Fisco

Fisco

L'aumento delle tasse azioni sulle rendite finanziarie servirà sostenere taglio dell'Irap del 10 per cento alle imprese. Spunta però l'ipotesi di uno slittamento a luglio.

Matteo Renzi ha annunciato che la tassazione sulle rendite finanziarie passerà dal 20 al 26 % sui redditi di capitale e sui redditi diversi. La misura garantirà risorse che finanzieranno la riduzione dell'Irap del 10 per cento delle aziende private. Secondo il premier l'aumento di 6 punti percentuale delle aliquote sul capital gain, su interessi e dividendi garantirà un maggior gettito di circa 2,6 miliardi; cifra che verrà utilizzata per ridurre di circa 2,4 miliardi il peso dell'Irap sulle aziende private considerando anche un margine di sicurezza di 200 milioni di euro per contenere un eventuale calo del gettito.

Nel presentare la manovra fiscale sulle rendite finanziarie il premier Matteo Renzi ha anche sottolineato come l'aumento dal 20 al 26 per cento della tassazione ponga l'Italia in linea con gli altri paesi europei. In effetti con l'aumento delle aliquote l'Italia sarà allineata alla media degli altri paesi europei che si attesta intorno al 25 per cento, però è bene ricordare che a differenza degli altri Stati dell'Unione i risparmiatori italiani sono anche chiamati a pagare l'imposta del bollo del 2 per mille e la Tobin tax. 

La misura secondo quanto annunciato dal neo-premier dovrebbe scattare dal prossimo 1° maggio ma per consentire agli operatori e agli intermediari finanziari di adeguare le proprie procedure è possibile che il governo trovi un accordo per posticiparla al 1° luglio.

La stretta sulle rendite finanziarie riguarderà la tassazione di tutti i principali proventi derivanti da prodotti finanziari (conti correnti, conto deposito, certificati di deposito, azioni ed obbligazioni, fondi di investimento italiani e stranieri, gestioni individuali e derivati) ad eccezione però, come espresso dallo stesso Matteo Renzi, dei titoli di Stato, le cui aliquote resteranno ferme al 12,5%.

Lo sconto Irpef annunciato dal premier Matteo Renzi comporterà un bonus fino a 90 euro al mese per i redditi annui lordi inferiori a 25 mila euro. 

La riduzione dell'Irpef sarà effettuata a partire dal prossimo mese di maggio. E sarà incentrata sulle cifre che ha diffuso il premier Matteo Renzi la scorsa settimana nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm: 10 miliardi l'intervento complessivo, 10 milioni i lavoratori coinvolti (con esclusione delle partite iva), concentrazione delle risorse in favore dei redditi al di sotto dei 25 mila euro lordi annui, beneficio palpabile per chi guadagna sino a 1.500 euro netti in busta paga. 

L'esatto importo di quanto andrà in busta paga non è ancora certificabile in quanto dipenderà da come verrà formulata la norma ma indicativamente il bonus dovrebbe essere di circa 75-85 euro al mese in più. Vediamo dunque quali potrebbero i vantaggi fiscali conseguibili dai potenziali destinatari.

Innanzitutto la platea dei potenziali beneficiari. E' certo che i destinatari del provvedimento saranno i lavoratori dipendenti che guadagnano tra gli 8 mila e i 25 mila euro annui lordi, si tratta di un numero complessivo di 10 milioni e 436 mila soggetti.

Immaginando un intervento che comporti un incremento delle detrazioni fiscali al crescere del reddito, il bonus pertanto dovrebbe risultare maggiormente elevato per i redditi inferiori a 15 mila euro l'anno e diminuire gradualmente per quelli superiori a tale cifra sino ai 25.000 euro.

Per il primo scaglione, cioè quello tra gli ottomila e 12 mila euro, l'intervento potrebbe portare nelle tasche dei contribuenti circa 91 euro netti al mese il prossimo 27 maggio. La fascia successiva, individuata tra i 12mila e 15 mila euro, potrebbe ottenere un bonus di circa 95-96 euro al mese; la terza fascia, individuabile tra i 15 e i 20 mila euro, dovrebbe portare a casa un bonus di 83 euro. Benefici chiaramente piu' bassi per la quarta fascia, quella tra i 20 e i 25 mila euro lordi l'anno, dove il peso delle detrazioni è diverso: qui il bonus dovrebbe attestarsi intorno ai 60 euro netti in più al mese.

