Lavoro

Lavoro

L'Inps accoglie la richiesta dei Consulenti del lavoro per la proroga dei termini per il Durc interno. I preavvisi di esito negativo saranno inviati il 15 Maggio.

{div class:article-banner-left}{/div}

Slitta di un mese il termine che l'Inps aveva stabilito nel messaggio 2889/2014 per l'invio del primo preavviso di Durc interno negativo. L'Inps ha di fatto introdotto una variazione alla tabella di marcia che vedrà l'introduzione della nuova regolamentazione del Durc interno. L'istituto invita le proprie sedi a dare la precedenza alle situazioni relative ai datori di lavoro che si trovano nelle circostanze sopra descritte.

In considerazione delle difficoltà in fase di avvio del sistema, il primo preavviso di Durc interno negativo verrà trasmesso dall'Inps il 15 maggio invece del 15 aprile. Tale primo preavviso sarà inviato esclusivamente alle aziende per le quali risultino delle irregolarità incidenti sul diritto al riconoscimento dei benefici, ovvero per le quali siano state emesse note di rettifica con causale “addebito art. 1, comma 1175, della legge 27 dicembre 2006, n. 296”.

L'Inps, infine, fa presente che tutte le note di rettifica i cui calcoli sono stati rapportati al 15 maggio, saranno ricalcolate al 15 giugno. Le stesse saranno recapitate alle aziende unitamente alle altre che l'istituto aveva programmato di trasmettere il 15 giugno. L'invio delle rimanenti note di rettifica resta confermato al 15 settembre.

Con la nuova gestione del Durc interno è l'Inps, in qualità di ente tenuto a riconoscere i benefici di legge subordinati alla regolarità contributiva, a richiedere il documento di regolarità contributiva e non più il datore di lavoro attraverso l'Uniemens. Le procedure verificano mensilmente la presenza di eventuali situazioni di irregolarità. Se il controllo dà esito positivo, si accende automaticamente il semaforo verde che vale per il mese in corso e per i tre mesi successivi.

A marzo il coefficiente per rivalutare le quote di Trattamento di fine rapporto (Tfr) accantonate al 31 dicembre 2013 è pari a 0,445028.  L'indice dei prezzi al consumo calcolato dall'Istituto nazionale di statistica, con esclusione del prezzo dei tabacchi lavorati, è al valore di 107,2.

{div class:article-banner-left}{/div}

L'articolo 2120 del Codice civile stabilisce che alla fine di ogni anno la quota di Tfr accantonata va rivalutata attraverso il coefficiente di rivalutazione del Tfr. Per farlo si parte dall'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati diffuso ogni mese dall'Istat, quello "senza tabacchi lavorati". In particolare, si calcola la differenza in percentuale tra il mese di dicembre dell'anno precedente, e il mese in cui si effettua la rivalutazione. Poi si calcola il 75% della differenza a cui si aggiunge, mensilmente, un tasso fisso di 0,125 (che su base annua è di 1,500). La somma tra il 75% e il tasso fisso è il coefficiente di rivalutazione per il calcolo del Tfr.

L'indice Istat per marzo è 107,2. A partire dai dati di gennaio 2011 la base di riferimento dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati è il 2010.La differenza in percentuale rispetto a dicembre 2013, su cui si calcola il 75%, è 0,093371. Pertanto il 75% è 0,070028. A marzo il tasso fisso è pari a 0,375. Sommando quindi il 75% (0,070028) e il tasso fisso (0,375), si ottiene il coefficiente di rivalutazione 0,445028.

In caso di corresponsione di una anticipazione del Tfr, il tasso di rivalutazione si applica sull'intero importo accantonato fino al periodo di paga in cui l'erogazione viene effettuata.

Gli ispettori del Ministero del Lavoro verificheranno il rispetto degli obblighi per fruire della cassa integrazione guadagni

{div class:article-banner-left}{/div}

Gli ispettori dovranno seguire le linee guida per accertare l' esistenza delle condizioni dettate dal decreto N. 31444 del 20 agosto 2002.

I controlli riguarderanno le causali di utilizzo per l' approvazione o proroga dei programmi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale. Sotto la lente, nei controlli, ci saranno soprattutto gli obblighi formativi.

I nuovi indirizzi che saranno seguito dagli ispettori riguardano la formazione e gli investimenti anche in vista, della riforma degli ammortizzatori sociali contenuta in una delle deleghe del «Jobs act» (il disegno di legge delega di riforma del lavoro presentato al Senato il 3 aprile).

Formazione -Il decreto citato prevede innanzitutto che il rapporto tra lavoratori coinvolti nella formazione e lavoratori sospesi non sia inferiore al 30%. L'ispezione  inoltre tenderà a verificare che esista una correlazione e coerenza tra programma ed investimenti effettuati, soprattutto nella ipotesi che la formazione venga effettuata nel luogo di lavoro e coinvolga molti lavoratori.

L'obiettivo che si vuole raggiungere è quello di evitare abusi e pertanto per accertare la realtà verranno esaminati con cura  strumenti documentali quali gli strumenti per la rilevazione delle presenze ed il Lul (Libro Unico Lavoro) dai quali potranno essere effettuati raffronti tra monte ore formazione e ed ore conguagliate Cigs.

