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- Roma, 11 giu. - Troppi sprechi di risorse anche nell'illuminazione pubblica: il commissario alla spending review Carlo Cottarelli invita ad avere "un po' di coraggio" e di "smettere di avere paura del buio". Nel suo blog, Cottarelli spiega che spegnere luci non necessarie farebbe ottenere subito risparmi "non trascurabili" e nell'ordine di 100-200 milioni l'anno. Anche se, riconosce, "il grosso dei risparmi richiede investimenti" che lui individua come possibili anche attraverso forme di partenariato pubblico privato che evitino l'esborso immediato di risorse da parte del settore pubblico. Non solo, il commissario ricorda che c'e' anche la possibilita' di mobilizzare fondi europei per finalita' di efficientamento energetico. Cottarelli osserva che l'Italia appare molto piu' luminosa anche nelle immagini del satellite e che, numeri alla mano, il consumo annuo pro capite per l'illuminazione pubblica e' di 107 kWh, piu' del doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in piu' della Francia. A Berlino, gli abitanti per punti luce sono 15,6, a Milano 9,4 e cio' ovviamente "comporta uno spreco di debnaro pubblico". Alle obiezioni secondo cui la conseguenza di una minore illuminazione sarebbe una minura sicurezza per chi rientra a casa, Cottarelli fa notare che "nessuno propone di spegnere le luci urbane: si puo' invece risparmiare fino a un miliardo per anno rimpiazzando punti luce che disperdono la luce verso l'alto, eliminando l'illuminazione eccessiva, utilizzando tecnologie LED, e riducendo l'illuminazione di strade a scorrimento veloce, di aree ad uso industriale o artigianale e di zone urbanizzate non edificate". .

- Roma, 11 giu. - "Leggo falsita' sul mio conto legate al #Mose. Smentisco con sdegno e nel modo piu' categorico. Non lascero' che mi si infanghi cosi'!". Cosi' l'ex premier Enrico Letta su Twitter.
- Roma, 11 giu. - "Enrico Berlinguer e lo sguardo degli artisti" e' la mostra che verra' inaugurata domani, giovedi' 12 giugno, alle ore 16:00, presso la Sala del Cenacolo di Vicolo Valdina, con foto e ritratti di vari artisti contemporanei italiani, promossa dal Gruppo del partito Democratico della Camera dei Deputati. Presente la Presidente Laura Boldrini. Alla mostra saranno esposte opere di trenta artisti contemporanei (Gianni Asdrubali, Luigi Bolle, Pietro Bortolotti, Ennio Calabria, Vincenzo Caputo, Erio Carnevali, Michele De Luca, Stefano Di Stasio, Fernando Falconi, Andrea Fogli, Flavia Franceschini, Giorgio Galli, Gianfranco Goberti, Mara Guerrini, Alexander Jakhnagiev, Giacomo Lusso, Claudio Marini, Giuseppe Modica, Franco Mulas, Gianfranco Notargiacomo, Anna Ottani, Mirko Pagliacci, Giampaolo Parini, Emilio Patrizio, Salvatore Pupillo, Giuseppe Salvatori, Jimena Sanchez, Carlo Sipsz, Giovanna Sposato, Stella Tundo) che hanno voluto dare, con generosita' e passione, un loro contributo per ricordare e "disegnare" la figura del grande uomo politico. La mostra nasce, nella sua prima espressione di dieci opere, nel maggio del 2012, in occasione del novantesimo anniversario della nascita di Enrico Berlinguer, quando l'Associazione Berlinguer rivolse a diversi artisti contemporanei un appello affinche' il sentimento popolare e le testimonianze di stima e di affetto espressi nei confronti del leader, trovassero una reinterpretazione viva ed originale. A quell'invito ha risposto un primo nucleo di artisti, le cui opere hanno seguito un percorso di mostra itinerante, un work in progress, che nel suo tragitto in varie citta' d'Italia - quali Savona con la Fondazione Centofiori e Bologna con la Fondazione Duemila -, si e' arricchita del contributo di artisti locali. Nel suo approdo romano, realizzata dal nostro Gruppo e ospitata dalla Camera dei Deputati, la mostra si e' ulteriormente arricchita di prestigiose opere di nuovi artisti. La mostra, realizzata nell'allestimento da Metamorfosi, sara' aperta al pubblico dal 13 al 25 giugno, con ingresso libero da Piazza Campo Marzio 42 dalle 10 alle 18, esclusi il sabato e la domenica. .

In attesa del via libera dell'esecutivo il prossimo 13 Giugno alla Riforma della Pubblica Amministrazione ieri sono circolate le prime bozze dei provvedimenti che saranno sottoposti Giovedì all'attenzione dei sindacati.