Irrisolto invece il problema degli incapienti cioè di quei quasi 4 milioni di lavoratori che non riescono a raggiungere gli 8.000 euro lordi annui che, pertanto, non sono interessati da un eventuale incremento delle detrazioni o di un intervento sull'Irpef. Per questi lavoratori il governo potrebbe però prevedere un bonus mensile di circa 20-25 euro netti che saranno erogati direttamente dall'INPS. 

I dettagli del provvedimento tuttavia non sono noti in quanto non esiste un testo base adottato dal Consiglio dei ministri. Per conoscere le modalità attuative dell'intervento sull'Irpef proposte dall'esecutivo Renzi bisognerà pertanto attendere la pubblicazione di un decreto legge (previsto verosimilmente per il mese di aprile) dopo il via libera da parte di Bruxelles e l'adozione del nuovo Def previsto per fine marzo.

Con il decreto casa la cedolare secca viene ridotta al 10 per cento per chi affitta a canone concordato. 

Il decreto legge sulla casa è stato finalmente approvato dal Consiglio dei ministri. In attesa della pubblicazione del testo in Gazzetta la novità principale è stata confermata: c'è la riduzione ulteriore dal 15 al 10 per cento dell'aliquota prevista per la cedolare secca in favore di chi affitta a canone concordato. Già con il precedente decreto del fare il governo Letta aveva previsto una riduzione dal 20 al 15 per cento per agevolare e stimolare gli affitti. Ora la misura dovrebbe ulteriormente rendere conveniente su larga scala il ricorso al canone concordato e dare una scossa ad un mercato immobiliare in profonda crisi. 

Nel decreto viene anche previsto un aumento della detrazione Irpef fino a 900 euro annui per inquilini di alloggi sociali che posseggono un reddito inferiore a 15.493,71 euro e fino a 450 euro annui per coloro che hanno un reddito inferiore a 30.987,41 euro. 

Non è passata invece la misura per la quale si era battuto il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi che voleva introdurre un aliquota scontata al 4 per mille sull'imu per chu affitta la casa di proprietà.

Tra le altre misure contenute nel decreto c'è il rifinanziamento di 100 milioni del fondo affitti e di 226 milioni del fondo "morosità incolpevole" che aiuta le persone che in un momento di difficoltà in via temporanea non possono pagare l'affitto. 

Nel decreto è anche previsto un piano di recupero degli alloggi popolari degli IACP pari a 468 milioni di euro. Il piano dovrà essere messo a punto dal Ministero dei Trasporti entro sei mesi dell'entrata in vigore del decreto e verrà finanziato con i fondi revocati alle opere pubbliche bloccate. I fondi serviranno a rendere agibili 12mila alloggi l'anno attraverso opere di recupero edilizio e manutenzione straordinaria.

Tra le misure destinate alle famiglie disagiate ci sono anche incentivi per la vendita degli alloggi iacp agli inquilini che li abitano: qui si prevede un fondo mutui in favore degli inquilini che acquistano l'alloggio con la possibilità di ottenere un contributo in conto interessi massimo dell'1% per 7 anni. 

La nuova tassa farà aumentare l'imposta sulle seconde case fino a 200 euro in più l'anno nelle maggiori città come Roma e Milano. 

Non c'è niente da fare. Anche il nuovo anno riserva ai contribuenti italiani una nuova stangata che potrebbe costare per un'abitazione media di categoria catastale A2 un aggravio di costo fino a 200 euro. Nelle grandi città per un alloggio medio potrebbero doversi pagare tra i 140 e 160 euro in più. E' l'effetto dell'ultima norma contenuta nel Decreto Salva Roma che ha concesso ai sindaci la possibilità di aumentare ulteriormente le aliquote sulla Tasi.

Ma il colpo peggiore, almeno sulla carta, potrebbe arrivare in quelle città medie che fino al 2013 non avevano aumentato le tasse sugli alloggi a loro disposizione. Per esempio Pordenone e Bolzano  potrebbero registrare aumenti fino a 500 euro l'anno secondo le prime stime effettuate dalla Cgia di Mestre

Il decreto salva Roma ha infatti nuovamente cambiato le regole in materia di imposta comunale sui servizi indivisibili, la Tasi, prevista originariamente dalla legge di stabilità. Nel decreto infatti si concede la facoltà ai Comuni, non l'obbligo, di aumentare le aliquote complessivamente dello 0,8 per mille al fine di finanziare le detrazioni sull'abitazione principale.