Le ispezioni saranno integrate anche da dichiarazioni dei lavoratori che seguono i processi formativi mediante l' accesso diretto sul luoghi di lavoro.

Investimenti. In merito agli investimenti, gli ispettori indagheranno sui programmi di riorganizzazione aziendale e su quelli di ristrutturazione. Entrambi i settori dovranno contenere indicazioni sugli investimenti: per i primi (riorganizzazione) la cassa integrazione straordinaria deve essere collegata a programmi di modifica e innovazione sia dell' assetto gestionale sia per quello produttivo. Per la ristrutturazione aziendale si dovrà essere in presenza di modifiche dei processi produttivi, aggiornamento tecnologico, rinnovo di impianti fissi e tecnologie.

 Un altro requisito specifico, riguarda l'ammontare degli investimenti previsti che dovrà esseere superiore alla media degli investimenti effettuati nei due anni precedenti, sia della stessa tipologia, sia di tipologie diverse.

Entro fine maggio si dovrà fare l'ennesimo punto della situazione sui numeri reali, le risorse occorrenti e le soluzioni possibili per risolvere la questione esodati in via strutturale.

{div class:article-banner-left}{/div}

"Stiamo cercando di costruire uno scivolo che consenta di collegare la condizione di queste persone al pensionamento". Lo ha detto il ministro del lavoro Giuliano Poletti parlando di esodati nei giorni scorsi al margine del festival del volontariato a Lucca spiegando che "questa è un'operazione che ha dei costi  quindi la discussione che stiamo facendo è costruirla tecnicamente bene per evitare di riprodurre i problemi e trovare un bilanciamento che ci consenta di fare questa operazione in maniera efficace".

Il ministro vorrebbe quindi "fare una regola generale che dice tutti quelli che arrivano a queste condizioni possono avere questo tipo di trattamento". Sarebbe il caso che si intervenisse sulla questione con un provvedimento onnicomprensivo. Piu' volte annunciato, anche dai precedenti governi, ma mai attuato. Ancora una volta riparte la tiritera dei numeri in quanto Poletti chiede di comprendere quanti sono ancora gli esodati, ovvero le persone rimaste intrappolate nella maglie della riforma Fornero e che ora si ritrovano senza stipendio, senza ammortizzatore e senza pensione.

Dopo ben cinque interventi legislativi in due anni, la vicenda resta ancora un mistero. E' certo solo che i 162.000 "salvaguardati" dai vari provvedimenti non hanno esaurito l'intero bacino che secondo i dati della Cgil dovrebbero essere circa 300mila persone. Ma ormai l'idea di "bandire" un tavolo di confronto sembra solo un escamotage per prendere tempo e dare qualcosa in mano al "popolino".

A giorni quindi partirà un tavolo tra Ministero del Lavoro, Economia, Inps, Ragioneria generale, uffici di presidenza delle commissioni Lavoro di Camera e Senato: entro fine maggio si dovrà fare l'ennesimo punto della situazione sui numeri reali, le risorse occorrenti e le soluzioni possibili.

Tra le ipotesi - come annunciato da Poletti - c'è anche quella di riprendere il lavoro e la proposta lasciata dal suo predecessore Enrico Giovannini, di un "prestito" a chi si ritrova senza lavoro a pochi anni dall'età della pensione.

Ma per una soluzione strutturale l'ala sinistra del Pd e la Lega chiedono un intervento deciso sulla Riforma del 2011 per reintrodurre una certa flessibilità nel momento del pensionamento. Che significherebbe in pratica reintrodurre le pensioni di anzianità.

Il problema che forse cominciano a comprendere è nella necessità di tutelare anche chi ha perso il lavoro nel 2012 e nel 2013 per effetto della crisi e che i provvedimenti "salva esodati" non hanno coperto nè copriranno (la categoria si arresta al 2011). Sono decine di migliaia le persone che, per effetto della crisi, hanno lasciato il posto di lavoro infatti dopo il 2011.

Sempre in ottica lavoro Poletti ha detto: "Stiamo lavorando ad un idea di contratto di reinserimento che garantisca alle imprese un vantaggio economico significativo" a chi assume "persone avanti con l'età che hanno perso il lavoro". I vantaggi economici sono "minori oneri, minore trattamento fiscale e sul piano contributivo.

Stiamo costruendo un'agenzia nazionale per il lavoro che prenda in carico le persone che hanno questo problema e le aiuti sul piano della formazione e della ricollocazione".

Riguardo ai contratti di reinserimento "bisogna facilitarli da un punto di vista economico: un'impresa che assume una persona che è stata licenziata e in avanti con l'età, deve avere una spinta economica". Il contratto di reinserimento dovrà anche "unificare tutti gli incentivi che già ci sono".

Il governo sta anche lavorando "per ampliare la fascia fino a 29 anni" dei giovani che potranno godere del progetto "garanzia giovani". Il ministro ha ricordato che il progetto è rivolto a ragazzi "che interrompono gli studi, o li concludono e non trovano un'occupazione". E che così hanno "qualcuno che li prende in carico, con la possibilità di uno stage o un'opportunità di lavoro.

