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Riforma Pensioni, la Camera sollecita un intervento sui lavoratori autonomi

Proseguono i lavori in Commissione per spingere ad una riforma delle tutele e delle aliquote contributive per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata.

Riprenderà domani in Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati l'esame delle risoluzioni volte ad impegnare il Governo ad una revisione delle tutele per i prestatori di lavoro autonomo e professionale. Le risoluzioni, presentate da M5S, Lega Nord, Sel e Partito Democratico chiedono al Governo di allineare le aliquote contributive della Gestione Separata a quelle vigenti nelle gestione artigiani e commerciati; eliminare la doppia contribuzione nella Fondazione Enasarco per gli agenti di commercio; rivedere le tutele riguardanti la malattia, la maternità con l'introduzione di adeguate politiche di sostegno al reddito; salvaguardare la contribuzione già versata alla gestione separata INPS in caso di conversione dei contratti atipici in contratti di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti. L'obiettivo, ricordano dalla Commissione, è raggiungere un testo unificato e condiviso da tutti i gruppi politici. 

L'iniziativa è volta comunque a sollecitare un piu' ampio intervento sul lavoro autonomo dopo le aperture dell'esecutivo registrate nelle scorse settimane: il consigliere economico di Renzi, Tommaso Nannicini, si è detto disponibile a cercare di tradurre le istanze del mondo autonomo in un disegno che sia organico e realizzabile. Dopo l'«autogol» — come lo definì lo stesso premier — del cambio di regime fiscale dei minimi, l'esecutivo si è persuaso che vada varato un provvedimento specifico da portare al Consiglio dei ministri nel giro di qualche mese, comunque prima della prossima legge di stabilità. Un progetto su cui si stanno impegnando anche, con un nuovo protagonismo, il cartello di associazioni Alta partecipazione, Acta e Confprofessioni

«Assieme a Grecia e Portogallo siamo gli unici Paesi europei a non avere una legge sul lavoro autonomo. E il momento quindi di ricostruire un nuovo patto con questo mondo. Con un testo condiviso che non ghettizzi i professionisti, renda più omogeneo il loro trattamento rispetto a commercianti e artigiani, ma nel contempo colga alcune specificità», ha detto l'onorevole Pd Chiara Gribaudo.

Tradotto, significa anzitutto riportare indietro al 24% l'aliquota contributiva dei professionisti iscritti alla gestione separata Inps, oggi al 27,72% e destinata ad arrivare al 29% nel 2017 e poi a schizzare al 33%, un livello insostenibile. «Una richiesta minima e dovuta», la definisce il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd), «dopo che il governo con il Jobs act ha riordinato i contratti e distinto fra lavoro subordinato e autonomo. Ora tutti quelli che restano autenticamente autonomi devono avere la stessa aliquota di commercianti e artigiani». Insieme andrebbero rivisti, per i lavoratori iscritti a Casse professionali, anche i versamenti dei minimali «ai quali non corrisponde come contropartita neppure un minimo di pensione».

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