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- Roma, 23 giu. - "La questione dell'immunita' deve scomparire". Lo ha detto Luigi Di Maio conversando con i cronisti al termine del vertice con Beppe Grillo sulle riforme. Per l'esponente di M5s la questione "non appartiene al Movimento, non utilizziamo l'immunita anche se ne abbiamo diritto", ha aggiunto. .
- Roma, 23 giu. - E' polemica all'interno del Partito Democratico sull'ipotesi di confermare l'immunita' parlamentare nel nuovo Senato. La Presidente della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, chiarisce: "Se attribuisci a una Camera delle funzioni sulle politiche pubbliche, cosi' com'e' nella riforma emendata, non ci puo' essere disparita' con l'altro ramo del Parlamento. E non lo dico io, lo dicono tutti i costituzionalisti. Stamattina in televisione per esempio l'ho sentito affermare con precisione dal professor Ainis. Cio' detto i relatori non scrivono gli emendamenti di testa loro. Raccolgono le indicazioni che emergono nel dibattito e hanno il dovere di valutarle quando scrivono le loro proposte. Ma se mi chiede come la penso io, allora le rispondo: la Finocchiaro pensa che l'immunita' non va bene cosi' neanche per i deputati". Cosi' Anna Finocchiaro, presidente della commissione "Avevo proposto che a decidere sulle autorizzazioni all'arresto e alle intercettazioni dovesse essere una sezione della Corte costituzionale e non il Parlamento. Valeva sia per il Senato sia per la Camera. E l'ho scritto in un emendamento". Poi l'emendamento "e' sparito dal testo perche' il governo ritiene che non si debba appesantire il lavoro della Corte costituzionale". "Ora non so che fara' il governo . Ma so che l'esecutivo ha vistato due volte i nostri emendamenti, compreso quello sull'immunita'. Conosceva il testo, sapeva tutto. ha fatto una scelta". Poi la Finocchiaro torna nel merito della questione: "I senatori avranno funzioni di controllo che vanno difese dalla limitazione della liberta'. I costituzionalisti sono d'accordo su questo punto. Come lo sono i partiti, da Forza Italia al Pd, alla Lega, all'Ncd e anche M5S. E noi abbiamo raccolto i loro pareri. Io pero' penso che l'articolo 68 non deve coprire gli atti svolti da sindaco o da consigliere regionale. Per quei fatti l'autorizzazione a procedere non dovrebbe essere necessaria. Fermo restando che la mia proposta e' un'altra: rimettere il tema dell'immunita' alla Consulta. Ma il governo mi ha risposto di no, motivandolo con la necessita' di non pesare troppo sui giudici costituzionali. Percio' mi chiedo: cosa vogliono da me?". "Ora sto pensando di proporre addirittura un emendamento al mio emendamento per far passare l'idea del rinvio alla Corte. Sono favorevole anche a uno scudo valido solo per le espressioni e i voti dati in aula. Rispondero' cosi' a questo fastidioso scaricabarile su di me. Pero' e' incredibile che tutto si riduca all'immunita'. Abbiamo fatto un lavoro pazzesco tutti insieme. Ne e' venuto fuori un Senato vero ma innovativo. Non puo' rimanere solo la vicenda dell'immunita'". Stefano Bonaccini, altro esponente del Pd, questa mattina ad Agora', ha spiegato: "Siamo di fronte al possibile approdo di una riforma storica, con il taglio di oltre 300 parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, con una sola camera che fara' le leggi, abbassando i tempi e rispondendo alle esigenze dei cittadini normali. Se Renzi ha preso il 41%, al contrario di quanto e' avvenuto nei paesi del resto d'Europa, e' perche' le cose le fa". Lo ha detto Stefano Bonaccini, Pd, questa mattina ad Agora', su Rai Tre. "Quanto all'immunita': Renzi in quanto premier non gode dell'immunita', se voleva un vantaggio poteva proporre che l'immunita' coprisse anche lui. Non vorrei che si perdesse di vista la portata storica di questa riforma, per un paese che funzioni meglio, che abbia tempi di decisione piu' rapidi. Se si vuole ridiscutere di immunita', facciamolo. Se si vuole togliere l'immunita', togliamola. Quella non era la proposta del governo". Sul blog di Beppe Grillo, parlando delle riforme, in un post a firma Paolo Becchi, docente universitario vicino al M5s, in passato considerato tra gli ideologi del Movimento, si legge: "Dopo la mossa di Grillo sulle riforme, Renzi e' frettolosamente salito al Colle per consultarsi con il Capo dello Stato. A Re Giorgio, che pareva essersi defilato dopo aver imposto la soluzione definitiva alla sua politica delle 'larghe intese' (il patto Berlusconi-Renzi), resta sempre l'ultima parola, la decisione del sovrano. Cosi' accadra' sulle riforme, e cosi' e' accaduto nei giorni scorsi nella vicenda che ha riguardato il CSM, l'organo di garanzia della autonomia e indipendenza della magistratura ordinaria che egli presiede". .

Ancora nulla da fare per il decreto legge sulla riforma della Pubblica amministrazione. A distanza di 10 giorni dal Cdm del decreto che dovrebbe abolire il trattenimento in servizio per i dipendenti pubblici ed introdurre una serie di semplificazioni fiscali non c'è tratta in Gazzetta Ufficiale. Kamsin Il testo è ancora al vaglio del Quirinale (il documento deve ottenere la controfirma del Presidente della Repubblica) che ha chiesto al governo di effettuare alcune modifiche proprio sull'abrogazione del trattenimento in servizio per i magistrati.

