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Pensioni, Il Governo apre alla possibilità di cumulare i contributi "silenti" in Enasarco

Lo ha affermato il sottosegretario al welfare in risposta ad una interrogazione parlamentare presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

L'esecutivo apre una soluzione legislativa per risolvere la questione dei contributi silenti versati da agenti e rappresentanti di commercio presso la Fondazione Enasarco. Lo ha affermato il sottosegretario al welfare, Stanislao di Piazza, in risposta la scorsa settimana ad una interrogazione parlamentare sollevata presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati (5-03746) dall'Onorevole Walter Rizzetto (FdI).

Al governo era stata riproposta la questione dell'impossibilità per agenti e rappresentati di commercio di valorizzare ai fini pensionistici i contributi versati all'Ente Enasarco per la natura particolare dell'ente previdenziale (obbligatorio ma integrativo dell'assicurazione generale obbligatoria). Nelle ipotesi di mancato raggiungimento di 20 anni di contribuzione, infatti, gli iscritti non maturano né il diritto alla pensione di vecchiaia, né tantomeno alla restituzione delle somme versate. Trattandosi di un ente previdenziale che eroga prestazioni integrative, non è possibile in alcun modo utilizzare tale contribuzione nè tramite la ricongiunzione dei contributi nell'Inps (posto che la contribuzione Enasarco è già coperta - per il medesimo periodo temporale - da quella obbligatoria Inps) ne' ricorrere al nuovo istituto del cumulo dei periodi assicurativi di cui alla legge 228/2012 come modificata dalla legge 232/2016.  L'alternativa per gli iscritti, come noto, è quella di proseguire volontariamente l'assicurazione (ipotesi non conveniente soprattutto per chi ha pochi contributi) oppure attendere la rendita contributiva (disponibile dal 2024).

L'interrogante aveva, pertanto, chiesto uno specifico intervento volto a consentire il cumulo della contribuzione Enasarco con quella versata nell'INPS al fine, perlomeno, di consentire agli iscritti la maturazione di un maggior importo di pensione. Rispetto a tale richiesta il sottosegretario al welfare ha concordato sull'opportunità di un intervento legislativo "che va, però, reso coerente con l'architettura di sistema la quale non consente l'applicazione dell'istituto del cumulo tra una gestione previdenziale integrativa e una qualsiasi altra gestione di primo pilastro". "Corre l'obbligo di segnalare che un intervento normativo in tal senso, sebbene auspicabile, comporterebbe profili di onerosità per la Fondazione in quanto avrebbe impatti finanziari rilevanti sull'equilibrio di lungo periodo, ma che ciò non sarà di ostacolo all'impegno del Governo nell'individuazione di ogni utile strumento per superare l'anomalia del sistema" ha concluso il sottosegretario.

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