La Tasi di fatto è una reintroduzione, seppur mascherata, dell'Imu per la prima casa: la legge di stabilità prevedeva per l'abitazione principale un'aliquota pari allo 0,25 per cento calcolata sulla sulla stessa base imponibile prevista per l'IMU. Per le altre tipologie immobiliari, dove la vecchia Imu rimane in vigore, la legge di stabilità prevedeva che la somma tra Imu e Tasi non potesse superare il tetto massimo del 1,06%. 

Con il salva Roma i comuni hanno tempo sino ad aprile per stabilire se applicare del tutto o solamente in parte l'aumento dell'aliquota che è stato loro reso possibile. La decisione ultima quindi spetterà ai sindaci che potranno far salire l'aliquota massima allo 0,33% per l'abitazione principale oppure aumentare il prelievo sugli altri immobili portandolo sino al 1,14 per cento; i comuni potranno anche scegliere una via di mezzo aumentando per esempio solo dello 0,4 per mille l'aliquota sulle abitazioni principali è di un altro 0,4 per mille l'aliquota sulle seconde case e gli altri immobili.

E' chiaro che oggi è presto per conoscere le decisioni anche se non ci vuole molto per capire che i comuni non si lasceranno scappare questa possibilità: difficilmente i comuni riusciranno a rinunciare ad un incremento delle aliquote per finanziare i bilanci disastrati. Anche perché sarà difficile riuscire a controllare nei fatti la corretta destinazione delle risorse aggiuntive derivanti dall'aumento delle aliquote. L'extra-gettito dovrà essere destinato infatti a finanziare le detrazioni per l'abitazione principale, ad esempio i comuni potrebbero  immaginare l'introduzione di una detrazione base ed eventualmente una maggiorazione della detrazione in presenza di figli conviventi come avveniva per l'Imu; ma i controlli sulla destinazione dell'extra-gettito non saranno facili.

Le nuove tasse sulla casa

La Tari - La Tari è la tassa sui rifiuti. Viene determinata a seconda della tipologia di immobile residenziale o non residenziale. Per gli immobili abitativi si tiene conto, oltre che della superficie dell'alloggio, anche del numero di persone che lo abitano, per i non residenziali invece oltre alla grandezza si considera l'attività che viene svolta al suo interno. La tassa penalizza in particolare le famiglie numerose e i pubblici esercizi. 

La Tasi - La Tasi è il nuovo tributo sui servizi indivisibili. Viene utilizzata per coprire i costi comunali come l'illuminazione e la sicurezza. La base di calcolo è la medesima dell'Imu e quindi per le abitazioni si aumenta la rendita catastale del 5 per cento e la si moltiplica per 160. Per il 2014 l'aliquota massima per le abitazioni principali è dello 0,25%, per gli altri immobili la Tasi viene sommata all'Imu e l'aliquota massima può raggiungere l'1,06%. Il decreto salva Roma concede la facoltà ai sindaci di incrementare l'aliquota di un ulteriore 0,8 per mille. 

Iuc - La iuc è l'acronimo di imposta unica comunale ed è la somma di Tasi e Tari. La Iuc non è necessariamente in capo ad un solo contribuente visto che la Tasi viene pagata in gran parte dal proprietario dell'abitazione mentre la Tari è pagata da chi occupa l'immobile. I comuni possono stabilire in quante rate deve essere pagata fermo restando che devono esserci almeno due rate. Va lasciata inoltre la possibilità di saldare in unica soluzione entro il 16 giugno.

L'obiettivo del nuovo esecutivo è di puntare ad una riduzione di 7-8 miliardi  di euro per i lavoratori e di 3 miliardi per le imprese.

Il nuovo governo vuole dare un segnale importante ed immediato sul taglio del cuneo fiscale. Dipende tutto dalle risorse disponibili che secondo fonti vicino alla presidenza del Consiglio sarebbero pari a circa 10 miliardi di euro da suddividere con l'intervento sull'Irpef sull'Irap. E' proprio questo il nodo sul tavolo dell'esecutivo: come spartire i 10 miliardi tra i due interventi.

Secondo l'ipotesi piu' accreditata gran parte delle risorse disponibili dovrebbero essere concentrate sull'Irpef con intervento pari a circa 7 miliardi di euro. L'obiettivo è quello di dare una scossa ai consumi e alla domanda interna per tentare di invertire la tendenza che vede l'economia italiana bloccata su tassi di crescita molto modesti.

