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Tre sentenze del Tar del Lazio bloccano il decollo del nuovo Isee relativamente alla valutazione dei redditi per le famiglie in cui sono presenti disabili.

Kamsin Il debutto del nuovo Isee resta complicato. Dopo le polemiche sulla riduzione della platea dei fruitori delle prestazioni socio-assistenziali dovuta alla diversa valutazione della componente patrimoniale rispetto al vecchio modello un altro ostacolo al debutto è giunto dalla giustizia amministrativa. Il Tar del Lazio con tre sentenze gemelle (2454, 2458 e 2459 dell'11 Febbraio) hanno dichiarato illegittimo il Dpcm 159/2013, nella parte in cui fissa i criteri di calcolo del reddito delle famiglie con persone disabili. Sotto i riflettori dei giudici la parte del provvedimento in cui include nel computo ISEE le provvidenze economiche erogate dallo Stato a sostegno della disabilità.

Secondo i giudici amministrativi non è dato comprendere per quale ragione, nella nozione di reddito che dovrebbe riferirsi a incrementi di ricchezza idonei alla partecipazione alla componente fiscale di ogni ordinamento, sono stati compresi anche gli emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore delle situazioni di disabilità, quali le indennità di accompagnamento, le pensioni INPS alle persone che versano in stato di disabilità e bisogno economico, gli indennizzi INAIL.

Positivo il giudizio dell'Anmil: È con soddisfazione che apprendiamo la notizia dell’accoglimento da parte del Tar del Lazio del ricorso presentato dai familiari dei disabili contro la riforma dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) entrata in vigore a inizio 2015, che ha introdotto un nuovo meccanismo di calcolo del reddito per l’accesso ad aiuti e a prestazioni sociali agevolate, sfavorevole per le persone con disabilità più gravi”, dichiara il Presidente Franco Bettoni.

E' chiaro che ora gli scenari che si aprono sono due. Se l'esecutivo non accetterà la decisione del Tar la vicenda arriverà sul tavolo del Consiglio di Stato; in caso contrario, come auspicano in molti, il provvedimento potrà essere modificato, magari con una disposizione d'urgenza, per evitare l'allungamento dei tempi.

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Il Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, in una intervista raccolta dal Quotidiano "La Repubblica" detta l'agenda sulla Riforma della Pubblica Amministrazione che sarà conclusa entro fine anno.

Kamsin «Un dirigente inadeguato potrà essere licenziato», dice Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione. «Questa è una vera rivoluzione», aggiunge. Questo è uno dei capitoli principali della riforma della pubblica amministrazione che nei prossimi giorni comincerà ad essere votata dall'Aula del Senato. Entro l'estate dovrebbe essere legge e, insieme, saranno approvati quasi tutti i decreti attuativi. La sua non è certo la prima riforma della pubblica amministrazione che promette di trasformare il volto e il funzionamento della burocrazia italiana. L’elenco di ministri che ci hanno provato è lungo, Cassese, Bassanini, Brunetta, solo per indicarne alcuni. Quasi sempre il percorso riformatore si è fermato davanti alle resistenze dei dirigenti. Da loro, essenzialmente, dipende l’esito dei cambiamenti.

Perché questa volta dovrebbe essere diverso? "Intanto una premessa: noi non diremo mai che una riforma non si è realizzata perché qualcuno non l’ha attuata. No. Questo governo si assume la responsabilità politica dell’attuazione. Detto ciò, la nostra è una riforma anche della dirigenza pubblica. Avevamo davanti due strade alternative: o il modello anglosassone dello spoils system , oppure quello di una dirigenza autonoma e indipendente dalla politica, come disegnata dalla nostra Costituzione. Abbiamo scelto quest’ultima, pensando, però, che l’autonomia e l’indipendenza non coincidano con l’inamovibilità dei dirigenti, né con la progressione di carriera automatica al di fuori di qualsiasi meccanismo di mercato e di merito".

