Lavoro

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La legge di stabilità prevede lo sconto Irap solo sui contratti a tempo indeterminato. Non ci saranno vantaggi fiscali per chi si avvale di collaboratori o lavoratori a tempo determinato. Ripristinata l'aliquota del 3,9% sulle imprese commerciali ed industriali.

Kamsin Limitatamente ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, il costo del lavoro sostenuto dalle imprese, per la parte che eccede quanto già oggi deducibile, viene portato in diminuzione della base imponibile. E' quanto prevede l'articolo 5 della bozza del disegno di legge di stabilità presentato lo scorso mercoledì dal Governo. 

In altri termini dal prossimo esercizio, chi ha alle proprie dipendenze soltanto lavoratori con contratti a tempo indeterminato potrà dedurre integralmente il costo sostenuto, con l'imposta regionale che, per tale importo, viene ad azzerarsi.

Con la misura il Governo intende garantire una riduzione della pressione fiscale per le imprese 6,5 miliardi di euro con effetto di cassa immediato per lo Stato pari a 5 miliardi di euro. Una misura che va a tutto vantaggio del sistema produttivo alleggerendo il carico fiscale che oggi grava sulle imprese. Del resto rendere integralmente deducibile la componente lavoro dalla base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive significa ridurla del 50 per cento. E quindi secondo recenti stime del Ministero dell'Economia e delle Finanze per le imprese ci sarebbero risparmi oscillanti tra il 7 e il 9 per cento per le microimprese fino a 5 dipendenti, di circa il 30-35 per cento per le imprese più piccole, e tra il 55-60 per cento per le imprese medio-grandi.

Attenzione però. Il disegno di legge non prevede alcuno sconto per le spese sostenute per i dipendenti a tempo determinato, e per i lavoratori parasubordinati (come ad esempio i co.co.co gli amministratori della società): il costo della loro manodopera resterà indeducibile e soggetto pertanto ad IRAP.

Nel disegno di legge viene inoltre stralciata la norma (contenuta nell'articolo 1 del Dl 66/2014) che aveva previsto un taglio del 10 per cento sulle aliquote IRAP. Le imprese industriali e commerciali applicheranno dunque l'Irap secondo la precedente misura del 3,9 per cento con una forte penalizzazione per chi, non avendo dipendenti, ha molti oneri finanziari. 

La legge di stabilità riscrive anche la normativa che interessa la deduzione dall'imponibile Ires dell'Irap pagata sull'imponibile generato dal costo del personale. Viene indicato che il conteggio dell'Irap da portare in deduzione sul reddito si effettua al netto della nuova deduzione integrale del costo dei dipendenti a tempo indeterminato.

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L'Inca Cgil esprime preoccupazione per una possibile riduzione dei fondi agli operatori dei patronati. "Un taglio strutturale di risorse al fondo patronati, di oltre il 30%, va ben oltre ogni previsione negativa. E' gravissimo, inaccettabile e immotivato". Kamsin E' quanto ricorda Morena Piccinini, presidente dell'Inca-Cgil. "Se venisse confermato il testo della legge di stabilita' - dice - per i patronati si tratta di una stangata che pregiudichera' l'attivita' di assistenza e di tutela che questi istituti offrono in forma gratuita a milioni di cittadini e cittadine ogni anno, cosi' come prevede la legge 152 del 2001.

"Una scelta scellerata - ricorda la sindacalista - che mal si concilia con le dichiarate intenzioni del Governo di mettere a punto una manovra finanziaria espansiva per favorire la ripresa occupazionale e lo sviluppo economico, mostrando particolare attenzione alle famiglie piu' bisognose. Il Governo ignora quanto il lavoro dei patronati incida positivamente sulla pubblica amministrazione che lui stesso intende riformare, tagliando gli sprechi".

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Ci saranno 1,5 miliardi per rilanciare la riforma degli ammortizzatori sociali prevista dal disegno di legge delega sulla Riforma del Mercato del Lavoro. La cifra si aggiunge ai 728 milioni stanziati di recente con il decreto "Sblocca Italia".

