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I trattamenti interessati dal blocco dell'indicizzazione saranno rivalutati in una forchetta ricompresa tra il 40 ed il 10% per il biennio 2012-2013. Resta il congelamento oltre i 2800 euro.

Kamsin Pubblichiamo in allegato la relazione illustrativa al decreto legge sulle pensioni (Dl 65/2015 entrato in vigore lo scorso 21 Maggio) il cui iter di conversione inizierà questa settimana in Commissione presso la Camera dei Deputati. Si ricorda che il provvedimento dispone che i trattamenti pensionistici saranno rivalutati, nel biennio 2012-2013, del 100% sino a tre volte il minimo; del 40% sino a 4 volte il trattamento minimo; del 20% sino a 5 volte e del 10% sino a 6 volte. Nulla spetterà agli assegni superiori a 6 volte il minimo, cioè 2810 euro lordi (anche se ci dovrebbe essere una fascia di garanzia sino ai 2.818 euro lordi). 

Il prossimo 1° Agosto i pensionati titolari di assegni ricompresi tra i 1405 e 2810 euro lordi al mese (valori al 31 dicembre 2011, cioè prima che scattasse la norma Fornero) dovrebbero pertanto ricevere una cifra oscillante tra gli 850 e i 300 euro a seconda delle fasce di reddito. Questo importo comprende gli arretrati maturati nel biennio 2012-2013, rivalutati in base alle nuove fasce di reddito, a cui dovrà poi aggiungersi l'effetto trascinamento dell'adeguamento sul biennio 2014-2015: nel provvedimento trasmesso al Quirinale si prescrive infatti che nel biennio 2014-2015 la rivalutazione viene riconosciuta per tutte le fasce al 20% limite che poi passa al 50% dal 1° gennaio 2016.

Considerando l'abbinamento dei due effetti gli assegni intorno ai 1500-1800 euro lordi dovrebbero dunque ricevere anche qualcosina in piu' dei 750 euro annunciati da Padoan. In teoria, infatti, l'importo complessivo da restituire (cioè quello maturato tra il 1° gennaio 2012 ed Agosto 2015) secondo le nuove regole approvate, potrebbe anche superare i mille euro. Sarà probabilmente il prelievo fiscale ad abbassare quanto effettivamente percepito e a riportare l'asticella verso il basso dato che le somme pregresse saranno soggette a tassazione separata. Gli assegni piu' alti, quelli intorno ai 2700-2800 euro lordi a stento invece riusciranno a recuperare 300 euro in tutto. In ogni caso le cifre che saranno restituite saranno poca cosa rispetto a quanto hanno lasciato sul terreno questi assegni in tre anni e mezzo. A bocca asciutta rimarranno, come già anticipato, tutti coloro che avevano trattamenti lordi superiori a 2810 euro al mese.

Documenti: la Relazione Illustrativa al Decreto Legge 65/2015

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"La decisione del Governo di limitare i rimborsi ai pensionati con assegni superiori a sei volte il trattamento minimo amplia i margini di intervento per la lotta alla povertà".

Kamsin “Entro giugno sarà pronta una proposta per chi è nella fascia 55-65 anni, non ha ancora maturato la pensione e ha perso il lavoro”. Lo ha detto il presidente dell’Inps Boeri a 2Next (Rai2) in una intervista che andrà in onda domani.  In Italia “il sistema di protezione sociale non va davvero a chi ha più bisogno”, aggiunge.

Nel piano ci saranno misure particolari per sostenere il reddito degli ultra 55enni, flessibilità in uscita e probabilmente qualche ritocco alla Legge Fornero ad iniziare dalle ricongiunzioni onerose. Queste misure, se tutto andrà per il verso giusto, potrebbero finire nella prossima legge di stabilità. 

«Credo che oggi la sfida principale per il Paese sia quella di contrastare la povertà, che ci ritroviamo come eredità negativa della recessione - sostiene Boeri. Una povertà che è aumentata soprattutto nella fascia di età 55-65 anni; gente che il più delle volte non è ancora in pensione e che non ha più lavoro. Se il governo avesse destinato 18 miliardi, secondo i nostri calcoli tanto ci voleva per restituire integralmente gli arretrati delle pensioni dopo la sentenza della Corte Costituzionale, sarebbe stato molto più difficile fare qualcosa contro la povertà».

«Prima della crisi del 2007-2008 c'erano 11 milioni di persone in Italia sotto al soglia di povertà. Oggi sono 15 milioni, e proprio nella fascia tra i 55 e i 65 anni c'è stato l'aumento percentuale maggiore, il 70%. Noi stiamo lavorando per fare entro il prossimo mese una proposta che serva al contrasto della povertà, dando a questa categoria di persone un reddito minimo garantito. Sarà una proposta che si regge sulle sue gambe. È fattibile perché in quella fascia di età non servono politiche attive; non si deve stare dietro alle persone perché cerchino lavoro, visto che è molto difficile che lo trovino. Sarà una proposta autofinanziata, modificando la struttura dei trasferimenti. Il problema dell'Italia è che ha un sacco di trasferimenti che però arrivano pochissimo a chi ne ha davvero bisogno: al 10% più povero della popolazione, ad esempio, vanno solo il 3% dei trasferimenti totali. Anche escludendo le pensioni le cose non cambiano di molto».

