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Quota 100, Per l'OCSE è da abolire e va aumentata l'età pensionabile

L'Organizzazione nel rapporto annuale "Pensions At Glance" critica la Quota 100 e il blocco della speranza di vita Istat sino al 2026 dei contributi per il ritiro con la pensione anticipata.

L'OCSE invita l'Italia ad aumentare l'età pensionabile. Il Think tank parigino nel suo consueto rapporto annuale "Pensions at Glance" pubblicato stamattina, evidenzia che attualmente l'età media di pensionamento in Italia è pari a 62 anni, di due anni inferiore a quella media dell'OCSE e circa cinque anni sotto quella legale di vecchiaia (67 anni).

La sfida sarà di "mantenere adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione fiscale a breve, medio e lungo termine". Inoltre, ricorda l'Ocse, l'Italia è il secondo Paese tra i membri dell'organizzazione per spesa pensionistica  con il 16% in rapporto al PIl. Inoltre il rapporto evidenzia come il reddito medio delle persone con più di 65 anni sia in Italia simile a quello dell'intera popolazione mentre nella media Ocse sia più basso del 13%.

L'OCSE critica anche l'anticipo pensionistico introdotto da Quota 100, che unito al blocco del meccanismo legato all'aspettativa di vita sino al 2026 (per le pensioni anticipate con 41 anni e 10 mesi di contributi le donne, 42 anni e 10 mesi gli uomini e 41 anni i cd. precoci) e al congelamento dell'aumento dell'età pensionabile di vecchiaia anche nel biennio 2021-2022 rischia di tramutarsi in un aumento della pressione fiscale nel breve e lungo periodo per "mantenere adeguate prestazioni di vecchiaia". 

"La spesa pensionistica - rileva il rapporto - è piuttosto alta e pari al 16% del PIL, il secondo livello più alto nell'area OCSE. Il reddito medio delle persone con più di 65 anni è simile a quello dell'intera popolazione mentre nella media OCSE è più basso del 13%. L'Organizzazione cita anche la proliferazione del part-time, che accresce il rischio di basse pensioni future, ed i modesti tassi di occupazione in Italia, soprattutto quella giovanile: lavora il 31% di giovani tra i 20 e i 24 anni contro il 59% medio OCSE e il 54% nella fascia tra i 55 e i 64 anni contro il 61% della media OCSE. Anche questo rischio di carriere incomplete pesa sulla pensione futura strettamente legata ai contributi versati. Un problema italiano è infine l'alta percentuale di lavoro autonomo pari nel nostro Paese ad oltre il 20% dei lavoratori attivi. Per porre rimedio ai bassi tassi di sostituzione dei lavoratori autonomi l'OCSE suggerisce anche di parificare le aliquote contributive per la pensione fra lavoro dipendente e autonomo, in quanto l'aliquota è del 24% per gli autonomi e del 33% per i dipendenti. 

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