Kamsin Per gli ammortizzatori sociali arrivano 1,5 miliardi. La legge di stabilità mette i primi denari sugli strumenti di assistenza al reddito previsti dal disegno di legge delega sul Jobs act in discussione alla Camera. I fondi serviranno a garantire quella "piccola rivoluzione" contenuta nel disegno di legge delega che vuole estendere gli ammortizzatori sociali a chi ancora è privo delle garanzie in caso di perdita del posto di lavoro.  Ad esempio la nuova assicurazione sociale per l'impiego, l'Aspi, sarà rimodulata nei termini di fruizione per tenere in considerazione la storia contributiva del beneficiario.

La sua durata massima, oggi pari a 12 mesi per gli under 55 e 18 per gli over 55, sarà incrementata; senza contare che il nuovo ammortizzatore sociale sarà esteso anche ai co.co.co e saranno modificati i criteri di accreditamento (all'esito però di un biennio di sperimentazione).

La legge delega prevede inoltre, al termine dell'Aspi la possibilità di ricorrere, ulteriormente, ad una nuova prestazione carattere assistenziale, un ammortizzatore universale, a condizione che si trovino in uno stato di disoccupazione ed abbiano un indicatore situazione economica equivalente (ISEE) particolarmente basso.

Con l'approvazione del Jobs Act inoltre scomparirà la cassa integrazione nei casi di cessazione dell'attività dell'azienda o di un ramo d'azienda e la sua fruizione potrà essere garantita solo nel caso in cui non sia possibile ridurre contrattualmente l'orario di lavoro utilizzando i contratti di solidarietà. Proprio questi contratti saranno poi estesi anche alle aziende che attualmente non possono usufruirne (si pensi ad esempio alle pmi che impiegano meno di 15 dipendenti come forza lavoro).

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La Legge di stabilità introduce una decontribuzione triennale nei limiti di 6200 euro l'anno per le assunzioni a tempo indeterminato avvenute nel 2015.

Kamsin "Al fine di promuovere forme di occupazione stabile ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, e con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato decorrenti dal primo gennaio 2015 e stipulati entro il 31 dicembre 2015 viene riconosciuto, per un periodo massimo di 36 mesi, l'esonero del versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro entro un massimo di 6.200 euro annui". È quanto prevede l'articolo 12 della bozza del disegno di legge di stabilità.

Si comincia a delineare dunque l'intervento del Governo sugli sgravi contributivi annunciati nelle scorse settimane per le assunzioni a tempo indeterminato. Gli sgravi saranno riconosciuti in favore dei datori che attiveranno il nuovo contratto (a tempo indeterminato) a tutele crescenti (che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno). Con una particolarità: i datori di lavoro che assumeranno potranno contare su uno sgravio contributivo sugli oneri previdenziali fino a 3 anni per un massimo di 6.200 euro all'anno.

La norma precisa anche le varie condizioni. Sono prima di tutto esclusi dai benefici i contratti di apprendistato e i contratti di lavoro domestico; il vantaggio inoltre non si estende alla contribuzione e agli oneri INAIL che pertanto dovranno continuare ad essere versati dai datori di lavoro durante il periodo agevolato.

Il beneficio poi spetta solo per i contratti attivati dal 2015 e pertanto non potrà essere esteso nei confronti di coloro che hanno già in essere un contratto a tempo indeterminato con lo stesso datore (o con l'interposta persona comprese le società collegate e controllate dal medesimo soggetto ex articolo 2359 del codice civile) nei tre mesi antecedenti la data di entrata in vigore della legge di stabilità.

La facilitazione si rivolge poi solo per i nuovi assunti e, pertanto, non spetta ai lavoratori che nei sei mesi precedenti siano stati occupati presso un qualsiasi datore di lavoro con un rapporto a tempo indeterminato; naturalmente l'agevolazione non potrà essere concessa due volte per lo stesso lavoratore. 