In concreto come cambierà la figura del dirigente pubblico? "Dovrà superare un concorso per l’abilitazione ed entrerà così nel ruolo unico dei dirigenti. Dirigenti della Repubblica italiana e non, come adesso, dirigenti della singola amministrazione o di una Regione. Dovrà esserci un rapporto osmotico tra i dirigenti dei diversi livelli dello Stato, si potrà passare dal centro alla periferia e viceversa. Prevediamo l’istituzione di una commissione super partes composta da tecnici che deciderà quali sono i dirigenti adatti per un determinato incarico anche sulla base del lavoro svolto in precedenza e sulla base della loro stessa capacità di valutare i propri collaboratori. La carriera dei dirigenti dipenderà da queste valutazioni: si potrà scendere o salire. Finirà la stagione dei dirigenti sempre allo stesso posto. L’incarico sarà affidato per tre anni e sarà rinnovabile una sola volta. Poi si ricomincerà".

Chi sarà confermato decadrà e tornerà nel ruolo unico in attesa di un nuovo incarico. Potrà anche andare a lavorare temporaneamente nel privato. Ma se dopo un congruo periodo che escluda qualsiasi ipotesi di fumus persecutionis un dirigente continuerà ad essere senza incarico perderà l’abilitazione fino a perdere il lavoro". E potrà essere licenziato

Restiamo sul terreno dei licenziamenti. Il governo ha deciso se estendere al pubblico impiego il Jobs act con il nuovo articolo 18? «Nel pubblico impiego resterà il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato."Non è un favoritismo ma il lavoro pubblico è diverso: chi licenzia non è un imprenditore che decide con le proprie risorse. Lo stesso obiettivo si può raggiungere in altro modo. Già oggi c’è la messa in mobilità che può portare al licenziamento. Renderemo più semplici i procedimenti disciplinari, quelli per scarso rendimento. Ci saranno procedure specifiche per contrastare i casi di assenze di massa, come quelle dei vigili di Roma lo scorso Capodanno, o di assenze sospette (tutti i venerdì o i lunedì)".

Lei promette un’amministrazione pubblica flessibile, efficace, moderna. La realtà è diversa. Per esempio: quanti sono i dipendenti pubblici che hanno cambiato posto di lavoro dopo il suo decreto dell’estate scorsa? "Entro la fine di questo mese termineremo, con il ministero dell’Economia, un’operazione molto complicata: la definizione delle cosiddette tabelle di equiparazione. In sostanza l’equiparazione degli inquadramenti nei diversi settori. Da quel momento in poi sarà possibile la mobilità. E partirà la più grande operazione di mobilità di dipendenti pubblici della storia repubblicana: quella dei circa 20 mila lavoratori delle Province che non sono più necessari per l’espletamento delle attività rimaste nelle competenze provinciali dopo la riforma Delrio. Sarà il grande banco di prova dell’operazione mobilità. Per questo abbiamo bloccato per due anni le assunzioni pubbliche a parte per coloro già vincitori di concorso non ancora assunti. Dalle vecchie piante organiche si passerà ai fabbisogni: i lavoratori andranno dove c’è bisogno, non dove prevede una statica pianta organica".

E i co.co.co? Abolirete i collaboratori come prevede il Jobs Act per assumerli a tempo indeterminato? "I co.co.co li dovremo abolire per forza. Molti di loro oggi reggono interi servizi delicati nella pubblica amministrazione, ne siamo assolutamente consapevoli. Un percorso sano di assunzioni partirà dopo i prossimi due anni dedicati alla riallocazione dei dipendenti delle Province".

Dal 2008 sono bloccati i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. I sindacati stimano una perdita media del potere d’acquisto superiore al 10 % nel periodo 2010-2014. Nella prossima legge di Stabilità ci saranno le risorse per i contratti? "Dipende da cosa succederà nell’economia. Il ministro Padoan ha detto che si sta aprendo una finestra importante per la crescita. La stabilizzazione del quadro economico è conseguenza anche dalle riforme che stiamo realizzando. Se ci saranno le risorse per i rinnovi contrattuali sarà una doppia buona notizia perché vorrà dire che la crisi è alle spalle e che si riapre una fase di contrattazione collettiva".

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Scade il prossimo 31 marzo il termine per presentare le domande per accedere alle prestazioni di assistenza domiciliare previste nell'accordo di collaborazione per la realizzazione del progetto "Home Care Premium 2014", interventi socio-assistenziali a favore di persone non autosufficienti dipendenti pubblici e pensionati Inps-ex Inpdap. Kamsin Al fine di assicurare la non interruzione del progetto di assistenza ai soggetti già beneficiari del programma del 2012, con apposita determinazione è stata autorizzata la prosecuzione dello stesso fino alla data del 31 marzo. I beneficiari, laddove non sia stato già fatto, dovranno presentare una nuova domanda per partecipare progetto "Home Care Pre-mium 2014", entro il nuovo termine di scadenza del 31 marzo. Il progetto, lo si ricorda, ha preso già il via lo scorso 1 marzo per coloro i quali abbiano presentato già domanda e per i quali sia già stato elaborato il piano assistenziale individuale.

