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Riforma Pensioni, Il Governo apre ad una rivalutazione più generosa degli assegni

Si terrà venerdì a Palazzo Chigi un tavolo tecnico tra governo e parti sociali sul tema. I sindacati sperano di portare a casa una revisione più favorevole per la classe media.

Il Governo Pd-M5S potrebbe rimettere le mani sul meccanismo di rivalutazione degli assegni pensionistici per i pensionati della classe media. Venerdì prossimo a Palazzo Chigi governo e sindacati terranno un tavolo tecnico sul tema in vista della presentazione della legge di bilancio per il 2020. I margini di manovra sono incerti ma il nuovo esecutivo vorrebbe dare un segnale anche sul comparto pensioni con un occhio di riguardo alle classi di pensionati che maggiormente hanno pagato il conto delle precedenti manovre.

Nel 2019 sarebbe dovuto tornare in vigore il sistema di rivalutazione quasi pieno degli assegni, precedente all'introduzione della Legge Fornero, con il quale viene applicata una piccola riduzione dell’aumento riconosciuto, ma solo per le fasce di pensione che superano una certa soglia. Lo scorso Governo, tuttavia, ha riconfermato il meccanismo più penalizzante in vigore sino al 2018 per ulteriori tre anni in modo da reperire risorse economiche da destinare alla quota 100 e al reddito di cittadinanza.

Se infatti l'indicizzazione è stata confermata in misura piena sino per gli assegni sino a tre volte il minimo (circa 1520 euro lordi al mese); per gli assegni superiori a tale cifra le fasce di indicizzazione sono state rimodulate tra il 97% ed il 40% (si veda tabella) erodendo il potere d'acquisto della classe media. Peraltro con la conferma del precedente meccanismo ha formato oggetto di proroga sino al 31.12.2021 anche lo stratagemma in base al quale gli assegni vengono rivalutati per singolo scaglione in base all'importo complessivo della pensione, e non più per diversi scaglioni in base alle fasce d'importo della pensione. Un meccanismo occulto che erode ulteriormente la misura del trattamento pensionistico rispetto alle più generose regole applicate in passato. La norma introdotta con la scorsa manovra prevedeva risparmi per 253 milioni nel 2019, 742 nel 2020 e 1,2 miliardi nel 2021: risorse a cui si dovrà almeno parzialmente rinunciare in caso di marcia indietro.

Sul fronte pensioni il Governo, comunque, intende confermare la quota 100 con 62 anni e 38 di contributi sino alla sua scadenza naturale, cioè sino al 2021; da sciogliere ancora, invece, la proroga della sperimentazione dell'opzione donna, dell'ape sociale e l'introduzione della pensione di garanzia.

 

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