All'Irap sarebbero destinati quindi solo tre miliardi di euro, il 30 per cento delle risorse disponibili. All'interno della maggioranza tuttavia Ncd e Scelta Civica puntano puntano ad aumentare la quota delle risorse disponibili per ridurre l'imposta regionale sulle attività produttive. L'idea è quella di arrivare ad un 50%, cioè a 5 miliardi di euro: agire piu' incisivamente sul fronte dell'Irap potrebbe infatti aprire nuovi spazi di manovra a beneficio delle imprese e dunque anche dell'occupazione. Inoltre si renderebbe immediatamente percepibile il taglio sul costo del lavoro.

Restano ancora da definire sgravi Imu per i proprietari e la riduzione Iva per i costruttori impegnati nel social housing.

Il decreto casa arriverà mercoledì in Consiglio dei ministri all'interno di un provvedimento complessivo riguardante per lo sviluppo. All'esame del consiglio ci sarà anche il Jobs act, piano scuole e forse lo sblocco dei pagamenti Pa.

Tra le misure piu' importanti che potrebbero avere la luce verde c'è  la riduzione dell'Imu al 4 per mille per tutti i proprietari che affittano la seconda o terza casa a canone concordato ma anche la previsione di una riduzione delle imposte, semplificazioni e premi urbanistici per i costruttori che realizzano immobili vincolando una quota degli appartamenti all'affitto secondo la formula del social housing.

Inoltre tra le misure che dovrebbero avere luce verde c'è il piano straordinario di recupero degli alloggi Iacp da 568 milioni che dovrà essere attuato entro sei mesi e sarà finanziato in gran parte (500 milioni) con fondi dello stesso ministero recuperati con le revoche dei fondi a opere bloccate. Le Regioni si sono opposte agli sconti per l'acquisto di alloggi popolari da parte di inquilini che li abitano ma alla fine il compromesso dovrebbe essere stato raggiunto: gli sconti saranno inseriti nel quadro nazionale ma l'entità degli stessi saranno definiti in ambito locale, caso per caso, con accordi fra centro e periferie.

Cedolare Secca al 10% - Nel decreto casa è prevista poi la riduzione ulteriore dal 15 al 10% dell'aliquota della cosiddetta cedolare secca per chi affitta a canone concordato. Una misura che costerà 29,7 milioni di euro l'anno e che segue la discesa dal 20 al 15% già decisa con il decreto del fare. L'obiettivo della misura è rendere nuovamente conveniente su larga scala il contratto a canone concordato anche rispetto al canone di libero mercato che in questi anni è stato fortemente penalizzato dalla stasi del mercato immobiliare.

Formula Rent to buy - Nel decreto Lupi ci saranno certamente anche alcune norme per rendere più favorevole il cd. «Rent to buy», lo strumento che consente all'inquilino di riscattare l'appartamento utilizzando i canoni di affitto pagati come rate anticipate da scalare dal prezzo di acquisto dell'immobile. Nel provvedimento si dovrebbe consentire il differimento del momento della decisione di riscattare la proprietà dell'immobile al settimo anno lasciando le imposte sull'immobile a carico dell'ente proprietario in un primo momento.

Detrazione Irpef 900 € - Accanto ai benefici per il proprietario prodotti dalla riduzione dell'aliquota della cedolare secca il decreto dovrebbe prevederne uno anche per l'inquilino. Per il conduttore che affitta un immobile a canone concordato è previsto un aumento della detrazione Irpef fino a 900 euro per le fasce di reddito più basse (fino a 15.493,71 euro), a fronte dei 450 euro attuali. In questo caso la concorrenza che si tenta di sbaragliare a colpi di incentivi fiscali non è solo quella del mercato libero, ma anche e soprattutto quella del mercato nero.

Fondi Rifinanziati - Nel decreto c'è poi un doppio rifinanziamento. Da un lato si provvede al raddoppio del Fondo affitti per famiglie bisognose, portandolo da 100 a 200 milioni di euro. Dall'altro, si rifinanzia il Fondo per la morosità incolpevole per 241 milioni che passa dai 140 milioni attuali a 381 milioni. Il fondo aiuta le famiglie in difficoltà pagando la rata dell'affitto che la famiglia non riesce a pagare.

© 2022 Digit Italia Srl - Partita IVA/C.f. 12640411000. Tutti i diritti riservati