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Enasarco, Depositata alla Camera un'interrogazione parlamentare sui contributi silenti

Il Ministero del Lavoro dovrà rispondere sul mancato riconoscimento della pensione ad agenti e rappresentati di commerciali iscritti alla Fondazione Enasarco che non hanno raggiunto il minimo di contribuzione.

Risolvere la questione dei contributi silenti degli agenti e rappresentanti di commerciato iscritti presso l'Enasarco. E' il testo di una interrogazione parlamentare presentata l'altro giorno al neo ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, dal deputato Roberto Novelli (4-00782) in Commissione lavoro alla Camera dei Deputati. "Agenti e rappresentanti di commercio rappresentano un caso unico nel nostro Paese, essi sono infatti tenuti all'iscrizione all'Inps ma anche obbligati ad iscriversi all'Enasarco, che di fatto è una cassa previdenziale privata ed integrativa" si legge nel testo dell'interrogazione.

"Fino agli anni ’80, per i rappresentanti di commercio erano sufficienti 10 anni di contributi per maturare la pensione minima Enasarco (pensione da percepire, ovviamente, solo al raggiungimento del 65esimo anno di età). Attorno al 1990 l'ente ha deciso di portare a quindici gli anni di lavoro, e quindi dei relativi contributi, necessari per garantirsi la pensione minima stessa, chi all'epoca lavorava ancora ha potuto prolungare la propria attività fino a raggiungere i famigerati 15 anni di contributi richiesti per la pensione minima. A chi cessava il lavoro in quel periodo con anzianità sufficiente veniva detto, dagli uffici competenti, che la domanda di pensione doveva essere presentata non allora, ma solo pochi mesi prima del raggiungimento del 65° anno, stessa prassi era seguita anche per altri settori".

Quando, dopo vari anni, i lavoratori Enasarco si sono avvicinati al compimento del fatidico 65° anno, dagli uffici competenti si sono sentiti dire invece che nel frattempo gli anni di lavoro, quindi i contributi necessari per la pensione minima erano stati portati a venti, pertanto, chi aveva smesso di lavorare e pagare contributi dopo 15 anni di attività, pur avendo adempiuto ai requisiti vigenti nel periodo, aveva perduto ogni diritto acquisito. Di conseguenza, tutti i contributi versati da coloro che in 15 anni di lavoro avevano acquisito il diritto alla pensione minima, sono stati ingiustamente incamerati dall'istituto. Come ulteriore beffa, a tutti questi lavoratori non è stato neppure concesso di versare volontariamente a posteriori contributi integrativi.

"Ad oggi, un agente di commercio che cessa la sua attività prima di aver raggiunto i 20 anni di versamenti all'Enasarco, per non perdere i contributi versati obbligatoriamente, non ha altra scelta che proseguire con i versamenti volontari, ma se non ha i requisiti per accedere alla contribuzione volontaria (il regolamento Enasarco 2012 conferma la contribuzione volontaria che può essere versata da chi ha già cessato l'attività di agenzia, ma non ha ancora maturato il diritto alla pensione. I requisiti per accedervi sono stati modificati in senso più favorevole all'iscritto; dal 2012 occorrono infatti 5 anni e non più 7 di anzianità contributiva, di cui almeno 3 maturati nel quinquennio precedente la cessazione dell'attività lavorativa, o non ha la convenienza perché in età avanzata, perderà tutte le somme versate all'Enasarco" si legge nell'interrogazione parlamentare.

L'interrogante chiede, pertanto, al Governo di assumere iniziative per garantire la pensione minima ai lavoratori che hanno maturato 15 anni di contributi secondo quanto stabilito all'epoca, o quanto meno per concedere la facoltà di versare i contributi mancanti anche a chi ha cessato la propria attività da più di 3 anni ad oggi e, quindi, per modificare il regolamento 2012 riguardo alla contribuzione volontaria per le persone interessate.

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