Il Colle ha infatti chiesto maggiore gradualità per gli ermellini in quanto la tagliola prevista da Renzi avrebbe di colpo abbassato da 75 a 70 anni l'età del ritiro lasciando scoperti oltre 400 posizioni, molte di vertice, nelle Procure e nei Tribunali del paese. Il governo dovrebbe pertanto prevedere che i trattenimenti in servizio già concessi saranno validi sino al 2016 o al 2017 ( e non sino al 31 Ottobre 2014 come dispone in via generale il decreto per gli altri dipendenti delle pubbliche amministrazioni). Fonti giornalistiche tuttavia indicano che il Quirinale abbia chiesto l'estensione della norma, non solo ai giudici che rivestano cariche elettive, ma anche in favore dei militari. Potrebbero quindi essere fatti salvi fino al 2016 i collocamenti in ausiliaria e i richiami in servizio delle Forze Armate, un istituto previsto dal codice militare che consente a chi è andato in pensione di continuare a prestare il suo lavoro sino a 67 anni, incassando anche una indennità, nei vari corpi.

Sotto esame dal Colle c'è anche la norma che prevede il divieto di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza, un divieto che avrebbe impedito a qualsiasi pensionato di esercitare incarichi dirigenziali, direttivi o cariche nelle Pubbliche amministrazioni. La richiesta in tal senso era arrivata a gran voce dai cittadini nella consultazione pubblica che si è chiusa prima del Cdm del 13 Giugno ma la norma rischia di lasciare senza guida molte Pa dove, spesso, molti degli incarichi apicali vengono assegnati proprio a persone già in pensione. La correzione chiesta dal Quirinale dovrebbe lasciar fuori gli incarichi gratuiti, stabilendo che le nuove regole si applicheranno solo per il futuro e non anche agli incarichi in corso e, soprattutto, escluderebbe gli incarichi e le cariche presso organi costituzionali.

Zedde

- Roma, 23 giu. - "Dopo la mossa di Grillo sulle riforme, Renzi e' frettolosamente salito al Colle per consultarsi con il Capo dello Stato. A Re Giorgio, che pareva essersi defilato dopo aver imposto la soluzione definitiva alla sua politica delle 'larghe intese' (il patto Berlusconi-Renzi), resta sempre l'ultima parola, la decisione del sovrano. Cosi' accadra' sulle riforme, e cosi' e' accaduto nei giorni scorsi nella vicenda che ha riguardato il CSM, l'organo di garanzia della autonomia e indipendenza della magistratura ordinaria che egli presiede". E' quanto si legge nel blog di Beppe Grillo, in un post a firma Paolo Becchi, docente universitario vicino al M5s, in passato considerato tra gli ideologi del Movimento. .

Il Consiglio dei ministri di Venerdì scorso ha dato il disco verde ai primi due decreti previsti dalla legge delega di revisione del sistema tributario che nei prossimi giorni saranno all'esame alle Camere per i relativi pareri. I testi poi torneranno poi al Consiglio dei ministri prima di ottenere il via libera definitivo. Kamsin La misura principale che è stata confermata da Renzi è l'invio a casa di oltre 30 milioni i lavoratori dipendenti e pensionati della dichiarazione dei redditi già compilata dall'amministrazione finanziaria.

Il modello arriverà entro il prossimo il 15 aprile direttamente a casa dagli italiani e conterrà i dati anagrafici, quelli sui beni immobili, quelli sui versamenti effettuati l'anno precedente, i dati comunicati da sostituti d'imposta sui redditi e sulle pensioni.  Per la sua elaborazione, l'Agenzia delle entrate utilizzerà le informazioni disponibili in Anagrafe tributaria (ad esempio la dichiarazione dell'anno precedente e i versamenti effettuati), i dati trasmessi da parte di soggetti terzi, come banche, assicurazioni ed enti previdenziali, e i dati contenuti nelle certificazioni rilasciate dai sostituti d'imposta con riferimento ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, ai redditi da pensione e ai redditi diversi (si pensi ad esempio ai compensi per attività occasionali di lavoro autonomo).

Il contribuente potra' accettare o modificare la dichiarazione inserendo eventualmente ulteriori dati che potrebbero essere stati omessi dalle Entrate. Il Fisco comunque dovrebbe riuscire a detrarre automaticamente tutti i dati ottenuti da banche assicurazioni e istituti di previdenza come gli interessi di mutui, i contributi per colf e badanti, le polizze vita, i fondi pensione, e dal 2016, anche le spese sanitarie risultanti dalla tessera sanitaria. Con l'accettazione della dichiarazione precompilata ci saranno anche diversi benefici per i contribuenti. Questi infatti avranno diritto ad accedere ad una sorte di "regime premiale" mettendosi al riparo da ulteriori accertamenti fiscali. Inoltre con l'accettazione della compilazione si renderanno definitivi gli eventuali crediti, che non verranno sottoposti a controlli preventivi anche se superiori a 4mila euro, ma saranno direttamente rimborsati.

"E' una grande opera di semplificazione", ha detto Boschi in conferenza stampa al termine del Cdm, sul fisco lo Stato diventa "finalmente amico" dei cittadini. Ad oltre 30 milioni di italiani, ha continuato Boschi, dal 2015 verra' spedito a casa una dichiarazione dei redditi precompilta dallo Stato. Ci sara' la possibilita', ha aggiunto, di fare delle correzioni. Ma se la dichiarazione verra' considerata corretta "si potranno dormire sonni tranquilli: questa opera di semplificazione rendera' la vita piu' facile ai pensionati e ai lavoratori dipendenti".

Zedde

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