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Opzione Donna, Poletti apre alla proroga della sperimentazione anche nel 2016

Lo ha detto il Ministro del Lavoro nel corso del question time alla Camera. Sono 7.070 le lavoratrici che hanno usufruito del regime sperimentale con decorrenza successiva al 31 dicembre 2015. 

Sì alla proroga del regime sperimentale donna. Lo ha confermato oggi il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rispondendo ad una interrogazione parlamentare sollevata da Maria Luisa Gnecchi nel corso del question time alla Camera dei Deputati.

"Sebbene la legge di stabilità stabilisca al 30 settembre il termine per la comunicazione degli esiti del monitoraggio dei dati a consuntivo sull'attuazione della sperimentazione di questa importante misura, posso anticipare, a seguito di verifica presso l'INPS, che sono 7.070 le lavoratrici che hanno ottenuto la pensione con decorrenza successiva al 31 dicembre 2015 per aver esercitato l'opzione donna. Il relativo onere finanziario, in ragione d'anno, è pari al 63,3 milioni di euro" ha detto il Ministro. "Quindi, posso assicurare che da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali verrà disposto l'impiego delle risorse non utilizzate per interventi con finalità analoghe a quella di «opzione donna», compresa la prosecuzione della sperimentazione, in modo tale da rispettare pienamente e puntualmente il dettato normativo" ha concluso Poletti.

Per effetto dell'ultima legge di stabilita', come noto, l'opzione donna può essere esercitata dalle lavoratrici dipendenti nate entro il 30 settembre 1958 (anche del pubblico impiego) oppure entro il 30 settembre 1957 se autonome (o con contribuzione mista) a condizione, in entrambi i casi, di avere almeno 35 anni di contributi entro il 31.12.2015. Si tratta di una opzione riscoperta in questi ultimi anni da un numero sempre maggiore di donne dopo che la Riforma Fornero del 2011 ha abolito la pensione di anzianita' ed ha innalzato bruscamente l'età pensionabile (da 60 a 66 anni). Secondo i dati forniti dall'Inps, nel 2015 le domande presentate hanno superato le 12mila unità, erano 10.332 le prestazioni liquidate nel 2014 e 8.846 quelle liquidate nel 2013. Un passo avanti notevole se si considera che nel 2009 erano solo in 56 avevano esercitato l'opzione. Questa scelta comunque non è indolore perchè l'uscita anticipata viene pagata, spesso, con una riduzione del reddito pensionistico piuttosto intensa.

 Con la recente proroga il Governo ha indicato un onere di circa 2,5 miliardi di euro stimando in 36mila da qui al 2022 il numero delle lavoratrici che decideranno di ricorrere a questo canale di pensionamento. Ebbene nel caso in cui le risorse stanziate risultassero sovrabbondanti rispetto alle domande di pensionamento il Parlamento, con provvedimenti a carattere legislativo (dunque sottratti alla potestà del Governo), potrà stabilire la prosecuzione della sperimentazione oltre il 2015. A tal fine si prevede la trasmissione, entro il 30 settembre di ogni anno, di una relazione alle Camere, da parte del Governo, sulla base dei dati rilevati dall’INPS nell’ambito della propria attività di monitoraggio sull’attuazione della sperimentazione, con particolare riferimento alle lavoratrici interessate e ai relativi oneri previdenziali.

Di una eventuale proroga oltre il 2015 ne beneficerebbero, in primo luogo, le lavoratrici nate nell'ultimo trimestre del 1958 (o del 1957 se autonome) che sono rimaste escluse dall'intervento della legge di stabilità a causa dei tre mesi chiesti dal 2013 per l'aspettativa di vita. Ma non è detto che la sperimentazione non possa estendersi anche oltre ricomprendendo, ad esempio, anche parte delle nate nel 1959. Sarebbe certamente un bel passo avanti in attesa che si decida sul delicato capitolo della flessibilità in uscita. 

Gnecchi: bene la disponibilità del Governo
Positivo il giudizio dell'Onorevole Maria Luisa Gnecchi (Pd) che assieme a Damiano si era battuta lo scorso anno per includere l'anno 2015 nella proroga. "Sono anche molto contenta, siamo molto contenti che siano solo 63 i milioni di euro utilizzati, perché ricordo che in legge di stabilità abbiamo stanziato 2 miliardi e mezzo di euro per 36 mila donne". Che comunque manda una stoccata a Poletti su un altro tema ancora rimasto irrisolto: "Speriamo di riuscire a far correggere la circolare per i nati nel 1952, perché possano andare in pensione con 64 anni e sette mesi. Ovviamente, ci auguriamo che il Ministro Poletti riesca, con il suo Ministero, ad andare incontro ai lavoratori e alle lavoratrici, che hanno veramente molto bisogno di un sostegno da parte del Ministro, almeno per le cose che sono già diventate legge".

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