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Pensioni, Così il congedo di maternità e parentale è utile ai fini della pensione

I periodi di congedo parentale al di fuori del rapporto di lavoro sono utili ai fini dell'accesso alla pensione e ai fini della determinazione della sua misura solo a seguito di riscatto oneroso da parte degli interessati. 

 Come noto i periodi di astensione obbligatoria o facoltativa dal lavoro per maternità previsti dal testo unico sulle disposizioni legislative in materia di tutela della maternità e della paternità nei confronti della generalità dei lavoratori dipendenti sono utili sia ai fini del diritto che della misura della pensione, a domanda dagli interessati. La disposizione che, attualmente, regola il congedo obbligatorio, l'articolo 25 del decreto legislativo 151/2001, prevede che, per i congedi fruiti in costanza di rapporto di lavoro dipendente, per il riconoscimento della contribuzione figurativa corrispondente non è necessaria alcuna anzianità contributiva. La stessa norma attribuisce analogo diritto alle lavoratrici dipendenti in relazione ai periodi corrispondenti al congedo per maternità verificatesi al di fuori del rapporto di lavoro. In questo caso, tuttavia, è richiesto che al momento della domanda la lavoratrice possa far valere almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro (anche domestico). Al fine del perfezionamento del suddetto requisito contributivo non è considerata utile la contribuzione versata in una o più gestioni speciali dei lavoratori autonomi (cfr: messaggio inps 6726/2005).

Appare utile ricordare che l'accredito figurativo in questione può essere riconosciuto solo ove al momento della domanda la lavoratrice o il lavoratore, siano iscritti all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e alle gestioni ad essa esclusive, sostitutive od esonerative. Il congedo obbligatorio non può, infatti, invocarsi nei confronti delle lavoratrici iscritte presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi (es. artigiani e commercianti) dato che l'articolo 25 del citato decreto non ha esteso tale disposizione verso le autonome. Dal 2007 però il congedo obbligatorio e, quindi, la relativa copertura figurativa ai fini pensionistici è stata estesa in favore delle lavoratrici iscritte alla gestione separata ai sensi dell'articolo 1, co. 791 legge 296/2006 (cfr: Circolare Inps 64/2010 e Circolare Inps 137/2007). E' vero poi che la legge stabilisce che il congedo obbligatorio ed il relativo accredito figurativo spetti alla madre ma una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in questione porta a riconoscere la misura anche nei confronti del padre, in alternativa alla madre, ove lo stesso ne abbia diritto ai sensi della normativa vigente. Costui, come noto, ha diritto in mancanza della madre del bambino per morte, invalidità assoluta o abbandono, ad usufruire di periodi di congedo di paternità ex articolo 28 del decreto legislativo 151/2001 che corrispondono a quelli previsti a favore della lavoratrice. 

I periodi figurativi appena indicati sono utili tanto ai fini del diritto che della misura della prestazione pensionistica. La valorizzazione della retribuzione avviene con le regole di cui all'articolo 8 della legge 155/1981 secondo le quali il valore retributivo da attribuire per ciascuna settimana “è pari all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore, in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l’evento. Il predetto importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi”. Dunque con garanzia di mantenere, ai fini pensionistici, una retribuzione analoga a quella goduta in costanza del rapporto lavorativo passato. 

La tavola seguente offre un riepilogo della validità ai fini pensionistici delle astensioni obbligatorie e facoltative per maternità e paternità secondo il Dlgs 151/2001.

I periodi di congedo parentale 
Anche i periodi di congedo parentale possono essere coperti, a domanda, da contribuzione figurativa utile sia ai fini del diritto che della misura della pensione. L'articolo 35 del decreto legislativo 151/2001, infatti, estende il beneficio dell'accredito figurativo ai periodi di astensione facoltativa dal lavoro secondo le regole previste per l'astensione obbligatoria sopra esposte. La citata norma, però, dal punto di vista della determinazione della retribuzione figurativa da prendere a base per il calcolo dei contributi, tratta in modo diverso i periodi di fruizione del congedo in relazione all'età del bambino. In particolare i periodi di congedo parentale fruiti dopo il compimento del sesto anno di età del bambino e fino al dodicesimo anno, anche se non danno diritto al trattamento economico, o comunque eccedenti il sesto mese vengono valorizzati in misura convenzionale pari al 200% del valore massimo dell'assegno sociale (cfr articolo 35, co. 2, Dlgs 151/2001). Tale importo viene proporzionato ai periodi di astensione facoltativa usufruiti. Si tratta di una disposizione In questi casi, però, è concessa al lavoratore la facoltà di integrare l'importo accreditato figurativamente versando la differenza fino alla concorrenza della somma determinata con le regole normali con il riscatto oppure secondo le modalità i criteri previsti per la prosecuzione volontaria.

A differenza dei periodi di astensione obbligatoria dal lavoro, nel congedo parentale, la contribuzione figurativa non è riconosciuta per i periodi collocati al di fuori del rapporto di lavoro. Questi periodi possono essere però recuperati a fini pensionistici attraverso il riscatto o la prosecuzione volontaria dei contributi a condizione che il soggetto richiedente il riscatto possa far valere, all'atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa (cfr art. 35, co. 5, Dlgs 151/2001). Appare utile ricordare che la copertura ai fini pensionistici per il congedo parentale è stata estesa anche alle lavoratrici e ai lavoratori assicurati presso una delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e agli iscritti alla gestione separata nel limite di tre mesi entro il 1° anno di vita del bimbo (art. 69, Dlgs 151/2001 e art. 1, co. 788, Legge 296/2006).

Documenti: Circolare Inps 69/2016; Circolare Inps 64/2010; Circolare Inps 139/2015; Circolare Inps 46/2006

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