Le modifiche alla Legge Fornero. Sul piano governativo che intende concedere la flessibilità in uscita Boeri conferma che «anche qui a giugno faremo una proposta completa. C'è un paradosso evidente: adesso stiamo irrigidendo le regole di uscita, innalzando i requisiti, mentre quando passeremo al contributivo puro avremo più flessibilità, che sarà sostenibile. Il problema è che negli Anni '90, quando è stato introdotto il sistema contributivo, si sarebbe dovuto applicare subito pro rata anche a chi aveva il retributivo, senza consentire a chi aveva più di 18 anni di versamenti con il retributivo di mantenere questo sistema più vantaggioso. Ora paghiamo i conti di quelle scelte».

Tra gli altri punti all'ordine del giorno c'è una maggiore unificazione dei trattamenti, che permetta di mettere insieme piu' facilmente i contributi tra prestazioni diverse. «l'istituto della ricongiunzione onerosa - sostiene Boeri - va riesaminato: non è giusto far pagare chi ha delle carriere mobili che passano magari dal pubblico al privato».

L'altra novità in dirittura di arrivo per i pensionati riguarda le date di pagamento dei titolari di piu' pensioni: «Secondo la legge di stabilità 2015 avremmo dovuto unificare il giorno di pagamento di chi ha più regimi pensionistici - circa 850 mila persone - al 10 del mese. Noi abbiamo lavorato per far sì che tutte le pensioni, da giugno, siano pagate il primo del mese. Il Tesoro, però, non poteva perdere gli interessi così abbiamo fatto un accordo con le Poste, l'Abi e le banche: noi paghiamo all'inizio del mese 4 miliardi di pensioni; loro in cambio ci abbattono il costo dei bonifici. Così nessuno perde nulla e i pensionati vengono pagati prima» ha concluso Boeri.

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Zedde

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha messo a disposizione le risposte ad alcune domande frequentemente poste all’amministrazione finanziaria da contribuenti, operatori professionali, associazioni di categoria e dai soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito all’applicazione dell’esenzione dall’IMU per i terreni agricoli ai sensi del D. L. n. 4 del 2015. Kamsin Nel documento le Finanze provvedono a chiarire alcuni punti relativi all'applicazione della detrazione da 200 euro, della dichiarazione Imu e sui versamenti e rimborsi del tributo. 

In particolare le Finanze ricordano che la detrazione di 200 euro si applica anche nel caso in cui il coltivatore diretto o IAP di cui all'art. 1 del D. Lgs. n. 99 del 2004, iscritti nella previdenza agricola, concede i terreni in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a IAP di cui all'art. 1 del D. Lgs. n. 99 del 20 04, iscritti anch’essi nella previdenza agricola. La detrazione di 200 euro, inoltre, è calcolata con riferimento a tutti i terreni condotti direttamente dal soggetto, anche se ubicati sul territorio di più comuni di collina svantaggiata.

Per quanto riguarda la dichiarazione Imu questa deve essere presentata - come stabilito nelle istruzioni allegate al modello di dichiarazione approvato con D. M. 30 ottobre 2012, al paragrafo 1.3 dedicato ai casi in cui si deve presentare la dichiarazione IMU - per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti o da IAP, iscritti nella previdenza agricola, sia nel caso in cui si acquista sia in quello in cui si perde il diritto alle agevolazioni. Detto obbligo non sussiste qualora il comune è, comunque, in possesso delle informazioni necessarie per verificare il corretto adempimento delle obbligazioni tributarie.

Tale evenienza si verifica sicuramente nelle fattispecie contenute nell’art. 1, comma 1, lett. a) e a- bis ) del D. L. n. 4 del 2015, vale a dire nel caso di terreni ubicati nei comuni classificati totalmente montani e in quelli delle isole minori di cui all'allegato A della legge 28 dicembre 2001, n. 448. L’obbligo dichiarativo, inoltre, viene meno anche in tutti quei casi in cui la condizione soggettiva di coltivatore diretto o di IAP, iscritto nella previdenza agricola è stata già dichiarata al comune.

Documenti: Faq Ministero dell'Economia e delle Finanze

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Il Ministro dell'Economia conferma che l'asticella al di sotto della quale non si potrà andare è quella dei 62 anni unitamente a 35 anni di contributi. Uscita che sarà centrata con una decurtazione strutturale sull'assegno.

Kamsin Trovare una soluzione sostenibile per rendere più flessibile la riforma Fornero delle pensioni e dare più chance ai giovani di trovare lavoro. Lo ha detto ieri il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, in una nota diffusa dalle principali agenzie di stampa. Le misure dovranno essere tuttavia compatibili con la tenuta del sistema nel futuro e con quella dei conti e per questo motivo il governo sta valutando se una flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione sia sostenibile per le finanze nel lungo termine.