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La Sottocommissione Esodati di Palazzo Madama procederà all'acquisizione dei dati del censimento al fine di studiare e proporre ulteriori interventi in materia di salvaguardia.

Kamsin Dovrebbe essere questioni di giorni l'avvio del censimento online dei lavoratori esodati. L'indagine, secondo quanto si apprende, è stata concordata con i Comitati degli esodati e sarà resa disponibile sul sito internet del Senato entro fine mese; il progetto ha lo scopo di accertare quanti siano numericamente i lavoratori rimasti attualmente esclusi dai sei provvedimenti di salvaguardia e sarà la base per procedere ad un ulteriore intervento in materia.

La bozza del censimento è stata già diffusa in anteprima dai lavoratori che hanno preso parte all'incontro con la Sottocommissione Esodati presso la Commissione Lavoro di Palazzo Madama la settimana passata. Il documento chiede ai lavoratori interessati la compilazione di un questionario volto a comprendere  la presenza o meno di accordi che abbiano dato luogo alla cessazione del rapporto di lavoro (gli accordi devono comunque essere avvenuti entro il 2011); la data di cessazione del rapporto di lavoro; l'eventuale prosecuzione di attività lavorativa (autonoma o subordinata) successivamente alla cessazione dal lavoro con le retribuzioni maturate. 

Una ulteriore sezione della scheda è destinata a comprendere la situazione contributiva del lavoratore con l'indicazione della contribuzione volontaria e di quella figurativa maturata.

Dovrebbe restare facoltativa, invece, la compilazione del campo dedicato alla situazione reddituale del nucleo familiare del lavoratore, un punto sul quale si era battuta la Rete dei Comitati.

La bozza del questionario

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"In questi due anni l'unico spazio che si è aperto è quello per le sei salvaguardie degli esodati, senza riuscire mai ad arrivare ad una misura strutturale che eliminasse le storture della riforma Fornero".

Kamsin "Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti incontrerà nei prossimi giorni i sindacati per esaminare il tema dell'introduzione della flessibilità in uscita. Nel frattempo in Commissione Lavoro abbiamo ripreso l'esame del ddl sui pensionamenti flessibili". E' quanto ha riferito il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano.

"Sono due passi avanti concreti che segnano la volontà del Governo e del Parlamento di rimettere mano ai problemi creati dalla Riforma Fornero del 2011. A quanti chiedono con insistenza a che punto siamo voglio indicare che il confronto è iniziato e che l'obiettivo è di intervenire in maniera strutturale in occasione della prossima legge di stabilità".

"Il Governo - afferma Damiano - sembra preferire soluzioni diverse da quelle che stiamo promuovendo in Commissione: Poletti vuole un ammortizzatore sociale per chi è a due anni dalla pensione e vuole introdurre un sistema di prestiti per dare denari da restituire quando uno avrà la pensione. A noi queste ipotesi non piacciono perchè sono dei palliativi; ci stiamo battendo, piuttosto, per introdurre un sistema simile a quello delle quote spazzato via dalla Fornero nel 2011. Il lavoro della Commissione sarà proprio quello di esaminare queste proposte ed elaborare una sintesi condivisa dalla maggior parte delle forze politiche".

"Ma non c'è solo questo problema sul tavolo. Va data una risposta anche a quelle lavoratrici che hanno subito un repentino innalzamento dell'età pensionabile con un particolare riguardo a quelle che optano per la liquidazione della pensione con il sistema totalmente contributivo; per costoro si deve decidere circa la proroga di questo regime (cd. opzione donna). Noi abbiamo proposto di estendere a tutti questo regime cioè la possibilità di andare in pensione con 57 anni di età e 35 di contributi con il calcolo completamente contributivo. Senza dimenticare la questione degli esodati, una ferita ancora aperta.

Quanto all'agenda dei lavoro Damiano precisa che la Commissione Lavoro in settimana "esaminerà anche il ddl sulla cumulabilità dei trattamenti pensionistici di reversibilità mentre al Senato proseguirà il ddl sui benefici previdenziali per l'amianto".

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