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Riforma pensioni, A Settembre il Confronto sulla Flessibilità in Uscita

I tre tavoli politici calendarizzati tra il 31 Agosto ed il 7 Settembre dovranno quantificare le risorse che il Governo renderà disponibili per il capitolo pensioni in occasione della prossima legge di stabilità. 

 Il confronto tra governo e sindacati sulle pensioni ha visto l'ultimo incontro il 27 luglio. "Non si è ancora passati alla cosiddetta fase 2: c'è però l'aspetto positivo che abbiamo fissato un calendario serrato di appuntamenti, che non riguardano solo il tema della previdenza. Avremo tre tavoli: 30 e 31 agosto, poi il 7 settembre. Si parlerà delle diverse materie contenute nel verbale di sintesi dello scorso 28 settembre. Ci auguriamo che siano incontri stringenti verso la ricerca di soluzioni, perché settembre è anche il mese che porta alla definizione della legge di bilancio". A fare il punto è il coordinatore Area welfare della Cgil nazionale, Nicola Marongiu, intervistato da RadioArticolo1 nella trasmissione Italia Parla. 

Rispetto alle iniziali previsioni, i tempi del confronto si sono dilatati. "Quest'anno si è perso un po' di tempo - riflette il sindacalista -, se ne sono andati sette mesi per discutere dell'applicazione dei decreti attuativi che facevano riferimento alla prima fase, in particolare sull'Ape sociale e lavoratori precoci. Qualche problema è stato risolto ma i nodi restano". 

Altri argomenti non sono ancora stati sfiorati: "Sui temi del sistema contributivo, giovani e lavoro di cura non si è ancora arrivati a una proposta del governo: c'è un'impasse che speriamo possa essere risolta con la pausa estiva". Nei diversi incontri di confronto svolti finora "non era chiaro quale fosse l'orientamento politico del governo, non era chiara neanche la disponibilità finanziaria".

 Entrando nel capitolo dell'età di uscita dal lavoro, ricorda Marongiu, "nel 2010 e 2011 è stato definito un meccanismo per cui l'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita è automatico: l'Istat certifica il dato e con un atto amministrativo viene automaticamente adeguato il requisito (il meccanismo porterebbe la soglia a 67 anni nel 2019, ndr). È un automatismo, non un atto politico. Noi abbiamo chiesto da molti mesi di interrompere questo meccanismo e aprire una discussione complessiva sul nodo dell'aspettativa di vita, che guardi alle differenze tra lavoratori e all'accesso al mercato del lavoro. Insomma, si tratta di costruire un meccanismo più equilibrato: qui la risposta del governo non è convincente, il ministro Poletti ha sempre rimandato la discussione a dopo l'estate. Rischiamo però che l'esecutivo confermi il suo l'orientamento a intervenire solo su alcune categorie di lavoratori". Per i lavori usuranti infatti è già stata cancellata l'aspettativa di vita: "Vorrebbero confermare un meccanismo simile, ma non si è capito le platea, le categorie e i soggetti coinvolti. Da parte nostra, noi continuiamo a chiedere che si congeli e si sospenda l'incremento dell'aspettativa di vita per tutti i lavori, non soltanto per quelli più gravosi" come è stato anticipato dal Governo.  

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