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Spicca la marcia indietro del governo sulla reintroduzione dell'«esonero dal servizio», cioè il pensionamento anticipato di chi è vicino alla fine della carriera per aprire nuovi spazi ai giovani. Doveva essere la chiave per la famosa «staffetta generazionale» ma il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, secondo quanto anticipato da Pensioni Oggi, si è dimostrato scettico su tale possibilità in quanto ciò avrebbe determinato una disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati. La norma dunque rischia di essere stralciata dal provvedimento per poi essere ripresentata dopo il via libera - si spera - della Camera al progetto di legge Damiano sugli esodati.  Il "ritorno economico", secondo la Madia, sarebbe stato peraltro marginale ed avrebbe comportato nuove distorsioni.

Dovrebbe restare in piedi la cosiddetta proroga dell'opzione donna, cioè la possibilità di andare in pensione con i requisiti antecedenti alla legge 247/07 per le lavoratrici che scelgono il regime contributivo. Un'idea che potrebbe portare il regime, in scadenza nel 2015, sino al Dicembre 2016 o al 2017. 

Probabile poi la cancellazione del trattenimento in servizio, cioè la possibilità di continuare a lavorare per due anni dopo l'età della pensione. Il governo potrebbe liberare così circa 10 mila posti, ma coinvolgendo anche altri settori — come giustizia, sanità e università — si potrebbe arrivare anche a 15 mila. Sul piatto c'è anche l'ipotesi di un ammorbidimento del blocco del turnover, oggi limitato al 20% con un nuovo ingresso ogni cinque uscite. Non ci sono dubbi, invece, sul dimezzamento dei permessi sindacali. La spiegazione del ministero, nel documento inviato agli stessi sindacati, è l'unica che non arriva nemmeno ad una riga: «Il governo ritiene la misura necessaria».

Piu' chiare anche le regole anche della nuova mobilità. Viene eliminata, per gli spostamenti volontari, la necessità del nullaosta da parte dell'amministrazione di provenienza e del consenso del lavoratore interessato (a condizione tuttavia che sia conservato lo stesso stipendio e il trasferimento avvenga entro certi limiti geografici).

Resta invece da sciogliere il nodo del numero delle Prefetture da ridurre: l'ipotesi iniziale era di portale a 40, una per regione con qualche deroga al Sud nelle zone a più alto rischio criminalità.

- Roma, 10 giu. - Nel giorno in cui il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, richiama l'obiettivo primario di rinnovare il Paese, liberandolo dagli schemi del passato e lancia un appello per le riforme, anche istituzionali, il ministro Maria Elena Boschi si dice ottimista: " siamo vicini ad un accordo e siamo nei tempi previsti". Ma, in Senato, scoppia il caso Mauro.

Dopo la tensione registrata nei giorni scorsi sul ddl del Governo per le posizioni critiche dell'ex ministro della difesa sul ddl del Governo, i senatori di 'Per l'Italia', a maggioranza, hanno votato la sostituzione di Mario Mauro in Commissione Affari costituzionali. Al posto dell'ex ministro il capogruppo Lucio Romano. Lo hanno fatto in una riunione, in cui sarebbero coppiate scintille fra il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e lo stesso Mauro: io non mi fido di te, avrebbe detto l'uno. Per ottenere in tutta risposta: io neanche mi fido di te. Per Mauro la decisione e' una purga staliniana: Renzi chiede e Casini esegue, e' l'accusa del leader dei Popolari per l'Italia, che ha convocato una conferenza stampa a stretto giro di posta per contrattaccare. "In pieno stile di purga staliniana un gruppo di senatori di per l'Italia ha disposto la mia rimozione dalla commissione Affari costituzionali", ha osservato a caldo Mauro, "arrivando a un voto formale preteso da Pierferdinando Casini nonostante abbia fatto mettere a verbale la mia disponibilita' a votare secondo le indicazioni del gruppo". "Gia' questa mattina il sottosegretario Delrio aveva anticipato a membri del mio gruppo il contenuto di questa imboscata parlamentare", ha osservato, "che grave errore da parte del governo pretendere l'uniformita' di opinioni, su una materia delicata come quella costituzionale. Che grave errore per quello che poteva essere il governo della speranza trasformarsi in un soviet da quattro soldi". Poi, incontrando i giornalisti, ha rincarato la dose ("Se non ci si concepisce come il Dudu' di Renzi difficilmente si puo' partecipare a questo lavoro") parlando di imboscata parlamentare. Sconcerto arriva dal senatore democratico Vannino Chiti per la rimozione. E solidarieta' da Forza Italia per "l'epurazione". Non cosi' il renziano Marcucci: "Il collega deve aver fatto indigestione di fantascienza, penso che il premier Renzi abbia ben altro di cui occuparsi" dice. Ma non e' detto che nel Pd, nei giorni a venire, si possa riaprire anche la questione del senatore Corradino Mineo, in commissione Affari costituzionali al posto del sottosegretario Minniti. Mineo in dissenso con la maggioranza del partito, sulle voci circolate nei giorni scorsi a proposito di una sua possibile sostituzione, ha confermato che votera' gli emendamenti al ddl che ha firmato e ha spiegato ai cronisti: "non capirei, non accetterei". .

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