La cosa originale - ha spiegato Poletti - è che il primo lancio della comunicazione lo faremo con le imprese affinchè offrano opportunità ai giovani". I giovani saranno quindi interpellati quando sarà già disponibile per loro un ventaglio di opportunità.

Crescono invece le ore di Cassa Integrazione autorizzate: a marzo sono salite del 2,1% sul 2013, oltre quota 100 milioni di ore, ancora una volta per gli interventi straordinari e in deroga.

{div class:article-banner-left}{/div}

Viaggiano oltre quota 100 milioni, le ore di Cassa Integrazione autorizzate dall'Inps nel marzo scorso, mentre calano le domande per accedere ai trattamenti per la disoccupazione, che si riferiscono a febbraio e che sono state presentate: 85.964 domande di ASpI; 31.595 domande di mini ASpI; 247 domande tra disoccupazione ordinaria e speciale edile; 9.049 domande di mobilità. Per un totale di 126.855 domande; il 4,7% in meno rispetto alle 133.045 domande presentate nel mese di febbraio 2013.

Sono questi i dati diffusi dall'Inps che evidenziano, anche, come a livello cumulato gennaio-marzo, siano state autorizzate complessivamente 264,7 milioni di ore di Cassa Integrazione.

A livello tendenziale c'è una lieve diminuzione (-1,16%). Il settore industriale segna un calo dell'8,84% (a testimonianza - si spera - di primissimi segnali di ripresa). Mentre si conferma molto forte, la crisi nell'edilizia dove la richiesta di Cassa Integrazione nel periodo gennaio-marzo cresce del 23,27% rispetto allo stesso periodo 2013; e nel settore del commercio, dove l'aumento è addirittura del 33,10%. La cassa integrazione ordinaria, nei 12 mesi, diminuisce del 20%, ma rispetto a febbraio 2014 cresce del 6,1% (ciò significa che nuove aziende entrano in difficoltà).

Per quanto riguarda le domande di disoccupazione, il raffronto torna ad essere omogeneo perché, come ricorda l'Inps, bisogna ricordare che dal 1° gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 sono classificate come ASpI e mini ASpI. A questo punto, l'anno di scarto si è esaurito e quindi l'andamento non è più alterato dalla variazione della platea di riferimento.

Gli stabilimenti italiani resteranno aperti e l'azienda non licenzierà almeno fino al 2017. La multinazionale propone di gestire i tagli con i contratti di solidarietà

{div class:article-banner-left}{/div}

Gli stabilimenti italiani di Electrolux resteranno aperti, stop agli esuberi per i lavoratori in tutti e quattro gli stabilimenti e via libera agli investimenti; almeno fino al 2017.

E' quanto afferma la nota ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico sull'esito della riunione del Tavolo dedicato alla vertenza Electrolux, durata circa quattro ore, che si è tenuta Lunedì a Roma tra l'Amministratore delegato dell'azienda Ernesto Ferrario, i sindacati e le istituzioni. " Un esito ", si legge nel comunicato, " che seppur con accenti diversi viene comunque giudicato dai partecipanti un passo avanti ".

Le parti si incontreranno nuovamente il 16 e il 28 aprile prossimi.

Insomma nella nuova versione presentata dai vertici dell'Azienda, il piano esclude l'ipotesi di chiusura per tutti e quattro gli stabilimenti italiani e la riduzione del personale fino almeno al 2017. Electrolux, ha detto il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, « ha presentato una riedizione del piano industriale che conferma gli investimenti su tutti e quattro gli stabilimenti, l'impegno a non licenziare e a non effettuare esuberi e nessun taglio ai salari ». Impegni che dovranno quindi essere formalizzati in un accordo tra le parti, passo indispensabile perché vengano attivati gli interventi del governo.

Per la decontribuzione dei Contratti di solidarietà, l'esecutivo partirà con il recente decreto lavoro 2014 che ha aumentato le risorse disponibili per i Contratti di solidarietà con ulteriori 15 milioni annui, in aggiunta ai 50 milioni previsti dalla legge di stabilità.   Un decreto ministeriale dovrà definire i requisiti per le aziende che potranno accedervi, ma è certo che i requisiti includeranno proprio Electrolux.

Soddisfazione  seppur contenuta, da parte dei sindacati. Per la Cgil " c'è un passo avanti e merita di essere riconosciuto, ma la trattativa continua ", ha detto il responsabile settori produttivi Salvatore Barone.

"Il punto positivo di oggi è la definitiva rinuncia di Electrolux a chiedere tagli di salario ", secondo il coordinatore nazionale Uilm del settore degli elettrodomestici, Gianluca Ficco. Mentre per il segretario nazionale Fim Cisl, Anna Trovò, sono "apprezzabili i presupposti del nuovo piano, la trattativa Electrolux è riaperta".

© 2021 Digit Italia Srl - Partita IVA/C.f. 12640411000. All Rights Reserved.