"Se troviamo una soluzione -dice- potrebbe essere uno strumento per favorire ulteriormente l'occupazione giovanile". E proprio per limitare il più possibile l'impatto, nell'immediato, sulla finanza pubblica, si sta ragionando sulle penalizzazioni da introdurre per chi scelga di andare in pensione in anticipo, che potrebbe essere fissata a un tetto massimo di una mensilità ogni anno per chi se ne va a 62 anni, l'età minima su cui comunque tarare la nuova flessibilità. Una decurtazione che si tradurrebbe, facendo qualche calcolo grezzo, in circa 1.500 euro in meno all'anno su una pensione di 19.500 euro lordi. Lo scambio a cui si ragiona è quello in pratica di lasciare la tredicesima mensilità nelle casse dello Stato (per sempre!) in cambio di un anticipo di 4 anni della pensione.

Proprio questo prevedono i due ddl depositati dai Presidenti di Camera e Senato in entrambi i rami del Parlamento: uscita a 62 anni e 35 di contributi con una riduzione del trattamento dell'8% (ddl 857 di Damiano e il recente ddl 1941 a firma Sacconi). La ripresa dell'economia, la conclusione della Riforma del Lavoro e la maggiore flessibilità concessa in Europa potrebbero ora giocare a favore di un intervento in tale direzione. "Noi siamo pronti e chiediamo un confronto sulle nostre proposte, Ci auguriamo - puntualizza l'ex ministro del Lavoro Damiano - che il governo e non l'Inps avanzi a sua volta la sua ipotesi". Fondamentale è però che non si pensi a dare flessibilità in cambio del ricalcolo dell'assegno tutto con il metodo contributivo. E nessuno, avverte Damiano, si immagini di "usare la 'minaccia' del ricalcolo di tutti gli assegni già erogati" con il retributivo perché scatenerebbe lo scontro sociale e rischierebbe di portare molti pensionati sotto la soglia della povertà.

Se la strada sulla flessibilità sembra ormai piu' chiara resta tutto da comprendere il destino dei lavoratori precoci, delle lavoratrici del settore privato e della speranza di vita. I primi, soprattutto uomini, chiedono un'uscita a 41 anni di contributi; le lavoratrici vorrebbero una maggiore gradualità nell'innalzamento dell'età pensionabile (dato che dal prossimo anno la Legge Fornero ha in serbo un brusco innalzamento dell'età di uscita di vecchiaia); da vedere anche se ci sarà spazio per una revisione del meccanismo della stima vita che, attualmente, tratta tutti i lavoratori allo stesso modo. 

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Il Presidente dell'Inps conferma che da domani ed entro il 1° luglio tutti i trattamenti pensionistici erogati dall'istituto saranno pagati il primo giorno bancabile di ciascun mese.

Kamsin Da domani arriva una piccola rivoluzione per milioni di pensionati: tutti i trattamenti saranno erogati il primo giorno di ciascun mese. Lo ha ricordato oggi pomeriggio il Presidente dell'Inps, Tito Boeri, il principale sostenitore di questa misura che, precisa, «non avrà alcun impatto sui conti pubblici quanto piuttosto un forte effetto di semplificazione». La novità, che entrerà a pieno regime dal 1° luglio, è contenuta nel decreto legge 65/2015 approvato lo scorso 18 Maggio dall'esecutivo.

Da domani, pertanto, sarà unificata al primo giorno del mese la data di pagamento per tutte le gestioni dell’Istituto, anticipando i pagamenti anche dei trattamenti pensionistici delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti che sono effettuati il 10 del mese, e delle gestioni pubbliche che sono effettuati il 16 del mese. La novità, quindi, interesserà anche i titolari delle prestazioni pagate in via "inframensile" che vedranno, nei fatti, allineata la data di pagamento del rateo a quella vigente nelle gestioni Inps dei lavoratori dipendenti. L'effetto armonizzazione è di non poco conto. Nel caso in cui il giorno 1 cada in giorno festivo o non bancabile, il pagamento viene posticipato al primo giorno bancabile successivo.

A partire dal mese di luglio l'Inps poi provvederà ad abbinare in un’unica disposizione anche il pagamento dei titolari di più prestazioni facenti carico a gestioni private, gestioni pubbliche e gestioni spettacolo e sport. 

Il pagamento al giorno 1° sarà effettuato sia per le pensioni in pagamento in Italia che per le pensioni in pagamento all’estero, ferma restando la cadenza bimestrale con pagamento posticipato per le pensioni delle gestioni spettacolo e sportivi professionisti corrisposte a beneficiari residenti all’estero. Per le pensioni in pagamento all’estero l'Inps ricorda di aver parificato la sola data di pagamento, in attesa di completare a breve l’unificazione del processo di pagamento delle pensioni estere delle gestioni  pubbliche, dello spettacolo e degli sportivi. A decorrere dall'anno 2017, i pagamenti saranno effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese.

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