Pensioni a rischio per chi non comunicato i redditi relativi al 2022

Sabato, 18 Luglio 2026
Avvertimento dell’Inps per i pensionati titolari di prestazioni collegate al reddito, che hanno mancato la scadenza del 31 marzo 2025. Tempo sino al 15 settembre 2026 per evitare la revoca della prestazione.

Cartellino giallo per i titolari di prestazioni pensionistiche legate ai redditi che non hanno fatto conoscere i redditi percepiti nell’anno 2022. L’Inps procederà ad una decurtazione della prestazione e, in assenza della comunicazione reddituale entro il 15 settembre 2026 procederà alla revoca della prestazione. Lo rende noto lo stesso Istituto di Previdenza nel messaggio n. 2394/2026.

La verifica reddituale

Coinvolti nella procedura sono i pensionati residenti in Italia titolari di prestazioni collegate al reddito per i quali non risulta acquisita la dichiarazione relativa ai redditi percepiti nell’anno 2022 (cd. campagna Red 2023) i cui termini sono scaduti lo scorso 31 marzo 2025. Si tratta prevalentemente dei soggetti titolari di pensioni di invalidità civile, assegni sociali, assegni di invalidità previdenziale che:

  • non hanno altri redditi oltre a quello da pensione (propri e se previsto dei familiari) se la situazione reddituale è variata rispetto a quella dichiarata l'anno precedente;
  • non comunicano integralmente all'amministrazione finanziaria tutti i loro redditi perché alcuni non sono dichiarabili sulla dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello REDDITI), per esempio il lavoro dipendente prestato all'estero, gli interessi bancari, postali, dei BOT, dei CCT e di altri titoli di Stato o i proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d'acconto alla fonte a titolo d'imposta o sostitutiva dell'Irpef;
  • sono titolari di alcune tipologie di redditi rilevanti ai fini previdenziali che si dichiarano in maniera diversa ai fini fiscali all'Agenzia delle Entrate, come per esempio i redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa o assimilati e lavoro autonomo, anche occasionale.
Sono invece esonerati i pensionati che dichiarano integralmente tutti i propri redditi tramite Modello 730 o REDDITI, poiché l'INPS acquisisce i dati direttamente dall'Agenzia delle Entrate.

Rischio Revoca

I pensionati che nonostante il sollecito al 31 marzo 2025 non abbiano ancora presentato la dichiarazione reddituale subiranno una decurtazione pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026 che sarà trattenuto sui ratei della pensione di agosto e settembre 2026. La decurtazione non troverà applicazione sulle prestazioni di importo non superiore a 100€ mensili.
Contestualmente l’Istituto inviterà gli interessati a presentare la dichiarazione reddituale entro il 15 settembre 2026. In caso di ulteriore inerzia l’Inps procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite all’anno 2022 e al recupero delle somme indebite corrisposte e risultate non dovute per il medesimo anno. La revoca interesserà anche le prestazioni non superiori a 100€ mensili.

La Domanda

Per evitare di incorrere nella revoca gli interessati dovranno presentare domanda di ricostituzione reddituale indicando i redditi rilevanti percepiti nel 2022. La comunicazione può essere effettuata attraverso la procedura telematica disponibile sul sito ufficiale dell'Istituto, autenticandosi con la propria identità digitale (SPID almeno di Livello 2, CNS o CIE 3.0 o eIDAS) nell'area riservata “MyINPS”, raggiungibile al seguente percorso: "Pensione e Previdenza" > "Domanda di Pensione" > "Aree Tematiche" > "Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio Precoci" > "Variazione Pensione" > "Ricostituzione reddituale per sospensione art.35 comma 10bis D.L. 207/2008".

In alternativa, è possibile effettuare la comunicazione attraverso i servizi offerti dagli Istituti di patronato o da altri soggetti abilitati all'intermediazione con l'INPS.

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