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Pensioni, Gli esodati postali esistono ancora

Le lavoratrici postali contro le dichiarazioni del consulente della Lega, Antonio Brambilla. "Siamo poche e, pertanto, un intervento in materia sarebbe possibile a costi praticamente irrisori".

Gli esodati non salvaguardati esistono eccome. Lo denunciano in una lettera uno sparuto gruppo di lavoratrici ex postali che hanno cessato il servizio prima dell'avvento della Riforma Fornero e che sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino previdenziale. La presa di posizione fa seguito delle dichiarazioni del Consulente della Lega, Antonio Brambilla, che l'altro giorno nel corso di una trasmissione televisiva sulle reti Mediaset ha chiuso all'ipotesi di una nuova salvaguardia pensionistica: di "Esodati non ce ne sono più, o meglio, c'è qualcuno che dice  che ce ne sono ancora" ha detto in tono brutale Brambilla lasciando intendere che il problema non esiste più e che pertanto nessun altro provvedimento di tale misura sarà sostenuto.

Netta la reazione dei diretti interessati. A cominciare dal gruppo di lavoratrici ex postali che più degli altri hanno subito gli effetti controversi della Riforma Fornero e del progressivo innalzamento dell'età pensionabile. In una lettera inviata a tutti i rappresentanti del Governo e del Parlamento il Gruppo denuncia come siano ancora da tutelare 74 esodate postali "che vivono sulla propria pelle tale condizione a  causa dell'applicazione retroattiva di norme inesistenti al momento degli accordi con Poste Italiane; accordi sottoscritti nel 2011 prima dell'inasprimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia determinati dalle leggi Sacconi/Fornero". Dati inconfutabili in quanto certificati e bollinati dall'Inps nel corso di alcune interrogazioni parlamentari. Il Gruppo chiede, pertanto, al nuovo Governo che venga estesa loro la stessa tutela ad oggi riservata soltanto alle nate sino a luglio 1956, ex lavoratrici postali sottoscrittrici di identici e contestuali accordi con Poste Italiane.

"Il passato e irragionevole pretesto di una consistenza numerica della platea suscettibile di ampliamento rispetto alle 74 unità che hanno presentato istanza di salvaguardia non giustifica la privazione di tutela per le stesse, soprattutto in considerazione del fatto che alcune di queste ex lavoratrici hanno già raggiunto i 60/61 anni e in assenza di reddito e pensione rischiano di essere relegate ai margini della società" scrivono le dirette interessate.

Le lavoratrici chiedono di fare attenzione, inoltre, agli "abusi" dello status di esodato riferendo questo solo a quelle persone che abbiano cessato il lavoro prima del 2011 nella convinzione di poter andare in pensione con le regole all'epoca vigenti entro pochi anni. "L'attenzione sulla specifica condizione di tale categoria  consentirà di rilevare la loro vera natura di "esodate",  non omologabile alla condizione, anch’essa difficile, di altre categorie sociali, ma con uno status diverso da quello di esodato di cui impropriamente alcuni, nelle loro richieste si avvalgono, incuranti delle  ripercussioni negative sui principi di equitá e uguaglianza a cui tutti gli esclusi, postali o di altre categorie, si appellano" 

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