sulle pensioni: «Come ha detto chiaramente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, le pensioni non si toccano». Ma alla domanda circa la possibilità di un intervento sulle pensioni d'oro, il Ministro ha risposto che «Dobbiamo ancora discutere i dettagli».

Ma l'intervento non sarà immediato. «Nella prima fase della spending review», dicono fonti della Presidenza del Consiglio, «non ci sarà nessun intervento». Se ne potrebbe parlare nel 2015. Anche perché, si fa notare, un contributo di solidarietà già esiste. Lo ha introdotto il governo Letta e prevede un prelievo del 6% per le pensioni da circa 7 mila fino a 10 mila euro al mese, del 12% per quelle fino a 14.800 euro al mese e del 18% per quelle superiori a questa cifra.

Nei giorni scorsi è circolata l'ipotesi di un intervento sulle pensioni piu' alte che incida solo sul sistema di calcolo. «Sul tema delle pensioni d’oro», spiega il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, «non si può far finta di niente. In questa fase», aggiunge, «è impensabile non andare ad incidere su chi ha dei privilegi, e proprio per questo il meccanismo indicato dal governo Letta deve essere cambiato, perché è iniquo, produce poco gettito e probabilmente non reggerà all’esame della Corte Costituzionale».

Zanetti ha una sua proposta, depositata in Commissione lavoro alla Camera.

L’idea è di non tassare tutte le pensioni d’oro, ma solo quelle calcolate con il metodo retributivo, ossia senza tener conto dei contributi effettivamente versati. «Se una persona ha una pensione da 10 mila euro al mese ma questa è frutto del suo risparmio previdenziale, dei suoi contributi», dice Zanetti, «non vedo perché dobbiamo imporgli un contributo di solidarietà. Diverso -, prosegue,- è il caso di una pensione retributiva, solo in parte coperta dai contributi. Sulla parte non guadagnata», secondo il sottosegretario all’Economia, «può essere ipotizzato un prelievo».

La proposta Zanetti prevede che il «balzello» venga applicato solo sulla differenza tra la pensione che si sarebbe incassata con i contributi versati e la pensione effettiva. Se questa differenza è superiore a 10 mila euro, il contributo sarebbe del 10%; da 10 mila a 50 mila euro del 20%, da 50 mila a 100 mila del 30% e oltre i 100 mila euro il balzello salirebbe al 40%. Zanetti ha intenzione di portare avanti la sua proposta. Anche perché coerente con le indicazioni date dallo stesso Renzi.

Il Ministro del Lavoro annuncia che saranno intensificati i controlli contro il lavoro nero ed in particolare contro l'uso abusivo delle partite iva e collaborazioni a progetto

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Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha chiarito che saranno rafforzati i controlli sull'utilizzo improprio delle tipologie contrattuali c.d. flessibili e, in particolare, delle collaborazioni a progetto e delle partite Iva che possono mascherare rapporti subordinati.

Secondo il comunicato diffuso dal Dicastero di Via Veneto l'obiettivo è quello di superare le 19 mila posizioni lavorative già «riqualificate» nel 2013. La novità vuole spingere i datori a regolarizzare i rapporti che oggi, con l'approvazione del Dl Poletti, rendono più facile il ricorso al lavoro dipendente e mettono al riparo l'imprenditore dal rischio di contenziosi e garantiscono ai lavoratori tutele come nel contratto a tempo indeterminato.

Per Poletti "ll ricorso a contratti di collaborazione a progetto o a partite Iva è legittimo quando sia giustificato da ragioni oggettive legate alle esigenze produttive ed organizzative delle aziende che vi ricorrono; non lo è quando viene fatto per mascherare un rapporto di lavoro subordinato e per evitare possibili contenziosi, sfuggendo agli obblighi previdenziali ed assistenziali verso il lavoratore che viene così a trovarsi in condizioni di precarietà, con scarse tutele e pressoché inesistenti prospettive di stabilizzazione".

Il nuovo corso, specifica Poletti, è arrivato: le aziende non hanno più alibi. E questo perché secondo il decreto legge che porta il suo nome "mette al riparo l'imprenditore dal rischio di contenziosi e garantisce al lavoratore le stesse tutele del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato".

Poletti ribadisce l'importanza di continuare nella riqualificazione delle collaborazioni. Nel 2013 vi sono stati ottimi risultati con la "riqualificazione" di 19.000 posizioni lavorative attivate con contratti di collaborazione a progetto e partite IVA, delle quali 15.495 nel settore dei servizi, 1.629 in quello industriale, 1.099 nell'edilizia e 165 in agricoltura.

L'Ipotesi del governo è di un taglio immediato del 5% per il 2014 e del 10% per il 2015. Padoan conferma che le misure saranno pronte entro Maggio.

