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Riforma Pensioni, Il Governo punta ad una legge delega per superare quota 100

Il sottosegretario al welfare anticipa obiettivi e strumenti per riformare il sistema pensionistico pubblico obbligatorio in vista della scadenza di quota 100 il 31 dicembre 2021.

Il governo si accinge a varare una nuova riforma previdenziale contenente nuove modalità di pensionamento anticipato a partire dal 1° gennaio 2022. Alcune misure potrebbero esser anticipate nella prossima legge di bilancio attesa per la metà di ottobre in Cdm ma la riforma vera e propria viaggerà su una Legge Delega. Lo ha confermato la sottosegretaria al welfare Francesca Puglisi la scorsa settimana in risposta ad alcune interrogazioni parlamentari in Commissione Lavoro presso la Camera dei Deputati.

L'esponente governativo ha avvisato che l'introduzione di nuove modalità di pensionamento anticipato, operative a partire dal 2022, è attualmente all'esame del Tavolo tecnico di studio sulle tematiche previdenziali, costituito con il compito di definire linee di indirizzo ed interventi di riforma del sistema pensionistico. "La progettazione di tali strumenti, oggetto di costante confronto con le organizzazioni sindacali, troverà collocazione all'interno di un più ampio e strutturale disegno riformatore che, in una logica di sistematicità delle regole e di garanzia della sostenibilità finanziaria, avrà come pilastri la maggiore equità del sistema pensionistico, la flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani. Lo strumento per intervenire su tale revisione organica della materia è stato individuato in una legge delega i cui principi e criteri direttivi sono in fase di elaborazione" ha indicato la Puglisi.

In ogni caso sono in corso di valutazione anche alcuni interventi da inserire nella prossima legge di Bilancio, come la proroga di Ape sociale e Opzione Donna, la staffetta generazionale e il contratto di espansione. Il tavolo di confronto con i sindacati proseguirà il prossimo 14 ottobre.

Il sottosegretario ha, inoltre, diffuso i dati relativi al tiraggio delle domande di Ape sociale con riferimento al settore edile. Costoro, come noto, possono accedere alla pensione con 63 anni e 36 di contributi a condizione di aver svolto l'attività in questione, classificata come gravosa, per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per almeno metà della vita lavorativa. Ebbene nel 2017 le domande pervenute all'Inps riconducibili a tale categoria professionale sono state 764 e nel 2018 753; di queste solo una domanda è stata riferita ad una lavoratrice donna con l'abbattimento di due anni del requisito contributivo (da 36 a 34 anni per la presenza di due figli).

Reddito di cittadinanza

Sul reddito di cittadinanza il sottosegretario ha difeso i risultati della misura ricordando che i dati ISTAT più recenti hanno evidenziato un calo della povertà assoluta nel secondo semestre 2019 rispetto al 2018. Secondo i dati forniti da INPS a luglio 2020, i nuclei familiari che percepiscono il Reddito o la Pensione di cittadinanza sono 1.266.412, circa il 75 per cento delle famiglie in condizioni di povertà assoluta.

"È chiaro che, per fare in modo che la condizione di bisogno non si traduca in povertà intergenerazionale è necessario proseguire nel rafforzamento degli strumenti di inclusione sociale e lavorativa. Pertanto è necessario far ripartire gli interventi di rafforzamento dei centri per l'impiego e dei servizi competenti in materia di contrasto alla povertà per la predisposizione dei patti per il lavoro e dei patti per l'inclusione sociale sospesi a causa dell'emergenza sanitaria".

Nell'ottica del rilancio dell'RdC l'esponente governativo anticipa che è allo studio anche un progetto da finanziare tramite il c.d. Recovery Fund. Più precisamente, nell'ambito del progetto «Rilancio delle politiche attive a sostegno delle transizioni occupazionali» il Ministero del lavoro punta alla realizzazione di interventi strategici, a livello nazionale, finalizzati a sostenere le transizioni occupazionali, con una azione integrata che punti allo sviluppo delle competenze delle persone giovani e adulte, indirizzandole anche verso i futuri ambiti economici del verde e della digitalizzazione. A questa misura, conclude la Puglisi, si aggiungerebbe anche la completa rivisitazione della disciplina degli ammortizzatori sociali (l'ultima risale al 2015-2016 con il Jobs Act) altro capitolo allo studio del Governo.

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