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Pensioni, Dalla Uila due proposte per disoccupati e per sostenere la maternità

Consegnate in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati le due proposte di legge popolare promosse dalla Uila lo scorso settembre. Obiettivo estendere l'ape sociale, migliorare la naspi e la tutela della maternità e della paternità.

Sono state consegnate l'altro giorno in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati le due proposte di iniziativa popolare sostenute dalla Uil per estendere l'ape sociale, la naspi e la tutela della genitorialità. Ne da' notizia Daniele Marcaccioli segretario confederale della Uila, Unione italiana dei lavori agroalimentari.

Le due proposte, presentate lo scorso settembre dal sindacato confederale, intendono da un lato sostenere chi perde il lavoro con modifiche al Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) e chi, ad oggi, è escluso dall’Ape (Anticipo pensionistico) sociale e che si propone di estendere anche ai lavoratori stagionali, agli operai agricoli e ai lavoratori della pesca; dall'altro rafforzare le misure per padri e madri che lavorano, a sostegno dell’occupazione femminile, di una genitorialità condivisa e della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Nello specifico con la prima proposta i sostenitori mirano a garantire un assegno di disoccupazione più elevato per tutto il periodo di godimento della NASpI, abrogando, da un lato, la riduzione graduale del sostegno del 3% per ogni mese successivo al terzo e, dall'altro eliminando il tetto alla contribuzione figurativa utile ai fini pensionistici (attualmente pari a 1.820 euro al mese). Una misura, ricordano gli estensori, che penalizza due volte soggetti già di per sé svantaggiati per aver perso il lavoro, riducendogli l'importo della pensione. La proposta intende poi rendere strutturale l'ape sociale oltre il 31 dicembre 2018 includendo nel profilo dedicato ai lavoratori disoccupati le medesime platee che attualmente hanno diritto alla naspi (cioè tutti coloro che abbiano perduto involontariamente l'occupazione) e abbassando il requisito contributivo per questa categoria da trenta a venti anni, come è attualmente previsto per la pensione minima di vecchiaia.

La seconda proposta di legge punta, invece, a migliorare la tutela per la maternità e le misure di conciliazione vita lavoro. Per la Uila occorre  innalzare dall'80 al 100 per cento della retribuzione l'indennità di maternità riconosciuta dall'INPS alle lavoratrici per tutto il periodo di congedo di maternità obbligatorio; aumentare da quattro a trenta i giorni di congedo obbligatorio del padre, da usufruire nei primi mesi di vita del bambino in aggiunta al congedo obbligatorio della mamma, indennizzati dall'INPS al 100 per cento della retribuzione; e riconoscere la possibilità, per entrambi i genitori, di utilizzare il congedo parentale facoltativo (sei mesi complessivi entro i 6 anni di età del bambino), incrementando l'indennità corrisposta dall'INPS per tale periodo dal 30 al 50 per cento della retribuzione. Secondo Uila "l'innalzamento dell'indennità di maternità e di congedo parentale costituisce senz'altro un enorme passo in avanti per un Paese che punta alla crescita demografica e allo svecchiamento della popolazione".

Completa il pacchetto una quarta misura intesa sempre a valorizzare maggiormente il contributo delle donne alla vita economica e sociale del Paese; e cioè la possibilità, al termine del congedo obbligatorio di maternità, di lavorare part-time fino al compimento del primo anno di età del bambino, con integrazione salariale del 100 per cento della retribuzione (sempre a carico dell'INPS). "Speriamo che queste proposte possano arricchire il dibattito parlamentare che si aprirà nelle prossime settimane in occasione della discussione della legge di bilancio" dichiarano dalla Uila. 

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