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Sul versante delle imprese, Renzi ha annunciato una dimunizione del 10% dell'Irap per le aziende - sempre dal 10 maggio - che verrà finanziato con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26%, ad esclusione dei titoli di Stato, con un gettito previsto di 2,6 miliardi. "La tassazione sulle rendite finanziarie va in linea con gli altri Paesi europei, e con questo si abbassa il costo del lavoro", ha detto il premier. Questa misura è al di fuori del conteggio dei 10 miliardi di cuneo, "ma rientra in un riequilibrio delle imposte". Il ministro Guidi ha poi specificato che il taglio dell'Irap andrà a impattare per 1,4-1,5 miliardi sulla quota che pesa sulle spalle delle piccole e medie imprese.

Su questo fronte il governo punterebbe a un intervento in due tappe con un taglio immediato del 5% sull'imposta regionale che le imprese saranno chiamate a pagare quest'anno. E un taglio del 10% per l'Irap che verrà pagata nel 2015. Per quanto riguarda le addizionali regionali all'imposta sulle attività produttive, l'ipotesi dell'esecutivo è quella di lasciare ai Governatori la possibilità di elevare al massimo il prelievo dello 0,92%, così come è previsto attualmente.

I dettagli dell'intera operazione sulla riduzione delle tasse saranno tuttavia resi noti solo dopo la presentazione, prevista per l'inizio della prossima settimana, del Documento di economia e finanza. In quell'occasione saranno messe nero su bianco le risorse recuperate dalla spending review targata Cottarelli e sarà indicato anche l'effetto della manovra di riduzione del prelievo che potrebbe contribuire a centrare un obiettivo di crescita che il Governo sarebbe intenzionato a fissare nel Def tra 0,8 e 0,9 per cento.

Il taglio dell'Irpef potrebbe precedere di qualche settimana quello dell'Irap. Comunque sia, la riduzione del tributo regionale verrà coperta proprio dall'aumento delle rendite finanziarie dal 20 al 26% a partire dal 1° luglio.

Per quanto riguarda il taglio dell'Irpef ieri il ministro dell'Economia Padoan ha confermato che la misura sarà introdotta nei tempi indicati dal Premier.  La novità, attesa per Maggio, prevede un guadagno di 1.000 euro netti in busta paga per chi ha una remunerazione di meno di 1.500 euro al mese: si tratta di circa 80 euro in più al mese.

I destinatari del provvedimento sono "una platea di 10 milioni di persone", cioè coloro che guadagnano fino a 25mila euro lordi. Tuttavia restano ancora sul tavolo diverse modalità d'intervento per il taglio dell'Irpef, che verranno definite nei provvedimenti attuativi dei prossimi giorni. L'orientamento dell'esecutivo è per un incremento delle detrazioni, ma resta aperta la porta a un mix che includa la rimodulazione delle aliquote.

La Commissione Bilancio della Camera dei Deputati approva un emendamento che impone effetti equivalenti o inferiori rispetto all'Imu.

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Alla Commissione Finanze Bilancio della Camera dei Deputati si complica il percorso per inserire un alleggerimento della Tasi per le abitazioni principali. Il presidente della Commissione, Francesco Boccia (Pd), nell'esaminare gli emendamenti al testo dell'articolo 1 del decreto Salva Roma ter, ha infatti precisato che "l'imperativo è quello di non fare pasticci. Bisogna varare una riforma che abbia gambe per camminare per anni evitando compromessi approvati storcendo il naso destinati a cambiare ancora fra pochi mesi."

Oltre 50 gli emendamenti proposti. Il nodo è quello delle detrazioni finanziate dall'aliquota aggiuntiva, l'attuale decreto concede la possibilità ai Comuni di aumentare le aliquote fissate per legge di un ulteriore 0,8 per mille al fine di finanziare le detrazioni.

Solo un emendamento però stato approvato dalla Commissione ed è quello presentato da Filippo Busin della Lega Nord che chiede che le detrazioni finanziate dall'aliquota aggiuntiva determinino per la Tasi effetti equivalenti o inferiori a quelli previsti per l'imu sulla stessa tipologia degli immobili.

Accantonati invece tutti gli altri emendamenti che avrebbero inciso in maniera significativa sull'impianto complessivo della tassazione immobiliare.

Il riferimento è, evidentemente, alle ultime varie riforme approvate sulla tassazione immobiliare in questi ultimi tre anni che hanno visto dapprima l'introduzione dell'Imu, poi la sua modifica, l'eliminazione parziale per le sole prime case nel 2013 e poi la reintroduzione sotto la forma della Tasi da quest'anno.

Un vero rebus per centinaia di migliaia di contribuenti che hanno messo in difficoltà anche i CAF e i professionisti del settore fino all'ultimo minuto nell'incertezza su come si dovesse procedere.

Purtroppo nonostante l'abolizione dell'Imu sulla abitazione principale in molti casi  il contribuente dovrà pagare un contributo più alto rispetto al 2012 con la Tasi. Il risultato è inevitabile per quelle case di valore catastale basso nei comuni che decideranno di non sfruttare la possibilità di introdurre un'aliquota aggiuntiva per finanziare le detrazioni base come prevedeva in origine la vecchia Imu.

In altri termini, in assenza di una decisione dei comuni  tutti i cittadini dovranno presentarsi alla cassa, anche coloro che grazie alle detrazioni fisse previste per l'Imu ne erano esenti nel 2012.

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