Da sottolineare anche che per il finanziamento dell'incentivo sono previsti tre miliardi complessivi, uno per ciascuno dei tre anni 2015-2016-2017. Pertanto in caso di massima fruizione della quota annua, pari a 6.200 euro, potranno essere agevolate poco più di 160 mila assunzioni. Da ultimo è utile rilevare che, contestualmente all'entrata in vigore delle incentivo, verranno meno le agevolazioni previste dalla legge 407/1990 e quelle relative all'apprendistato.

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Verranno azzerati i contributi, sia il 32,7% a carico dell'azienda che il 9,19% a carico del lavoratore. Il beneficio potrà essere cumulato con l'abolizione della componente del costo del lavoro sulla base imponibile IRAP.

Kamsin Le imprese che assumeranno a partire dal 2015 con il nuovo contratto a tempo indeterminato tutele crescenti (misura che sarà approvata entro l'inizio del prossimo anno), non dovranno pagare i contributi per i successivi tre anni. E' quanto prevede il disegno di legge di stabilità licenziato lo scorso mercoledì dal Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Matteo Renzi.

Lo Stato si farà dunque carico della copertura contributiva per incentivare l'assunzione di nuovi lavoratori

La legge di stabilità ha messo sul piatto per il 2015 1,9 miliardi per procedere all'azzeramento sia dei contributi a carico dell'azienda sia di quelli a carico del lavoratore (pari rispettivamente al 32,70% e al 9,19%). La novità è rivolta alle imprese che assumeranno nel 2015 lavoratori con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Si tratta questa di una misura prevista dal ddl delega sul Jobs act all'esame della Commissione Lavoro della Camera che sarà approvato entro fine anno.

Le stime della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro mostrano un vantaggio di circa 8800 euro per l'impresa su un lavoratore con contratto a tempo indeterminato con un reddito di circa 24mila euro (in parte dovuto anche però dalla riduzione della componente lavoro dall'Irap, l'altra misura contenuta nella legge di stabilità che potrà essere cumulata con il beneficio in questione). Per il lavoratore la riduzione degli oneri contributivi dovrebbe tradursi in un vantaggio di circa 1400 euro l'anno in piu' in busta paga.

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Dal prossimo anno i lavoratori del settore privato, con esclusione delle badanti e dei lavoratori agricoli, potranno chiedere l'anticipo del TFR in busta paga in via sperimentale a costo zero per le imprese.

Kamsin "In via sperimentale, in relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1 marzo 2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici ed i lavoratori del settore agricolo, che abbiano un rapporto in essere da almeno 6 mesi presso il medesimo datore di lavoro" possono richiedere "di percepire la quota maturanda" del tfr "compresa quella eventualemnte destinata ad una forma pensionistica complementare" tramite "liquidazione diretta mensile" come parte integrativa della retribuzione.

E' quanto si legge nella bozza della legge di stabilita' varata dal Consiglio dei ministri. Il governo dà dunque il via l'operazione anticipo TFR.  Il meccanismo prevede il coinvolgimento degli istituti bancari che saranno chiamati ad anticipare alle imprese le risorse per il pagamento del TFR con la stessa remunerazione garantita oggi al Tfr in azienda, cioè l'1,5 per cento più lo 0,75 per cento del tasso di inflazione. In caso di mancata restituzione delle somme da parte dell'azienda, secondo quanto si apprende nelle bozze, alla scadenza del finanziamento la banca si potrà rivolgere all'Inps sul fondo di garanzia. Che sarà ulteriormente rafforzato con una garanzia pubblica di 100 milioni di euro.

Il provvedimento sarà operativo non prima di metà 2015 all'esito dell'adozione di appositi regolamenti attuativi che prevedono il coinvolgimento dell'Associazione bancaria italiana, ed avrà effetto retroattivo dall'inizio dell'anno. Pertanto i lavoratori potrebbero riscattare il TFR conseguito nel 2014 ed ottenerlo in busta paga in una unica soluzione.

Potrà beneficiarne anche chi aderisce al Fondo di previdenza integrativa. Ne restano esclusi invece i lavoratori del pubblico impiego.

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