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Pensioni, I numeri dei fondi pensione negoziali nel 2018

Il bilancio nella relazione annuale 2018 di Assofondipensione presentata dal presidente Giovanni Maggi. Che rilancia la definizione di un Progetto sugli investimenti, finalizzato a creare un’iniziativa consortile tra i fondi pensione interessati a realizzare investimenti che possano avere ricadute nell’economia reale.

A fine settembre 2018, con 155.000 nuove adesioni nel corso dell’anno (+5,5%), il numero complessivo degli iscritti ai fondi pensione negoziali è arrivato alla soglia dei 3 milioni. Sono i numeri diffusi oggi dal presidente Giovanni Maggi nella sua relazione all’Assemblea annuale dei fondi negoziali, che ha riunito nell’Auditorium Inail rappresentanti ai massimi livelli delle imprese, del sindacato, della politica e tutti i protagonisti della previdenza complementare in Italia. 

Alla stessa data il patrimonio, in crescita del 3,5%, superava i 51 miliardi. Del totale della previdenza complementare in Italia (circa 8 milioni di iscritti alle diverse tipologie di fondi e strumenti assicurativi con 167,2 miliardi di risorse) i fondi negoziali costituiscono quindi una parte rilevante. “Seppure incoraggianti, i dati - ha osservato il Presidente di Assofondipensione - segnalano che l’Italia continua a patire un ritardo molto marcato sul versante della pensione integrativa. Ne sono rimasti fuori soggetti con minore capacità di reddito, come lavoratori atipici e autonomi e piccola impresa. In particolare, a causa della precarietà del lavoro e della mancanza di retribuzioni congrue, restano al palo i giovani: a fine 2017 solo il 19% degli under 34 aveva optato per la previdenza complementare, oltre un terzo in meno rispetto alle fasce più anziane”.

Seppure penalizzati nel corso del 2018 dalle perdite in conto capitale scaturite dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, i rendimenti - ha sottolineato Maggi - hanno avuto un andamento largamente positivo sul lungo periodo, superando nettamente la rivalutazione del trattamento di fine rapporto: da fine 2007 a fine settembre 2018 la performance risulta infatti del 3,1%, a fronte di una rivalutazione media annua composta del TFR del 2,1%.

Sul fronte dei costi i fondi pensione negoziali, secondo i dati della Covip, l’Autorità di vigilanza, risultano di gran lunga meno onerosi sia dei fondi pensione aperti, sia dei PIP, i piani assicurativi individuali: l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) relativo al periodo 2008-2017 è in media 0,4% per i fondi negoziali, 1,3% per i fondi pensione aperti e 2,2% per i PIP. 

Nella manovra 2019 non sono previsti interventi strutturali a favore della previdenza integrativa, nonostante le richieste delle associazioni di rappresentanza, delle parti sociali e della stessa Autorità di Vigilanza. Alle istituzioni e al nuovo Governo il presidente di Assofondipensione ha ribadito in Assemblea la richiesta di un “confronto urgente per costruire un provvedimento organico e complessivo in tema di previdenza complementare, con visione chiara degli obiettivi e degli strumenti a disposizione, partendo dallo stato dell’arte attuale e dalle modifiche che stanno coinvolgendo il mondo del lavoro, il sistema di welfare, i mercati finanziari”.

I fondi negoziali, ha sostenuto il presidente di Assofondipensione, “sono ormai diventati investitori istituzionali maturi, capaci di essere utili a doppio senso di marcia per l’economia del Paese: da una parte, come collettori del risparmio previdenziale, dall’altra come finanziatori dell’economia nazionale, promotori di un circolo virtuoso teso alla crescita. L’Associazione, al riguardo, si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare, liberamente e volontariamente, almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale. Ciò in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio per gli aderenti”.

“A tal fine - ha specificato Maggi - è in fase di definizione il Progetto sugli investimenti, finalizzato a creare un’iniziativa consortile tra i fondi pensione interessati a realizzare investimenti che possano avere ricadute nell’economia reale, attraverso la creazione di un bando comune per la selezione di advisor/gestori finanziari specializzati in investimenti alternativi e un supporto per il controllo del rischio di tali investimenti. È già stato avviato un tavolo di lavoro che sta valutando i dettagli di un Progetto sulle diverse opzioni di investimento per i fondi pensione negoziali, sulla tipologia degli strumenti utilizzabili e le modalità possibili di intervento.

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